Sorry, Baby

Eva Victor

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Sorry, Baby, il film diretto da Eva Victor, racconta la storia di Agnès, una giovane e brillante docente universitaria che vive in una cittadina tranquilla del New England, immersa in una routine fatta di rituali e abitudini rassicuranti. Un evento traumatico, una molestia da parte di una persona fidata, l’ha lasciata sospesa, come congelata nel tempo, mentre intorno a lei il mondo continua a scorrere e trasformarsi. Le persone che la circondano continuano a vivere normalmente. Tra queste c’è Lydie , la sua migliore amica che si trasferisce a New York, mette su famiglia e inizia una nuova vita mentre Agnès resta ancorata a un presente che pesa e a un passato ingombrante. Lydie è il suo punto fermo, un rifugio fatto di silenzi complici e di risate, un legame profondo che resiste al tempo e alla distanza.
DATI TECNICI
Regia
Eva Victor
Interpreti
Eva Victor, Naomi Ackie, Louis Cancelmi, Kelly McCormack, Lucas Hedges, John Carroll Lynch
Durata
103 min
Genere
Commedia
Drammatico
Sceneggiatura
Eva Victor
Fotografia
Mia Cioffi Henry
Montaggio
Alex O’Flinn, ACE, Randi Atkins
Musiche
Lia Ouyang Rusli
Distribuzione
I Wonder Pictures
Nazionalità
USA, Spagna, Francia
Anno
2025

Presentazione e critica

In quest’ultimo periodo, spettatori, critici, giornalisti si sono trovati spesso ad interrogarsi su un quesito che è diventato quasi esistenzialista, invasivo sia della sfera emotiva di ognuno di noi ma anche segno di un cambiamento culturale in atto: qual è la funzione del cinema? Ed ancora più ampiamente, dell’arte in generale? Molti film che approderanno in sala nel 2026 proveranno a rispondere indirettamente a questa domanda mentre uno di loro conferma definitivamente una delle più potenti abilità della settima arte: medicare se non guarire del tutto una ferita che tutti ci portiamo dentro, per quanto personalissima sia, semplicemente raccontando la storia, altrettanto personalissima, di un personaggio che prova a ricucirla quella crepa, ad andare avanti. È ciò che fa Sorry, Baby, film di debutto alla regia dell’attrice e sceneggiatrice Eva Victor che, traendo spunto da un’esperienza personale, mette in scena una donna, Agnes, da lei interpretata, nel tentativo di riprendere in mano veramente il suo cammino di vita, bloccato da un’esperienza traumatica vissuta in passato. Barry Jenkins ha il merito di aver convinto Victor a fare il passaggio dietro la macchina da presa per un film che già nella sceneggiatura racchiudeva il potere di sublimare un dolore personale in rito collettivo. Scrive Victor infatti nelle sue note di regia: “Mi sono ritrovata a scrivere il film di cui sentivo di avere bisogno quando mi sono ritrovata in una crisi simile a quella di Agnes. Ho iniziato a scriverlo per la persona che ero un tempo”.
A differenza di tanti altri film che hanno raccontato cosa succede dopo un evento traumatico in maniera lineare, ascendente, come se ci fosse sempre e necessariamente un picco di dolore e poi un lento ma costante miglioramento, Eva Victor, forse perché mossa da ispirazione autobiografica, sa bene che non esiste alcuna linearità nel processo di guarigione e sulla base di questa consapevolezza, struttura il suo film. Divide in 5 capitoli, che fanno salti temporali e li dedica ad anni significativi dentro questo percorso. (…)

(…) Sorry, Baby è stata definita una commedia nera ed Eva Victor paragonata a Phoebe Waller-Bridge per l’ironia caustica che hanno in comune. Tutto vero ma l’unicità di Victor sta nel suo riuscire a rispettare quel dramma, quella violenza, la sua pervasività senza perdercisi dentro. Agnes e con lei anche Lydie, non si arrendono mai a questo, usano l’ironia come arma o come scudo per difendersi da chi le sminuisce e invalida i loro sentimenti. La commedia è potere nelle mani di Eva Victor per scoprire ogni sfumatura della sua Agnes, capace di fare battute amare mentre si fa visitare dopo la violenza o dalla invidiabile faccia di bronzo mentre nasconde palesemente un gattino sotto la maglia, in un supermercato. Si ride spesso in Sorry, Baby, con e grazie ad Agnes, mentre il film ci ricorda quanto possa essere, paradossalmente, anche bello ritrovarsi davanti una vita diversa da quella che avevamo pianificato.

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