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Schede dei film

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Io, lui, lei e l'asino

Regia: Caroline Vignal

INTERPRETI: Laure Calamy, Benjamin Lavernhe, Olivia Cote, Marc Fraize

SCENEGGIATURA: Caroline Vignal

FOTOGRAFIA: Simon Beaufils

 MONTAGGIO: Annette Dutertre

DISTRIBUZIONE: Kitchen Film

NAZIONALITÀ: Francia, Belgio 

DURATA: 97  min. 

Film d’apertura dei Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese edizione, 2021

Al centro di Io, lui, lei e l'asino c'è Antoinette, un'insegnante con un segreto scabroso: una tresca con Vladimir, il padre di una delle sue alunne, Alice. I due avevano previsto di passare le vacanze estive insieme, ma la situazione cambia quando Vladimir le svela che sua moglie Eléonore ha organizzato un'escursione a sorpresa nel parco nazionale di Cévennes, situato sull'omonima catena montuosa nel sud della Francia. Distrutta, Antoinette decide successivamente di sorprenderlo a sua volta, presentandosi dove lei crede che lui passerà la notte. Solo che lei non si è minimamente informata sulla zona di Cévennes e scopre una volta arrivata in loco che l'escursione prevede diverse tappe, con lui e famiglia situati da tutt'altra parte. Lei deve quindi raggiungerli, e avendo optato per l'accompagnamento di un asino deve anche imparare a coesistere con tale Patrick, notoriamente restio a dare retta a chicchessia.

Il film è principalmente una lettera d'amore alla regione in cui è stato girato, con espliciti rimandi al primo grande raconteur della zona, Robert Louis Stevenson, il cui itinerario - divenuto libro - è il principale punto di riferimento per coloro che visitano il parco nazionale e si danno all'escursione. È anche il lungamente atteso ritorno alla regia di Caroline Vignal, che ha esordito nel 2000 con Les autres filles, selezionato a Cannes all'interno della Semaine de la Critique, e poi lavorato soprattutto in teatro, radio e televisione. Ritorna, a distanza di due decenni, con un'opera seconda che è al contempo una commedia folle basata sulla fisicità di Laure Calamy, qui all'apice della forma umoristica, e una storia dai toni talvolta più seri, su una donna che si umilia per amore e col passare del tempo riscopre se stessa. Un elemento che ha le proprie radici in quello che è il film del cuore della regista, per sua stessa dichiarazione, ossia Il raggio verde di Eric Rohmer (e non a caso la protagonista di quel film, Marie Riviere, ha un piccolo ruolo nella storia di Antoinette).

(https://movieplayer.it)

 

(…) In Francia, dove è uscito lo scorso autunno poco prima della chiusura dei cinema in tutto il paese, Io, lui, lei e l'asino, versione italiana dell'originale Antoinette dans les Cévennes, ha riscontrato un enorme successo di pubblico e contribuito a lanciare definitivamente la carriera di Laure Calamy, già notata in Chiami il mio agente e vincitrice in questa occasione del César per la miglior interpretazione femminile.

Al di là della leggerezza e dei toni vagamente grotteschi tipici della commedia francese, la seconda regia di Caroline Vignal non potrebbe essere più calata nel contesto della cultura in cui nasce: la fascinazione tutta parigina per la provincia meridionale; lo sguardo grottesco ed elitario sulla vita in campagna; l'eco letteraria per le Cévennes rese celebri da Robert Louis Stevenson nel diario "In viaggio con un asino nelle Cévennes" (usato come spunto delle stesse disavventure di Antoinette), la malattia d'amore di una donna abbandonata e tenace...

Il film risulta interessante e a suo modo sorprendente grazie alla presenza di Laure Calamy: in scena per tutto il tempo, quasi sempre sola al fianco del suo asino, sfrontata e insieme vittimista, abbastanza petulante da chiedere comprensione per un amore non corrisposto, ma altrettanto coraggiosa da non nascondersi di fronte al mondo, Antoinette si trasforma da donna passiva a tenace padrona del proprio destino, con la solitudine forzata e l'umiliazione dell'incontro clandestino che si tramutano in un'indipendenza quieta e risolutiva.

Oltre alla figura di Antoinette, moderna e neofemminista, gli altri protagonisti del film sono naturalmente l'asino Patrick, fedele e testardo come la sua padrona (con tanto di gag sui sentieri impervi delle escursioni), e le stesse montagne delle Cévennes, più basse e verdeggianti delle Alpi ma selvagge e maestose.

Nella stessa regione qualche anno fa un regista di caratura superiore come Alain Guiraudie aveva allestito in Rester vertical la sua nuova idea di umanità e mutamento, ma per quanto Caroline Vignal non abbia ambizioni della stessa portata il suo film resta un canto per la liberazione sia della protagonista, sia della commedia intesa come genere, con un finale che si apre al cinema western (con le motociclette al posto dei cavalli) e alla sua mitologia (la canzone "My Rifle, My Pony and Me" da Un dollaro d'onore).(…) Nelle pieghe del film si sente la bellezza del tempo vuoto e indolente della vacanza; la sospensione di un'attesa e il silenzio che intercorre tra una cosa che finisce e una nuova vita che inizia.

(https://www.mymovies.it)

 

Antoniette dans les Cévennes è il titolo originale di Io, lui, lei e l’asino con cui la regista Caroline Vignal torna a vent’anni dall’esordio Les autres filles. Nelle Cévennes, la catena montuosa della Francia Meridionale c’è un cammino lungo 280 km e diviso in dodici tappe chiamato il cammino di Stevenson. Lo si può attraversare in gruppo, in coppia, da soli o in compagnia di un asinello, proprio come fece lo scrittore Louis Stevenson che nel 1879 si mise in viaggio insieme alla sua asina Modestine percorrendo per la prima volta quel cammino tra le montagne, su cui poi scrisse il libro In Viaggio con un asino nelle Cévennes.

È il luogo che Antoniette  decide di raggiungere per le ferie estive, spinta un po’ dalla curiosità e un po’ dal desiderio di rivedere presto il suo amante segreto che sta trascorrendo lì le vacanze insieme alla moglie e alla figlia.

Io, lui, lei e l’asino inizia come una commedia sentimentale che parla di un amore proibito, di tradimenti e disavventure. Poi però, come fa anche Antoniette, imbocca una strada diversa e inaspettata, che conduce al vero messaggio del film: un incoraggiamento a lanciarsi nel vortice dell’incertezza per vivere esperienze fuori programma e ritrovare sé stessi.

Vignal costruisce una storia semplice, ma non banale, dove incrocia elementi del racconto classico e moderno: il viaggio come metafora della crescita individuale, gli ostacoli da superare, lo smarrimento e l’anti-eroina in crisi esistenziale che deve destreggiarsi da sola per affrontare le sue paure.

Anche la fotografia luminosa di Simon Beaufils, i campi lunghi e le panoramiche sul parco bellissimo delle Cévenne giocano un ruolo fondamentale per la storia poiché i luoghi incontaminati del cammino di Stevenson evocano una sorta di ritorno alle origini. L’esperienza dell’escursione in montagna metaforicamente è la necessità di spingersi oltre i propri limiti per conoscere più a fondo se stessi.

Perciò Vignal decide di proseguire con la storia imboccando il filone dei road movie in stile western, dove l’avventura di Antoniette diventa il pretesto per raccontare un’esperienza d’emancipazione e di formazione personale.

La partenza è la parte più difficile: Antoniette deve percorrere 20 km al giorno in compagnia di Patrick, l’asino che le è stato assegnato, un animale mite, ma dal carattere impossibile che poi però diverrà il suo amico più fedele.

Il suo personaggio e il rapporto che stringe con Patrick sono il punto di forza del film, tanto che a Laure Calamy l’interpretazione è valsa la vittoria del premio César come miglior attrice protagonista.

Nonostante le difficoltà e lo scoraggiamento iniziale, Antoniette scopre che quel viaggio la sta conducendo lontano dalle sue aspettative, ma in un posto migliore, dove non contano tanto le motivazioni che l’hanno spinta ad intraprendere quest’esperienza, quanto quello che l’esperienza stessa le ha insegnato.

 (www.sentieriselvaggi.it)