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18 regali

Regia: Francesco Amato

INTERPRETI: Benedetta Porcaroli, Vittoria Puccini, Edoardo Leo,

Sara Lazzaro, Marco Messeri, Betti Pedrazzi, Alessandro Giallocosta

SCENEGGIATURA: Francesco Amato, Massimo Gaudioso,

Davide Lantieri, Alessio Vicenzotto

FOTOGRAFIA: Gherardo Gossi

MONTAGGIO: Luigi Mearelli

MUSICHE: Andrea Farri

DISTRIBUZIONE: Lucky Red

NAZIONALITÀ: Italia, 2019

DURATA: 115 min.

PRESENTAZIONE E CRITICA

 

 

Un inno alla vita, una struggente e disincantata celebrazione dell'amore madre-figlia che commuoverà chiunque. Preparate i fazzoletti, perché siamo dalle parti del sick movie, un genere con un'identità ben precisa e delle regole proprie che ricorrono anche in questo caso: la malattia, la rinascita, il destino avverso, la morte, il ribelle di turno che va incontro a un cammino di redenzione.

Al centro le emozioni, libere di scorrere sottopelle e esplodere inevitabilmente nel pianto finale; impossibile non pensare infatti alla storia vera che ha ispirato il film: quella di Elisa Girotto, che appena quarantenne nel 2001, incinta della sua primogenita, scoprì di avere un cancro. Morirà poco dopo la sua nascita, ma non prima di aver deciso di lasciare alla figlia appena nata diciotto regali, uno per ogni compleanno fino alla maggiore età.

 

Da My life a Le pagine della nostra vita, la narrazione della malattia come occasione di rinascita ha regalato al cinema titoli diventati capisaldi del genere: 18 REGALI si inscrive nel solco di quella tradizione e ne mutua tematiche e meccanismi, a partire dal racconto di una vicenda reale. In collaborazione con Alessio Vicenzotto, marito di Elisa, che è stato coinvolto nel processo di scrittura, Francesco Amato firma una storia potentissima, evita la retorica della lacrima facile e si fa artefice di una regia sincera e autentica. La trama insiste sugli ingredienti tipici del genere, la storia è nota: Elisa è morta prima di poter vedere crescere sua figlia ed è per questo che ha voluto lasciarle diciotto regali per i futuri compleanni, dalle bambole ai libri, dai giochi ai viaggi che avrebbe voluto fare con lei. Da quel momento ogni anno Alessio consegnerà alla figlia Anna un regalo rispettando le volontà di Elisa.

 

Ma il giorno del diciottesimo compleanno, Anna guidata da un desiderio di ribellione e oppressa da un vuoto incolmabile, si rifiuta di scartare l'ultimo regalo e scappa via dalla festa organizzata dal padre. Ubriaca mentre vaga in mezzo alla strada viene investita da una macchina e al suo risveglio si ritrova faccia a faccia con la madre che non ha mai conosciuto. Un salto indietro nel tempo che permetterà alle due donne di incontrarsi. Così il magico irrompe nel reale e gli autori rimodulano la storia di Elisa con un'intuizione che permette alla sceneggiatura di spingersi oltre la semplice istanza cronachistica o la narrazione melensa dell'elaborazione del lutto. Madre e figlia si ritroveranno e si scopriranno in un territorio che non è la realtà e neppure il sogno: è semplicemente una "dimensione altra", è lo spazio del racconto surreale e dell'amore altrimenti impossibile, l'unico "tempo" in cui ad Anna è permesso incontrare Elisa, proprio qualche giorno prima della morte e senza che questa sospetti della sua vera identità.

 

La rottura della linearità temporale sospende l'incredulità e catapulta lo spettatore nel mezzo di un rapporto d'amicizia, che ben presto si rivelerà per quello che è: la relazione conflittuale tra una madre e una figlia adolescente, che spesso fa spazio a uno sguardo giocoso e scanzonato, senza tralasciare la struggente tenerezza di fondo dettata dall'inesorabile compiersi del destino. Tra inciampi, iniziali diffidenze e qualche disavventura dal sapore smaliziato, Elisa e Anna impareranno a conoscersi, a cedere l'una all'altra un pezzo di sé e a sorprendersi.

Con loro lo spettatore vivrà il flusso delle emozioni e la sincerità di personaggi credibili, merito di un cast di interpreti capace di abbandonarsi alla verità dei sentimenti senza mai sottrarsi: Vittoria Puccini nei panni di una madre coraggiosa, determinata, pragmatica e innamorata della vita, e Benedetta Porcaroli perfetta nel ruolo di una adolescente ribelle e inquieta. Entrambe gestiscono al meglio lacrime e commozione, in un film profondamente emotivo ed emozionale, che certo non ne risparmierà allo spettatore.

(www.movieplayer.it)

 

 

Si tende a pensare che una storia molto potente, una di quelle che fanno pensare, ‘è perfetta per farne un film’, sia facile da rendere su grande schermo. Ma qui interviene la piccola, ma enorme, differenza fra vero e verosimile, che crea talvolta il paradosso per cui, se riportata fedelmente al cinema, una vicenda reale diventa non credibile. Non era facile, quindi, raccontare una storia toccante della cronaca di qualche anno fa che ha colpito milioni di italiani. La vicenda di Elisa Girotto, una donna coraggiosa e sfortunata che prima di morire per un cancro incurabile ha preparato tutti i regali per i primi 18 compleanni della figlia, nata da poche settimane quando lei ha ceduto alla malattia. La prima decisione chiave di Francesco Amato, incaricato di dirigere 18 REGALI dal produttore Andrea Occhipinti, è stata di gestirlo come un melodramma, lui che aveva diretto un interessante esempio di questo genere, Cosimo e Nicole.

 

Per farlo ha deciso di far incontrare le due donne, madre e figlia, che nella realtà si sono potute incrociare appena per pochi passi di vita, muovendosi nelle piaghe del tempo come un Nolan senza la pensosa autoreferenzialità, procedendo come fosse una storia di dolore (e malattia) seguita dalla rinascita e dalla speranza. In questo modo, con questa saggia decisione, ha sospeso al di là di un realismo tragico la storia, gli ha dato uno slancio fantastico, ma naturale e credibile, senza bisogno di troppe sottolineature. “Una connessione psicanalitica, più che onirica”, così definisce il regista questa sorta di terza dimensione ideale eppure immaginaria, un inno alla vita da vivere in pieno e senza paura di esprimere i propri sentimenti, che permette alla figlia Anna di elaborare il lutto proprio la sera dell’ultimo regalo, del 18° compleanno, un momento in cui il dolore si è ormai trasformato nella rabbia di scartare pensieri intimi da parte di una donna che non ha mai conosciuto. Le due si frequentano, imparano a conoscersi reciprocamente, mentre la madre scopre di essere malata gravemente, proprio a poche settimane dalla gravidanza.

A questo punto il padre/marito, Edoardo Leo, assume un ruolo di collante o di vittima comune delle prese in giro delle due donne, in un dramma che ha il merito di riconoscere la portata della tragedia che racconta, non insistendo troppo, allentando anzi la tensione con momenti di commedia benvenuti e cruciali per cementare il rapporto fra Anna ed Elisa.

Le emozioni si sprecano, come la commozione e le lacrime, in base alla sensibilità e al vissuto di ogni spettatore. Le due passeranno da una fase di sospetto reciproco all'amicizia, finendo per ricreare tempo di record, in pochi giorni, le dinamiche fra adolescente e mamma, in un film che mantiene una sincerità di racconto che gli permette di evitare molti pericoli sul cammino, senza sbavature e con una benvenuta semplicità.

(www.comingsoon.it)

 

 

(…) 18 REGALI è la storia del “come sarebbe andata se”; di una madre e una figlia che incrociano i loro occhi in sala parto, e che poi si separano per sempre. Nel film c’è Elisa, che deve esaudire desideri che non sono ancora stati espressi; che deve sbrigarsi a vivere non tanto il tempo che le resta, quanto quello che non vivrà. Diciotto anni in pochi mesi, e ci si ritrova indovinare i gusti musicali di qualcuno di cui non si conosce il colore degli occhi. È la storia dell’amore che deve far presto ad amare. E poi c’è Anna, alle prese con l’assenza di chi che non c’è mai stato; che il giorno del diciottesimo compleanno deve scartare il suo ultimo regalo, e con questo dare addio alla madre. Addio a qualcuno a cui non ha mai detto ciao, buongiorno o a domani. Ma nel film c’è anche spazio per Alessio, e per chi come lui è dalla parte di chi resta. Di chi può fare tanto, persino troppo, ma non arriverà a fare abbastanza. E spesso lo sa, chi resta, che anche troppo non è abbastanza. Tra l’Alessio del sogno a quello della vita vera ci sono in mezzo diciotto anni, che sembrano trascorsi solo per la sua barba: Alessio ha lo stesso sguardo sperso, e il passo di chi è conscio della propria inadeguatezza. Inadeguatezza che non c’è modo di rendere adeguata. La storia di un uomo che ama per due, e ha paura di non arrivare a fare metà (…).

 

(www.filmpost.it)