Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Il diritto di opporsi

Regia: Destin Daniel Cretton

INTERPRETI: Michael B. Jordan, Jamie Foxx, Brie Larson, Karan Kendrick, O’Shea Jackson Jr., Tim Blake Nelson, Rafe Spall, Rob Morgan, Claire Bronson

SCENEGGIATURA: Destin Daniel Cretton, Andrew Lanham

FOTOGRAFIA: Brett Pawlak

MONTAGGIO: Nat Sanders

DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Italia

NAZIONALITÀ: USA, 2020

DURATA: 137 min.

Bryan Stevenson è un giovane afroamericano laureato in legge ad Harvard. Potrebbe fare carriera nel Nord degli Stati Uniti e invece sceglie di lavorare, in gran parte pro bono, per difendere i condannati a morte in Alabama, molti dei quali non hanno beneficiato di un regolare processo: e quasi tutti sono neri come lui. Fra questi c'è Walter McMillian, nel braccio della morte per l'omicidio di una 18enne bianca: un delitto al quale è completamente estraneo, ma per il quale bisognava trovare un colpevole in fretta, per "tranquillizzare la comunità" (bianca).

Basato sulla vera storia raccontata da Stevenson nel libro "Just Mercy", IL DIRITTO DI OPPORSI è il resoconto di una battaglia contro l'ingiustizia e il razzismo nello Stato reso celebre da Harper Lee con il suo Il buio oltre la siepe: l'odissea di un innocente accusato ingiustamente di un omicidio e difeso dal coraggioso avvocato Atticus Finch.

Il regista Destin Daniel Cretton prosegue il suo sodalizio artistico con Brie Larson, che qui ha il ruolo di un'avvocatessa locale, per raccontare una storia di ingiustizia e pregiudizio che, come molti film di questo periodo, raffigura l'umiliazione rituale degli afroamericani partendo dal più comune degli abusi della polizia yankee: il fermo ingiustificato, spesso accompagnato da mortificanti perquisizioni.

Stevenson entra volontariamente in un abisso di scorrettezza e discriminazione razziale perché sa cosa voglia dire nascere nero in America ed essere etichettato sulla base del colore della pelle. "Basta guardarlo in faccia" è infatti la motivazione data dalle autorità dell'Alabama per incarcerare un innocente, e l'accusa "lombrosiana" nasconde una paura profonda del diverso.

           

Cretton ricostruisce la vicenda di Stevenson sposando interamente il suo punto di vista, e questa (ennesima) storia di ingiustizia a sfondo razziale è il ritratto di un'America che ancora oggi tollera disparità ingiustificabili. La vicenda narrata infatti non accade negli anni Cinquanta ma nei Novanta, eppure incontra le resistenze e ostruzionismo dell'epoca precedente alle battaglie per i diritti civili degli afroamericani. Nel mirino c'è anche la pena di morte, qui illustrata da una lunga sequenza che dà (giustamente) la misura di quale lucida spietatezza entri in gioco nell'esecuzione di un essere umano. In questo contesto la popolazione nera non concepisce la propria esistenza come vita ma come sopravvivenza, sempre minacciata dall'arbitrio dei bianchi. E le tattiche usate dalle autorità per fare della comunità afroamericana un capro espiatorio "naturale" fanno accapponare la pelle. (…) L'elemento di novità resta il fatto che oggi Atticus Finch può essere nero, il che dà un incoraggiamento alla comunità afroamericana per cui "la mancanza di speranza è il peggior nemico della giustizia".

(www.mymovies.it)

 

(…) Quella de IL DIRITTO DI OPPORSI è prima di tutto una storia di empatia. Perché Bryan fa tutto questo? Perché si dedica a queste cause dimenticate da tutti invece di pensare a trarre profitto dal suo lavoro? Perché, quando è ancora uno studente di legge in stage, nel braccio della morte della prigione di stato della Georgia incontra Henry Davis, un condannato a morte. Henry era come lui, stessa età, stesse origini e stesse passioni, la musica e il canto. E così capisce che al posto suo avrebbe potuto esserci lui stesso, rimane scosso, e decide che dedicherà la sua vita e il suo lavoro a persone come Henry. Quando incontra i primi condannati a morte, rimane basito dal fatto che nessuno di loro ha avuto un'adeguata tutela, sono stati assistiti da avvocati d'ufficio che hanno fatto il minimo sindacale. O, forse, nemmeno quello. È per questo che lo stesso Walter, inizialmente, non sembra avere nessuna fiducia.

 

Nel film ci sono dei dettagli che ci mostrano bene qual è la situazione in alcuni stati americani. Quando Bryan mette piede per la prima volta nella prigione di Holman, Alabama, dove si trova Walter, viene sottoposto a un'umiliante perquisizione, in cui è costretto a spogliarsi completamente. Al di là del fatto, già di per sé raccapricciante, vanno guardati bene gli occhi della guardia che lo sottopone a tanto: azzurri, glaciali, beffardi nel loro misto tra superiorità, sufficienza e divertimento, sono qualcosa si difficilmente tollerabile. Ritroveremo quello stesso sguardo raggelato e supponente in uno sceriffo del luogo. È lo sguardo del bianco verso il nero, uno sguardo che in America ancora non si è spento del tutto. Guardando IL DIRITTO DI OPPORSI si stenta a credere ai nostri occhi: prove fabbricate ad arte e senza neanche cura, alibi ignorati completamente, intimidazioni verso testimoni che potrebbero cambiare la storia di un processo, decine di persone trattate come casi da risolvere prima possibile, come spazzatura da gettare via di corsa.

(https://movieplayer.it)

 

Ogni bambino a cui siano state raccontate le storie della buonanotte, ha sentito parlare, almeno una volta, dell'Uomo Nero, una creatura diabolica e fantastica o un essere cattivo e oscuro che in ogni tradizione letteraria ha una sua diversa fisicità. Nella storia del Sud degli Stati Uniti, che dopo la Guerra di Secessione dovette arrendersi all'abolizione della schiavitù, il vero uomo nero non si identifica solamente con il classico boogeyman, ma è stato a lungo, e ancora spesso è, l'uomo con la pelle nera, che in un tempo lontano viveva indisturbato in Africa prima che qualcuno andasse a prenderlo e lo mettesse in catene. È di "uomini neri", vittime di razzismo e di ingiustizia, che parla IL DIRITTO DI OPPORSI, tratto dal libro di memorie dell'avvocato (afroamericano) Bryan Stevenson, che difese Walter McMillian, un altro afroamericano ingiustamente accusato di omicidio e dichiarato colpevole sulla base di un'unica testimonianza. Il film, proprio perché racconta una vicenda realmente accaduta nella stessa contea dell'Alabama che diede i natali a quell'Harper Lee che fu autrice de "Il buio oltre la siepe", e che non è poi così lontana da quell'East Texas in cui Joe Lansdale colloca dei seguaci di un redivivo Ku Klux Klan, non si prende la briga di essere il classico legal o procedural drama. No, il regista Destin Daniel Cretton rifiuta deliberatamente il ritmo frenetico di tanti suoi "fratelli" di genere a favore di un'andatura più smooth, quasi da cool jazz, e non per la voglia di essere "stiloso", ma per concederci e concedersi il tempo di riflettere. Il thriller, insomma, getta subito la maschera, rivelandoci l'innocenza del protagonista, che diventa così vittima di una società intera, di un sistema legale corrotto difficile da sconfiggere. E se Walter e i suoi vicini di cella nel braccio della morte sono quell'uno o due o tre da colpire per colpire tutti i boogeyman di cui sopra, a prescindere dalla loro effettiva colpevolezza, lo spettacolo a cui assistiamo nel film, che è scandito da un montaggio che si prende i suoi tempi, è quello di offerto da una cospicua fetta degli Stati Uniti del rampantismo reaganiano nonché dell'epoca, ahinoi, trumpiana.

Non c'è l'America della democrazia, dell'apertura mentale, dello Yes we can e del sogno (americano) ne IL DIRITTO DI OPPORSI, ma quella dei poliziotti che ti fanno uscire dalla macchina e ti spingono contro la fiancata, dei padri di famiglia con i garage pieni di fucili da caccia e della scellerata Guerra del Vietnam, che ha dispensato a tanto al chilo la Sindrome da Stress Post Traumatico ma che comunque, per l'Herbert Richardson di Rob Morgan prossimo alla fine, è meglio del braccio della morte, da cui proprio non si può fuggire. E nel braccio della morte del film, in mezzo a una scala di beige e di marroni, assistiamo orripilati alle fasi che precedono un'esecuzione. È una scena deflagrante, che disturba profondamente il personaggio di Bryan Stevenson, che, guarda caso, ha il volto di quel Michael B. Jordan che è stato il supereroe nero della Marvel Black Panther e il delinquente ingiustamente ucciso di Prossima fermata Fruitvale Station.

Jordan è forse troppo "pulitino" ne IL DIRITTO DI OPPORSI, e troppo Adonis Creed con quei suoi bicipiti perfettamente scolpiti, ma ben esprime il self control di un eroe quieto che, però, negli occhi, tradisce una fortissima rabbia. Anche Jamie Foxx lavora di sottrazione, muovendosi fra il cinismo e la rassegnazione di chi, sentendosi definire continuamente assassino, ha cominciato a credersi colpevole, nonostante il candore di una divisa bianca come il latte. E anche gli attori che interpretano i personaggi secondari oscillano magnificamente fra il terrore e la disperazione, a cominciare da Tim Blake Nelson, mai caricaturale nei panni di un uomo con una deformità alla bocca che esprime, attraverso occhi guardinghi e atterriti, il senso di colpa per una falsa testimonianza.

Come Bryan Stevenson, Destin Daniel Cretton e il suo co-sceneggiatore Andrew Lanham danno voce alle anime che sono state zittite, alle minoranze che sono state private della loro dignità. Ci avvertono che, anche se le lotte per i diritti civili dei neri americani non occupano più le pagine dei giornali, così come la morte di Martin Luther King, i pregiudizi restano. E resta, soprattutto, la pena capitale, a ricordarci che la morte è una parte ancora importante della giustizia americana.

IL DIRITTO DI OPPORSI è un film di grande potenza.

 

(www.comingsoon.it)