Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

A Chiara

Regia: Jonas Carpignano

INTERPRETI: Swamy Rotolo, Claudio Rotolo, Grecia Rotolo, Carmela Fumo

SCENEGGIATURA: Jonas Carpignano

FOTOGRAFIA: Tim Curtin

MONTAGGIO: Affonso Gonçalves

MUSICHE: Dan Romer, Benh Zeitlin

DISTRIBUZIONE: Lucky Red

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 121 min.

 

Chiara è la figlia di mezzo di una famiglia composta da cinque persone, ha una sorella maggiore che sta per festeggiare i suoi 18 anni e una sorellina capricciosa che le due più grandi, a turno, devono cercare di domare. Papà Claudio è innamorato delle sue donne di casa e cerca di riservare le dovute attenzioni a ciascuna di loro, nonostante varie situazioni inizialmente poco chiare sia per la protagonista che per lo spettatore – lo impensieriscano molto, rendendolo a tratti schivo e distratto.

Quando Chiara, dopo una notte di confusione e tensioni in casa, si trova a leggere sul telefonino che suo papà – un trafficante di droga – è ufficialmente latitante, il mondo le crolla letteralmente addosso. La ragazza si troverà così ad abbandonare violentemente la sua visione fanciullesca e idealizzata dell’amato genitore, lottando per sapere tutta la verità e scontrandosi con una famiglia che farà di tutto per proteggerla dal conoscerla.

In A Chiara Jonas Carpignano abbraccia un realismo quasi documentaristico insinuando la sua videocamera nelle dinamiche di una famiglia talmente unita da giustificare se stessa contro ogni possibile evidenza, mettendo in risalto come sia davvero difficile per i figli dei malavitosi emanciparsi dalle attività criminali in cui vivono immersi e intraprendere un’altra strada.

A Chiara lascia emergere anche il problema delle istituzioni che dovrebbero proteggere i minorenni ma che – di fatto – risultano esse stesse assoggettate a un sistema che per molti è una forma di sussistenza, laddove lo Stato è ormai assente da troppo tempo, rendendo difficile per lo spettatore porsi in modo giudicante nei confronti di chi ha davvero poche alternative per mandare avanti la famiglia. Il padre di Chiara, come lui stesso chiarisce nel film, si occupa della “manovalanza”, di quel lavoro sporco che i boss delegano per non esporsi, facendo rischiare la galera solo ai “pesci piccoli” e guadagnando, dall’alto delle loro stanze dei bottoni, cifre impensabili. L’unica alternativa per fermare questa macchina infernale – non avendo manco le autorità mezzi efficaci per smantellare il problema e rivoluzionare la situazione – è allontanare i ragazzi dalle famiglie, affinché non divengano nuova forza lavoro, nutrendo un sistema a moto perpetuo. Offrendo la possibilità ai giovani di vivere un domani diverso in cui poter scegliere chi diventare. Senza però dimenticare un legame indissolubile di sangue e di terra, rintracciabile fino all’ultimo fotogramma nello sguardo di Chiara e sintetizzabile come la serena rassegnazione di chi sa che di aver preso la strada più giusta e contemporaneamente più dolorosa.

(www.cinematographe.it)

 

Siamo sempre dalle parti di Gioia Tauro, sotto un sole rovente che dà al film quell'aria riconoscibile ascrivibile al cinema di Jonas Carpignano, ma con ogni capitolo della trilogia è stato esplorato un aspetto diverso della zona: Mediterranea la rappresentava attraverso gli occhi di due fratelli giunti dal Burkina Faso, mentre A Ciambra, che vinse il premio Europa Cinemas Label nel 2017 e fu scelto per rappresentare l'Italia nella corsa agli Oscar, con tanto di patronato di Martin Scorsese, raccontava una storia di gioventù all'interno della comunità rom locale. Qui, al di là della componente puramente italiana, si passa da due storie al maschile a una che mette al centro una figura femminile, interrogandosi in modo intrigante sulla nozione del patriarcato in ambito criminale: da un lato, Chiara non vuole essere separata dal padre, indicando anche un minimo livello di sottomissione, ma dall'altro è lei stessa a insistere sul volere entrare a far parte di quella seconda famiglia, opponendosi alla volontà di tutti coloro che la circondano, incluso il genitore, scrivendosi da sola il proprio destino laddove altri vorrebbero dettarglielo in un modo o nell'altro.

È una storia di libertà e costrizioni, di innocenza e crudeltà, raccontata con il medesimo slancio dei due film precedenti ma con una nota malinconica in più che rende chiara la volontà di lasciarsi alle spalle quella parte dell'Italia e dirigersi altrove in futuro, coerentemente con la maturazione di un cineasta che ha esplorato diversi lati di uno stesso gruppo di location per affinare la propria tecnica e qui ha raggiunto un punto di non ritorno (in senso positivo) in termini di potenziale narrativo della regione. C'è un minimo di nostalgia, ma anche il desiderio forte di spostarsi e di aprire un nuovo capitolo all'interno del libro del destino. E in tal senso è involontariamente emblematico l'inizio del film, dove i personaggi ballano sulle note del Tuca tuca di Raffaella Carrà, scomparsa pochi giorni prima del debutto del film a Cannes. I tempi sono cambiati, per Chiara e per Carpignano, e se il destino di una sarà forse limitato a questo lungometraggio, quello del suo creatore si presenta come uno dei più interessanti nel panorama dei nuovi talenti cinematografici nostrani.

 (www.movieplayer.it)

 

Gioia Tauro e la sua zona, in Calabria, sono ancora al centro del nuovo film di Jonas Carpignano, A Chiara, che chiude un'ideale trilogia dedicata a quella realtà, iniziata con Mediterranea e proseguito con A Ciambra. Anche questo capitolo viene presentato a Cannes, per la seconda volta alla Quinzaine des Réalisateurs.

“Non è una storia vera, come A ciambra”, ha dichiarato Jonas Carpignano, “non è la vita di Swamy, ma c’è la sua vera famiglia. All’interno di una struttura narrativa scritta da me ci sono esperienze basate sulla realtà che si vive lì. Ho scritto il trattamento mentre giravo A Ciambra, dove interpreta un piccolo ruolo. Ci conosciamo da anni, in qualche modo l’ho vista crescere, visto che vivo a Gioia Tauro da dieci anni. Conosco il padre, la zia, tutta la famiglia. Ho deciso subito che sarebbe stata lei Chiara, anche se non gliel’ho detto fino a che fossimo sicuri di fare il progetto. All’inizio non voleva farlo, una volta saputo che si girava anche il sabato. A quell’età - 16 anni - non vede l’ora di uscire tutte le sere. Alla fine abbiamo girato quasi tutto il film durante la pandemia e la cosa si è capovolta, era contenta, come tutti, per non dover stare rinchiusa in casa”.

 

“In molti, durante la pandemia, da Saviano a Gratteri, hanno sottolineato come fosse cruciale aiutare economicamente il sud, per non far arrivare la mafia. Se non arriva lo stato, e la gente è senza mezzi, la si costringe a fare altre scelte. È difficile giudicare questo processo, non conoscendo la loro realtà. Il padre di Chiara non si vede come un mafioso cattivo, cerca di mantenere la sua famiglia. Amo Gioia Tauro, ma ora vorrei staccarmi e fare altre cose, per poi tornare, non so ancora quando. Dovessi farlo, sicuramente lo farei con le persone che ho raccontato nei miei film. Sono più di dieci anni che vivo a gioia Tauro, ma non ho mai vissuto una sparatoria. Non si può negare che la mafia appartenga a quel tessuto sociale, ma non ha la forma che viene spesso raccontata dai media. Per loro è importante che venga raccontato un altro punto di vista. Ci sono poi, come il caso del padre di Chiara nel film, i lavoratori che fanno muovere l’economia della droga, la manovalanza, non gli Escobar. I ricchi non si sporcano le mani.”

Rispetto ai primi due film, A Chiara ha uno stile meno documentaristico, mette in scena una realtà almeno in parte di finzione. “È sicuramente uno sguardo più digeribile da un pubblico ampio”, ha detto il regista. “Sono l’argomento e la protagonista che lo rendono tale. Quello che cerco di fare in un film rispecchia il mondo che racconto. A Ciambra era il caos totale perché così è quella realtà, in questo caso la vicenda è raccontata quasi come un giallo legato alla scoperta di cosa succede alla famiglia. Tutti i miei film partono dal protagonista. Swamy non ha mai letto la sceneggiatura, la mia idea era di sorprenderla. Ogni attore conosceva solo le scene legate al suo personaggio.”

(www.comingsoon.it)