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Schede dei film

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007 No time to die

Regia: Cary Fukunaga

INTERPRETI: Daniel Craig, Ralph Fiennes, Rami Malek, Léa Seydoux

SCENEGGIATURA: Neal Purvis, Robert Wade, Scott Z. Burns, Cary Fukunaga, Phoebe Waller-Bridge

FOTOGRAFIA: Linus Sandgren

MONTAGGIO: Tom Cross, Elliot Graham

MUSICHE: Hans Zimmer

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

NAZIONALITÀ: USA, Gran Bretagna

DURATA: 163 min.

 

NO TIME TO DIE, film diretto da Cary Fukunaga, racconta di come l'agente 007 James Bond, ormai ritirato dal servizio dopo la cattura di Franz Oberhauser, viva un'esistenza tranquilla in Giamaica, lontano dalle avventure e dai pericoli che hanno contornato la sua carriera da spia. Questa sua serenità e pace dei sensi, però, dura davvero poco, perché viene disturbata improvvisamente dalla comparsa di Felix Leither, un vecchio amico di James che lavorava insieme a lui per la CIA. L'uomo si è messo in contatto con Bond per un motivo ben preciso, ovvero chiedergli aiuto per una missione: liberare uno scienziato rapito, Waldo Obruchev.

Bond accetta e viene affiancato da Nomi, una nuova agente. Ma l'impresa si rivela più delicata e rischiosa del previsto, la ricerca dei sequestratori, infatti, porterà lo 007 sulle tracce di un super criminale, Lyutsifer Safin, affiliato alla Spectre e in possesso di una nuova tecnologia che potrebbe mettere a serio rischio il pianeta.

Venticinquesimo film della saga di 007, ultimo dell'era Craig, NO TIME TO DIE è inevitabilmente un film che fa i conti col presente, col tempo che passa, con la morte, col ruolo (inattuale) di Bond nel mondo di oggi e con la sua eredità. Lo fa spuntando tutte le caselle indispensabili all'identità di un film di 007 (dalle auto ai martini, dagli smoking ai gadget, passando per i personaggi simbolo della serie) ma anche riservando una serie di sorprese spiazzanti: da un tono sospeso tra la massima cupezza e una leggerezza più camp che ironica, a un finale epocale, sorprendente, commovente, capace di lasciare anche negli occhi, e nel cuore, un'immagine bondiana totalmente inedita. Fukunaga non è più di un discreto mestierante, e Phoebe Waller-Bridge non ha forse inciso fino in fondo sul copione, ma poco importa di fronte a un film che porta una saga e un personaggio a conseguenze estreme che entreranno nella storia.

(www.comingsoon.it)

Non è mai facile mettere la parola fine a una storia d’amore. Se la storia dura da quindici anni il nodo alla gola, una volta terminata, rischia di soffocare inevitabilmente tutte le persone che ne erano coinvolte. Quello tra Daniel Craig e James Bond è stato forse uno dei rapporti più intensi ed emozionanti che il personaggio creato dalla penna di Ian Fleming abbia mai conosciuto, caratterizzato - come tutte le storie d’amore che si rispettino - da alti e bassi, ma che ha saputo rendere evento mondiale l’uscita di ogni film appartenente a questo ciclo. Eppure i nasi arricciati quando Daniel Craig fu scelto come James Bond erano molti, che scomparvero però sotto il tappeto una volta che uscì Casino Royale. Punto di partenza e non ritorno, dove la fisicità del corpo ha assunto un valore simbolico per rappresentare lo stato di salute di 007, spesso confuso, claudicante e con il simulacro della morte sempre in agguato, ma che anche questa volta per l’agente al servizio di Sua Maestà - come viene esplicitato dal titolo di questo nuovo e ultimo capitolo - non è ancora tempo di morire.

Ritornano le ombre del passato in NO TIME TO DIE, spettri a cui il personaggio di Daniel Craig non riesce o non vuole dire addio. Il film diretto da Cary Joji Fukunaga riflette molto sull’eredità che James Bond si lascerà alle spalle mettendo subito in chiaro, nel bellissimo primo atto girato a Matera, che è meglio per il bene di tutti lasciare andare i propri ricordi, bruciandoli come si fa con un foglio di carta. Il percorso che porterà a questa catarsi non sarà di certo lineare, anzi, ma avrà il volto di un cammino lungo 163 minuti e che permetterà a 007 di confrontarsi prima di tutto con la sua figura, con la sua icona, al posto del solito cattivo alla conquista del mondo.

Il confronto e lo scontro all’interno di NO TIME TO DIE è prima di tutto tra 007 e se stesso, cercando di riflettere sul senso iconico e tradizionalistico del personaggio, collimando quindi il conservatorismo da sempre legato a questo franchise con una riflessione adatta ai nostri tempi. L’azione quindi c’è, ed è anche spesso spettacolare - penso ad alcuni piani sequenza veramente riusciti - accompagnata però da molti momenti d’intimità, diversi sotto molto aspetti da ciò che siamo abituati vedere e per questo ancor più emozionanti. Simbolo sotto questo punto di vista il personaggio di Madeleine, che in NO TIME TO DIE è guida, protettrice e scopo ultimo di James. La donna non è più quindi un oggetto alla pari di un'Aston Martin, bensì diventa parte mai così attiva dell’azione e delle dinamiche narrative del film, penso anche al ruolo dell’agente doppio zero Nomi. Ogni volta che viene distribuito un nuovo film del franchise di James Bond il cattivo è il volto delle paure dei nostri tempi: in NO TIME TO DIE ad adattarsi invece è proprio il personaggio di Daniel Craig, scontrandosi una volta per tutte - forse non potendo più tornare indietro - con il proprio mito, con quel doppio zero che come dice Nomi “È solo un numero”. Non è dunque mai facile mettere il punto finale a una storia d’amore, in NO TIME TO DIE però è stata presa la decisione migliore, realizzando il capitolo più romantico di questi quindici anni, bruciando il passato per scrivere il futuro:  “I let it burn (...) - Now you'll never see me cry -There's just no time to die."

(www.cinefacts.it)

Il passato non muore mai e scava un solco profondo tra James Bond e Madeleine Swann. Se ogni matrimonio ha il suo segreto, quello che cova Madeleine ha la forza di mille fuochi e li separa 'per sempre'. Per cinque anni almeno. Sopravvissuto a un attacco frontale e al presunto tradimento della compagna, Bond si è ritirato in una bolla esotica da cui la lo stana il suo amico Felix Leiter. In missione per conto della CIA, che insegue uno scienziato pazzo e un'arma invisibile in grado di 'puntare' il DNA di chiunque, incontra la nuova recluta dell'MI6, matricola 007. M, credendolo morto, ha attribuito la licenza di uccidere a Nomi, una donna e un'agente decisamente più giovane di lui. In sua assenza il mondo è cambiato e il progetto Hercules lo minaccia. La chiave per risolvere l'enigma, che ha eliminato tutti i componenti della Spectre (eccetto uno), è Madeleine. Dietro il trauma della sua infanzia si nasconde il cattivo di turno e l'unica chance per Bond di salvare il mondo. Tra ribaltamenti e colpi di scena inediti, inseguimenti e acrobazie, sparatorie e romanticismi Harmony, il film esplode letteralmente in faccia allo spettatore come la supposta 'infedeltà' di Madeleine, seppellendo il passato e il mondo come lo abbiamo conosciuto.  Prima del Covid 19 e del ritorno alle origini reinventato da Martin Campbell (Casino Royale) e Sam Mendes (Skyfall), che sviluppano per Bond un percorso affettivo intorno a una successione di missioni. Per incarnare quella rinascita serviva un nuovo Bond, un Bond totalmente atipico e decisamente fisico. Un eroe che sanguinasse, traspirasse, soffrisse, commettesse degli errori e si innamorasse, perdutamente. L'agente di Daniel Craig era e dimora più tormentato, con dei momenti di vulnerabilità impensabili ai tempi dei suoi predecessori. Il suo Bond è tanto, tutto, tranne che in pace.

(www.mymovies.it)

"Lei è un aquilone che volteggia in un uragano, signor Bond".

Le parole che Mr. White pronunciò al protagonista in Spectre sono quelle che meglio riassumono l'essenza dello 007 di Daniel Craig. Flemmatico, autoironico, brutale, temprato come non mai nel fisico e indurito nell'animo dai tradimenti che hanno scritto il canovaccio della sua vita. Ma prima o poi arriva per tutti il momento di flettere la corda e lasciarlo cadere, quell'aquilone. James sembrava pronto a farlo da tempo. Ma lo è davvero?

Il principale elemento di spicco della saga attuale di 007 è indubbiamente la sua profonda continuità narrativa. Il cammino intrapreso da Bond a partire da Casino Royale, passando per Quantum of Solace, Skyfall e infine Spectre, ha creato negli anni un vero e proprio universo in cui vicende, sviluppi e personaggi hanno avuto l'opportunità di evolversi costantemente, contaminando spunti classici della "mitologia" bondiana con alcuni elementi di modernità.

In No Time To Die convergono dunque gran parte delle trame seminate dai capitoli precedenti, e in particolar modo i personaggi che hanno segnato la carriera del più recente 007.

(https://cinema.everyeye.it)