Emerald Fennell

DATI TECNICI
Regia
Interpreti
Durata
Genere
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Distribuzione
Nazionalità
Anno
Presentazione e critica
Quando ci si misura con un classico della letteratura ingombrante come Cime Tempestose, le scelte possibili sono due: rimanere completamente fedeli al libro, dimostrando inconsapevolmente una precisione filologica e un pavido rispetto, oppure fermarsi a riflettere e, dopo essersi riconosciuti in personaggi e situazioni, tradirlo, addomesticandolo alla propria interpretazione. Nel trasformare l’unico romanzo di Emily Brontë in un film, Emerald Fennell ha scelto la seconda via ed è partita dal vivido ricordo della prima lettura del romanzo, avvenuta in un’età – l’inizio dell’adolescenza – legata ai primi turbamenti sessuali e a una percezione intensa dell’umana esistenza in cui i sentimenti e gli ormoni sono crudeli tiranni.
Così facendo, la regista e ha stemperato e assoggettato alla propria visione la brutalità di una storia di vendetta, trasformando gli orrori di una famiglia disfunzionale in un amore malato, inserito in una cornice ottocentesca in cui tutto è tempesta e assalto e il brutale Heatcliff torna a Wuthering Heights dopo lunga assenza vestito come l’uomo de “Il Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich.
Piuttosto che soffermarsi, come fa il libro, sui terribili misfatti del protagonista ai danni del fratello di Catherine o del proprio figlio e della figlia dell’amata, la Fennell si limita all’accecante e distruttiva passione fra Catherine e Heathcliff, non distaccandosi in questo da William Wyler e dal suo La voce nella tempesta, annunciato come “la più grande storia d’amore di tutti i tempi”. Siccome però non siamo nel 1939 ma nel 2026, la regista si permette di osare di più, insistendo per esempio sul significato orgiastico di un’impiccagione in pubblico e concentrandosi sul piacere fisico. Nulla di male in questo. Del resto, chi non soccomberebbe al fascino e alla carica erotica di Jacob Elordi? Il suo Heatcliff non è un gentiluomo, ed è giusto che sia così, ma il suo viso resta quello di un bravo ragazzo, che, forse per sembrare meno bravo e più selvaggio e primordiale, ahinoi quasi grugnisce, come se fosse ancora in balia della creatura del Frankenstein di Guillermo del Toro.
Per focalizzarsi su Heathcliff e Catherine, Emerald Fennell sacrifica alcuni personaggi secondari, limitandosi quasi ai quattro che mandano avanti il racconto: il signor Earnshow, la governante Nelly, il marito tradito Edgar Linton e sua sorella Isabella. E Catherine? Come dobbiamo interpretarla? Certamente è una donna libera, o meglio, come scrive qualcuno, “una donna che, grazie a una forza femminista si libera dal patriarcato e abbraccia la natura”. Citazioni a parte, il personaggio è felicemente imprevedibile e proteiforme: tenero e nello stesso tempo crudele, viziato e infantile e contemporaneamente dolente e tragico. Margot Robbie, sempre a fuoco, rende giustizia alla sua complessità, lasciando da parte le cinquanta sfumature di rosa di Barbie e abbracciando il rosso della passione, della rabbia e naturalmente del sangue. E a proposito di sangue, di questa versione di Cime Tempestose si apprezza soprattutto il coté favola nera. Il romanzo appartiene di diritto alla letteratura gotica ed è vento, pioggia, freddo, luce fioca e bruma, tanta bruma. Anche nel film di Emerald Fennell la natura è ostile e impetuosa al di là di ogni immaginazione, ma è meno cupa. Inoltre, l’uso della pellicola e il lavoro sublime del direttore della fotografia Linus Sandgren rendono il film unico nel suo genere. Ogni inquadratura è un’opera d’arte, ogni costume un vestito di emozioni, ogni scenografia un caleidoscopio di fantasticherie. E se Wuthering Heights annichilisce e nutre l’irrequietezza dei protagonisti, Thrushcross Grange è un Paese di Oz in miniatura, che, come la casetta di marzapane di “Hansel e Gretel”, nasconde l’orrore e la decomposizione. Nelle sue wunderkammer va infatti in scena la morte in vita di Catherine e la condanna di Heathcliff, bestia ferita assetata di vendetta. Nell’ultima parte, che è la più spietata, il film acquista grande spessore e, senza giudicare, mostra le estreme conseguenze di un atto di hybris che un Dio permaloso sembra non aver gradito.. Il nuovo Cime Tempestose è un film che ha tutti gli ingredienti per diventare campione di incassi. Vibrante e stiloso, farà certamente sospirare d’amore un gran numero di spettatori, diventando qualcosa di cui parlare e in cui tuffarsi per dimenticare le brutture del nostro mondo iniquo.
