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3/19

Regia: Silvio Soldini

INTERPRETI: Kasia Smutniak, Francesco Colella, Caterina Forza, Paolo Mazzarelli

SCENEGGIATURA: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini

FOTOGRAFIA: Matteo Cocco

MONTAGGIO: Giorgio Garini, Carlotta Cristiani

DISTRIBUZIONE: Vision Distribution

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 120 min.

Milano di notte, sommersa dalla pioggia battente, in primo piano il mondo dell'alta finanza fatto di uomini e donne che snocciolano numeri e incomprensibili termini tecnici in inglese, vivono in apnea e hanno rinunciato persino all'ultimo residuo di umanità. Parte da qui 3/19, il film con cui Silvio Soldini a quattro anni da Il colore nascosto delle cose, torna sul grande schermo e ai temi a lui più cari. Lo fa attraverso il viaggio interiore della protagonista, lontana dalle donne tradizionalmente raccontate dai suoi film: l'algida, austera e compassata Camilla, su cui Kasia Smutniak compie un raffinato lavoro di sottrazione, non ha certo nulla a che fare con la casalinga Rosalba di Pane e tulipani, ma come lei si prepara ad affrontare una vera e propria rivoluzione. Ancora una volta tornano centrali la tematica della rinascita e le atmosfere rarefatte, non prive di momenti di tenerezza, tipiche del suo cinema.

A innescare il cortocircuito emotivo di Camilla oltre a tutta la narrazione di 3/19, è un incidente stradale. Milano con i suoi grattacieli di acciaio e vetro che ne definiscono lo skyline, le gru che si stagliano all'orizzonte, le multinazionali, le sale riunioni, gli affari da milioni di euro, è l'habitat naturale della vicenda. Camilla si muove in questo ambiente, è un'avvocatessa di successo e una donna rigorosa, esigente con se stessa e con gli altri, ha quarant'anni, un matrimonio alle spalle e una figlia Adele, che è il suo esatto opposto: ribelle e costantemente in cerca dello scontro, da quando i suoi hanno deciso per lei anche la facoltà da frequentare, un corso di Economia da cui fuggirà appena ne avrà l'occasione. Le giornate della protagonista scorrono senza particolari sussulti, scanditi da meeting, cavilli burocratici da scovare e tirar fuori all'occorrenza, cene fast food e una relazione di poco conto con un uomo sposato. Almeno fino a quando una sera attraversando la strada sotto la pioggia, un incidente stradale non le sconvolgerà la vita. Forse è passata con il rosso, o forse no, non ricorda, ma uno scooter per evitarla finisce fuori strada causando la morte di uno dei due ragazzi a bordo, uno sconosciuto, probabilmente un immigrato clandestino, l'altro è fuggito subito dopo il fatto, sul quale Camilla inizierà a indagare. Non sarà sola: accanto c'è Bruno, un mite e pacato uomo comune, direttore dell'obitorio insieme al quale finirà per scoprire se stessa.

Silvio Soldini costruisce l'intera rete di dinamiche attorno ad un'assenza, un corpo morto, per la precisione il terzo non identificato nel corso del 2019 a cui allude il titolo del film: di quel cadavere nessuno sa nulla, nemmeno lo spettatore che il regista si preoccupa di mettere esattamente al fianco della protagonista. Di quel cadavere che nessuno reclama conosciamo solo il nome (vero?, Hamed Hassan, che compare sul tesserino della mensa dei poveri, il resto è tutto in un sacchetto di plastica: una manciata di soldi contanti, una piccola foto tessera con il volto di una donna e una lettera, probabilmente una vecchia poesia scritta in arabo. Capire chi sia e dargli un'identità per Camilla diventa un'ossessione e insieme un'opportunità per fare i conti con il senso di colpa latente che la abita e affrontare un mistero che viene dal passato; lo spunto inziale era quello del thriller psicologico di cui rimangono alcune suggestioni, la storia è diventata poi un'esplorazione dell'animo umano in un viaggio verso la riappropriazione di sé.

Una rinascita cadenzata dalla visione di un bosco autunnale, l'immagine nella quale la protagonista trova rifugio quando ha bisogno di prendere fiato; tutto intorno scorre la vita del capoluogo meneghino che entra dalle finestre, dalle vetrate, dalle strade dove la giovane donna in carriera si agita alla ricerca di quello sconosciuto. Ma è soprattutto nell'incontro con l'indulgente Bruno (interpretato da Francesco Colella con una straordinaria umanità) che il mondo cinico e avveniristico della Milano dei piani alti entra in contatto con quello più intimo e dimesso delle file alle mense dei poveri. In questo spazio franco tra Camilla e Bruno, il tempo si dilata e diventa quello giusto per imparare a prendersi cura degli altri, per bere una cioccolata calda e per ridare un senso alle cose. Alla luce del sole, verso la costa ligure e con il vento a favore.

(https://movieplayer.it)

Si può perdere per anni il contatto con la parte più umana di se stessi e ritrovarla dopo un evento traumatico (ri)scoprendo sensazioni, desideri e dolori sopiti? È quello che succede a Camilla, protagonista di 3/19. Silvio Soldini torna ad esplorare l’universo femminile raccontando una storia di rinascita e riscoperta attraverso il personaggio sfaccettato di Camilla: all’inizio la sua vita è frenetica e parla una lingua “criptica”, quella del mondo degli affari, non si ferma, neanche di notte, neanche la domenica – “Che strana parola, che significa?” – e sembra interessata solo a ottenere grandi traguardi a lavoro. Sembra perché dopo essere stata travolta da un motorino, incidente del quale forse è responsabile, le sue priorità iniziano a cambiare, rivelando una grande profondità e umanità e un trauma passato che ancora la tormenta. A questo punto i tempi del film si dilatano, Camilla si fa più riflessiva, guarda “oltre la sua vita”: osserva con tenerezza i vicini di casa felici e che sembrano amarsi davvero, Adele, sua figlia, che nemmeno la degna di uno sguardo, attraverso la vetrina di un locale, e Bruno che è un genitore presente a differenza sua. Si sente in colpa per la morte del ragazzo e il suo pensiero diventa una tale ossessione tanto da spingerla ad indagare sulla vita di questo giovane terzo morto non identificato dell’anno 2019 che dà il titolo al film. Questa personale indagine assume sempre di più i contorni di un “thriller dell’anima” attraverso il quale Camilla investiga anche sul senso della sua vita cercando non solo risposte sul ragazzo senza nome ma interrogando i suoi sentimenti.

Il regista segue Camilla nei suoi cambiamenti, nel suo continuo vagare, anche nei suoi momenti di “caotica” stasi, soffermandosi sulle espressioni, sui cambiamenti graduali del suo sguardo: sfuggente e severo all’inizio, disorientato, attraversato da tanti stati d’animo dopo l’incidente. Una prova che Kasia Smutniak affronta con naturalezza e intensità restituendo un personaggio dalla grande umanità, che riesce a imparare dai suoi errori.

A completare un film che con estrema eleganza racconta una rinascita è la sottotrama che mostra con grande pietas la condizione di indifferenza che vivono molti immigrati, invisibili alla società quando non vengono accusati di qualcosa, tombe senza nome e senza le preghiere dei loro cari quando muoiono. La colpa che si sente addosso Camilla per la morte di “3/19” abbatte il cinismo dell’ambiente esclusivo che frequenta, che lo bolla come un semplice incidente da dimenticare subito, e i suoi sforzi per non farlo essere uno dei tanti morti anonimi dell’anno gli restituisce dignità e affetto.

(www.cinematographe.it)

(…) È proprio il tempo in 3/19 a fare da protagonista assoluto, mentre Silvio Soldini (anche sceneggiatore insieme a Doriana Leondeff e Davide Lantieri) aggiunge ad esso altri temi portanti. Il cambiamento e la rinascita, il destino, l’identità e la memoria. In due ore il film gioca e plasma il senso dell’opposto e del contrapposto, sia a livello narrativo che visivo. La Camilla di Kasia Smutniak è spaccata in due, e più volte metaforicamente scende da una macchina per respirare l’aria pulita di una vita senza schemi, senza calendario, senza scadenze. Fuori c’è un mondo inesplorato, c’è la quiete, c’è quella figlia tanto diversa quanto uguale a lei. Soldini preme molto su questo aspetto: interno ed esterno, respirazione ed espiazione.

Allora, come cornice, non poteva che non esserci quella effimera di Milano, con le sue contraddizioni e la sua apparenza. I grattacieli di vetro, quelli della produttività e dei milioni, e le strade in cui l’accoglienza diventa lotta alla sopravvivenza. In 3/19 Camilla si affaccia dalla sua grande casa per scrutare l’intimità di altre vite, per capirle e nonostante tutto invidiarle. Ma più di altro l’opera di Soldini spiega quanto sia fondamentale scendere a patti con il nostro lato umano, che oggi più di ieri va compreso e ascoltato. Bisogna prendersi cura di lui – ci dice il bel personaggio di Bruno – altrimenti rischiamo di essere anestetizzati in una dimensione da cui è impossibile uscire.

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