Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Il grande passo

Regia: Antonio Padovan

INTERPRETI: Stefano Fresi, Giuseppe Battiston, Flavio Bucci, Camilla Filippi, Roberto Citran, Teco Celio, Francesco Roder, Luisa De Santis, Vitaliano Trevisan, Ludovica Modugno, Pascal Zullino

SCENEGGIATURA: Antonio Padovan, Marco Pettenello

FOTOGRAFIA: Duccio Cimatti

MONTAGGIO: Paolo Cottignola

MUSICHE: Pino Donaggio

DISTRIBUZIONE: Tucker Film, Parthenos

NAZIONALITÀ: Italia, 2019

DURATA: 96 min.

 

Film in concorso al Torino Film Festival, 2019

Complici le celebrazioni per i cinquant’anni della Missione Apollo 11, che il 20 luglio 1969 portò il primo uomo a calpestare il suolo lunare, nel 2019 non sono di certo mancate le opere cinematografiche pronte a rispolverare temi, quelli riguardanti il nostro satellite, da tempo accantonati. E non soltanto a livello internazionale, dove ha dominato la scena il documentario Apollo 11 di Todd Douglas Miller (ma solo perché Damien Chazelle aveva deciso di bruciare tutti sul tempo, facendo uscire il suo biopic su Neil Armstrong, First Man – Il primo uomo, già nel 2018, in netto anticipo rispetto al cinquantenario).

Anche in Italia, infatti, il 2019 ha registrato un’insolita fioritura di pellicole a tema lunare. Ma da buoni sognatori (del resto gli italiani sono un popolo di navigatori, più che di astronauti, nonostante i recenti exploit della Cristoforetti e di Parmitano), i film italiani "sulla Luna" si sono fatti notare per un approccio favolistico più che fantascientifico. E soprattutto - coincidenza interessante - per i forti connotati regionalisti.

(…)  IL GRANDE PASSO è il secondo lungometraggio di finzione di Antonio Padovan, giovane regista trevigiano che ha deciso di fare del legame con la terra in cui è nato e cresciuto (prima di emigrare negli States per la sua formazione da cineasta) uno degli elementi caratterizzanti delle sue opere. E così, dopo l’esordio a base di bollicine in "Finché c’è prosecco c’è speranza", ne "Il grande passo" Padovan lega il suo Veneto, e in particolare la zona del Polesine, ad un’improbabile missione lunare.

La storia è quella di due fratelli – stesso padre, madri diverse – che vivono uno a Roma e l’altro in provincia di Rovigo. Mario gestisce un negozio di ferramenta nella capitale. Dario, invece, vive da solo in una cascina di campagna in un paesotto del delta del Po, dove è ritenuto da tutti un po’ svitato. Mario si recherà dal fratello - che aveva veduto una sola volta in vita sua - quando apprenderà che questi ha dato fuoco al campo del vicino. Giunto nel nord Italia, Mario dovrà evitare che il fratello venga sottoposto a t.s.o. e ricoverato in una struttura. Fino a quando scoprirà il suo segreto: Dario, dopo aver compiuto studi in ambito aerospaziale, ha costruito un razzo con cui conta di poter andare sulla Luna.

I temi principali de IL GRANDE PASSO sono quelli della vocazione e della famiglia. Il primo è focalizzato sul personaggio di Dario (Giuseppe Battiston), un uomo solo e irriso da tutti i suoi compaesani, ma che, da quando il 20 luglio del 1969 assistette alla diretta dell’allunaggio, coltiva un sogno apparentemente irrealizzabile, a cui, ciò nonostante, ha dedicato tutto se stesso. Il tema familiare poggia, invece, sulle (larghe) spalle di Mario (Stefano Fresi), il classico quarantenne eterno ragazzone, che si reca dal fratello maggiore in difficoltà colto da un afflato di responsabilità, anche perché il loro padre è un irresponsabile che nella vita ha collezionato soltanto debiti, mogli e fallimenti, e non ha intenzione di aiutare il figlio. Nell’economia del racconto, il padre dei due rappresenta dunque – e chiaramente – la visione negativa dei legami familiari, eppure Dario stravede per quell’uomo che era con lui la notte in cui Armstrong poggiò il piede sulla Luna. Quell’uomo che, con poche parole, seppe dargli una motivazione da inseguire per una vita intera, prima di abbandonarlo. Ma emergono anche, pur secondariamente, i temi della comunità e dell’emarginazione sociale, già affrontati da Padovan, sebbene nel diverso contesto del thriller-poliziesco, nella sua opera prima.

IL GRANDE PASSO si regge inevitabilmente sull’alchimia tra i due attori protagonisti, che si viene a creare col trascorrere dei minuti, in un climax emotivo ben gestito dal regista veneto. Battiston aveva già lavorato con Padovan in Finché c’è prosecco c’è speranza, mentre Fresi, curiosamente, era apparso proprio in L’uomo che comprò la Luna, al fianco di Francesco Pannofino. E Battiston e Fresi sono due tra i più interessanti interpreti del cinema italiano contemporaneo, dimostrandolo qui una volta di più, con una performance di assoluto livello, giustamente premiata al Torino Film Festival con il riconoscimento ex aequo al miglior attore. Sarebbe stato ingiusto, infatti, scindere le prove – pur in ruoli così diversi – di due interpreti che, letteralmente, reggono il film sulle proprie spalle, occupando con la propria corpulenza i frequenti piani medi cui Padovan sceglie di affidarsi per far risaltare una presenza scenica sicuramente importante.

I protagonisti sono affiancati da una nutrita schiera di interpreti minori, tra cui spiccano quelli che vestono i panni dei clienti del bar del paese, che hanno, da un lato, il compito di elevare – volutamente – il tasso di provincialismo del film (emblematica l’accoglienza a suon di sguardi circospetti del forestiero Mario al suo arrivo in paese), e che, dall’altro, contribuiscono ad alzare il livello comico di un’opera che è in realtà una commedia agrodolce, illustrando con efficacia manie e fissazioni della gente comune (vedasi l’esilarante psicosi da zapping dell’avventore del bar).

(www.ondacinema.it)

 

Forse il pregio maggiore del film è quello di non volere mai essere di troppo, oltrepassare quel limite quasi naturale che la sua natura di piccola commedia, pienamente iscritta a quel cinema che l’Italia ha costruito sui suoi difetti e sui suoi inconfessati desideri, gli impone. IL GRANDE PASSO non chiede di essere nulla più di quello che è, un piccolo film sul disagio dell’esistenza, una piacevole e originale divagazione, acuta e per nulla banale sulla necessaria fuga da un ambiente ostile e sulle radici di una vera complicità familiare. È il personaggio di Battiston, nella sua centralità, a diventare pietra dello scandalo nel minuscolo centro della provincia, la sua vita solitaria e staccata da ogni bene di consumo, lo allontana da ogni consesso sociale. Dario, con la sua diversità, non vuole partecipare al mondo e cova la speranza che qualcosa di straordinario avvenga per una rivincita su un mondo sordo, distratto e malevolo. In questa prospettiva, Antonio Padovan costruisce un film di caratterizzazioni e di bonari provincialismi e Roberto Citran, Giuseppe Battston e Stefano Fresi diventano i volti di una eterna galleria di maschere e personaggi che popolano la nostra provincia oltre che il necessario sale della vicenda, restituendo così un volto reale ad un’Italia sommersa, ma reale. Un’operazione, quella di Padovan, che ricorda quelle già compiute in quegli stessi luoghi da Carlo Mazzacurati che resta indimenticabile per la capacità che aveva di entrare nello spirito di quei personaggi. Ma Padovan, compie un’operazione pienamente sua in cui il tratto umano della vicenda resta evidente e consente che il cinema si faccia portatore di una leggerezza in cui decanta il disagio della diversità e nel quale l’indelebile memoria infantile si fa marchio preciso e permanente per la vita futura. Forse Padovan non affonda troppo la mano, non colpisce duro, ma in questa “omissione” sta probabilmente uno dei pregi del film che riconquista una sua cattiveria con una certa trasversalità di sguardo che lo caratterizza, che finisce per diventare elemento distintivo.

IL GRANDE PASSO conferma, ancora una volta, la vocazione che il nostro cinema ha per la commedia che, come sempre, quando lavora entro i limiti del genere e non ha alcuna voglia di eccedere, misurandosi, piuttosto, con un principio di semplicità narrativa, sa cogliere nel segno e sa offrire un credibile spaccato di cattiveria e bonomia che attraversa il carattere italiano la cui narrazione sentiamo che ci riguarda e per questo ci piace.

(www.sentieriselvaggi.it)

 

(…) A immagine dei suoi eroi ammaccati, IL GRANDE PASSO è un film generoso. Generoso coi suoi personaggi e generoso nel suo elogio ai 'sognatori' che appena si mettono a parlare della Luna innalzano la prosa del quotidiano a un grado di rarefazione lirica toccante. Padovan non dimentica di mostrare il biasimo di cui sono bersaglio i visionari senza pigiare mai sul tasto della 'cattiveria'.

La costruzione ironica del personaggio fallimentare e inadeguato è bilanciata da una dolcezza che 'conviene' ai suoi antieroi comici, che coltivano la leggerezza a dispetto della 'gravità'. E la gravità diventa la condizione di misura di un film che scommette sulla Luna ma non decolla facendosi emblema della cronica difficoltà del cinema italiano a raccontare con suggestione storie e vite, cogliendone i tratti reali e mescolandoli a echi letterari.

(www.mymovies.it)