La mia amica Eva

Cesc Gay

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Eva è una donna di cinquant'anni, sposata da oltre venti e madre di due figli adolescenti. Durante un viaggio di lavoro a Roma Eva conosce Alex, uno scrittore argentino, e si rende conto di volersi innamorare di nuovo prima che sia "troppo tardi". Tornata a Barcellona, lascia il marito e inizia una nuova vita da single, aperta alla seduzione e al romanticismo, ma anche a mille equivoci e cocenti delusioni, finché il caso le farà rincontrare proprio Alex...
DATI TECNICI
Regia
Cesc Gay
Interpreti
Rodrigo De La Serna, Juan Diego Botto, Miki Esparbé, Marián Álvarez, Aleida Torrent Casellas, Nora Navas, Francesco Carril, Mercedes Sampietro, Annick Weerts, Marc Rodríguez, David Selvas, Fred Tatien
Durata
99 min.
Genere
Commedia
Sceneggiatura
Cesc Gay, Eduard Sola
Fotografia
Andreu Rebés
Montaggio
Liana Artigal
Musiche
Arnau Bataller
Distribuzione
Teodora Film
Nazionalità
Spagna
Anno
2025

Presentazione e critica

Eva è una consulente editoriale spagnola che sta per compiere 50 anni e un giorno per caso, durante una trasferta di lavoro a Roma e una chiacchierata con uno sceneggiatore sconosciuto, si rende conto che la sua vita matrimoniale dopo 25 anni di nozze non la soddisfa più. Semplicemente ha voglia di provare emozioni nuove e una sera ha il coraggio di comunicarlo al marito Victor. La sua vita cambia, i suoi figli si adattano alle novità come possono e lei, senza clamori, inizia a sperimentare nuove esperienze e incontrare nuove persone tramite appuntamenti anche improbabili, fino a rincontrare lo stesso sceneggiatore che aveva conosciuto a Roma. Ma ora è tutto diverso, lei è una donna diversa, e le cose possono ancora cambiare.

È una commedia delicata e deliziosa sul cambiamento, La mia amica Eva. Con grande misura racconta la voglia di vita di una donna che all’alba dei cinquant’anni non vuole arrendersi a una vita priva di emozioni. Lo capisce un giorno per caso, a Roma, parlando con uno sconosciuto a cui si affretta a dire “Sono sposata”. È lì, nella definizione di uno status che di fatto non la definisce più per davvero, che si attiva la miccia – e la voglia- di cambiamento. Perché trasformare radicalmente la propria vita si può anche a cinquant’anni, anche quando i Tampax non servono più (per citare una gustosa scena della commedia) e la menopausa incombe, anche quando si ha pudore di provare un barlume di desiderio per uno sconosciuto (nel caso della protagonista Alex, uno sceneggiatore incontrato in una trasferta professionale). Senza scene madri, senza melodrammi, senza retorica e tanto meno facili didascalismi, sfila sullo schermo la quotidianità di una donna che si sente stretta nel suo ruolo di madre e moglie, desidera provare sulla sua pelle delle nuove emozioni e uscire dalla noia di un rapporto spento. Ce la mette tutta, si rimette in gioco a cinquant’anni, si assume la responsabilità e il rischio di una scelta importante, e per questo viene puntualmente giudicata dalla società, perché “osa” rompere un matrimonio. Senza aver tradito, senza avere un altro uomo o un piano b, se non vivere con autenticità ciò che resta di se stessa. Nora Navas è l’attrice perfetta per incarnare tutto questo e lo fa con grande equilibrio, diretta da un regista, Cesc Gay, già autore di Truman – Un vero amico è per sempre e Sentimental, che non appare minimamente interessato a firmare l’esilarante commedia pop ridanciana del momento e neppure uno struggente dramma intimista autoriale, ma un sussurro di commedia romantica garbata che, nella sua semplicità, sa conquistare chi guarda con la sua forte umanità. Declinandola in una sequela di momenti buffi, dubbi, indecisioni, incomprensioni, chiusure e riavvicinamenti, e in tutta la girandola emotiva di errori e imperfezioni di cui è fatta la vita, soprattutto sentimentale. “Ain’t no cure for love”, ci ricorda Leonard Cohen in un finale che chiude il cerchio di evoluzione della protagonista, che potrebbe essere la versione cresciuta di Hafsia Herzi di Tu mérites un amour. In quel film l’attrice, anche regista, interpretava una ragazza in cerca dell’amore e del tipo giusto, che cercava attraverso una serie di avventure e appuntamenti con sconosciuti.

Qui, in un certo punto del film, accade lo stesso, ma è l’età della protagonista a cambiare, e non è così comune vedere considerato e narrato su grande schermo il desiderio femminile, passati cinquant’anni. Lo ha fatto Sophie Hyde con Il piacere è tutto mio, ma lì Emma Thompson aveva a che fare con un gigolò, qui l’oggetto del desiderio – mai esploso, ed è la forza del film, fuggire al già visto e alle banalità – è uno sceneggiatore (lo interpreta Rodrigo de la Serna). Un uomo normale, come Eva, come il pubblico che guarda, e come il salvifico amico di Eva, che con la sua battuta darà il titolo al film.

 

 

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(…) L’incontro “bianco” con Alex la porta a realizzare che ha ancora voglia di innamorarsi, e si intende davvero, non del marito con cui ha ormai un rapporto routinario. Ma non è facile… I due possibili amanti sono distanti, vivono in Paesi diversi, non basta uno scialle dimenticato e due messaggi nelle pause per tornare vicini; inoltre nella vita “normale” Eva ha altri problemi, soprattutto se insinua al marito che non sono più innamorati come una volta. E – finezza di sceneggiatura –quando confida alle amiche la volontà di separarsi è costretta a inventarsi un amante, un uomo presente e concreto, perché è più facile che confessare una generale voglia di vivere dopo i cinquanta. Cesc Gay, che si impose venticinque anni fa col teen movie queer Krámpack, finora il suo film migliore, stavolta prende i segni della commedia hollywoodiana e li riscrive in salsa europea: c’è la donna in età matura, una mirabile Nora Navas quasi struggente nel modulare ogni registro, che forse si ritiene troppo grande per un secondo amore; attorno a lei una Barcellona nutrita dello spirito del tempo e avvolta negli equivoci, animati soprattutto dai figli allibiti dall’esuberanza sentimentale della genitrice, che peraltro a loro sembra mancare. Di contorno interviene una fauna umana estratta da Tinder e dalle app di dating, coi nuovi pretendenti di Eva che si rivelano mediamente puerili, paranoici o narcisisti. Intanto l’amore platonico Alex, cioè Rodrigo de la Serna altrettanto in parte, si è accoppiato e ha figliato, quindi non resta che la girandola di appuntamenti online… Ovviamente la commedia fa il suo corso, l’approdo lo conosciamo ma viene portato avanti con acume e senza luoghi comuni, anzi con una sorta di pudore con cui si approccia l’amore maturo. E perché mai? “Una commedia da prendere sul serio – la definisce il regista – piena di incomprensioni, dubbi, bugie inaspettate, momenti assurdi e situazioni buffe”. Esempio: Eva semina le cosiddette “bugie bianche”, ossia le menzogne su dettagli di scarsa importanza dette solo per far piacere agli altri. Del resto è umano, così come le due figure principali che si intrecciano a dovere grazie all’intesa tra gli attori. Se avesse vent’anni in più Nora Navas potrebbe essere un personaggio di Gianni Di Gregorio: simile è il timore che approccia la tarda vita adulta, la timida convinzione che sia già tutto finito, ma stessa è anche la volontà di vivere e non solo esistere, in barba all’anagrafe e allo sciocco pensiero condiviso.

 

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(…) “Ho un’amica che sta per compiere cinquant’anni – racconta Cesc Gay – e, come spesso accade nei miei film, è stata l’ispirazione per questa storia. Tutto è iniziato quando un pomeriggio

abbiamo scoperto per caso che stava cercando un appartamento, di nascosto da tutti, marito compreso. Quando le abbiamo chiesto perché lo facesse, è arrossita e ha detto: ‘Per vedere se mi ci vedo a vivere…’; poi ha fatto una pausa significativa e ha aggiunto: ‘…da sola’. Ed è stato in quel momento che questa commedia ha iniziato a prendere forma dentro di me. Il gioco dell’amore che Eva decide di giocare a tutti i costi, anche a costo di rompere l’equilibrio della sua vita. Con le sue scelte sconcerta tutti, dal marito alle amiche, perché non ha apparentemente un buon motivo per separarsi. Lei non ha un amante, suo marito non la tradisce e non la picchia. Naturalmente innamorarsi non sarà così semplice: non esiste un ormone che può aiutarci a far scoccare la scintilla con coetanei gravati da tutte le loro nevrosi, fissazioni e grettezze. Addirittura c’è chi le consiglia di scegliere “quello che le piace di meno” tra le tante frequentazioni. Di sicuro una ricetta non esiste e nessun manuale d’amore può aiutarci a costruire il nostro destino sentimentale. Piuttosto sono le casualità di cui si diceva prima, gli incontri fortuiti, le sliding doors della vita a decretare gioie e dolori sentimentali. “La mia amica Eva – dice ancora il regista – è una commedia piena di incomprensioni, dubbi, bugie inaspettate, momenti assurdi e situazioni buffe. Perché questo è quello che succede quando le nostre emozioni prendono il sopravvento e, in qualche modo, ci spingono a fare scelte che altrimenti non faremmo mai”. Una commedia molto contemporanea, urbana (Barcellona è protagonista, come il catalano che si alterna allo spagnolo nei dialoghi brillanti), borghese, con momenti alla Woody Allen, specie nel rapporto con le amiche un po’ pettegole o con l’attonito marito Victor (Juan Diego Botto) che non capisce ma si adegua. E troverà anche lui la sua seconda chance.

 

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