Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Miss Marx

Regia: Susanna Nicchiarelli

INTERPRETI: Romola Garai, Patrick Kennedy, Felicity Montagu,

Oliver Chris, Emma Cunniffe, Karina Fernandez, Katie Mcgovern,

 David Traylor, George Arrendell, Christoph Hülsen

SCENEGGIATURA: Susanna Nicchiarelli

FOTOGRAFIA: Crystel Fournier

MONTAGGIO: Stefano Cravero

MUSICHE: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, Downtown Boys

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

NAZIONALITÀ: Italia, Belgio, 2020

DURATA: 108 min.

 

In Concorso alla Mostra Internazionale d'arte Cinematografica di Venezia, 2020

Eleanor detta Tussy è "la più coraggiosa" delle tre figlie del filosofo e teorico politico tedesco Karl Marx. È lei che ne porta avanti l'eredità, anche perché una sorella, Jenny, è morta poco prima del padre, e l'altra, Laura, si è trasferita in Francia. Ma sono soprattutto l'intelligenza e l'indole combattiva di Eleanor a fare di lei la persona più adatta a tenere viva la fiamma del pensiero paterno. Dunque è lei a battersi per i diritti dei lavoratori, le pari opportunità nell'ambito dell'istruzione e il suffragio universale, nonché contro il lavoro minorile. Ma nella vita privata Eleanor non è così lucida e determinata: il suo compagno di vita, Edward, è infatti uno spendaccione fedifrago di cui lei non sa liberarsi.

MISS MARX sceglie fin da subito un doppio registro narrativo: quello pubblico, che riguarda l'attività intellettuale e politica della protagonista, e quello privato, che ne rivela l'indecisione nel porre fine ad una relazione tossica.

Le scelte di regia di Susanna Nicchiarelli sono altrettanto coraggiose di quelle filosofiche e sociali di Eleanor Marx: cesure temporali che eliminano il superfluo e si concentrano sui momenti salienti, spesso rivelatori, della vita della protagonista, che enuncia le sue deduzioni (o illuminazioni) come analisi storico-sociologiche, guardando in camera, alla maniera de Il mestiere delle armi. La crudeltà di certe scelte dettate dal contesto economico e politico nonché dal costume dei tempi, specialmente riguardo alle donne, ricorda invece quella di L'età dell'innocenza o di Una vita, per restare in epoca ottocentesca.

Nicchiarelli rivela anche la stessa lucidità e la stessa spavalderia di Greta Gerwig nel riassemblare Piccole donne sulla base di una diversa necessità narrativa, e con Gerwig Nicchiarelli condivide un certo gusto pittorico postmoderno applicato ad un'epoca passata, e sottolineato da una scelta musicale che comprende la rilettura punk rock di brani celebri ad opera dei gruppi 'Gatto ciliegia contro il grande freddo' e 'Downtown Boys'.

La composizione dell'immagine, complici le scenografie di Alessandro Vannucci e Igor Gabriel e i costumi di Massimo Cantini Parrini, è magnifica e ha una potenza estetica non comune. E l'inserimento dei filmati d'archivio testimonia come certe realtà non siano il frutto di un'esagerazione drammaturgica ma una realtà storica documentata.

 (www.mymovies.it)

 

Un primo piano molto ravvicinato, poi la camera allarga l’inquadratura e passa dal viso di una donna a dare la dimensione di quanto la sua voce, nel frattempo forte e chiara, sia rivolta a un nutrito numero di persone, familiari e compagni di lotta politica e civile. Parole ascoltate in un evento pubblico, questa volta un funerale, uno di quelli che scandiscono la vita di Eleanor Marx, figlia minore di Karl, nell’affresco biografico di una donna eccezionale come le sue contraddizioni che la regista italiana Susanna Nicchiarelli racconta in MISS MARX.

Il carisma è chiaro quindi dal primo istante, dopo ne seguiranno molti, per la preferita pargola del barbuto filosofo, economista, giornalista, politologo e molto altro, che cambiò il mondo nei decenni successivi alla sua morte teorizzando quel movimento noto come comunismo. Mentre scriveva Il Capitale, la sua opera definitiva, teneva fra le gambe la piccola Eleanor, unica figlia suddita a tutti gli effetti dell’Impero britannico, nata nel 1855. Mentre il suo sodale de il Manifesto, Engels, si dimostra in questa storia qualcosa di più che un compagno di idee politiche, ma anche un vero familiare aggiunto, una spalla anche economica cruciale per i Marx.

In un film costruito sulle contraddizioni della sua protagonista, ancora più evidenti se viste con gli occhi di oggi, sono ben evidenti anche quelle di un’élite borghese se non nobile, con case ben arredate e qualche traccia di sangue blu, a guidare il popolo definendolo proletariato e dicendogli cosa avrebbe dovuto fare. Una battaglia, quella socialista, che Eleanor porterà avanti, almeno fino a che la curatela delle opere del padre glielo consentirà, oltre a un amore per le arti, in particolare la letteratura (tradusse per prima Madame Bovary in inglese), e il teatro (la stessa cosa fece per Ibsen). Si cimentò anche con la recitazione, oltre che da drammaturga. Divisa fra le arti e la politica, quindi, perfetto soggetto per il cinema, secondo alcuni ancora capace di cambiare il mondo, per altre vie rispetto alla politica.

Un socialista e uomo di teatro era anche il suo grande amore, Edward Aveling, quello che fece emergere l’umana fragilità della donna, nell’intimità innamorata senza poter discernere usando la ragione, troppo presa dal sentimento. Mai sposati, perché lui lo era già, teorizzava l’amore libero e le mani bucate negli investimenti, troppo preso dalla sua arte e dall’impegno per sistemare le entrate con le uscite, facendosi con il tempo una nomea non certo nobile fra i compagni.

Personaggi solitari, avanguardie per ora sparute a rivendicare un movimento di massa, un nascente sogno politico per molti versi rivoluzionario e moderno, ma per altri, come per la visione del ruolo della donna, talvolta desolatamente conservatore, quantomeno nella realizzazione pratica di nobili parole. Un passaggio, quest'ultimo, notoriamente complesso per la storia del movimento comunista, mentre riguardo al peso delle donne fra i dirigenti, la dimostrazione pratica della contraddizione giunge in un’altra scena in cui la Marx parla in pubblico. Un comizio femminista pieno di passione, scandito da un palco in cui si svelano accanto i suoi compagni di lotte: tutti uomini, anziani e barbuti sosia del padre di Karl. Proprio sulle continue contrapposizioni di estremi, non sempre esplosi, ma sempre mostrati come tali, la Nicchiarelli procede nel racconto di questa donna, splendidamente interpretata da Romola Garai. 

 

Libertà dai legami, carisma pubblico e debolezze private, esorcizzate nella bella colonna sonora da momenti musicali punk graffianti che fanno quasi da coro greco interiore della Marx. Dinamiche ancora attuali da leggere con attenzione, evitando di incorrere nell’anacronismo, non considerandoli personaggi della loro epoca. Vorrebbe dire sminuirne la portata d’innovazione, quel seme di cambiamento sociale che in seguito cambiò il mondo, senza riuscire a cambiare però il rapporto e il disequilibrio fra i sessi nella quotidianità domestica e sociale, nelle case private e nelle camere da letto.

(www.comingsoon.it)

 

'Miss Marx' è il quarto lungometraggio scritto e diretto da Susanna Niccharelli, dopo Cosmonauta, La scoperta dell'alba e Nico, 1988. La scelta di dedicare un film a Eleanor Marx nasce soprattutto da un'osservazione: "Ai miei occhi", ha dichiarato Nicchiarelli, "Eleanor impersona la contraddizione tra ragione e sentimento, anima e corpo, emozioni e controllo, romanticismo e positivismo, femminilità e mascolinità. Le sue contraddizioni sono le stesse della vita vera e, come tali, non possono che restare irrisolte e irrisolvibili. Con il film, in ogni suo aspetto, ho cercato di mettere in scena proprio queste contraddizioni". Ecco dunque la sua signora Marx, convinta femminista e insieme incatenata a una relazione che la pretende succube, paladina della libertà e al contempo incapace di essere davvero libera.

 

(https://www.quotidiano.net)

 

Ma il tratto stilistico più appariscente di MISS MARX si nasconde nei suoi anacronismi: forse per evidenziare maggiormente l’attualità della vicenda, la regista inserisce nel film brani musicali moderni, sia del gruppo con il quale abitualmente lavora (i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, nome lungo e invero bizzarro) sia di un gruppo punk-rock americano, i Downtown Boys, che nel 2015 hanno pubblicato un lp intitolato “Full Communism”.

Su uno di questi brani, che quindi diventa “interno” al film, l’attrice Romola Garai si esibisce in un balletto solitario in purissimo stile “pogato”. È un’operazione analoga a quella tentata da Sofia Coppola in Marie Antoinette, e l’intento è evidente: avvicinare i personaggi storici alla nostra modernità.

I momenti in cui Eleanor Marx è, per così dire, uscita dallo schermo per venire verso di noi spettatori ci sono però sembrati altri: il monologo iniziale, con Romola Garai che guarda in macchina, e che capiamo essere l’elogio funebre alle esequie del padre; o la brillante idea di inquadrare Eleanor e Edward, in campo ravvicinato, che si dicono cose terribili sul proprio legame e poi farci scoprire, allargando l’inquadratura, che stanno recitando un brano di “Casa di bambola” di Ibsen.

Miss Marx è un esempio di film su un passato (fine ‘800) che funziona meglio finché il presente non vi fa irruzione. “Assandira” è invece un film che mescola passato e presente in modo artisticamente azzeccato.

 

(www.strisciarossa.it)