La mattina scrivo

Valérie Donzelli

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La Mattina Scrivo, il film diretto da Valérie Donzelli, racconta la storia di un celebre e talentuoso fotografo all’apice della sua fortunata carriera che un giorno decide di abbandonare la fama e la sua vita agiata per inseguire la sua vera vocazione, e cioè la scrittura. L’uomo, spinto dal desiderio di esprimersi in modo più profondo e personale, si ritrova però a fare i conti con una realtà ben diversa da quella che aveva immaginato. Deve fare i conti con la precarietà economica, le relazioni che si incrinano e anche con la solitudine che diventa una costante nella sua vita. Tra instabilità, rinunce e lotte quotidiane, intraprende un cammino difficile ma autentico che lo porta a scoprire parti inaspettate di se stesso e un nuovo sguardo sul mondo.
DATI TECNICI
Regia
Valérie Donzelli
Interpreti
Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen, Adrien Barazzone, Valérie Donzelli
Durata
92 min
Genere
Biografico
Drammatico
Sceneggiatura
Valérie Donzelli, Gilles Marchand
Fotografia
Irina Lubtchansky
Montaggio
Pauline Gaillard
Musiche
Jean-Michel Bernard
Distribuzione
Teodora Film
Nazionalità
Francia
Anno
2025

Presentazione e critica

Non sappiamo quanto di autobiografico Valèrie Donzelli abbia messo nell’immaginare l’esistenza di Paul, il protagonista de “La mattina scrivo“. Di sicuro si può dire che nel raccontare la determinazione del suo personaggio, deciso ad anteporre l’ideale artistico a quello materiale, la scelta del punto di partenza sia lontano dalla condizione che ha permesso alla regista di coltivare la propria passione. Perchè se è vero che la Donzelli è nata e cresciuta in un contesto che fin da tenera eta ne ha coltivato il talento, così non capita a Paul laddove la scelta di dedicarsi anima e corpo alla scrittura di un romanzo a discapito del successo riscosso in campo fotografico è motivo di critica innanzitutto in ambito familiare per l’incapacità del padre e della sorella di comprendere qualsiasi azione che esuli da un ritorno immediato e tangibile.
A parte questo l’identificazione (attestata da riprese ravvicinate che sposano il modo di sentire del protagonista) con la bohémien di un personaggio come quello di Paul, disposto ad accettare i lavori più umili e mal pagati e di vivere dovunque gli sia permesso pur di soddisfare l’anelito artistico può essere una delle spiegazioni dietro alla riuscita di un film come “La mattina scrivo” che in qualche modo riporta la Donzelli all’urgenza de “La guerra è dichiarata”, il lungometraggio che la rivelò al pubblico internazionale e che come il nuovo si calava in un contesto di realtà che la faceva da padrona nel raccontare un’esperienza condivisa in prima persona.

Rispetto a quel modello la Donzelli sceglie una forma più asciutta in cui lo sguardo di chi sta dietro la mdp, pur presente, è meno esibito e più coerente con la materia del film. La presenza della voce fuori campo ne è esempio non solo per la capacità di riprodurre il suono della parola in una vicenda legata in qualche modo all’evocazione del logos ma anche perchè l’oggettività di un narratore esterno permette alla storia di non piegarsi su se stessa, concentrandosi unicamente sui tormenti del “giovane scrittore”, ma di confrontarsi come invece succede con la società che lo circonda. In questo senso La mattina scrivo è (anche) un film sui nostri tempi e su come siamo diventati: da una parte ci aggiorna su cosa voglia dire essere povero nell’età contemporanea e dunque sull’oscenità di un sistema economico – e delle sue app – sempre più votato alla ricerca di nuovi “schiavi” (il meccanismo con cui Paul trova lavoro è scandito da una domanda al ribasso che azzera la remunerazione), dall’altra ci rende complici dell’invisibilità a cui è soggetto chi come Paul non può vantare le credenziali di una sicura affermazione. Una cecità impressa nell’universo attraversato dal protagonista e che la Donzelli fa risaltare nella figura del padre di Paul quando accusa il figlio di non essere un vero povero, replicando quella forma mentis che oramai ci impedisce di capire il prossimo al di là dei modelli imposti da televisione e pubblicità. E, di conseguenza, nella mancanza di empatia delle persone a cui Paul si rapporta nel corso dei suoi lavori occasionali. Aspetto quest’ultimo evidente tanto nella scrittura, pronta a cogliere l’apatia del pensiero che caratterizza quegli incontri, quanto nella messinscena, per la presenza di inquadrature in cui nel presentarsi ai vari datori di lavoro Paul è spesso ripreso non a figura intera ma attraverso una parte del corpo nella considerazione di un processo che agli occhi degli altri gli ha tolto qualsiasi umanità riducendolo a pura forza lavoro. Indegno di partecipare alle vite degli altri e per questo separato dal mondo come succede nella scena del balcone in cui i vetri che separano Paul dagli interni dell’attico diventano il modo utilizzato per prendere le distanze dalle nostre responsabilità e, come fa con Paul il padrone di casa, da un impegno che possa prevedere una qualunque forma di coinvolgimento emotivo.

E’ questo il senso della sequenza iniziale, non a caso estrapolata da un pezzo di storia successiva per fare da introduzione alla vicenda che sta per essere raccontata. Parliamo di quella in cui il muro ricoperto da una carta ornamentale cede un poco alla volta all’irruenza dei colpi di martello inferti da Paul e dagli altri operai incaricati di ristrutturare la casa. Lo sguardo del protagonista che guarda al di là della parete per poi entrare nello spazio antistante diventa il simbolo della presa di coscienza a cui “La mattina scrivo” ci richiama. Lo scarto tra l’artificiosità dello sfondo impresso sulla carta da parati e il crudo realismo dei calcinacci a cui è ridotta la parete al termine di quell’azione diventa la dichiarazione d’intenti del film, ovvero il tentativo di condividere con lo spettatore una presa di coscienza come quella di Paul, espunta da qualsiasi forma di romanticismo o atteggiamento consolatorio. Esente dalla retorica con cui di solito l’indigenza viene raccontata – perchè a differenza dei più sfortunati Paul può scegliere se abbracciarla oppure no – “La mattina scrivo” ci ricorda l’esistenza di una povertà ancora più dolorosa rappresentata dalla mancanza di compassione che arriva a fare di Paul un desaparecido anche all’interno della propria famiglia. Ad attestarlo in senso positivo è soprattutto la scena finale in cui la ricomposizione della crisi non è data dal ritorno economico (così come vorrebbe la retorica corrente) e dunque dal ripristino della condizione di partenza, bensì dal recupero della sfera affettiva come testimoniano le lacrime di Paul, fin li restio a mostrare la fatica di tenere fede alla sua scelta e ora commosso dalle parole di stima del figlio, finalmente partecipe alle vicissitudini del genitore.(…)

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