Come fratelli

Antonio Padovan

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Come Fratelli il film diretto da Antonio Padovan, racconta di due amiche inseparabili, a cui il destino regala la gioia di una gravidanza vissuta insieme, che vengono strappate alla vita da un tragico incidente. I loro mariti, incapaci di affrontare da soli il dolore e la sfida di essere padri e vedovi, decidono di allearsi e aiutarsi a vicenda per crescere i figli. Nasce così una nuova famiglia, certo anomala, ma sorprendentemente affiatata e pronta a sfidare ogni pregiudizio. Un equilibrio inaspettato, destinato però a essere messo in discussione quando un’altra donna entra nell’equazione...
DATI TECNICI
Regia
Antonio Padovan
Interpreti
Francesco Centorame, Pierpaolo Spollon, Ludovica Martino, Paola Buratto, Mariana Lancellotti, Alessio Praticò, Roberto Citran, Giuseppe Battiston, Alfonso Santagata
Durata
90 min
Genere
Commedia
Sceneggiatura
Martino Coli
Fotografia
Nicola Saraval
Montaggio
Simona Paggi
Distribuzione
01 Distribution
Nazionalità
Italia
Anno
2025

Presentazione e critica

Melissa e Sabrina sono migliori amiche fin dall’infanzia. Condividono tutto da sempre, e neanche a farlo apposta le gravidanze del loro primo figlio avvengono nello stesso periodo, e le nascite dei due maschietti praticamente nello stesso momento. Purtroppo però le due giovani donne sono insieme anche nel finire vittime di un incidente stradale, e i loro mariti Giorgio e Alessandro si ritrovano soli con i neonati Samuele e Michele.

Dopo qualche mese di battaglia individuale fra notti insonni e montagne di pannolini i due decidono di condividere l’appartamento di Alessandro insieme ai rispettivi figli: dunque Samuele e Michele crescono insieme ai loro papà e affrontano i primi quattro anni di vita come una insolita ma armoniosa famiglia. Quando però Noelle entra nella vita di Giorgio e, a differenza delle avventure casuali di Alessandro, prospetta per lui un cambiamento di vita, i due papà dovranno capire qual è la differenza fra condivisione e codipendenza.

Un film che può contare su una regia solida, un’ambientazione rasserenante (principalmente la città di Treviso, ma con puntate anche nei comuni limitrofi) e soprattutto un cast di attori capaci, a cominciare da Francesco Centorame e Pierpaolo Spollon nei panni di Giorgio e Alessandro, per proseguire con Ludovica Martino in quelli di Noelle e Mariana Lancellotti e Paola Buratto nei ruoli (brevi per cause di forza maggiore) di Melissa e Sabrina. Ma la vera sorpresa in tema di recitazione sono i bambini che interpretano Michele e Samuele a quattro anni, rispettivamente Giacomo Padovan e soprattutto l’irresistibile Noah Signorello. Fanno loro da appropriato contorno i cammei di Roberto Citran, Giuseppe Battiston e Alessio Praticò.
Ci sono alcune implausibilità in sceneggiatura (Giorgio non cita mai l’esistenza del figlio sul lavoro? I papà non si pongono il problema delle conseguenze potrebbe avere in futuro separare due bambini cresciuti, secondo il titolo, “come fratelli”?) e qualche dialogo è un po’ troppo zuccheroso, ma in generale la narrazione mostra una gentilezza e una misura non scontate nel cinema di dramedy italiano. Anche l’ambientazione cinematograficamente non troppo sfruttata e alcune scelte di scenografia e costumi (di Pier Franco Luscri e Roberto Chiocchi) improntate al colore e alla vivacità estetica sollevano la storia dal rischio cupezza.
Come fratelli si lascia seguire piacevolmente e mostra le corde recitative soprattutto di Centorame, nonché il lavoro di squadra dell’intero cast e del regista che riesce a creare un’atmosfera di intimità, di leggerezza e di allegria (a dispetto delle circostanze) che scalderanno il cuore degli spettatori.

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Antonio Padovan, regista trevigiano con studi di cinema a New York ed esperienze di pubblicità e di cortometraggi alle spalle, ha all’attivo tre film lunghi. Il primo, Finché c’è prosecco c’è speranza (2017), tratto da un romanzo di quel Fulvio Ervas a cui si ispira la serie TV Stucky (di Valerio Attanasio, sempre con Giuseppe Battiston nei panni dell’ispettore curioso e apparentemente sbadato), commedia gialla briosa e intelligente, è un esempio di cinema popolare nel senso alto del termine, come C’è ancora domani di Cortellesi; Il grande passo (2019), con cui i protagonisti Battiston e Fresi hanno vinto ex aequo il premio al miglior attore al Torino Film Festival, frutto della penna di Padovan con Marco Pettenello, è un omaggio alla terra di Mazzacurati e al cinema americano dell’ingenuità e della meraviglia (quello, per capirsi, di The Fabelmans di Spielberg) e si potrebbe definire una commedia sentimentale; Come fratelli, una commedia brillante che prende avvio da un assunto drammatico, la morte di due amiche con i figli di pochi mesi, che lasciano soli i due compagni che si trovano così alle prese con un bambino da gestire, oltre che con un grave lutto da elaborare, per superarlo con la forza dell’amicizia e con quella, in generale, dell’amore. Della positività. Della concretezza, che porta i giovani uomini ad andare a vivere insieme per far fronte alle necessità quotidiane, dopo il tentativo (di uno dei due) di tornare dai genitori. Della gioia della condivisione. Dell’ottimismo e dell’ironia anche nelle situazioni più difficili, perché quello che non manca, ai due protagonisti, è la fiducia nella vita, in una realtà che in qualche modo porterà le soluzioni, se le si vuole cercare.

Il film è scritto molto bene, i dialoghi hanno ritmo e spessore e stanno sul crinale sottile, ma in questo caso solido, tra commedia e film drammatico grazie alla sceneggiatura di Martino Coli, proposta a Padovan mentre stava lavorando ad un altro progetto, momentaneamente abbandonato. L’apporto del regista si evidenzia nella scelta del cast, efficace e affiatato; nel lavoro di squadra del cast tecnico, scenografia in testa (ma anche musica, della giovanissima Maria Chiara Casà); ma soprattutto nella festosità, che si intuisce, del clima che si è creato durante le riprese dell’opera, perché, ha dichiarato l’autore, si lavora meglio quando si sta bene tutti e si creano, magari, sul set quelle sinergie che preparano il terreno a situazioni curiose come, sempre da dichiarazione del regista al termine di una proiezione, girare in una casa che si è sempre guardata, passeggiando, con il desiderio di vedere com’è dentro, e trovarvi, una volta entrati per le riprese, la locandina di Finché c’è prosecco c’è speranza. E poi, Treviso: come Le mie ragazze di carta di Luca Lucini (e Stucky, ça va sans dire, e altre opere meno recenti), il film è girato nella cittadina veneta con un’attenzione ai suoi angoli meno noti e più suggestivi, anche se non cartolineschi e ad un certo punto, sorpresa, si vede la multisala Edera, tempio del cinema trevigiano (nel 2021 ha vinto il Biglietto d’oro; Giuliana Fantoni, che oggi la gestisce, è presidente nazionale FICE), con la coppia dei gestori storici.

In tutto questo (che è alchimia, semplicità, efficacia narrativa e forza dei sentimenti, che riesce a tirare fuori, dal dramma, una commedia solare e piena di vita, per non dire giocosa) c’è il tema della famiglia: una famiglia, in questo caso, allargata, composta da due giovani uomini e da due bambini che crescono e, poi, dalla nuova compagna di uno dei due, che avrà un ruolo importante anche in termini di consapevolezza. Aiuto, sostegno, amicizia e condivisione vissuti sulla propria pelle e trasmessi ai più piccoli: è quello che si respira in questo contesto, in barba a tutti i discorsi, più o meno tendenziosi, sul primato della famiglia tradizionale.

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Nella mediocrità generale con la quale un genere nobile e difficile come la commedia viene troppo spesso trattata dal nostro cinema, Come fratelli ha una grazia, un garbo, una cura che lo rendono perfino più interessante di quel che è effettivamente. Intendiamoci: i cliché non mancano, i caratteri monodimensionali sono in agguato e l’intreccio è prevedibile, ma dalla sua ha la freschezza di una regia tanto corretta quanto funzionale, l’intelligenza di un casting non banale, una tendenza feel-good che non cede totalmente al côté melenso. (…) Su sceneggiatura di Martino Coli, incardinata su una formula efficace, Come fratelli ha il look malinconico plasmato dalla fotografia di Nicola Saraval, che esalta i colori di un sorridente autunno veneto (location a Treviso e nel padovano), l’agilità garantita dal montaggio dell’esperta Simona Paggi e la pragmatica regia del local Antonio Padovan. Ma ciò che fa maggiormente piacere è la scelta di focalizzarsi su personaggi maschili finalmente contemporanei, lontani dai logori schemi patriarcali e consapevoli della fragilità come valore costruttivo (altri rari esempi nell’alveo della commedia: L’amore, in teoria, il dittico Maschile singolare e Maschile plurale, Troppo azzurro).Ed è interessante che a interpretarli siano Pierpaolo Spollon e Francesco Centorame, che nel loro ormai costante training divistico capitalizzano le rispettive esperienze da maschi etero non-basici: l’uno quella maturata nella fiction Rai, di cui è ormai volto essenziale per carisma buffo e malizioso; l’altro, in costante crescita tra teatro e serialità, da SKAM, il più importante vivaio della nuova leva attoriale (come la coprotagonista Ludovica Martino, ormai una garanzia, con la quale la chimica è naturale). Come fratelli funziona anche grazie a loro, circondati da comprimari rodati (Giuseppe Battiston, feticcio di Padovan; Roberto Citran, simbolo del nordest cinematografico; Alfonso Santagata come pediatra), facce nuove e bambini con notevole maturità espressiva.

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