Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Una classe per i ribelli

Regia: Michel Leclerc

INTERPRETI: Leïla Bekhti, Edouard Baer, Ramzy Bedia, Tom Lévy, Baya Kasmi, Eye Haidara, Oussama Kheddam, Laurent Capelluto, Claudia Tagbo, Michèle Moretti, Jacques Boudet, Sarah Le Picard

SCENEGGIATURA: Baya Kasmi, Michel Leclerc

FOTOGRAFIA: Alexis Kavyrchine

MONTAGGIO: Christel Dewynter

MUSICHE: Guillaume Atlan

DISTRIBUZIONE: Satine Film

NAZIONALITÀ: Francia, 2019

DURATA: 103 min.

Sofia, brillante avvocato di origine magrebina, e Paul, batterista di un gruppo anarco-punk, si trasferiscono in una casetta con giardino nella periferia parigina, a Bagnolet, col sogno di dare il meglio a loro figlio Corentin: una scuola pubblica, democratica e multiculturale. Quando, però, gli altri genitori cominciano a spostare i figli in un istituto privato, isolando sempre più il loro piccolo, la scelta di Sofia e Paul diventa una difficile scelta di resistenza, e tutto e tutti sembrano allearsi per metterla sempre più in crisi.

Il regista Michel Leclerc e la sceneggiatrice Baya Kasmi sono partiti dalla loro esperienza di genitori nella stessa Bagnolet, ai tempi dell'attentato alla sede di Charlie Hebdo, per immaginare un'escalation tragicomica in cui l'ideale di sinistra di accoglienza e rispetto delle idee altrui dà luogo ad una deriva del politicamente corretto e ad un labirinto di tabù e contraddizioni tali da mettere in ginocchio anche gli esponenti più laici e progressisti della generazione dei quarantenni con figli. Il tocco di classe, che avevamo già apprezzato in Le nom des gens, è chiaramente il punto di vista interno, e mai dall'alto o giudicante. Paul e Sofia sono personaggi emblematici dei dilemmi e delle incoerenze del nostro tempo, in quanto coppia mista, di sinistra e benestante, attenta a non escludere ma anche e soprattutto a non essere esclusa, specie se in questione ci sono la felicità del proprio figlio e il suo accesso alle migliori opportunità. Due protagonisti adulti bobò (noi diremmo radical-chic) che non puntano il dito contro i loro vicini diversi - sarebbe troppo facile - ma vengono umoristicamente accerchiati dalle difficoltà pratiche contro cui vanno in fretta a scontrarsi tutti i loro ideali.

Così, quando Corentin torna da scuola e riferisce che il compagno musulmano gli ha detto che chi non crede va all'inferno, Sofia si reca della mamma del compagno di suo figlio per chiarire la questione, ma si ritrova di fronte allo specchio infrangibile del suo stesso pensiero: quello secondo cui un buon genitore deve insegnare al proprio bambino a dire sempre la verità, per quanto spaventosa possa suonare. Mentre gli adulti si affannano a fare i conti con le esigenze della tolleranza, il revisionismo del proprio passato e i paradossi dell'invenzione di un linguaggio che non offenda nessuno (esilarante il personaggio della maestra, angosciata e incomprensibile) i piccoli stanno guardare, riflettendo le loro assurdità e raddoppiando l'effetto comico.

A metà strada tra l'inarrivabile raffinatezza della coppia Jaoui-Bacri e la commedia francese nazionalpopolare, UNA CLASSE PER I RIBELLI imbocca la strada giusta: quella in cui si ride per non piangere, ma anche per imparare a prendersi meno seriosamente e a ristabilire le priorità e il necessario equilibrio, a partire da quello delle mura scolastiche.

(www.mymovies.it)

 

(…) Con la direzione della fotografia di Alexis Kavyrchine, le scenografie di Mathieu Menut e i costumi di Elfie Carlier, UNA CLASSE PER I RIBELLI è stato così presentato dal regista: "Una classe per i ribelli lascia intendere sin dal titolo la sua volontà di occuparsi di classi sociali, sistemi di valore e conseguenti tensioni. Da sempre, la scuola pubblica si basa sul principio dell'inclusione, accogliendo tutti i bambini senza alcuna distinzione di ceto, religione o razza. Negli ultimi anni, però, le scuole private hanno preso campo generando una sorta di divario, sempre più ampio, tra due diversi tipi di scuole: quella pubblica per i "poveri" e quella privata per i "ricchi". Ciò ha finito inevitabilmente per creare spaccature in seno alle comunità e amplificare tensioni sociali forse mai del tutto sopite. Si tratta di qualcosa, secondo me e secondo la cosceneggiatrice Kasmi (mia compagna di vita), di molto preoccupante e ho voluto indagarne le ragioni. Perché i genitori scelgono di mandare i loro figli nelle scuole private? Quali pregiudizi si portano dietro? A quali conseguenze espongono i figli e di riflesso coloro che li circondano?".

"Come Sofia e Paul - ha proseguito Leclerc - anche io e Baya abbiamo vissuto a Bagnolet per dieci anni in una piccola casa con annesso un giardino. Quando nostro figlio ha cominciato ad avere problemi a scuola, siamo precipitati in uno stato di grande angoscia ponendoci diversi interrogativi. Era il 2015 e la scuola era la Jean Jaurés, la stessa in cui abbiamo girato il film. Se c'è in UNA CLASSE PER I RIBELLI una scena che fa riferimento a qualcosa che ci è accaduto allora è quella in cui il direttore della scuola riceve i due genitori e mostra il suo super "piano di laicità", due fotografie in croce che dovrebbero secondo lui risolvere i problemi. Per me, che sono figlio di insegnanti, la scuola pubblica è importante e forse anche di più. Mia madre era orfana ma ha potuto grazie alla scuola pubblica crescere e inserirsi socialmente. A differenza di allora, le scuole pubbliche di oggi hanno molti problemi da affrontare ma i mezzi messi a disposizione degli insegnanti sono pochi: tocca loro trovare una soluzione e fare ciò che possono".

(www.filmtv.it)

 

La lotta di classe oggi non si combatte più nelle piazze e nelle fabbriche, ma nelle scuole. Quelle pubbliche, naturalmente, vittime dei tagli al bilancio, veri centri multiculturali e eterogenei, nonché luoghi perfetti per far scoppiare le contraddizioni di due idealisti come Sofia e Paul. (…) “Abbiamo fatto un film per provare a districare dei sentimenti confusi - racconta il regista Michel Leclerc - Per provare a fare qualcosa di corretto, a volte è necessario uscire dal realismo, dagli schemi. L’importante è il punto di vista. Il realismo non è una mia preoccupazione, la correttezza sì. In una commedia possiamo sovrapporre vari punti di vista e lasciare che sia lo spettatore a farsi una sua opinione. In più, ho voglia di far divertire le persone, di trasformare la pesantezza in leggerezza”.

Ed è la leggerezza la qualità prima di UNA CLASSE PER I RIBELLI, una commedia brillante e intelligente che riesce a trattare temi importanti e attuali - come l’integrazione e la religiosità - con levità e ironia. Leclerc è bravo a dettare i tempi del racconto, alternando momenti di puro divertimento (a tratti anche surreale) a altri dove la tenerezza prende per mano l’umorismo. E sono bravi anche gli interpreti: Baer (Pollo alle prugne) a scrollarsi di dosso il ruolo di seduttore classico del cinema francese per indossare i panni stropicciati dell’utopista in perenne lotta col sistema; e Leila Bekhti (7 uomini a mollo), bobò (bourgeois-bohemiens, il radical chic alla francese) suo malgrado. Se proprio volessimo essere pignoli, forse la storia è infarcita di tante, troppe, suggestioni (a quelle elencate precedentemente si possono aggiungere anche la difficoltà di essere genitori e cosa significhi oggi essere di sinistra), ma Leclerc è agile a muoversi e a non rimanerne mai impigliato.

(www.cinetvlandia.it)

 

Il film di Leclerc parte con tutti i toni della commedia. Il padre Paul è il batterista del gruppo punk Amadeus 77 ed è molto radicale nella sua visione anarchica del mondo. Indossa il suo chiodo come una seconda pelle. Sofia è una giovane avvocatessa che è stata assunta in uno studio legale di prestigio. Tutto sembra andare bene nella prima parte del film.

In realtà, è il prologo dell’opera che parte lentamente appena vediamo le difficoltà di adattamento alla scuola pubblica Jean Jaurès di Coco.

La Settima Arte ha sempre trattato il tema scolastico dal punto di vista di ragazzi delle banlieue. In questo caso il piano è ribaltato, il disadattato in questione è “Il bianchetto fragile” figlio di laici. Coco si sente emarginato per non avere alcuna religione e per essere l’unico bianco. Del resto, la soluzione al problema sarebbe trasferirlo alla scuola privata, cosa che crea molti problemi soprattutto al padre, fedele ai suoi principi di sempre. Da questo punto, parte una serie di interazioni con personaggi apparentemente secondari come il preside e la maestra interpretata da una meravigliosa Baya Kasmi.

UNA CLASSE PER I RIBELLI è un film corale che riesce a raccontare lo stato delle cose della Francia dopo l’attentato a Charlie Hebdo, in salsa agrodolce con un notevole bilanciamento dei sapori.

La pellicola nasce dalla storia vera del regista e della sua compagna Baya Kasmi che con lui firma la sceneggiatura di un lavoro complesso che riesce a parlare di integrazione, bullismo, laicità e terrorismo in un mix perfetto.

Il cast è perfetto e sono fantastici Eduard Baer in versione molto insolita, l’intensa Leila Bekhti e il piccolo Tom Levy al suo debutto cinematografico. La sceneggiatura è brillante e che dire del finale scoppiettante e pieno di poesia con un tocco di rosa. Perché sì, UNA CLASSE PER I RIBELLI è un film politico ma è pur sempre una commedia francese in cui il romanticismo non può mancare.

(www.ecodelcinema.com)