Nicolangelo Gelormini

DATI TECNICI
Regia
Interpreti
Durata
Genere
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Distribuzione
Nazionalità
Anno
Presentazione e critica
Gioia è una donna di mezza età che insegna francese al liceo. Conduce una grigia esistenza, vive ancora a casa con i genitori ed è spesso costretta a subire la presenza invadente della madre. Ma soprattutto non ha mai conosciuto il vero amore. Alessio è uno studente svogliato che ha come unico obiettivo quello di fare soldi. Per questo, usa il suo corpo e si traveste da donna per rimediare qualche euro. In questo lo aiuta Cosimo, un parrucchiere amico di sua madre Carla, cassiera in un supermercato che, come il figlio, ha sempre bisogno di denaro. Un giorno i destini di Gioia e Alessio si incrociano. Il ragazzo comincia ad andare spesso a casa dell’insegnante con il pretesto di prendere delle ripetizioni di francese. Tra loro nasce un legame proibito e, con il tempo, nessuno dei due può fare a meno dell’altro. Gioia è disposta a tutto, anche a cambiare completamente vita. Alessio però ha altri piani.
Si ripresentano ancora delle tracce noir nel cinema di Nicolangelo Gelormini. Ancora più che nel precedente Fortuna, la tensione sotterranea è più evidente.
Nel primo lungometraggio del regista, una bambina aveva smesso di parlare. In La gioia, una donna ha come smesso di vivere. Oppure non ha mai vissuto veramente. “Sono stata lenta per tutta la vita” dice Gioia ad Alessio proprio nel momento in cui la sua vita poteva prendere una direzione diversa.
Sul volto di Valeria Golino (protagonista anche di Fortuna), segnato da un aspetto dimesso ed occhiali spessi, c’è una trasformazione simile a quelle del cinema statunitense da Actors Studio, soprattutto quando gli attori devono entrare nel ruolo di un personaggio realmente esistito. La figura di Gioia si ispira infatti a quella di Gloria Rosboch, un’insegnante di Castellamonte (Torino) che è stata assassinata a 49 anni nel gennaio 2016 da un suo ex-studente assieme a un complice dopo averle estorto 187.000 euro convincendola a investirli in una falsa società immobiliare. La storia è stata poi anche al centro dell’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori da cui probabilmente il film è influenzato soprattutto per la dimensione claustrofobica evidente anche nelle tonalità grigie, spente della fotografia di Gianluca Palma.
Ma è prevalentemente negli interni che Gelormini racchiude questa ‘passione d’amore’, forse con tracce del film di Ettore Scola del 1981 tratto da Fosca di Iginio Ugo Tarchetti. Si vede prevalentemente in tutti i momenti in cui Gioia e Alessio sono chiusi nella stanza dell’insegnante, con la madre di lei che osserva spesso con sguardo indagatore.
Forse è proprio questo clima morboso la parte più riuscita del film e poteva essere accentuato ulteriormente per mettere ancora meglio a fuoco la seduzione e l’inganno, proprio due elementi del cinema noir. Così, allo stesso modo, La gioia poteva insistere di più sull’attrazione degli oggetti da parte del ragazzo: i dettagli dell’orologio di Gioia, i dipinti sulla parete nella sala da pranzo.
(…) Per Valeria Golino si tratta di una nuova sfida nel suo repertorio di personaggi che è stata sostanzialmente vinta, così come appare convincente Saul Nanni nel ruolo di Alessio. Più in ombra invece Jasmine Trinca nel ruolo della madre, che si ravviva solo nei duetti con Golino, ritrovando quella complicità già presente nelle loro collaborazioni passate (Miele, Euforia, L’arte della gioia) che riguarda però prevalentemente le attrici e non i loro personaggi.
È un’immagine pittorica, come se l’artista avesse voluto immortalare due innamorati all’interno di una cornice surrealista per catturare il loro primo bacio, quello raffigurato nella locandina del film. D’altronde, l’opera di Nicolangelo Gelormini sembra voler attingere proprio dal mondo dell’arte per via della dimensione in cui ha incastonato la storia, elevando La gioia a più di una semplice notizia di cronaca nera: è una fiaba nera dalla quale i due protagonisti finiscono irrimediabilmente per perdersi e distruggersi, lasciando alle loro spalle quel sentimento magico che solo per un momento li aveva uniti. E forse è proprio questo il merito del cineasta: attingendo da una storia vera ha creato una sua personale visione, donando ai suoi personaggi una speranza, una gioia, proprio come quella decantata nel titolo. Per un solo istante due persone appartenenti a mondi opposti si sono ritrovate sulla stessa traiettoria fino a quando, come una supernova, il loro sentimento è esploso in mille frammenti.
All’interno della cornice di Torino prende vita il racconto di Gioia Montefiori, una professoressa di francese la cui routine la vede destreggiarsi tra la scuola e la casa, quella che condivide con i genitori anziani. La sua è una vita monotona che ruota principalmente attorno alla correzione dei compiti e all’incessante protezione della madre, un rapporto morboso che ha condotto la protagonista a non avere una sua vita personale. Dietro agli occhiali fin troppo grandi e agli abiti sformati la sua invisibilità viene spazzata via quando un giorno lo studente ripetente Alessio le chiede un passaggio a casa. Quello che all’inizio è solo un rapporto strettamente professionale fra professoressa e allievo si tramuta velocemente in qualcosa di più forte, di un sentimento che li vede coinvolti e che cambierà per sempre le loro vite.
(…) Spogliata della sua naturale bellezza, l’attrice Valeria Golino incarna un’anima pura e generosa racchiusa in un corpo adulto, quasi come se la sua stessa Gioia non avesse mai vissuto l’adolescenza. Un’esistenza grigia, come la sua camera da letto. Passa le giornate a fare nulla, osservando il tempo scorrere tra una partita di calcio – da grande fan della Juventus – e le bonarie raccomandazioni di una madre fin troppo protettiva nei suoi confronti in maniera maniacale. Un’esistenza piatta che l’ha condotta a nascondersi dal mondo intero, come sottolineano i suoi vestiti informi e spenti.
Un mondo in netto contrasto con quello portato in scena da Saul Nanni, giovane studente ripetente che ha fatto del suo corpo un’arma per attirare sguardi, per servirsene bonariamente per aiutare la madre schiacciata dalle difficoltà economiche. Un personaggio dalle molte sfaccettature, proprio come i costumi che adotta per sedurre uomini e donne di classi sociali diverse dalla sua.Sulle note di Reality, il regista Gelormini sorprende scegliendo di portare in scena una storia che attraversa un tripudio di generi cinematografici diversi. Quella fra Gioia e Alessio è l’inizio di una commedia romantica, un sentimento che sfocia in un qualcosa di indescrivibile a parole ma che prende vita sotto forma di immagini oniriche, proprio come quelle rappresentate nel bosco, avvolgendo la pellicola nel genere fantasy.La stessa fotografia curata da Gianluca Palma sembra voler sottolineare tale aspetto, aprendo le porte a colori più accesi (anche nel guardaroba) dopo la nascita della loro relazione. Un amore – se così può tradursi – culminato in un repentino passo indietro dopo il sogno di lasciare tutti per trasferirsi a Montecarlo con i soldi di lei, approdando nell’ultimo atto alle atmosfere del thriller.La gioia si assume i suoi rischi attraverso le sue scelte stilistiche (anche innovative) per mostrare allo spettatore la storia d’amore tra due persone, coloro che in lungo e in largo hanno rincorso una gioia che non riuscivano a trovare altrove se non tra le braccia l’uno dell’altro. Un segmento di spensieratezza che non vuole puntare il dito su chi è il vero colpevole del racconto (spiccano un ottimo Francesco Colella e una ambigua Jasmine Trinca) ma su due vite tragicamente condannate alla perdizione.
