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Elenco schede film

Nomad - In cammino con Bruce Chatwin

Regia: Werner Herzog

SCENEGGIATURA: Werner Herzog

FOTOGRAFIA: Louis Caulfield, Mike Paterson

MONTAGGIO: Marco Capalbo

MUSICHE: Ernst Reijseger

DISTRIBUZIONE: Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema

NAZIONALITÀ: Usa, 2019

DURATA: 85 min.

Durante gli ultimi anni della vita di Bruce Chatwin il regista tedesco Werner Herzog ha collaborato con lo scrittore inglese ad alcuni progetti e fra i due è nata un'amicizia istintiva e profonda. In NOMAD Herzog ripercorre le tracce dei pellegrinaggi che Chatwin ha compiuto alla ricerca dell'anima del mondo, attraversando continenti con l'inseparabile zaino di pelle sulle spalle: quello zaino che ora appartiene a Herzog, e che diventa il terzo protagonista del film.

 NOMAD ci porta con sé alla ricerca del brontosauro, in Patagonia, davanti al relitto di una nave "fitzcarraldiana" a Punta Arenas, a Silbury Hill, nell'entroterra australiano e dentro caverne preistoriche o cimiteri indigeni: "luoghi in cui i nostri percorsi si sono incrociati, o che avevamo esplorato indipendentemente l'uno dall'altro", come ricorda il regista.

Percorsi che, nei romanzi di Chatwin, "creano racconti mitici nella forma di viaggi della mente", scandagliando incessantemente "la natura dell'esistenza". Oggetti che, allineati nella vetrina delle curiosità composta da Herzog, consentono di risalire alle loro origini come faceva Chatwin, che da una pelle di brontosauro ricostruiva un'era scomparsa da millenni: fra tutti i taccuini dello scrittore, vere e proprie cosmogonie universali. Herzog arricchisce le immagini con le parole dei libri letti dallo stesso scrittore o dal regista, nel suo inconfondibile accento teutonico, e con le testimonianze di biografi, antropologi, archeologi e della vedova di Chatwin, Elizabeth, fervente cattolica con la capacità più autenticamente cristiana della tolleranza.

Nel suo tipico stile documentario Herzog appare spesso in scena, posiziona gli oggetti a favore di camera e impartisce istruzioni agli intervistati, per non farci mai dimenticare che ciò che vediamo è filtrato dal suo punto di vista. Ma lo scrittore e il regista erano davvero spiriti affini, due nomadi convinti che "il mondo si rivela a chi lo attraversa a piedi, credendo nel potere del cammino", sempre in cerca di quelle forze magnetiche che attraversano l'universo e di un equilibrio interiore da rinegoziare continuamente, l'unico modo di rimanere vivi fino all'ultimo: come ben sanno quelle popolazioni erranti che cominciano a morire quando diventano stanziali.

 

Pochi registi raccontano la pietra, il ghiaccio, gli animali fantastici e le tribù millenarie, le bizzarrie del mondo e i paesaggi squilibrati come Werner Herzog. Pochi sanno commuoverci senza farci versare una lacrima, come del resto fa anche lui, "affettuoso e distaccato" (così lo descriveva Chatwin) al ricordo degli ultimi giorni del suo amico malato, "l'unica persona con cui potevo avere una conversazione sull'aspetto rituale del camminare". Pochi sanno trovare le connessioni segrete fra Paesi, popoli, testi, artefatti: come faceva Chatwin, che "era Internet prima che Internet esistesse". E per tutta la narrazione Herzog tiene teso il filo fra la curiosità di un regista eternamente affascinato dai misteri e il rispetto per ciò che "non è fatto per essere filmato".

NOMAD, come i romanzi di Chatwin, va alla ricerca dell'"essenza della vita e la possibilità di diventare umani", ci prende per mano e prosegue per suoni e immagini il percorso dello scrittore tramandando la sua storia, "tenendo insieme la terra" e continuando il suo canto.

(www.mymovies.it)

 

Amici, ma anche l'uno l'influenza dell'altro: le opere prime di Hezog sono state un punto di partenza per la stesura di molti testi di Chatwin, mentre i romanzi del letterato hanno ispirato alcuni film herzoghiani, ne è un esempio Cobra Verde, tratto dal romanzo Il viceré di Ouidah. Non solo un sodalizio artistico ha legato i due, ma anche una comune passione per la vita nomade e il desiderio di sapere, conoscere ed esplorare. Una narrazione in pieno stile Herzog, quella del film, che in otto capitoli ripercorre i luoghi della vita di Chatwin e incontra gli amici, la moglie Elizabeth e il suo biografo, Nicholas Shakespeare. Un percorso che intreccia l'arte con la sfera personale per consegnare il ritratto dell'uomo che ha reinventato la letteratura di viaggio nel Novecento. Si va dalla Patagonia alle Black Mountains in Galles, fino all'arido Outback australiano, mentre la voce dello stesso Herzog racconta i paesaggi mostrati, spesso con le parole dello stesso Chatwin, leggendo estratti dei suoi scritti. L'interesse dello scrittore per la vita nomade viene da un'ossessione, data dall'irrequietezza e provocata dal terrore di restare troppo tempo fermi. A questo desiderio di divenire e di movimento si accompagna la passione per le terre perdute, i luoghi ai margini del mondo e un'inesauribile indagine sul bisogno dell'uomo di vagare sin dalla sua venuta al mondo. "Uno scrittore unico, che ha trasformato racconti mitici in viaggi della mente", è così che Herzog ricorda l'amico, rivelando l'intento di non realizzare un biopic tradizionale, ma qualcosa che fosse ispirato a Bruce stesso e narrato come solo il regista utopista sa fare.

(www.comingsoon.it)

 

Da Herzog non ci si poteva aspettare che il suo su Chatwin fosse un film tradizionale, un normale documentario biografico in cui si riassume la vita e l'opera dello scrittore, mescolata agli aneddoti sulla loro conoscenza e la loro amicizia. E difatti NOMAD. IN THE FOOTSTEPS OF BRUCE CHATWIN è qualcosa di molto più ampio e complesso.

Tornando in luoghi che sono stati simbolo del viaggiare e vivere di Chatwin, dalla Patagonia al Ghana, dal Galles all'Australia, e incontrando persone che hanno incrociato la sua strada, Herzog non traccia semplicemente una geografia fisica e esistenziale di Chatwin, ma ne evoca quella interiore, spirituale e forse perfino mistica.

Dice Herzog all'inizio del suo film che quello che Chatwin scriveva andava oltre la realtà, e coglieva qualcosa di psichico, e che i suoi viaggi erano prima di tutto viaggi dell'anima e della mente.

Col suo film vuole fare la stessa cosa, perché è quello che anche lui ha sempre fatto col suo cinema, e perché per lui e Chatwin il camminare che rivela la vera essenza del mondo è anche il girare, in un caso, lo scrivere nell'altro.

Eppure, ecco che NOMAD. IN THE FOOTSTEPS OF BRUCE CHATWIN riesce a travalicare perfino questa sua natura più profonda, per spingersi ancora oltre. Nei tanti passaggi che raccontano gli ultimi momenti della vita dello scrittore, quando già era gravemente malato, così in quelli in cui il regista rievoca alcuni dei tanti momenti in cui sui suoi set le cose si sono fatte difficili e potenzialmente letali, ecco che il film sembra quasi fare della morte (e, quindi, del viaggio della vita) il suo tema centrale.

Viene letto, nel film, quanto scritto da Chatwin dopo essere stato sul set di Cobra verde con Herzog. Definisce il regista un coacervo di contraddizioni, un uomo che "non pare adatto a sopportare le tensioni della vita quotidiana, ma che è perfettamente tranquillo e funzionale in condizioni estreme." Definizione già di per sé meravigliosa.

Poco dopo, ricordando gli ultimi giorni di vita dell'amico, Werner Herzog, l'uomo che ha sfidato la Natura e la follia umana, domando entrambe, svela alla sua stessa macchina da presa una commozione che non riesce a trattenere. La morte, per quanto prematura, non è una condizione estrema; è purtroppo assai più vicina alle tensioni del quotidiano. E perfino l'emblema del gigantismo umano come Herzog è costretto a piegare la testa, e ad aprire il suo cuore e le sue lacrime. Facendo di NOMAD. IN THE FOOTSTEPS OF BRUCE CHATWIN anche un film su di sé.

(www.comingsoon.it)