The Invite – il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde

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Joe, un musicista che ha accantonato i propri sogni per insegnare jazz in conservatorio, e sua moglie Angela, casalinga, attraversano una profonda crisi matrimoniale. A complicare le cose ci sono i loro vicini del piano di sopra, Hawk e Pína , una coppia libera e disinibita le cui movimentate notti insonni mettono a dura prova la pazienza di Joe.  Nel tentativo di stemperare le tensioni, Angela decide di invitarli a cena, convinta che un gesto di cordialità possa trasformare un difficile rapporto di vicinato in una nuova amicizia. Ma una semplice serata tra vicini prende subito una piega del tutto inaspettata quando Hawk e Pína confessano il loro stile di vita anticonvenzionale e propongono a Joe e Angela di condividere un'esperienza di coppia fuori dagli schemi.
DATI TECNICI
Regia
Olivia Wilde
Interpreti
Edward Norton, Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz
Durata
107 min
Genere
Commedia
Drammatico
Sceneggiatura
Will McCormack, Rashida Jones
Fotografia
Adam Newport-Berra
Montaggio
Anthony Boys, Yorgos Mavropsaridis
Musiche
Devonté Hynes
Distribuzione
I Wonder Pictures
Nazionalità
USA
Anno
2026
Attività

Presentazione e critica

La premessa di The Invite è piuttosto esplicita: una coppia in crisi, due vicini parecchio disinibiti e la possibilità di andare molto oltre lo scambio di convenevoli tra dirimpettai. Sembra l’inizio di una commedia tutta sesso e provocazioni, ma Olivia Wilde usa una proposta indecente per parlare soprattutto di un amore giunto, forse, al capolinea.Il sesso, allora, conta soprattutto per quello che lascia emergere: desideri nascosti, frustrazioni accumulate e tutto quello che Joe e Angela hanno smesso di dirsi. I due, interpretati da Seth Rogen e dalla stessa Wilde, sono sposati da anni e sembrano aver raggiunto quella fase in cui non serve nemmeno litigare per essere arrabbiati. Lui aveva una band e lei era la sua musa. Poi hanno smesso, tutti e due, di inseguire i propri sogni. E la cosa peggiore è che sono convinti di averlo fatto l’uno per colpa dell’altra.La proposta dei vicini porta a galla tutte le bugie che Joe e Angela si raccontano da anni sul loro matrimonio. Piña e Hawk, allora, non servono soltanto a far saltare gli equilibri: sono anche lo specchio in cui i loro nuovi amici si trovano costretti a guardarsi. A interpretarli ci sono Penélope Cruz ed Edward Norton, e sono talmente belli, disinvolti e aperti da sembrare quasi immuni dalle insicurezze che tormentano tutti gli altri. Cruz regala a Piña una naturalezza che la rende ancora più disarmante, mentre Norton le sta accanto con quell’aria zen, irritantemente disinvolta, che finisce per esasperare Joe. Ma la verità è che nessuno di loro sa davvero come si fa a stare insieme.

Wilde guarda dichiaratamente a un cinema che ha fatto delle relazioni e delle conversazioni un terreno di battaglia. Tra i riferimenti che ha indicato ci sono Hannah e le sue sorelle, Chi ha paura di Virginia Woolf? e Scene da un matrimonio, e il collegamento si sente soprattutto nella maniera in cui una serata apparentemente leggera può trasformarsi in una lunga resa dei conti. Non perché The Invite abbia la profondità o la ferocia di quei film, sia chiaro, ma perché prova a usare la commedia per arrivare in territori più scomodi. E qui si misura anche il lavoro di Wilde, perché la storia che ha scelto di raccontare non è interamente sua.

 

The Invite è infatti il remake americano di Sentimental, la commedia spagnola del 2020 diretta da Cesc Gay e, a sua volta, tratta dalla sua pièce Los vecinos de arriba. La premessa era già lì, ma Wilde non si limita a trasferirla a Hollywood: conserva il nocciolo della storia, ma rielabora con personalità i quattro protagonisti e i loro equilibri, adattandoli agli interpreti. E lo fa anche attraverso la regia. L’appartamento di Joe e Angela diventa parte del racconto: Wilde usa porte, finestre e specchi per dividere e ricomporre continuamente i quattro personaggi, mentre la tensione cresce. Quando poi i personaggi sono finalmente tutti insieme, il cast fa il resto. Joe e Angela si interrompono di continuo, sanno esattamente dove colpirsi e riescono a ferirsi con una sola battuta. I dialoghi hanno lo smalto del miglior Woody Allen, soprattutto nel modo in cui nevrosi e risentimenti quotidiani diventano battute fulminanti.Non tutto, però, scorre con la stessa naturalezza. Soprattutto all’inizio, Wilde spinge parecchio sulle reazioni sopra le righe, e serve un po’ di tempo per entrare in sintonia con il tono del film. Quando però i quattro protagonisti cominciano davvero a interagire, The Invite cambia marcia e diventa praticamente impossibile annoiarsi mentre la serata sfugge progressivamente di mano a tutti. La componente erotica, a quel punto, non serve a scandalizzare nessuno. Piña e Hawk parlano tranquillamente delle loro esperienze, mentre i padroni di casa oscillano tra curiosità e irritazione. Il punto non è stabilire chi sia più libero, più felice o più moderno, ma capire che essere desiderabili, disinibiti o sessualmente soddisfatti non significa necessariamente essere una coppia migliore.Non è un caso che il film si apra con una citazione di Oscar Wilde: “Bisogna essere sempre innamorati. Questa è la ragione per cui non ci si dovrebbe mai sposare”. Alla fine del film, questa battuta acquista un peso diverso. Perché, sotto la cornice da commedia sexy, rimane una domanda tutt’altro che semplice: quanto di noi siamo disposti a sacrificare per tenere in piedi una relazione? E The Invite trova la sua intuizione più riuscita proprio nel chiedersi non con chi vogliamo andare a letto, ma quanto siamo disposti a perdere per restare con la persona che abbiamo scelto.

 

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The Invite, terzo lungometraggio diretto da Olivia Wilde, si basa su questo principio. L’impostazione è quella di una pièce teatrale, nella quale le due coppie sono disposte secondo un contrappunto programmatico. Joe e Angela, da un lato, comunicano — se lo fanno — solo attraverso la lite, evitano di toccarsi, possibilmente, e dimostrano un interesse relativo nei bisogni e nelle vulnerabilità dell’altro. Piña e Hawk, loro opposto, sono presentati come esempio di sintonia affettiva, comunicativa e sessuale.Più che a una disamina paritaria delle due coppie, Olivia Wilde sembra in particolare interessata alla vivisezione della prima (Joe e Angela), in quanto maggiormente esemplificativa dell’unione tradizionale, monogama e vincolata dal matrimonio. Piña e Hawk funzionano da reagenti: sono il detonatore attraverso cui la crisi di Joe e Angela diventa manifesta e, insieme, lo specchio di ciò che la loro unione avrebbe potuto, o ha smesso di essere. La regia di Wilde sfrutta con efficacia la struttura teatrale del racconto, lavorando sulla prossimità dei corpi e sulla progressiva ridefinizione delle alleanze. È però il cast a sostenerne il dispositivo: Rogen e Wilde modulano risentimento e inquietudine, mentre Cruz e Norton conferiscono ai propri personaggi un fascino seduttivo e lievemente performativo.

The Invite funziona soprattutto quando rimane ancorato all’interno della propria formula: è divertente, ben recitato, alimentato dalla curiosità dietro le reali intenzioni dei personaggi. Il limite risiede, semmai, nell’esplorazione soltanto parziale delle più ampie potenzialità del dramma da camera. L’incontro con Piña e Hawk apre infatti lo spazio per un’analisi, anche destabilizzante, della convenzione sociale e della monogamia, interrogando la possibilità che desiderio, fedeltà, affetto e progettualità di vita non debbano necessariamente coincidere, così come l’idea che la conservazione di un’unione non costituisca, di per sé, sempre un valore. Wilde si avvicina a questa complessità senza però spingersi alle sue implicazioni realmente radicali e, quella che avrebbe potuto diventare un’esplorazione fuori norma della relazione di coppia finisce per ribadire, almeno in questo caso, la centralità delle dinamiche tradizionali. La relazione di Piña e Hawk non viene condannata, ma privata di un’effettiva capacità trasformativa: entrano nell’appartamento, scuotono la coppia tradizionale e finiscono per funzionare come terapia d’urto utile a ricomporla. Se possibile, la monogamia; se possibile, il matrimonio; se possibile, il recupero del desiderio all’interno della forma già esistente.Il movimento di The Invite appare così, in un certo senso, opposto a quello tradizionalmente associato al dramma da camera: anziché procedere dall’ordine apparente al caos, il film parte da un rapporto esploso e utilizza il disordine della serata per ricondurlo verso una forma maggiormente ordinata. Ne risulta un divertissement riuscito, a tratti brillante, ma più cauto di quanto le sue premesse lasciassero sperare.

 

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