Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Alida

Regia: Mimmo Verdesca

INTERPRETI: Giovanna Mezzogiorno, Dario Argento, Roberto Benigni

SCENEGGIATURA: Pierpaolo De Mejo, Mimmo Verdasca  

OTOGRAFIA: Federico Annicchiarico 

MONTAGGIO: Mimmo Verdasca

MUSICHE: Andrea Lucarelli 

DISTRIBUZIONE: VeniceFilm

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 104 min

Alida Valli è nata a Pola, in Istria (allora in Italia, oggi in Croazia) il 31 maggio del 1921. Era una ragazza bellissima, dal viso pulito e dagli occhi chiari. Una ragazza timida. "Sono cresciuta nel silenzio, quello tra mio padre e mia madre, tra me e gli altri" racconta. E la recitazione, per lei, era un po' un voler provare a combattere la sua timidezza. I suoi primi film sono I due sergenti di Enrico Guazzoni (1936) e Il feroce Saladino, regia di Mario Bonnard (1937). La prima vita di Alida Valli è quella del cinema dei "telefoni bianchi", quel cinema rassicurante dell'era fascista, in cui diventa la fidanzata d'Ialia: film come Mille lire al mese (1938) e Ore 9: lezione di chimica (1941). Di quel periodo è anche Piccolo mondo antico (1941) di Mario Soldati. La seconda vita è legata a Hollywood e al produttore David O. Selznick, a film come Il caso Paradine (1947) di Alfred Hitchcock, e Il terzo uomo di Carol Reed (1949), ma anche alla rottura anticipata del contratto con la produzione. Il ritorno in Italia è soprattutto Senso, il capolavoro di Luchino Visconti del 1954. "Visconti era eccezionale nel dirigere gli attori, provava tanto, come a teatro e poi li lasciava liberi" sentiamo dire nel film. E per le qualità di Alida Valli era il regista perfetto.

Se guardiamo la carriera di Alida Valli, come accade abbandonandosi al racconto di Alida, capiamo che ha davvero attraversato tutte le generazioni del cinema italiano, tutti i registi più importanti, ognuno con la sua sensibilità e il suo genere di cinema. Da Antonioni, con Il grido, del 1957, a Pasolini, con Edipo Re (1967), a Bernardo Bertolucci per La strategia del ragno (1970). "Per me è la mamma di tutte le attrici" sentiamo dire al regista in Alida. Sarà anche la madre di un giovane Roberto Benigni in Berlinguer ti voglio bene, diretta dall'altro Bertolucci, Giuseppe. E poi ci sarà Dario Argento (Suspiria e Inferno). E anche Marco Tullio Giordana, che la diresse ne La caduta degli angeli ribelli, e che con una dichiarazione traccia il senso della sua carriera "Il tempo passa e ci cambia, e Alida valli ha deciso di farne una forza". Ecco, Alida Valli non ha avuto paura di invecchiare sul grande schermo, di passare, abbastanza semplicemente, senza scossoni, dai ruoli di giovane a quelli - mai facili per una bella attrice - di una donna che mostra i segni dell'età.

 

"Se solo riuscissi a parlare come scrivo i miei diari da sempre. Scrivere mi è facile, perché si scrive in silenzio. È la forma più onesta per entrare in contatto con gli altri". La forza di Alida è quella di raccontare la storia dell'attrice attraverso le parole inedite dei suoi scritti privati, i suoi diari e le sue lettere, preziosi materiali d'archivio e testimonianze esclusive. La storia che ascoltiamo, e vediamo, allora è proprio la sua, è osservata dal suo punto di vista. Alida diventa l'io narrante del film, le parole sono proprio le sue, lette con sensibilità e intensità da Giovanna Mezzogiorno. E quello che ne esce allora è un ritratto intimo, sincero, inedito, di un'attrice iconica, ma di cui, in fondo, si sa poco.

A quel flusso di coscienza, che scorre sopra immagini suggestive e iconiche, sono alternate le più classiche interviste a chi ha lavorato con lei. (…)

Alida ci regala delle immagini emozionanti, tra cui quelle del suo primo provino, che svela già un volto splendido, un'aura da diva. Si sentiva negata per il mestiere di attrice, Alida Valli. E questo, unito alla sua timidezza, ha forse contribuito a farne un'artista umile, misurata, attenta, mai sopra le righe. Non era molto tecnica, era piuttosto istintiva. Era un'attrice molto moderna, che quando recitava si immergeva nella parte. Rivedendo le immagini dei suoi film, ci appare veramente un volto senza tempo, una bellezza unica, internazionale. Non è la tipica bellezza italiana, o latina, ma ha un'aura algida e un po' altera. David O. Selznick voleva farne "l'Ingrid Bergman italiana". "Ho vissuto tante storia d'amore al cinema, ma mai un amore che durasse per sempre". Alida segue anche la vita privata dell'attrice. E ti accorgi che la sua storia, pubblica e privata, è un romanzo eccezionale. È strano che non ne abbiano fatto una serie, o un film. Ma ora, a raccontarcela, c'è questo bel documentario.

(https://movieplayer.it)

 

“Alida, come sei bella”, parafrasando il poeta apparentemente più lontano dalla figura della Valli, così altera e aristocratica sulla superficie di uno splendore regale e invece (pure) umanissima e popolare. Se c’è una cosa che viene da dire subito e spontaneamente, sin dalle prime immagini che la ritraggono giovanissima e ammaliante, è proprio questa: Alida, come sei bella. E anche: Alida, come sei bello.

Selezionato da Cannes 2020, Alida è un documentario prezioso per tanti motivi, tappa decisiva per il regista Mimmo Verdesca che nell’ultimo dieci anni si è affermato quale attento esploratore dell’immaginario italiano, archeologo del cinema del passato, divulgatore appassionato di un’età dell’oro i cui testimoni sono ormai quasi tutti scomparsi.

Frutto di un lungo lavoro di ricognizione, Alida parte dalle lettere della diva, conservate e ritrovate post mortem: attraverso la voce di Giovanna Mezzogiorno (che con la Valli condivide una certa, tormentata fierezza d’animo) si ricostruisce “in prima persona” una vita fuori dall’ordinario, quella di una delle attrici più importanti e dimenticate della nostra storia. Importante perché ha percorso oltre sessant’anni di cinema internazionale, dai telefoni bianchi ai giovani autori post sessantottini passando per i maestri del dopoguerra, con raro spirito d’adattamento e perpetua ricerca di maturità espressiva. Dimenticata perché attrice di frontiera, impossibile da incasellare, refrattaria alle etichette. Capace di una recitazione modernissima con uno stile assolutamente personale, che oggi impressiona per come si distingue con quella delle colleghe coeve: un incredibile equilibrio di realismo e stilizzazione, passionalità e ragione, metodo e follia.

Nata nella Pola italiana nel 1921 ( ricorre il centenario dalla nascita), dunque ritrovatasi da adulta senza patria e cittadina del mondo, Alida Valli nata Altenburger von Marckenstein und Frauenberg si racconta tra lavoro e privato, in lettere destinate specialmente alla mamma e ai due figli avuti da Oscar de Mejo: nell’andamento cronologico dei ricordi traspare una capacità d’autoanalisi lucidissima, con le reticenze non contemplate e l’onestà fondamentale per intercettare l’anima dell’antidiva.

(…) Il pezzo forte di Alida sta nel parterre di testimoni eccellenti: da Bernardo Bertolucci (che la recuperò in Strategia del ragno, uno dei film preferiti dalla Valli, commosso forse anche perché molto legata al fratello Giuseppe, di cui divenne attrice feticcio) a Dario Argento (la diresse con complicità in Suspiria e Inferno) passando per Charlotte Rampling, Roberto Benigni, Thierry Fremaux, Margarethe von Trotta, Felice Laudadio, Marco Tullio Giordana, Maurizio Ponzi. Più rari gli interventi di Carla Gravina (che non appare da decenni, e infatti ne sentiamo solo la voce), dell’ultranovantenne Tatiana Farnese compianti Piero Tosi, Lilia Silvi. Mariù Pascoli (fu sua figlia in Piccolo mondo antico). Tutti centrati, tutti innamorati: Alida, come sei bella.

(www.cinematografo.it)

 

La voce narrante di Giovanna Mezzogiorno, che ne fa riecheggiare non solo i caratteri fisici ma anche quell'intenzione solo apparentemente ruvida e sbrigativa, riporta alla luce i pensieri e la carriera di una donna misteriosa, timida, inquieta. Mentre una ricerca precisa inanella meravigliosi segmenti di alcuni dei suoi film, non solo i più famosi, alternati a interviste e commenti di amici e compagni di set. "Un'eccezione fisica", nelle parole di Piero Tosi: la bellezza quasi insostenibile alla vista è stata la cifra, la prima chiave di lettura di "Valli". Quell'inconfondibile sguardo penetrante, il portamento fiero, nobile, che seduce e intimorisce. Alida Valli è stata soprattutto un'interprete precoce, dalla carriera imponente e notevolmente diversificata: oltre centotrenta crediti tra cinema e televisione raccolti tra il 1935 e il 2002 e molte stagioni teatrali. Ha attraversato il cinema disimpegnato dei telefoni bianchi, accettato nel dopoguerra la sfida linguistica del contratto hollywoodiano con Selznick (poi rescisso per spezzare quello status di "schiava pagata", con una penale perché incinta sul set), a fianco di Hitchcock e dentro lo star system. Una cosmopolita del cinema, una curiosa, molto voluta anche in età non più verde da registi più giovani di lei: Pasolini, i due Bertolucci, Argento, Zurlini, Giordana.

Una biografia davvero troppo tumultuosa per poter essere condensata nella misura di un film. Pur ricostruendo con rigore una filmografia composita, Mimmo Verdesca privilegia l'approccio sentimentale, identificando nel nipote di Valli, Pierpaolo, il tramite con il suo oggetto d'indagine e aprendo a interviste d'archivi tv diseguali e ricordi familiari ad alto tasso emotivo. Alida palpita d'amore romantico per un'icona un po' fraintesa e dimenticata del Novecento, dalla grandezza tardivamente riconosciuta. Fornisce quindi una preziosa occasione di studio e riscoperta.

 (www.mymovies.it)