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Le sorelle Macaluso

Regia: Emma Dante

INTERPRETI: Alissa Maria Orlando, Susanna Piraino, Anita Pomario, Eleonora De Luca, Viola Pusatieri, Donatella Finocchiaro, Serena Barone, Simona Malato, Laura Giordani, Maria Rosaria Alati, Rosalba Bologna, Ileana Rigano

SCENEGGIATURA: Emma Dante, Elena Stancanelli, Giorgio Vasta

FOTOGRAFIA: Gherardo Gossi

MONTAGGIO: Benni Atria

DISTRIBUZIONE: Teodora Film, 2020

NAZIONALITÀ: Italia, 2020

DURATA: 89 min.

 

In concorso alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, 2020

"Tutto si ispira al piccolo racconto che mi fece una volta un amico. Sua nonna, nel delirio della malattia, una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: 'In definitiva io sugnu viva o morta?' La figlia rispose: 'Viva! Sei viva mamma!' E la madre beffarda rispose: 'See viva! Avi ca sugnu morta e 'un mi dicìti niente p'un fàrimi scantàri'. (Traduzione: 'Sì, viva! Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi')"

Emma Dante, drammaturga e regista palermitana, racconta così l'ispirazione iniziale per LE SORELLE MACALUSO, pièce teatrale finanziata con il sostegno dell'Unione Europea e portata in scena prima al Teatro Mercadante di Napoli, poi in giro per tutta l'Europa. LE SORELLE MACALUSO è stato premiato nel 2014 con due UBU, i massimi riconoscimenti in ambito teatrale, uno come Miglior regia e l'altro come Spettacolo dell'anno.

La storia è quella delle sette sorelle del titolo, che nella finzione cinematografica si riducono a cinque. Il film ne racconta l'infanzia, l'età adulta e la vecchiaia, sempre in bilico fra la vita e la morte e in continuo dialogo con i defunti, mettendo a nudo sogni e rimpianti, ricordi e rinfacci: una storia famigliare matriarcale raccontata attraverso le voci ma soprattutto i corpi delle sue protagoniste.

 

Per Dante questo è un ritorno in concorso a Venezia, dopo aver partecipato nel 2013 con Via Castellana Bandiera, basato sul suo romanzo omonimo. Elena Cotta, una delle due interpreti protagoniste (l'altra era la stessa Emma Dante), ha conquistato per quel ruolo la Coppa Volpi come Miglior attrice. E se in Via Castellana Bandiera il dramma si consumava nella quasi immobilità di un duello "western" fra due donne che non vogliono cedere il passo su una strada a una sola corsia, le prime immagini filmiche di LE SORELLE MACALUSO appaiono irruente, vitali, colorate e in continuo movimento.

Ancora una volta sembrano i corpi, in particolare quelli femminili, a farla da padroni, e la famiglia si conferma al centro della narrazione. Maria, Katia, Lia, Pinuccia e Antonella raccontano tensioni e tradimenti, speranze e delusioni, ovvero la materia magmatica di cui sono fatti gli scambi all'interno dell'universo femminile. "Una famiglia in movimento che entra ed esce dal buio", come le ha descritte Dante.

Ad affiancare l'autrice alla sceneggiatura sono Giorgio Vasta, già cofirma di Via Castellana Bandiera, e la scrittrice Elena Stancanelli, che in passato ha sceneggiato Benzina di Monica Stambrini. La fotografia è di Gherardo Gossi, il montaggio di Benni Atria, la scenografia di Emita Frigato e i costumi di Vanessa Sannino: una squadra di eccellenze artistiche di consumata esperienza cinematografica. Ma sarà certamente la zampata autoriale di Emma Dante a direzionare ogni talento in scena. Se questo è l'anno in cui la Mostra del cinema di Venezia intende dare un segnale di coraggio nel mettere in prima fila (e in concorso) l'autorialità femminile, con Dante la scommessa è vinta in partenza.

 

(www.mymovies.it)

 

Basato sull'omonima pièce teatrale di Emma Dante, 'Le sorelle Macaluso' racconta la storia di Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella, nate e cresciute in un appartamento di una palazzina nella periferia di Palermo. Seguiamo le loro vite nel corso dei decenni e, come dice Dante, "il film è diviso in tre capitoli, ognuno dei quali corrisponde a un'età delle cinque sorelle protagoniste: l'infanzia, l'età adulta, la vecchiaia. Le sorelle sono interpretate da dodici attrici, come se a ognuna che resiste fino alla vecchiaia dovessero corrispondere una discontinuità e una mutazione nel corpo e nel volto. Ed è l'amore delle sorelle tra loro e per la casa in cui vivono che tiene in vita la loro intera esistenza, come fosse un unico organismo vivente a prescindere dalla morte fisica di alcune di loro. LE SORELLE MACALUSO è un film sul tempo. Sulla memoria. Sulle cose che durano. Sulle persone che restano anche dopo la morte. È un film sulla vecchiaia come traguardo incredibile della vita".

(www.quotidiano.net)

 

Da un’intervista con la regista:

 

L’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia di cinque sorelle nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina della periferia di Palermo.

 

Sono passati sette anni d Via Castellana Bandiera. Che hai fatto nel frattempo?

Un sacco di cose, nella vita e nell’arte. Sono una persona diversa, ho adottato un bambino, sono diventata madre, ho fatto tante cose a teatro.

 

Là un romanzo, qui una pièce teatrale: in entrambi i casi poi è arrivato il cinema.

Un passaggio necessario: alcune cose lo richiedono, altre no e meno male, se no sarebbe uno sconfinamento di routine. In Via Castellana Bandiera si andava dal romanzo alla polvere della strada, stavolta un grande approfondimento sul grande tema della vita e della morte, da cui un artista non si allontana mai. Gli oggetti che ci sopravvivono, superare lutti e perdite, mantenere viva la memoria: il tema non finisce mai. Cercavo una casa per questa famiglia: a teatro era come sospesa in una bolla magica, il palcoscenico vuoto, scuro, senza mobili, le sorelle sul proscenio davanti al pubblico. Ho sentito l’esigenza di collocarle nello spazio, di farle vivere. Al cinema la casa diventa la sesta sorella.

 

Prendere domicilio che cosa comporta?

Dà loro un senso di appartenenza dunque un altro linguaggio. Nel film la residenza è marcata da una colombaia sopra la loro testa: all’inizio della loro vita affittano colombi per le cerimonie, nell’arco di ottant’anni non li abbandonano mai. Solo che i colombi tornano sempre alla loro colombaia, dunque abbiamo dovuto girare le scene in una colombaia vera, che poi abbiamo collocato con gli effetti speciali nel film solo in post produzione.

Una metaforica spada di Damocle sulle sorelle?

Sì, non lasciare questa casa come i colombi la colombaia. “I colombi sono piccole persone”, per dirla con Anna Maria Ortese.

 

Storia di donne, un’altra volta.

Mi riallaccio alla storia della mia vita: sono stata circondata da donne che hanno diretto la famiglia. Nonne e zie che tenevano le redini, eppure non erano quasi mai riconosciute. Lo faccio io ora: quando senti una voce nell’infanzia è per tutta la vita, torna sempre.

 

Non c’è un affondo contro il patriarcato, bensì un controcampo sul matriarcato.

È proprio così, non c’è denuncia né provocazione e spero che LE SORELLE MACALUSO venga visto dagli uomini. Le sorelle non hanno un padre ma, alla fine della loro vita, hanno tratti d’uomo, somigliano a un padre mai visto; le donne si identificheranno con le bambine che furono nelle stanze dell’infanzia, ma vorrei che a vedere questo film venissero soprattutto gli uomini. Non è un film traumatico, è tutto semplice, naturale.

 

Nel cast, a parte Donatella Finocchiaro, non ci sono nomi noti.

Cercavo l’amalgama, la coralità: dodici attrici per quattro personaggi, nessun trucco per l’invecchiamento. Cinque bambine, poi una muore, quattro adulte a trent’anni, nell’ultima fase solo tre. Il tempo è il grande chirurgo dei corpi, col cinema puoi convincere lo spettatore a non occuparsi della somiglianza ma di assistere alla metamorfosi del tempo, agli accadimenti della vita: noi non siamo le stesse persone.

 

A differenza di Via Castellana Bandiera, stavolta non recita.

Allora fu la mia supplenza, qui non avevo nessuna intenzione di esserci: non volevo dei nomi ma delle persone e le ho trovate. Ho provato tanto, ho lavorato con le attrici in modo a volta fastidioso: non mi sopportavano più ma il risultato è notevole.

 

Nel suo esordio due personaggi erano diretti a un matrimonio, qui i colombi impiegati ad hoc: che rapporto ha con le cerimonie?

Palermo è sempre cerimoniosa, i matrimoni così esagerati ché la gente lo deve sapere: azione, colombi, personalmente un viaggio per un matrimonio non l’ho mai fatto. Ma nei miei spettacoli metto sempre le donne vestite da sposa.

 

È in gara con altre sette registe.

M’interessa molto, solo mi dispiace sia considerata una notizia: dovrebbe essere una cosa ordinaria, invece è straordinaria.

 

(Vivilcinema 2-3-4/2020)