Resurrection

Gan Bi

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In un mondo in cui l’umanità ha barattato la sua capacità di sognare con l’immortalità, un giovane sognatore intraprende un’odissea onirica attraverso le epoche e i generi. Una ragazza, determinata a scoprire la realtà che si nasconde tra le pieghe del sogno, lo segue nelle sue peregrinazioni.
DATI TECNICI
Regia
Gan Bi
Interpreti
Jackson Yee, Qi Shu, Mark Chao, Gengxi Li, Jue Huang
Sceneggiatura
Bi Gan
Fotografia
Dong Jingsong
Montaggio
Bi Gan, Bai Xue
Musiche
M83
Distribuzione
I Wonder Pictures

Presentazione e critica

In un tempo imprecisato, l’umanità ha scoperto che rinunciando ai sogni potrà vivere per sempre. Alcuni individui, denominati fantasmers, ossia “Fantasticatori”, continuano a sognare e, pur consumandosi nel farlo, acquisiscono il potere di viaggiare nel tempo, specie se direzionati dai “Grandi Altri”. Una di questi ultimi trova un Fantasticatore in una sala dell’oppio e gli ridà vita innestandogli della pellicola cinematografica: la creatura ritornerà giovane e vivrà storie differenti, fino alla fine del mondo (e del cinema). La morte del cinema. Un concetto celebrato e ripercorso nei decenni principalmente da altro cinema. Perché sembra che sia nella natura stessa della settima arte il discorso autoriferito e in particolar modo relativo alla propria fine, anticipata, annunciata e poi infine costantemente rimandata, attraverso una rinascita sotto nuove forme.

L’ambiziosissimo Bi Gan, talento del cinema cinese divenuto al quarto film già autore riverito a livello mondiale, si cimenta sul tema, lasciando briglia sciolta a una visione ermetica e immaginifica sulle “magnifiche sorti e progressive” del cinematografo, ri-raccontando la storia del cinema attraverso i suoi capolavori. Dopo un incipit sci-fi, ricco di immagini suggestive che rimandano a Lumière, Meliès e Murnau, quando il Fantasticatore prende vita e “produce” cinema, nascono nuove storie e lo stile di Bi – pianosequenza insistiti, indeterminatezza come costante – si adatta volta per volte al racconto noir, al gangster movie e alla romantica storia di vampiri. Anche qui i richiami sono immediatamente percepibili: La signora di Shangai con un duello tra gli specchi, il triad movie dell’Estremo Oriente, Melville e su tutto l’ombra di Stalker di Tarkovskij. Ma Bi non è mai un imitatore: il suo è un sogno che genera sogni e che prova a digerire e risputare un secolo abbondante di cinema in forme nuove, mantenendo un’aura di romanticismo onirico che giustifica l’affermazione di chi vede in lui l’erede di Wong Kar-wai.

L’effetto è quello di un paesaggio infinito, di un gioco che potrebbe assumere mille forme e il cui filo logico – nascono e muoiono mille sottotrame criptiche e forse impermeabili a ogni spiegazione – è irriducibile alla linearità della narrazione. Una forma di metacinema intellettuale che può lasciare freddo il cinefilo occasionale e che si rivolge soprattutto a un pubblico di iniziati, con alle spalle un quantitativo di visioni sufficiente a donar loro una chiave interpretativa che apra lo scrigno dei sogni di Bi Gan. In tempi di piattaforme streaming e supereroi, di audiovisivo visto principalmente come “contenuto”, quello del regista cinese si configura come un gesto anacronistico e politico, un grido d’allarme contro il destino che potrebbe attendere per la nostra società, a cui opporsi con la pura forza dell’affabulazione, prediligendo la vitalità della caducità al tedio infinito di un’esistenza grigia e algoritmica, foss’anche eterna. Lasciarsi andare alla visione di Resurrection richiede un’attenzione e uno sforzo straordinari, ma ripaga chi ha scelto, nonostante tutto, di vivere “fantasticando”.

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