Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Il meglio deve ancora venire

Regia: Alexandre de la Patellière, Matthieu Delaporte

INTERPRETI: Lyna Khoudri, Shirine Boutella, Amira Hilda Douaouda, Yasin Houicha, Zahra Manel Doumandji,

Marwan Zeghbib, Aida Ghechoud, Nadia Kaci

SCENEGGIATURA: Mounia Meddour Gens

FOTOGRAFIA: Léo Lefèvre

MONTAGGIO: Damien Keyeux

MUSICHE: Rob

DISTRIBUZIONE: Teodora Film

NAZIONALITÀ: Francia, Argentina, 2019

DURATA: 105 min.

 

In concorso nella sezione Un Certain Regard

 al festival di Cannes, 2019

PRESENTAZIONE E CRITICA

Arthur e César sono amici da quando entrambi frequentavano controvoglia lo stesso severissimo collegio. Ma non potrebbero essere più diversi: Arthur è un ricercatore medico puntiglioso e ossessionato dal rispetto delle regole; César è un guascone imprudente e trasgressivo che è appena stato sfrattato da casa sua in seguito alla propria bancarotta. E se Arthur, divorziato con figlia, sta ancora aspettando pazientemente che l'ex moglie torni a casa, César colleziona avventure senza legarsi a nessuna. Per un equivoco, Arthur viene a conoscenza della gravissima condizione medica di César, e César si convince che sia Arthur a trovarsi in punto di morte. Da quel momento i due faranno a gara per realizzare i desideri finali l'uno dell'altro, anche quelli più lontani dal proprio gusto personale: il che ha il vantaggio di sbloccare lo stallo esistenziale in cui si trovavano entrambi.

Il meglio deve ancora venire è scritto e diretto dalla coppia creativa francese formata da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, che avevano già scritto e diretto Cena tra amici (rigirato da Francesca Archibugi come Il nome del figlio) e sceneggiato Mamma o papà? (diventato in Italia il film omonimo diretto da Riccardo Milani). Il genere prediletto di La Patellière e Delaporte è la commedia "alla francese" leggera ma con spunti di riflessione sul presente. E qui si cimentano con due temi importanti: l'amicizia maschile e la malattia. Per la prima mezz'ora la storia fila che è una meraviglia, facendo leva sia sul contrasto fra i due protagonisti che sulla "strana coppia" di interpreti composta da Fabrice Luchini e Patrick Bruel. Le battute sono divertenti, il ritmo è scoppiettante, e il gioco degli equivoci è retto con mano salda. Dopo questo inizio promettente però il film perde la bussola e comincia a smarrirsi tra svolte improbabili e sbalzi tonali, fino a fare ciò che non andrebbe mai fatto, se si sceglie di affrontare un argomento sensibile come la morte: ovvero abbandonare la scena nel momento più difficile - il che, paradossalmente, è proprio il tema dichiarato della storia.

La Patellière e Delaporte pescano tra i recenti successi europei che hanno trattato il tema della malattia e dell'amicizia, da Quasi amici a Truman - Un vero amico è per sempre, ma non hanno né la schiettezza né il coraggio di entrambi: si arrestano infatti sulla soglia del dolore, preferendo guardare a film hollywoodiani come Non è mai troppo tardi per strappare ulteriori risate invece che prendere il toro per le corna. I momenti migliori dunque restano i siparietti comici fra due attori di consumata abilità - molto divertente la scena al ristorante in cui vengono scambiati per una coppia gay: cosa del tutto comprensibile, visto CHE IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE è fondamentalmente un bromance. Ma è difficile dare nuove svolte al tema dell'amicizia maschile a confronto con la morte in chiave agrodolce: bisognerebbe provarci solo sapendo esattamente dove andare a parare, come reggere il timone e regolare la velocità di crociera.

 (www.mymovies.it)

Il cinema italiano e quello francese hanno dialogato per decenni mettendo in comune talenti, coproducendo film di grande qualità in cui erano presenti i grandi interpreti delle due cinematografie. Quante “coppie miste” su grande schermo abbiamo applaudito e rimpiangiamo. Per avere successo, poi, è bene che siano coppie complementari, con caratteri diversi e in grado per questo di combinarsi bene, magari dopo un primo momento di ostilità. Si cimentano con questo specifico filone di buddy movie all'europeo gli sceneggiatori e registi Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte, da vent’anni a loro volta coppia vincente del cinema francese di commedia. Sono loro piccoli gioielli come Una cena tra amici, poi rifatto da Francesca Archibugi, o la serie Papa ou maman, di cui è stato realizzato un remake nostrano non indimenticabile.

La coppia de IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE è ben assortita, formata com’è da Fabrice Luchini, bloccato, ma responsabile, e incapace di comunicare, e Patrick Bruel, mai cresciuto, che si gode la vita senza pensare al domani. Un’amicizia neanche più molto alimentata, ora che sono più che cinquantenni e vivono a Parigi, ma solida come una quercia perché poggia sulle radici di un’infanzia condivisa in un rigoroso collegio di provincia. Possono non vedersi per molto tempo, non avere molto da dirsi, ma se uno ha bisogno dell’altro basta alzare il telefono e la risposta è sempre pronta. Un equivoco di quelli enormi porta uno a pensare che l’altro ha un cancro in fase terminale, con pochi mesi ancora da vivere. Le cose sono più complesse di così, ma paradossalmente la dinamica regge dal punto di vista narrativo, visto che in fondo non servirebbe dire la verità, se non a rovinare le ultime settimane di vita

Il tempo che rimane, potrebbe essere il titolo, non certo originale, se fosse un dramma sulla malattia, ma IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE, come suggerisce il titolo, preferisce concentrarsi sul presente, sulle cose da fare prima di morire, sulla lista dei desideri più sfrenati, la Bucket List americana. Ma se fosse solo questo allora sarebbe una commediaccia superficiale, invece Delaporte e de la Patellière costruiscono una storia per niente patetica o ricattatoria, che usa la malattia come un espediente per raccontare un sentimento potente come l’amore, “ma che ha il vantaggio di essere certo”: l’amicizia. In fondo ne sanno bene qualcosa i due registi, che lavorano ogni giorno da vent’anni per creare storie, o, come dicono loro, “abbiamo scelto il cinema rispetto alla psicanalisi perché ci si diverte di più e si vivono tante vite diverse”.

Vite diverse come quelle che due attori come Luchini e Burhel cono abituati a vivere, dimostrando in questo film un punto di contatto fra opposti sorprendente. Sono diversi eppure credibili, come amici per la vita, quanto sono goffi nel raccontarsi delle verità nascoste o si commuovono nel dirsi quanto sono importanti l’uno per l’altro, ma in maniera rigorosamente virile, per telefono e di notte, senza guardarsi negli occhi.

Sono loro, insieme alla trovata che pone la loro amicizia di fronte alla prova della menzogna a fin di bene, a dare un tocco di novità a un canovaccio che altrimenti sarebbe molte volte visto, e decisamente poco originale. IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE è a suo modo una storia d’amore, il sentimento più nobile e liberamente declinabile che esiste, che lotta contro il tempo per sistemare equivoci passati e rapporti irrisolti che bloccano la digestione da troppi anni.

(www.comingsoon.it)

 

(…) Il gioco di equivoci genera una serie di vicende surreali, che andranno a coinvolgere tutti coloro che li circondano. La sceneggiatura è brillante, così come l’interpretazione dei due mattatori, che sono in perfetta sintonia. Una serie di trovate non fa mai scendere la tensione e chiude perfettamente il cerchio. La leggerezza domina la prima parte, per cedere poi il passo a note più tristi ma mai melense. Il film si chiude, infatti, con l’ultimo regalo di César all’amico che riuscirà a uscire dalla solitudine e ritrovare un nuovo amore.

É dedicato virtualmente all’attrice Valérie Benguigui scomparsa recentemente e da loro diretta in “Cena tra amici” questo film eccellente di due cineasti campioni nel genere della commedia. Del resto, anche gli attori Patrick Bruel e Fabrice Luchini sono una coppia perfetta per una pellicola che riesce a far ridere e piangere al tempo stesso.

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE è uno di quei titoli che lascia qualcosa nello spettatore per l’altissimo livello del cast, della regia e della sceneggiatura. Da non perdere con un Fabrice Luchini a livelli mai raggiunti prima.

(www.ecodelcinema.com)