Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

La dolce vita

Regia: Federico Fellini

INTERPRETI: Marcello Mastroianni, Anita Ekberg,

Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Magali Noël, Alain Cuny, Annibale Ninchi, Walter Santesso, Valeria Ciangottini, Mino Doro, Audrey McDonald, Jacques Sernas, Polidor, Lex Barker,

Laura Betti, Enzo Cerusico, Adriano Celentano

SCENEGGIATURA: Federico Fellini, Tullio Pinelli,

 Ennio Flaiano, Brunello Rondi

FOTOGRAFIA: Otello Martelli, Arturo Zavattini, Ennio Guarnieri

MONTAGGIO: Leo Catozzo

MUSICHE: Nino Rota

DISTRIBUZIONE: Cineriz

NAZIONALITÀ: Francia, Italia, 1960

DURATA: 180 min.

 

Il film ha ricevuto una Palma d’Oro al Festival di Cannes e un David di Donatello come Miglior regia, 1960

Tre Nastri d’Argento Premio Oscar per i Migliori costumi, 1962

PRESENTAZIONE E CRITICA

 

 

LA DOLCE VITA, film drammatico diretto da Federico Fellini, racconta le vicende di Marcello Rubini, un giornalista di scoop scandalistici che vorrebbe in realtà scrivere romanzi. La pellicola, ambientata nella Roma mondana degli anni ’60, svela, attraverso diversi episodi, luci e ombre della società capitolina dell’epoca. Come l’arrivo su un elicottero di una statua del Cristo diretta al Vaticano, che suscita stupore e curiosità nei passanti, o l’incontro di Marcello con Maddalena, affascinante donna con cui passa una notte di forte passione. Ma il reporter non è solo: ha una fidanzata, Emma che, scoperto il tradimento, tenta di togliersi la vita ingerendo delle pasticche, senza però riuscirci. Dopo la scampata tragedia, Marcello si butta a capofitto nel lavoro, accettando di seguire per il suo giornale Sylvia, famosa stella del cinema hollywoodiano. Bionda, bellissima e un po’ folle, l’attrice decide di ballare immersa nell’acqua di Fontana di Trevi, coinvolgendo anche il giornalista che perde la testa per lei. Ad aspettarli sotto l’albergo di Sylvia, però, c’è il suo fidanzato che, pieno di rabbia, prende a pugni Marcello, sotto lo sguardo attento dei paparazzi. Il protagonista riprende la sua vita, tra servizi fotografici e misteriose apparizioni spirituali da schiaffare in prima pagina. Tra un lavoro e l’altro, frequenta l’alta società romana, di cui fa parte anche il suo amico intellettuale Enrico Steiner, partecipando a strane feste dove si fanno sedute spiritiche e particolari giochi di seduzione. Marcello, però, è stanco e insoddisfatto di inseguire una vita che non gli appartiene…

 

(www.comingsoon.it)

 

 

(…) Quando LA DOLCE VITA è stato proiettato in pubblico per la prima volta nel febbraio 1960, ha suscitato fin da subito polemiche roventi, grida allo scandalo e accuse di immoralità, provenienti in larga parte da un'élite cattolica e benpensante poco propensa ad accettare il ritratto impietoso offerto dalla pellicola a proposito dei costumi e della società italiana in pieno boom economico. Eppure, in breve tempo il film è diventato un vero e proprio cult ed è stato osannato in tutto il mondo come un autentico capolavoro, entrando di prepotenza nell'immaginario collettivo ed affermandosi come l'opera italiana più famosa di sempre, con milioni di spettatori in patria e risultati da record perfino negli Stati Uniti, dove ha incassato quasi 20 milioni di dollari e si è classificato tra i dieci film più visti dell'anno. Ricompensata con la Palma d'Oro come miglior film al Festival di Cannes, la pellicola si è aggiudicata anche il premio Oscar per i costumi di Piero Gherardi, la nomination per la regia di Fellini e moltissimi altri riconoscimenti, oltre ad aver trasformato Marcello Mastroianni in una star internazionale ed aver introdotto nel linguaggio comune il termine "paparazzo".

 

Sceneggiata dal regista stesso con Tullio Pinelli, Enno Flaiano e Brunello Rondi, LA DOLCE VITA è l'opera che ha segnato una svolta decisiva nella carriera di Fellini, che con questa pellicola si è distaccato dai suoi titoli del decennio precedente (I vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria), ancora influenzati dalla poetica neorealista, per intraprendere un percorso assai più complesso e sofisticato. Costruito come una serie di episodi più o meno indipendenti fra loro per una durata di quasi tre ore, il film segue le vicende di Marcello Rubini (Mastroianni), un cronista della stampa scandalistica che si aggira nell'ambiente raffinato e decadente della Roma-bene, tra gli eleganti locali di via Veneto e i salotti aristocratici e alto-borghesi dei quali è un assiduo frequentatore. Attraverso lo sguardo cinico e disilluso del protagonista, Fellini ci rappresenta tutta la miseria e la vacuità che si celano sotto una superficie di scintillante frivolezza, in un mondo corrotto e ormai privo di valori. Neppure dietro l'apparente serenità della figura di Steiner, intellettuale affermato e padre di famiglia felice, è possibile trovare una possibilità di riscatto dal dolore dell'esistenza; e infatti, Marcello resterà sconvolto alla notizia del suicidio dell'amico, improvviso quanto inspiegabile.

Tra eventi mondani e frammenti di vita quotidiana, Fellini non esita a descrivere con caustica ironia gli aspetti più grotteschi della nostra società, quali il fanatismo religioso (emblematica la scena della presunta apparizione della Madonna) o il divismo sfrenato, per concludere il suo quadro con un amarissimo finale: quando, dopo una squallida orgia in una villa, seguirà al mattino la scoperta della carcassa di una mostruosa creatura sulla spiaggia di Fregene. Numerose le sequenze da antologia: dal memorabile incipit del film, con una statua di Gesù Cristo sospesa in volo sopra le vie di Roma, al celeberrimo bagno di Mastroianni e Anita Ekberg nella fontana di Trevi, alla festa notturna dei nobili, dai caratteri quasi onirici, girata nel palazzo Giustiniani-Odescalchi di Bassano Romano. La colonna sonora è firmata da Nino Rota.

 

(www.mymovies.it)

           

(…) Fellini ha sempre raccontato di essersi molto stupito del successo abnorme di quel film. Ma da grande bugiardo "in buona fede" qual era, sapeva di mentire.

Fellini aveva preso decisioni troppo importanti per non crederci fino in fondo. Aveva deciso di spendere (di far spendere) troppi soldi per non pensare a un adeguato ritorno. E poi la durata, oltre tre ore, era la prima volta per un film italiano. Un film non regge tanto, se non ci sono grandi intenzioni. E poi l'ambiente: per la prima volta il regista ricostruì i set, quasi tutti. Anche Via Veneto non è Via Veneto. "Non dava le giuste sensazioni", diceva il regista, che cercava "espressione" a oltranza. In questo senso fece impazzire il povero Gherardi, lo scenografo, che preparò per il film ben ottanta set. E poi gli attori. Fellini non aveva mai badato alla bravura tecnica dei suoi attori, gli interessavano le facce e i corpi. Voleva che esprimessero ciò che dovevano esprimere al primo impatto. Giocava sul trucco, sulla trasfigurazione piuttosto che sulla loro tecnica. Citiamo un personaggio esemplare: la famosa tabaccaia di Amarcord, immensa e stilizzata, è subito "lei", non ha bisogno di dire neanche una parola.

Per LA DOLCE VITA Fellini voleva Mastroianni, col quale non aveva mai lavorato. Lo chiamò, gli raccontò in poche parole il soggetto (riteneva che gli attori meno sapevano, meglio fosse) e aggiunse: "Mi serve una faccia come la sua, di poca espressione, quasi banale. Avrei potuto averli, una grande faccia, Paul Newman, ma è troppo bello, troppo divo. Va bene lei".

L'altro personaggio decisivo è Anita Ekberg. Fellini non la conosceva e quando gliela presentarono ne fu sconvolto. Era esattamente l'immagine che cercava: "cospicua", bianca, vasta, bellissima e un po' grottesca. "Espressione" enorme. Appariva immediatamente ciò che voleva apparire. Fellini disse subito che Anita sembrava fatta apposta per il suo film e per Roma (…).

 

(www.mymovies.it)

 

"Il film - uno dei film più terribili, più alti, e a modo suo più tragici che ci sia accaduto di vedere su uno schermo - è la sagra di tutte le falsità, le mistificazioni, le corruzioni della nostra epoca, e il ritratto funebre di una società in apparenza ancora giovane e sana che, come nei dipinti medioevali, balla con la Morte e non la vede, è la "commedia umana" di una crisi che, come nei disegni di Goya o nei racconti di Kafka, sta mutando gli uomini in "mostri" senza che gli uomini facciano in tempo ad accorgersene."

(Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 5 febbraio 1960)

 

"Pur tenendosi costantemente a un alto livello espressivo, Fellini pare cambiar maniera secondo gli argomenti degli episodi, in una gamma di rappresentazione che va dalla caricatura espressionista fino al più asciutto neorealismo. In generale si nota un'inclinazione alla deformazione caricaturale dovunque il giudizio morale si fa più crudele e più sprezzante, non senza una punta, del resto, di compiacimento e di complicità, come nella scena assai estrosa dell'orgia finale o in quella della festa dei nobili, ammirevole quest'ultima per sagacia descrittiva e ritmo narrativo."

 

(Alberto Moravia, L'Espresso", 14 febbraio 1960)

 

 

"Il film è troppo importante perché se ne possa parlare come di solito si fa di un film. Benché non grande come Chaplin, Eisenstein o Mizoguchi, Fellini è senza dubbio un 'autore', non 'regista'. Perciò il film è unicamente suo: non vi esistono né attori né tecnici: niente è casuale (...)."

 

(Pier Paolo Pasolini, 'Filmcritica', 94, febbraio 1960)