CalleMalaga

Maryam Touzani

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Calle Malaga, il film diretto da Maryam Touzani, vede protagonista della storia Maria Angeles, una donna di settantaquattro anni che vive sola a Tangeri, nella vivace e solare cittadina marocchina dove da decenni fa parte della comunità spagnola. La sua vita scorre tranquilla, è fatta di abitudini silenziose e rassicuranti che si ripetono e di ricordi custoditi tra le pareti della casa in cui ha abitato per gran parte della sua vita. Ma la quiete finisce quando all’improvviso arriva sua figlia Clara  da Madrid con l’intenzione di vendere l’appartamento. Per Maria Angeles è un colpo durissimo. Perdere la casa significa perdere la sicurezza, la propria identità e il proprio spazio nel mondo. Nonostante l’opposizione della figlia, la donna decide di non arrendersi e intraprende un percorso personale facendo di tutto per salvare la proprietà.
DATI TECNICI
Regia
Maryam Touzani
Interpreti
Marta Etura, Carmen Maura, María Alfonsa Rosso, Miguel Garcés, Ahmed Boulane, Fouad Mnebhi, Sanae Regragui, Mohammed El Aouni, Ghali Errazqi, Tarik Gharbaoui, Youssef Imrani
Durata
116 min
Genere
Drammatico
Sceneggiatura
Maryam Touzani
Fotografia
Virginie Surdej
Montaggio
Teresa Font
Musiche
Freya Arde
Distribuzione
Movies Inspired
Nazionalità
Francia, Spagna, Germania, Belgio, Marocco
Anno
2025

Presentazione e critica

Maria Angeles è un’anziana signora spagnola che vive a Tangeri, la città del nord del Marocco che è stata a lungo protettorato spagnolo, terra di immigrazione e crocevia di lingue e di culture. In fuga da Franco una grande comunità spagnola si era trasferita lì negli anni Trenta e Maria Angeles è la discendente di quelle famiglie che hanno scelto di restare, invece di tornare in Spagna. Nel quartiere la conoscono tutti e tutti le vogliono bene, lei ama la sua casa e la sua vita, anche se è vedova e l’unica figlia, Clara, vive a Madrid con i nipoti. Clara però è divorziata, non riesce a mantenersi con il suo lavoro di infermiera e arriva a Tangeri per vendere la casa in cui vive sua madre, che il padre ha intestato a lei.
Le alternative per Maria Angeles sono due: o andare a vivere a Madrid a casa della figlia o recarsi in una residenza spagnola per anziani. Inizialmente la donna accetta di trasferirsi nella residenza, ma presto fugge da lì per tornare nella sua casa, che è stata svuotata dalla figlia in vista della vendita. Da quel momento Maria Angeles si adopererà per ricostruire la sua vita di prima, e forse anche aprirsi ad una vita nuova e a nuovi incontri.
L’anima di Calle Malaga, titolo che fa riferimento alla via di Tangeri in cui abita da sempre Maria Angeles, è Carmen Maura, l’attrice spagnola tanto amata da Almodóvar, che oggi è una splendida ottantenne, e che domina lo schermo per tutta la durata del film.
La regista marocchina Maryam Touzani, che ha al suo attivo film di buon successo come Adam e Il caftano blu, la segue nelle sue interazioni con il mondo arabo e con la comunità spagnola locale, concentrandosi sui suoi gesti eleganti, sia che prepari polpette e tapas, sia che si passi una mano di smalto scarlatto alle unghie. Non c’è niente di senile in Maria Angeles né nel film che la racconta, rispettandone la dignità personale dalla prima all’ultima scena.

Anche la vita sessuale della donna trova spazio in questo racconto vitale, così come il suo amore per gli oggetti e i muri della casa che ha visto svolgersi tante vicende familiari ed è diventata uno scrigno di ricordi, così come per una città che è un mix di culture e tradizioni, e con la quale la donna spagnola si rapporta senza divisioni o razzismi. Forse l’aspetto più originale, ma anche drammaturgicamente poco sviluppato del film, è il ritratto di una maternità non disposta al sacrificio: Maria Angeles invita sua figlia a prendersi cura di sé, e a non mettere gli altri prima di se stessa, ma noi assistiamo alla disperazione della figlia che ha problemi reali e non capisce il “sano egoismo” della madre. Touzani sta evidentemente dalla parte della madre nonostante abbia l’età per essere sua figlia, ma sta bene attenta a non giudicare nessuna delle due, comprendendo le ragioni di entrambe.
La casa diventa oggetto del contendere fra le due donne ma anche centro emotivo della storia, perché è impregnata dell’affetto di Maria Angeles e testimone della sua vita. Touzani la filma con tenerezza come se fosse un personaggio del suo film, ne scopre gli angoli nascosti e i piccoli segreti, e lascia che Maria Angeles prenda vita a contatto con quei muri e quegli oggetti evidentemente raccolti lungo tutto l’arco di una vita vissuta con grazia.
Attraverso i rapporti fra la donna e una suora amica d’infanzia, con una ragazza che l’aiuterà a scoprire il potenziale commerciale del suo appartamento e con l’antiquario che aveva comprato i suoi mobili dalla figlia e a poco a poco l’aiuta a ripopolarle la casa ci raccontano una persona resiliente, capace di trovare mille soluzioni e avere risorse, invece di piegarsi malinconicamente alla vecchiaia e alla prospettiva della morte. E Calle Malaga è una favola che ha al centro il rispetto verso la terza età e verso un femminile mai passivo e sempre seducente, in qualunque momento della vita.

Mymovies

“Al cinema si tende a nascondere le persone anziane e a non raccontare quando si invecchia perché sono momenti della vita di cui si ha paura. Penso invece che la vecchiaia sia una fase della vita che rappresenti un po’ il nostro testamento. E credo che sia giusto celebrarla, sublimarla, renderla bella e dimostrare che a quell’età ci può essere anche tanta forza”. Così la regista marocchina Maryam Touzani che ha presentato in apertura della 31esima edizione del MedFilm Festival il suo ultimo film Calle Malaga. “Questo film è nato da una mancanza: la perdita di mia madre- racconta la regista-. Volevo un po’ tornare a dialogare con lei. È per questo che per la prima volta in un mio film ho usato come lingua lo spagnolo. Ha una spiegazione emotiva perché lei parlava anche spagnolo. E nella mia testa quando parlo con lei parlo questa lingua. È stato un po’ continuare ad averla vicina a me, anche attraverso il cibo: dalle tapas alle tortillas. Tangeri è una città molto vicina al confine spagnolo per cui sono cresciuta in un contesto pregno della comunità spagnola. E penso che l’identità venga dalla ricchezza della diversità”. Nel film c’è un grande contrasto tra madre e figlia. “Volevo parlare della differenza intergenerazionale e della distanza che si crea tra generazioni diverse. Lei non è una cattiva figlia, anzi ama sua madre, così come sua madre non è una cattiva madre. Ma Clara si trova in una situazione in cui deve fare di tutto per vivere e per andare avanti con il divorzio imminente. Talvolta con il tempo persone della stessa famiglia d’origine, anche un genitore e un figlio appunto, possono diventare degli estranei. Ho cercato di non giudicare i miei personaggi. Qui c’è una madre, ancora piena di vita, che sceglie di non abbandonare la propria vita e di non rinunciare a tutto per la figlia”.
Soprattutto Maria sceglie di non lasciare la propria casa, oggetto della controversia.

“La casa è un personaggio del film, forse quello principale. Maria si identifica con ogni parte di quell’appartamento. Una parte della sua identità va via con i mobili quando vengono venduti all’antiquario. Non sono solo mura. Tutto per lei sono ricordi. Tutto è vissuto e parte della sua anima. Ecco, io ho cercato di rappresentare proprio questo. Ho raccontato l’anima degli oggetti che possono sembrare inanimati, ma non lo sono affatto. Hanno un senso perché sono stati testimoni della vita di questa persona”. L’antiquario (Ahmed Boulane), divenuto nel frattempo il suo amante, compra i suoi mobili e a un certo punto lo spettatore pensa che rileverà anche la casa e invece non è così. Il finale è aperto e non è detto che sia un happy end.
“Non ho voluto dare una risposta a questo enigma. È raro purtroppo avere dei finali felici nella vita. Volevo creare questo legame e questa sorta di rapporto-non rapporto tra queste due donne. Un altro personaggio del film è la sedia a dondolo che Clara alla fine accarezza pensando un po’ alla mancanza di sua madre, nonostante sua madre stia lì davanti a lei, fuori dalla finestra. In quel momento lei diventa consapevole che qualora decidesse di vendere quella casa, come sta per fare, taglierà qualsiasi ponte con sua madre. Il mio è più un film su questa donna anziana che riscopre l’amore e torna in vita”. Una donna che riscopre anche la sessualità.
“È un’ingiustizia per me il tabu del sesso per le persone più anziane- spiega la regista-. Volevo mostrare una donna che riscopre la propria sessualità, anche parlando con la suora, e lo fa senza vergogna. Una vergogna che si crea man mano che passano gli anni. Ma non siamo la stessa persona che eravamo da giovani? È questa la domanda che mi sono posta e che forse dovrebbero porsi tutti. È sbagliato mettersi in delle scatole in cui qualcun altro ci dice quale è il giusto modo di invecchiare. Dobbiamo avere la libertà di vivere come vogliamo e come possiamo. E il sesso incarna proprio questa idea di libertà. Non avere paura del proprio corpo e di essere guardata con le sue rughe e i suoi difetti. Penso che la vecchiaia e l’infanzia siano le fasi della vita in cui uno si sente più libero”.
Infine conclude: “Sono commossa di aver presentato il mio film al MedFilm Festival. Un festival speciale per l’impegno sociale e civile. Questo film è ambientato nella città natale di mia mamma. E per me è un modo per cambiare il dolore e trasformarlo in qualcosa di positivo. Ho dunque voluto celebrare la vita e anche Tangeri, una città con un mix culturale di lingue e persone. Ecco penso che in un mondo come quello attuale in cui si erigono muri e si alzano barriere dovremmo fare l’opposto”.

Cinematografo