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Herzog incontra Gorbaciov

Regia: Werner Herzog, Andre Singer

FOTOGRAFIA: Yuri Burak

MONTAGGIO: Michael Ellis

MUSICHE: Nicholas Singer

DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures

NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, Germania, USA, 2018

DURATA: 90 min.

Il prolifico regista Werner Herzog incontra tre volte, nell'arco di sei mesi, Mikhail Gorbaciov, l'ultimo segretario del Partito Comunista sovietico. Sono occasioni preziose per ricostruire, oltre all'ascesa politica di Gorbaciov e il crollo dell'URSS, l'impegno costante di "Misha" verso il disarmo e l'uscita dall'era della Guerra fredda. La modalità è quella dell'intervista priva di filtri intermedi o costruzione scenografica, e con campi stretti sui due interlocutori. Tra uno scambio e l'altro, sono interpellati a dare il loro contributo specialistico anche altri protagonisti di quella stagione: Miklós Némesh, ex primo ministro ungherese, George P. Schultz, segretario di Stato USA durante la presidenza Reagan, Lech Walesa, ex leader di Solidarność e presidente della Polonia, James Baker, capo di Gabinetto alla Casa Bianca, Horst Teltschik, consulente alla sicurezza nazionale per Helmut Kohl.

L'ex presidente dell'Unione Sovietica al momento delle riprese ha 87 anni e, nonostante la salute compromessa, guida ancora la fondazione di studi socio-economici e politici che porta il suo nome, nata nel 1992, con sedi a Mosca e nel mondo. L'approccio del regista di Fitzcarraldo non è neutro né distaccato: da una parte, da tedesco, avverte il senso di colpa per le ingenti perdite umane subite dai russi a causa della Seconda guerra, dall'altra è grato all'ex presidente dell'URSS per il suo ruolo fondamentale nel processo di riunificazione tra Germania Est e Ovest. Ma più in generale per il suo operato politico, sintetizzato nelle definizioni di "perestroika" e "glasnost" e nel dialogo costante e positivo con i lavoratori e le altre potenze mondiali. Firmato a quattro mani con il documentarista e antropologo britannico André Singer (Night Will Fall), HERZOG INCONTRA GORBACIOV si caratterizza, come altri lavori documentari precedenti del regista, per la presenza della sua voice over a fare da guida nella narrazione. Da Cave of Forgotten Dreams a Lo and Behold, infatti lo spettatore che vede il film in lingua originale è ormai abituato al suo peculiare accento teutonico che conferisce una certa sacralità a ciò di cui si occupa di volta in volta.

Qui il documentarista sembra lasciare molto più spazio all'archivio - trenta le fonti consultate, molto pregevoli, prevalentemente di eventi ufficiali, sia in pellicola che supporto video televisivo, più l'apparato fotografico - per restituire a pieno le atmosfere ai tempi dell'URSS: i luoghi natii e la vita familiare a Stavropol, la sequenza ravvicinata di tre funerali di Stato (i presidenti Breznev, Andropov, Černenko) con le relative parate tra divise, drappi e corone, e le folle millimetricamente schierate nella Piazza Rossa; ma anche le prime richieste di indipendenza e rinnovamento, come la strabiliante ripresa aerea della catena umana (o "via baltica") pacifica e spontanea lunga seicento chilometri formatasi tra Lituania, Lettonia ed Estonia nel cruciale 1989.

(www.mymovies.it)

HERZOG INCONTRA GORBACIOV, film diretto da Werner Herzog, è un documentario in ordine cronologico sulla vita dell'ottavo e ultimo Presidente dell'Unione Sovietico, Mikhail Gorbaciov. Il film non è soltanto un racconto della vita dell'uomo che quel 25 dicembre 1991 ha annunciato la dissoluzione dell'URSS, dando le dimissioni, ma anche una narrazione degli anni che hanno rivoluzionato il corso del Novecento, cambiando per sempre la geografia politco-economica e sociale dell'intero mondo. È la figura di leader politico, che ha vissuto da diretto interessato quel periodo, a raccontare uno spaccato di storia che va dal disarmo nucleare alla fine della Guerra fredda, fino al crollo dell'URSS. A realizzare quello che potremmo definire un testamento politico dello statista sovietico, ormai 87enne, è un nome altisonante della cinematografia universale, come quello del tedesco Werner Herzog.

Sono seduti uno di fronte all'altro. Uno dei più grandi registi viventi, e uno degli uomini che hanno segnato la storia del Novecento (ma anche quella dei tempi che stiamo vivendo, come conseguenza). Il primo, Werner Herzog fa le domande; l'altro, Michail Gorbaciov, risponde. Si parte in maniera leggera, si prendono le cose alla larga, col regista che sottolinea la sua germanitudine, e il politico che ricorda i biscotti allo zenzero che profumavano la casa di alcuni vicini di casa tedeschi. E da lì si va, ricostruendo la sua storia familiare, la sua infanzia, la sua scalata politica, fino ad arrivare ai momenti chiave: la sua nomina a segretario generale del Partito Comunista sovietico, quella a Presidente del Soviet Supremo, quella a Presidente dell'URSS. E, ovviamente, alla perestroika, alla glasnost, alla fine della guerra fredda e al crollo del comunismo. Fino alla disgregazione dell'Unione Sovietica, e poi al colpo di stato di Boris Eltsin, e alle sue dimissioni.

Parole e immagini si mescolano, e si mescolano a tante altre testimonianze. Testimonianze di persone che Herzog interroga nel tentativo di spiegare e comprendere nella maniera più ampia e completa possibile chi sia stato l'uomo che ha cambiato, da solo, la Storia del XX secolo.

Grazie alla curiosità inesauribile del regista, e alla sua intelligenza, che in questo caso si sposa a quella del suo interlocutore (un vero osso duro, che sembra non perdere mai il controllo di sé e dei limiti di quel che di sé è disposto a concedere per quasi tutto il film, mollando un po' solo quando si parla del dolore più privato), HERZOG INCONTRA GORBACIOV non è solo un prezioso e approfondito riassunto della storia politica di quegli anni, capace di mettere cose e persone in prospettiva. Né solo una sorta di testamento politico di Gorbaciov, che viene implicitamente messo in relazione con lo stato geopolitico del mondo di oggi.

Tutto questo sarebbe sufficiente per fare di questo film un documento prezioso, in tempi in cui non va più di moda riflettere sulla storia, ricordarla, imparare da essa. Ma Herzog - che qui divide i crediti da regista con André Singer, e questo qualcosa significa - non è tipo da accontentarsi di questo; e pur non scavallando nella filosofia e nella metafisica di altri (tutti) suoi documentari riesce a fare di Gorbaciov un ritratto che non è puramente politico, ma anche profondamente umano. Di Gorbaciov in questo film affiorano quindi soprattutto il disincanto, dolore, la malinconia. E non solo quando, sul finale, parla della perdita dell'amatissima Raissa.

Sotto lo sguardo di Herzog, l'ex Presidente dell'URSS assume una caratura tragica, nel senso più nobile del termine. E il suo ritratto è quello di un uomo che ha cambiato il mondo con coraggio e lungimiranza, ma che ha visto sfuggirgli di mano la capacità di controllare e guidare la valanga epocale del cambiamento che aveva innescato, vedendo il suo sogno interrotto proprio nel momento in cui, esaurita la fase distruttiva della rivoluzione, tutto era pronto per la costruzione di un socialismo nuovo, di una idea di Europa nuova, tradite e negate dall'avidità, dalla brama di potere e dalla fretta di uomini di caratura politica e umana infinitamente inferiori.

Rimane da chiedersi che mondo sarebbe il nostro, oggi, se il disegno gorbacioviano fosse stato portato a compimento. Cosa sarebbe ancora possibile attuare oggi, di quel progetto.  E, ancora di più, se a tradire Gorbaciov e la sua intelligenza non sia stato un eccesso di romanticismo e di fiducia nelle persone e nel mondo. Perché a dirlo a chiare lettere, e in maniera un po' spietata, è l'assai meno romantico Lech Walesa, quando racconta a Herzog che lui, e altri come lui, avevano capito dall'inizio che il comunismo poteva solo essere distrutto e mai essere cambiato: come romanticamente, appunto, sognava Gorbaciov.

(www.comingsoon.it)