Lady Nazca – La signora delle linee

Damien Dorsaz

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Perù, 1936: mentre il fascismo si diffonde in Europa, la giovane Maria Reiche, originaria di Dresda, si guadagna da vivere come insegnante di matematica nella capitale Lima. Ma la sua vera vocazione la attende più a sud della metropoli cosmopolita, nel deserto di Nazca. L'archeologo francese Paul D’Harcourt convince Maria a tradurre alcuni documenti per lui, che spera possano fornire indizi su un antico sistema di canali nella zona. Durante un’escursione nel deserto, i due si imbattono in uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità: linee e figure gigantesche tracciate nel terreno migliaia di anni fa con precisione matematica, che colpiscono profondamente Maria. Contro ogni previsione e contro tutti, Maria lega il proprio destino alle misteriose linee di Nazca e intraprende la missione di scoprirne il significato. Inizia per lei un viaggio umano e scientifico che la metterà di fronte a enormi difficoltà, ma che le darà anche un senso di pace mentre si impegna a decifrare e proteggere una delle più im
DATI TECNICI
Regia
Damien Dorsaz
Interpreti
Devrim Lingnau, Olivia Ross, Guillaume Gallienne
Durata
99 min
Genere
Avventura
Drammatico
Sceneggiatura
Damien Dorsaz, Fadette Drouard
Fotografia
Gilles Porte
Montaggio
Patricia Rommel
Distribuzione
Officine Ubu
Nazionalità
Germania, Francia
Anno
2025

Presentazione e critica

C’è un momento in cui cambia tutto, in questa storia di memorie antiche e ossessioni moderne. Un primissimo piano in cui vediamo nel volto e negli occhi di una giovane donna apparire questa ossessione che, riusciamo a intuire subito, le cambierà la vita per sempre. Il tutto avviene quando, durante un viaggio lavorativo senza particolare importanza, si trova insieme al suo capo a viaggiare per l’entroterra desertico del Perù e vede, per la prima volta, delle linee millenarie tracciate nel terreno, una testimonianza archeologica unica, fra le più incredibili della storia umana. La giovane donna si chiama Maria Reiche, è originaria di Dresda, ma diventerà celebre come Lady Nazca, in questa storia su come una giovane insegnante di matematica espatriata a Lima, in Perù, è diventata una delle archeologhe più celebri.

Siamo infatti nel paese sudamericano nel 1936, proprio mentre dall’altra parte del mondo, nell’Europa da cui provengono i protagonisti di questa storia, ancora di più in Germania, l’aria è irrespirabile, il nazismo è consolidato e la guerra sembra vicina. Maria è un’espatriata in cerca di una vocazione, sembra poter essere la matematica, ma è più che un altro un mezzo per lasciare l’Europa e proseguire la ricerca comune a ogni giovane affamato di futuro. È proprio la sospensione temporale di una comunità di europei visti per una volta altrove, proprio mentre il loro mondo stava andando in fiamme, uno dei pregi nell’atmosfera creata in questo film da Damien Dorsaz, attore che ha nella sua storia personale un’altrettanto grande passione per il Perù, che già aveva raccontato di questa eroina poco conosciuta in un documentario una ventina d’anni fa.

Un’ossessione che si specchia in quella di Maria, che l’ha portato a esordire con questa storia che si concentra sui primi anni di una lunga vita dedicata a Nazca, permettendogli di delineare il ritratto di ostinazione di una donna che dovette lottare non poco per essere presa sul serio, per superare i gretti interessi del momento di molta classe politica locale, disinteressata a proteggere quella terra dalle speculazioni. E nel farlo trova un linguaggio comune con le popolazioni indigene che da quelle parti ancora vivono in maniera non molto diversa da secoli. I veri eredi della civiltà Nazca, che prosperò in quella regione un paio di migliaia di anni fa, oltre che di quegli Incas che raccolsero il testimone della loro profonda conoscenza dell’astronomia e dell’ingegneria.Un viaggio capace di armonizzare il coraggio personale di una donna con uno sguardo epico su un mondo postcoloniale seducente, mentre la polvere del deserto si insinua fino allo sguardo dello spettatore, grazie anche all’interpretazione dell’emergente Devrim Lingnau nei panni di Maria Reiche, che fa emergere la forza e l’energia di una missione impossibile diventata ragione di vita, cercando di preservare le tracce di un lontano passato, rendendolo vivida testimonianza condivisa per un giovane Paese.

Cominsoong

ll film riflette su e con gli spazi. Siamo tutti, quasi tutti, costretti a luoghi terribilmente rettangolari, con angoli netti e linee. I palazzi, uno accanto all’altro, le leggi che regolano le distanze. La strada come localizzatore per gli edifici. Gli indirizzi, le abitazioni e quindi le persone. Recentemente siamo anche tutti dotati di localizzatori GPS. Invece di tracciare linee, veniamo tracciati. In questo Lady Nazca. La signora delle linee è un’opportunità di allontanarsi e riallinearsi.
Un esercizio di osservazione:
osservare la strada, annotare i dettagli di un cartello e descrivere gli abiti di un passante con la massima minuzia. Interrogare l’orizzonte, guardare il cielo di notte e contare le stelle che si vedono. Confondersi e ricominciare.

Disperdersi negli spazi, tra linee tracciate e quelle che tracciamo. Damien Dorsaz, noto in Francia come attore (compare anche in Les amants reguliers, di Philippe Garrel), sperimenta per la prima volta dietro la macchina da presa in un film di finzione. La sua altra prova da regista risale al 2006, quando ha realizzato Maria Reiche, The Lady of Nasca, un documentario sulle tracce dell’archeologa. Dopo quell’esperienza ha iniziato a scrivere una sceneggiatura legata alla storia di Maria che sarebbe poi diventata Lady Nazca – La signora delle linee. L’intimità e la dimestichezza del regista con la protagonista, i suoi spazi e le sue linee, è netta ed inequivocabile. Oltre ad intercettare tematiche attuali come quelle ecologiche e femministe, Lady Nazca. La signora delle linee è un film ispirato anche nelle coincidenze fortuite, come la libellula che si posa su Maria durante il bagno in uno stagno. Con sensibilità, Dorsaz accompagna la protagonista Devrim Lingnau nella sua scoperta e nel suo percorso di consapevolezza.
Le linee risalenti a 1500 anni fa, restituite con magnifiche riprese aeree, sono lunghe fino a 20 chilometri, con forme triangolari e trapezoidali, e disegnano esseri umani, scimmie, felini, ragni, uccelli e persino balene. Create da una civiltà precedente all’espansione dell’Impero Inca, formano un calendario astronomico con segni accostabili a quelli dello zodiaco. Con esse il film prende un ulteriore slancio: lo spazio si allarga (fino ad uscire dallo schermo) e Maria si sorprende a contemplare “interminati spazi”, del cielo e dell’anima. E la dolcezza è nel suo ammettere ad Amy “questo è il mio posto nel mondo”.

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