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Baby Boss 2 - Affari di famiglia

Regia: Tom McGrath

INTERPRETI: Alec Baldwin, James Marsden, Jeff Goldblum, Lisa Kudrow, Eva Longoria, Ariana Greenblatt, Jimmy Kimmel

MONTAGGIO: Mary Blee, Mark A. Hester

MUSICHE: Steve Mazzaro

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

NAZIONALITÀ: USA, 2021  

DURATA: 107 min.

Nell’ambito cinematografico c’è una consuetudine, quasi una regola non scritta, secondo cui il sequel di un film di successo, solitamente, non riesce a uguagliare la qualità narrativa o l’originalità del primo. Si tratta di una sorta di “maledizione” che in alcuni casi, però, viene disattesa con soddisfazione dello spettatore. Una sorte così positiva ha sorriso a Baby Boss 2 – Affari di famiglia, secondo lungometraggio dedicato alle avventure dei fratelli Templeton e della Baby Corp. Tom McGrath e la sua squadra, infatti, sono riusciti nell’intento di far vivere questo secondo film di una vita propria, pur collegandolo inevitabilmente al primo capitolo. (…)  Ma dove avevamo lasciato i fratelli Templeton al termine della loro avventura? Ted, dopo aver ottenuto la sua promozione nella Baby Corp, si rende conto di aver stretto un rapporto affettivo molto forte con il fratello maggiore Tim e, in nome di questo, decide di rinunciare alla sua eterna forma di bambino per crescere accanto a lui. Dunque un lieto fine che, però, ha dei risvolti meno positivi nel futuro. Con Baby Boss 2 – Affari di famiglia, infatti, McGrath ci accompagna in un salto temporale tra le mura della casa di Tim, diventato genitore di due bambine, Tabata e Tina. Grazie a loro riesce a mantenere intatta la sua fantasia che continua a trasportarlo, anche se adulto, in un mondo di immaginazione totale. Unica nota dolente il rapporto con Ted che, diventato un facoltoso uomo d’affari, fa sentire la sua presenza solo attraverso costosi e bizzarri regali, come il pony Precious. Nonostante questo, però, tutto sembra scorrere serenamente nella vita di Tim fino a quando Tabata inizia ad allontanarsi da lui, assorbita dalla realtà più razionale e pericolosa di una scuola esclusiva.

  (www.asburymovies.it)

 

In Baby Boss 2 - Affari di famiglia, Tim è ormai adulto e ha due figlie: la talentuosa Tabitha di 7 anni e l'appena nata Tina. Ha chiuso i rapporti con Ted da quando sono cresciuti, quindi sarà davvero difficile ricomporre la squadra quando la situazione lo richiederà. Pare infatti che dietro al Centro Acorn per Bambini Dotati frequentato da Tabitha ci sia qualcosa di losco: per risolvere la situazione sarà proprio Tina, in realtà un'agente della BabyCorp, a far tornare momentaneamente bambini Tim e Ted, che entreranno in incognito alla Acorn...

Il delirio. A quattro anni di distanza dal successo di Baby Boss, uno dei film che hanno risollevato al boxoffice la DreamWorks Animation, lo scatenato regista Tom McGrath torna sul luogo del misfatto, incurante di quanto fosse folle la premessa del film precedente, come questo basato sui libri di Marla Frazee. Baby Boss 2 - Affari di famiglia è tutto ciò che ci si aspetta dallo sforzo combinato di McGrath, co-creatore e co-regista dei Madagascar, e dallo sceneggiatore Michael McCullers, che all'attivo ha non solo il precedente Baby Boss ma anche due degli Austin Powers.

Baby Boss 2 ha tre anime che reggono lo spettacolo: una è il suo spaventoso ritmo. Probabilmente sottoponendo a un superlavoro gli story artist e i grafici del layout, McGrath ha come al solito imposto un passo vertiginoso, che in effetti almeno nei primi minuti rischia di disorientare e stremare anzitempo lo spettatore che cerchi relax. Se fosse un bimbo, Baby Boss 2 sarebbe un bimbo iperattivo che i genitori preoccupati portano dal pediatra: i personaggi rimbalzano come palline da flipper nell'inquadratura, che a sua volta non è mai statica ma è sottoposta a (tellurici) movimenti di macchina senza fiato.

McGrath, di fiera scuola Tex Avery, rimane fedelissimo a quella concezione dell'animazione: "In un cartoon può succedere di tutto", diceva appunto l'immortale Tex, quindi lo spettacolo di Baby Boss 2, specialmente nel crescendo finale, ricorda l'esibizione di un prestigiatore, dove le gag sono più veloci dell'occhio. Se non si oppone resistenza, la cavalcata premia con recitazione e movimenti assurdi chi saprà coglierli nel bombardamento, e farsi travolgere sarà molto piacevole. L'animazione è di altissima qualità, in grado di spremere gli spunti comici delle situazioni con una mimica che ignora beatamente ogni realismo. Scene come quella del viaggio in auto fino alla scuola non si dimenticano.

La terza anima che regge Baby Boss 2 è quella narrativa: non siamo pronti a scommettere che abbia la stessa importanza della buffoneria, però è notevole come McGrath e McCullers riescano a veicolare un cuore in questo bailamme. Non ci sono spunti particolarmente originali, però è difficile non abbracciare il messaggio della concordia familiare, specie in nome di quel legame infantile che da adulti si dimentica. E la morale principale, un messaggio contro l'ossessione del crescere in fretta, non potrebbe in fondo essere veicolato da un film migliore di questo.

(www.comingsoon.it)

 

Il nuovo lavoro firmato Dreamworks, scritta e letta con un’impostazione dark, potrebbe risultare una storia allucinante, degna di un film fantascientifico ambientato in una realtà orrorifica e grottesca, per esempio situata nell’universo di Brazil o di 1984. Ma anche gli amanti più viscerali delle distopie cinematografiche si sorprenderanno dal constatare che si tratta del secondo capitolo della saga diretta da Tom McGrath, non a caso anche regista della trilogia di Madagascar e di Megamind. Perché non a caso? McGrath non è altro che una delle variegate incarnazioni della poetica e dello stile anticonformista della Dreamworks, che da sempre ragiona molto sulla decostruzione o semplicemente sul ribaltamento di ruolo del canone classico nel mondo dell’animazione. Si può notare molto dal suo stile: è partito dal rendere il leone Alex di Madagascar un personaggio estremamente sensibile ed effeminato, per poi passare all’eroismo represso del supercriminale Megamind fino ad arrivare alla genialità imprenditoriale e narcisista di un neonato appunto in Baby Boss. Infatti in questo secondo capitolo, ancora persiste questa decostruzione, meno forte rispetto al film precedente. Preferisce spaziare nei rapporti familiari dei vari personaggi e nell’interessante analisi dell’utilizzo della tecnologia smart, trattata con il giusto criterio ma spesso cadente nell’infantilismo, in special modo nella prima parte.

Baby Boss 2 rappresenta un buon compromesso di visione tra il pubblico prettamente adulto con quello dei bambini, dove padroneggiano una comicità leggera e le innumerevoli citazioni cinematografiche, dagli zombie movies di Romero sino alle frasi storiche de Il Signore degli anelli, tutto costruito su un’animazione efficace, soprattutto nelle scene action e musical, riuscendo in fin dei conti a catturare anche l’attenzione dello spettatore più ostico.

 (www.sentieriselvaggi.it)

 

(…) La vera linea narrativa vincente di questo episodio è il tentativo di Tim di ricostruire il suo rapporto con Tabata in cerca della propria identità a prescindere da quel padre amorevolmente ingombrante.

Questa linea richiama il mix di tenerezza e impaccio ben raccontato da Pete Docter in Inside Out, che era basato sulla sua relazione reale con la figlia alle prese con l'adolescenza. Tom McGrath racconta bene le insicurezze di una bimba che "vuole diventare un'adulta di successo come suo zio Ted", e i goffi tentativi di suo padre per aiutarla, con la paura che "di lui non abbia più bisogno".

La storia permette a Tim e a suo fratello Ted di tornare indietro nel tempo e riscoprire il loro legame fraterno, ma quel ritorno al passato è ancora più funzionale al recupero del rapporto fra Tim e sua figlia, fino ad una commovente scena che ricorderà (in chiave però positiva) il finale dello straziante arco narrativo di Bing Bong in Inside Out.

Al di là della trama che riguarda la multinazionale segreta Baby Corp diretta dai bambini, superflua se non come pretesto per creare una serie di gag visive divertenti, il vero scopo di Baby Boss 2 è raccontare la difficoltà di un genitore nel vedere i propri figli allontanarsi. C'è anche una sottile linea di dissenso nei confronti delle scuole di eccellenza che si nutrono (e nutrono i loro alunni) di competitività e conseguente stress, e una stoccata al mondo degli adulti che lascia ai figli un'eredità di "inquinamento, politica e guerre".

Come il suo predecessore, Baby Boss 2 è un viaggio a rotta di collo attraverso l'immaginazione di un adulto mai cresciuto, ma anche una commovente storia di amore paterno da parte di un giovane uomo impegnato a "capire veramente cosa sia un genitore capace". Ciliegina sulla torta (per gli spettatori adulti) è la colonna sonora, che mischia Enya al Rocky Horror Picture Show, Cat Stevens a Frank Sinatra.

(www.mymovies.it)