Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

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Molecole

Regia: Andrea Segre

FOTOGRAFIA: Matteo Calore, Andrea Segre

MONTAGGIO: Chiara Russo

MUSICHE: Teho Teardo

DISTRIBUZIONE: ZaLab in collaborazione con Lucky Red

NAZIONALITÀ: Italia, 2020

DURATA: 68 min.

 

Film di pre-apertura della Mostra del cinema di Venezia, 2020

Andrea Segre a febbraio 2020 è a Venezia, città d'origine di suo padre Ulderico, per girare un documentario e lavorare su un'opera teatrale che affrontino due temi molto importanti per la città: il turismo e il fenomeno sempre più ricorrente e devastante dell'acqua alta. La pandemia lo blocca in città e ne muta i piani. Ne nasce un film in cui la figura paterna diviene dominante.

Le palafitte su cui si reggono gli edifici di Venezia non sono ovviamente visibili dalla superficie. Andrea Segre ha delle palafitte interiori che progressivamente emergono in questa opera non programmata e, forse proprio per questa ragione, molto partecipata.

Le palafitte interiori di Segre sono quelle su cui si è retto un complesso rapporto con il padre fatto più di silenzi che di parole, segnato da una malattia e marcato dalla sua professione di fisico chimico studioso delle molecole. Ecco che queste particelle invisibili ma fondamentali (come le palafitte veneziane) divengono l'elemento paragonabile a quel virus che spinge il regista (ma soprattutto il figlio) ad andare a cercare, in una Venezia ancor più affascinante del solito perché deserta, le radici di un rapporto con il genitore e, per suo tramite, con la città.

Segre ce la fa attraversare accompagnati da chi ci vive, ne conosce i problemi ma non intende lasciarla come tanti hanno fatto. Ci mostra una Venezia finalmente 'liberata' dal suo problema maggiore, il turismo di massa, che però ora si trova immersa in un silenzio quasi irreale e, se non prova nostalgia del recente passato, avverte almeno un certo stupore che resta in attesa di una maggiore focalizzazione.

 

Quella che invece progressivamente si afferma si realizza con un padre rievocato con immagini da film amatoriale la cui vita viene rivisitata con il bisogno di capire e penetrare il senso intimo di quell'invisibilità che permea non solo la materia ma anche le relazioni umane.

 

(www.mymovies.it)

 

(…) MOLECOLE è un omaggio alla natura così sfacciata che da secoli convive con difficoltà con la città lagunare, ma anche al padre, fisico impegnato proprio a studiare quelle minuscole particelle. Il film diventa quindi l’occasione per Segre di elaborare un rapporto irrisolto, non solo con Venezia, ma anche con il padre, nato e cresciuto a due passi da San Marco e spostatosi a Padova proprio con la nascita dei figli. Ma questa è solo una delle “molte cose che ho scoperto solo dopo la sua morte”.

Un viaggio nella splendida città sempre più vuota, con un’atmosfera che ricorda La peste di Camus, autore preferito del padre. Insieme a vogatrici e scienziati, testimoni locali e veneziani doc, Segre ci conduce in un momento unico della storia, in cui le onde si sono placate insieme all’invasione dei turisti, senza grandi navi pronte a violare il paesaggio di San Marco. Canali vuoti, ma spettrali. Lo ha fatto rimanendo bloccato con la famiglia in un appartamento dello zio alla Giudecca, vivendo la quotidianità recluta di una città sospesa, finendo per rimpossessarsene.

Ma già prima, nel novembre 2019, l’autore ha sentito il richiamo della straordinaria ondata di acqua alta, visitando una città che mai come in quei momenti si è dimostrata fragile, proprio come il padre malato gravemente al cuore, fin da piccolo destinato a morire per il cedimento del più cruciale degli organi. Venezia gli appare, in quei giorni, grondante “solitudine, era sola in quel vuoto che aveva iniziato a catturarmi. Una solitudine che ti può tenere in vita." Un vuoto che il regista riempie con la figura del vero protagonista del film, Ulderico Segre, attraverso filmati in super8 e dei viaggi, a lui sconosciuti, in un passato dai tratti dell'epopea avventurosa, almeno agli occhi di lui bambino, sulle note di una colonna sonora quasi sospesa nel tempo di Teho Teardo.

Il film più intimo e personale di Andre Segre, su questo non c’è dubbio, ma MOLECOLE è anche il tentativo di catturare la natura complessa di una città sospesa fra forze e debolezza, splendore e decadenza, “che per Venezia non sono opposti”, in un contesto in cui la natura cerca un impossibile equilibrio fra vita e morte, rivendicando una fragilità che somiglia a quella che il figlio ora vede chiaramente nel padre che non c’è più. Un sorprendente ritratto intimo che assume i contorni di una riflessione universale sul tempo che passa, sui rimpianti e sulla materia di cui sono fatte le vite di ognuno di noi, molecole sempre in movimento, spesso incapaci di fermarsi per ascoltarsi e conoscersi veramente.

 

(www.comingsoon.it)

 

 

L’incendio di Smirne, il massacro dei greci da parte dei turchi. Un fantasma che aleggiava su Indebito del 2013. La musica era parte di una memoria dolente, disperata. La potenza del ricordo ha sempre attraversato il cinema di Andrea Segre. E in MOLECOLE, evento di preapertura della Mostra di Venezia, si manifesta come una necessità di riconciliazione con il passato.

Segre realizza il suo documento più intimista, in cui si mette a nudo, in prima linea. La sua voce ci guida per tutto il viaggio, Venezia diventa il riflesso del suo rapporto col padre: vicino, lontano, domande che non potranno essere mai poste, rimaste irrisolte.

Il regista, isolato dal lockdown nella sua Venezia, unisce lo sguardo personale a quello di studioso di etnografia, attento allo spazio in cui si vive. Si fa “migrante” nel suo incontro/scontro con la città, nella sua difficoltà di sentirsi parte del sistema, nel suo bisogno di poterne uscire. La questione diventa: si può odiare il luogo che ci protegge? Capirlo? A rispondere sono i più coraggiosi.

Nonostante l’acqua in casa per cinquanta giorni all’anno, una coppia non vorrebbe mai abbandonare Venezia. Una vogatrice le dichiara la sua passione lungo i canali, mentre incombe l’ombra della pandemia. Le immagini del capoluogo deserto sono uniche, la Laguna è piatta come uno stagno. Ed è qui che si torna alla desolazione dell’anima, alle assenze che ci accompagnano in eterno dopo un lutto.

 

Le molecole del titolo sono quelle che “compongono” il Covid-19, ma siamo anche noi, soli per le strade, quando il contatto umano ci viene negato. Nella sua semplicità, MOLECOLE è una ricerca di senso che forse non è mai stata così attuale, impreziosita dai notevoli componimenti di Teho Teardo. È una traversata nei segreti di famiglia, nelle fondamenta di un luogo sempre in equilibrio sull’acqua. È l’altra faccia della cronaca, dei numeri della pandemia. È il silenzio.

Andre Segre lo spiegava già nel 1999, con Berlino ’89-’99 – Il Muro nella testa. Il Muro non era solo una questione fisica, ma anche mentale. Allo stesso modo Venezia non è fatta dei suoi sontuosi palazzi, delle orde di turisti. Ciò che vediamo a occhio nudo spesso non svela la verità. Bisogna andare oltre, da Piazza San Marco ai legami più stretti, alle emozioni. Per non essere più molecole solitarie, ma sostanze unite dalla consapevolezza.

 

(www.cinematografo.it)

 

NOTE REGIA - Andrea Segre

"Per fare un film bisogna pensarlo, scriverlo, organizzarlo, girarlo. Per MOLECOLE non c'è stato nulla di tutto ciò. Non mi sono nemmeno accorto di girarlo. L'ho vissuto ed è uscito da solo, in un tempo e una dimensione che non potevo prevedere e che non ho saputo contenere. MOLECOLE è sgorgato. Come l'acqua.

In un vortice di vuoti e scomparse, di silenzi e paure, ma anche di epifanie e sorrisi.

Parole, volti, foto, incontri e memorie: non ho potuto controllare nulla di tutto ciò, ho solo avuto la sensazione che non potevo andarmene e lì sono rimasto.

In un tempo che si è annullato, in uno spazio che si è sospeso. Come un miracolo contemporaneamente reale e surreale. Un incontro con ciò che non potevo non incontrare, ma che non sapevo di star incontrando. Come le molecole, la materia di cui tutti siamo fatti, ma che non possiamo vedere.

Io non sono veneziano. Mio padre era veneziano, ed era un fisico-chimico.

Studiava i movimenti delle molecole, i piccoli elementi della materia che non vediamo ma che determinano l'evoluzione delle nostre vite. Spesso in modo imprevedibile.

Come il virus che ha bloccato il mondo nell'inverno 2020 e che d'improvviso, mentre stavo girando per un altro progetto, mi ha consegnato ad una Venezia solitaria e magica, dove senza accorgermene ho potuto ricontrare mio padre e capire cosa questa sua città fragile e potente può insegnare."

(www.movietele.it)