Giuseppe Marco Albano

DATI TECNICI
Regia
Interpreti
Durata
Genere
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Distribuzione
Nazionalità
Anno
Presentazione e critica
Nicolò Govoni descrive l’attività che, con passione e determinazione, lo ha visto intervenire in aree del mondo particolarmente deprivate per dare un futuro a dei bambini che sembravano non poterne avere. Le International Schools sono istituzioni che forniscono gratuitamente istruzione di alto livello a bambine e bambini che vengono da situazioni sociali e familiari spesso disastrose. Un percorso virtuoso che descrive come dall’emarginazione si possa giungere all’eccellenza. Nicolò Govoni ci conduce per tutto il documentario alla scoperta di una mission che a molti sarebbe sembrata realmente ‘impossible’. Non si tratta di narcisismo o del desiderio da parte di Giuseppe Marco Albano di realizzare un ritratto agiografico. Chi abbia visto il suo Noi ce la siamo cavata (con al centro alcuni dei bambini che avevano recitato in Io speriamo che me la cavo ora divenuti adulti) sa bene che non è nel suo stile di narrazione.
La presenza costante in veste di narratore di Govoni è non solo utile ma necessaria. Perché non solo ci fa conoscere le realizzazioni da lui fortemente volute e portate a compimento ma soprattutto perché ce ne fa comprendere le ragioni profonde. Quando ci si sente fuori posto nella scuola e nel contesto in cui si vive (escluso quello familiare che è invece positivo) si possono maturare due reazioni. Una porta al rifiuto e a un desiderio di revanche che può condurre solo ad esiti negativi per sé e per gli altri. L’altro, purtroppo meno frequente, induce a comprendere che da quel mood si può uscire. Magari non da soli e anche aiutando altri a farlo. È quanto accaduto a Nicolò che lo racconta senza edulcorazioni e mettendo in luce l’importanza di un’insegnante che, capendolo, lo ha aiutato a capirsi. Ne è nato un progetto che, a partire dal volontariato in India, si è progressivamente focalizzato fino a giungere agli esiti odierni. Già dalla loro prima comparsa nelle aule scolastiche (che siano a Nairobi o a Bogotà) queste ragazze e ragazzi suscitano un’impressione particolare. Hanno divise da college up level britannici e vengono dalle periferie più degradate. Non è un contrasto legato solo ad una forma di apparenza. Assume un significato profondo: a chi non ha niente viene offerta gratuitamente l’eccellenza tanto da poter conseguire il diploma di Baccellierato internazionale.Tutto ciò grazie ad impegno e donazioni e senza dover instaurare legami più o meno vincolanti con gli organismi statali. Nei volti di questi allievi, oltre che nelle loro parole, si legge il piacere del raggiungimento dell’istruzione vista come occasione di riscatto dalle condizioni di vita da cui provengono. Una reazione, come viene detto, ad altissima percentuale di adesione. Percentuale che si abbassa in misura esponenziale alle nostre latitudini e non solo per responsabilità degli studenti.
School of life, prodotto da Rai Cinema e Groenlandia, è un docufilm sulla vita di Nicolò Govoni e sull’associazione umanitaria no profit da lui fondata Still I Rise, che punta ad offrire gratuitamente un’istruzione d’eccellenza ai bambini vulnerabili delle aree disagiate del globo e ai rifugiati. È firmato da Giuseppe Marco Albano che per due anni ha pazientemente seguito con la troupe Nicolò nei suoi impegnativi viaggi e soggiorni nelle scuole, si sviluppa su un duplice piano narrativo: da un lato racconta la storia di Govoni, facendo entrare lo spettatore nella sua vita, facendogli conoscere la sua famiglia, il percorso personale e introspettivo (in particolare l’incontro con una sua prof) che lo ha portato a fare una scelta coraggiosa e rivoluzionaria che ha cambiato la sua vita e continua a cambiare vite; dall’altro rende noto come sia avvenuta la fondazione, con Giulia Cicoli e Sarah Ruzek, di Still I Rise, resa possibile prevalentemente grazie a donazioni di privati, come i suoi target, inizialmente ritenuti quasi impossibili, oggi siano realizzati con successo, e quali siano i progetti per il futuro dell’associazione, candidata al Nobel per la Pace nel 2023.
Nicolò Govoni, con la sua Still I Rise, conia un nuovo modello educativo rivoluzionario per risolvere l’emergenza scolastica a livello internazionale, un modello che ha come presupposto indiscusso l’empatia e l’intelligenza emotiva del docente e si ispira sostanzialmente a 4 principi: 1) la scuola è casa 2) lo studente è al centro 3) l’insegnante è mentore 4) il pensiero critico globale, offrendo così un percorso pedagogico e formativo tra i più riconosciuti del Pianeta, il Baccalaureato Internazionale, ai bambini profughi e vulnerabili, gratuitamente.
In School of Life si assiste alla parabola ascendente di Govoni verso una nuova maturità e consapevolezza; partendo da un’esperienza che lo porta, giovanissimo, a restare per sei mesi in un orfanotrofio indiano, si misurerà, dopo gli studi universitari sempre in India, con sfide sempre più stimolanti e complicate sino alla realizzazione nel 2018 di Mazì, la prima scuola Still I Rise in Grecia, nell’isola di Samos, dove tra le spiagge cristalline e i ristoranti pullulanti di turisti, si annidava un oscuro segreto: il “RIC”, l’hotspot, un centro di prima accoglienza in cui più di 7000 migranti sopravvivevano imprigionati in una struttura costruita per 648. Con una media di un rubinetto ogni 200 persone, una quasi totale assenza di strutture residenziali, servizi igienici, supporto medico, assistenza alimentare e accesso all’istruzione, l’hotspot di Samos era l’inferno in terra che Still I Rise trova il coraggio di denunciare. E poi le scuole in Siria, Kenya, Congo, Yemen e, infine, nel 2024 in Colombia, location molto difficile per via anche del narcotraffico locale.
Vengono riprese le scene di vita quotidiana di estrema povertà degli alunni di Still I Rise, i loro momenti aggregativi a scuola durante le attività sportive o ludiche, i momenti in classe a confronto con l’insegnante, raccogliendo le testimonianze di chi contribuisce a questo incredibile e ambizioso progetto. Il ritmo del documentario è coinvolgente sia quando si sofferma su un paesaggio suggestivo, sia quando cattura, sul volto di uno studente, un sorriso sincero piuttosto che un pianto commosso o liberatorio.
Ci sono film che informano, altri che commuovono. School of Life fa entrambe le cose. E lo fa con una potenza rara. Il documentario firmato da Giuseppe Marco Albano è molto più di un racconto su un progetto educativo: è un viaggio nel cuore del mondo, là dove i diritti vengono spesso negati e dove la scuola può letteralmente salvarti la vita. Il protagonista è Nicolò Govoni, classe 1993, attivista, scrittore e fondatore di Still I Rise, organizzazione non-profit che dal 2018 porta un’istruzione gratuita e di altissimo livello ai bambini più vulnerabili del pianeta. Siria, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Colombia, India, Sud Sudan: questi i luoghi dove Still I Rise è operativa, e dove ogni giorno – tra tende, aule improvvisate e corridoi scolastici affollati di sogni – si combatte una battaglia silenziosa ma rivoluzionaria. Lo sguardo curioso dietro la macchina da presa racconta un futuro tutto da immaginare. E lo fa seguendo le storie di bambini e ragazzi che, in un altro contesto, sarebbero finiti dimenticati tra le macerie della guerra, della povertà e dell’indifferenza. Invece, grazie a un modello educativo che punta su eccellenza, inclusività e rigore, oggi studiano per ottenere il Baccalaureato Internazionale, percorso formativo tra i più prestigiosi al mondo. A raccontarli è lo sguardo sensibile e partecipe di Giuseppe Marco Albano, regista lucano già vincitore del David di Donatello e autore di opere come Noi ce la siamo cavata ed Eroici – quest’ultimo premiato ai Nastri d’Argento 2025. Con School of Life, Albano firma forse il suo lavoro più potente, capace di mettere insieme denuncia e speranza, cronaca e poesia, con immagini che toccano corde profonde senza mai scivolare nella retorica. Govoni, dal canto suo, non è solo il protagonista, ma anche l’anima del progetto. Partito a vent’anni per un’esperienza di volontariato in India, ha vissuto lì quattro anni, si è laureato in giornalismo e ha deciso di dedicare la sua vita ai diritti dei più piccoli. Oggi vive a Nairobi, guida una rete di scuole che cambia le vite di centinaia di bambini ogni anno ed è stato nominato al Premio Nobel per la Pace nel 2020. Il suo lavoro è raccontato anche nei libri pubblicati per Rizzoli, come Se fosse tuo figlio e Un mondo possibile, oltre che nei sussidiari scolastici italiani.
School of Life è quindi anche un modo per entrare in contatto con una realtà che spesso ignoriamo, ma che esiste. E resiste. Un documentario necessario, che Biografilm ha scelto di accogliere nel suo programma con coerenza e attenzione. Perché, come recita una delle frasi più forti del film: “Ci sono luoghi in cui andare a scuola significa sopravvivere. E in quei luoghi, insegnare significa lottare per un domani migliore”. Un domani che, grazie a film come questo, ci sembra un po’ più vicino.
