Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Adorazione

Regia: Fabrice Du Welz

INTEPRETI: Thomas Gioria, Fantine Harduin, Benoît Poelvoorde, Anaël Snoek, Gwendolyn Gourvenec, Peter Van den Begin, Charlotte Vandermeersch, Laurent Lucas, Martha Canga Antonio, Sandor Funtek, Pierre Brichese, Pierre Nisse

SCENEGGIATURA: Fabrice Du Welz, Romain Protat, Vincent Tavier

MONTAGGIO: Anne-Laure Guegan

MUSICHE: Vincent Cahay

DISTRIBUZIONE: Wanted Cinema

PAESE: Belgio, Francia

DURATA: 98 min

IN CONCORSO AL LOCARNO FILM FESTIVAL (2019)
PRESENTATO ALLA XIV FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2019), SEZIONE 'ALICE - PANORAMA INTERNAZIONALE'

ADORAZIONE, film di Fabrice du Welz, racconta la storia di Pau, un dodicenne che trascorre le sue giornate in piena solitudine tra i boschi che circondano l'ospedale psichiatrico, in cui lavora la madre. Dopo l'abbandono del padre, i due vivono soli in una casa vicino la clinica.
Un giorno il ragazzo incontra una misteriosa giovane di nome Gloria una nuova paziente in cura nella clinica. Trascorrendo sempre più tempo insieme, i due stringono amicizia e Paul finisce ben presto per prendersi una cotta per la ragazza. Proprio in nome di questo loro forte legame, Gloria riesce con facilità a convincere l'amico ad aiutarla a fuggire alla ricerca di una salvezza non ben definita al di fuori della clinica. È cosi che i due fuggono e intraprendono un viaggio, durante il quale Paul, finora accecato dall'adorazione provata per la ragazza, si renderà conto di come l'instabilità di Gloria, che inizia pian piano a emergere, possa metterli davvero in pericolo...

 (www.comingsoon.it)

 

Guardando, anzi, immergendoci nell’opera, viene un dubbio: perché “venderlo” come thriller psicologico con venature, addirittura, horror? Nulla di più lontano dalla realtà. Chiaro, il suddetto genere fa presa e fa gola al pubblico, eppure ADORAZIONE del belga Fabrice du Welz è invece un rarefatto e al tempo stesso luminoso film sull’amore, scevro da ogni sovrastruttura. Come in ogni cosa bisogna andare a fondo, e sotto una spessa e a tratti indecifrabile superficie esce fuori un’opera dalla cristallina bellezza che, appunto, rispecchia la purezza incontaminata e lirica dei suoi due splendidi protagonisti. E il regista, conscio di avere davanti la macchina da presa due talenti puri e magnificamente grezzi, li mette costantemente al centro dell’immagini, inseguendone i volti e i corpi. Perché è la fanciullezza la certezza di ADORAZIONE: Paul e Gloria scappano verso qualcosa di indefinibile e incerto. Qualcosa che, metaforicamente, è vicino alla maturazione e alla consapevolezza dell’essere. Prima, però, un percorso lastricato di ostacoli, brutture, simbolismi e bestie feroci. Entrambi giovanissimi, entrambi rinchiusi in uno spazio che non concede il tempo a chi non sa più volare. Paul, dal cuore buono e figlio di una dottoressa, e Gloria rinchiusa in una clinica psichiatrica per una latente instabilità. Si troveranno, si capiranno e, forse, si ameranno. Qualunque sia il significato di amore a dodici anni. In un tripudio di carne e allucinazioni, di pruriti e di sguardi. E così il regista, che fa della natura l’elemento super-partes e determinante, stabilisce le regole di un confine inquietante e fiabesco in cui i due protagonisti vengono esaltati da un’estetica che sfrutta a pieno la luce e i riverberi, rivedendo la narrazione in funzione di qualcosa che vada oltre il senso del racconto. Per questo ADORAZIONE è soprattutto un’esperienza artistica, che nella sua fluidità rintraccia concetti lirici e guizzi di un disfunzionale e catartico romanzo di formazione.

(www.hotcorn.com)

 

L'ultimo lungometraggio di Fabrice Du Welz è un'opera di grande intensità sensoriale, che eleva una premessa narrativa piuttosto standard attraverso un tono, uno stile visivo e una prossimità al nervo emotivo dei personaggi che si vede raramente sullo schermo.
Strenuo difensore dell'uso della pellicola, il regista belga cattura il viaggio nella natura di Paul e Gloria con realismo poetico, tra fiumi e boschi bagnati di luce come una rugiada estiva. I due ragazzi sono in fuga tanto dalle autorità quanto dal tempo stesso, in un'atmosfera che rifiuta la contemporaneità e sembra nascondersi in un passato sospeso.
ADORAZIONE non è però soltanto comunione dei sensi: quello sui protagonisti è un lavoro di caratterizzazione raffinato e singolare, in equilibrio sul ripido crinale delle due età abitate da Paul e Gloria. Uno è certo di non voler fare male a nessuno, l'altra gli assicura che presto cambierà idea. Uno è pervaso da una purezza ancora infantile, che inventa dialoghi con gli uccellini e non vuole vederli morire; l'altra non abbassa mai lo sguardo e ha una storia inquietante sempre pronta. Eppure sono entrambi precisamente a metà tra l'essere bambini e giovani adulti, uno stato mutevole, cangiante, che Du Welz fa risaltare come un riflesso del sole sul fiume, e che aggiunge un senso di disagio e verità alla loro attrazione.

(www.mymovies.it)

 

Dopo il calvario e l’alleluia c’è l’adorazione. La trascendenza e l’immanenza sono ancora una volta in lotta nell’ultimo atto della trilogia ardennoise di Fabrice Du Welz, ADORAZIONE. Quella spinta contrastante tra la verticalità di uno sguardo che invoca il cielo e l’orizzontalità terrena delle nostre più profonde pulsioni, quell’universo nascosto dei disordini del cuore e della mente, si fondono in una sola parola: amore. E nel suo contraltare, la morte.

Eros e thanatos all’origine di tutto, che qui prendono le forme ibride e concrete di due giovani, non più bambini ma non ancora adulti, Paul e Gloria che si innamorano follemente al primo sguardo. Lui è un timido ornitofilo che abita con la madre nell’ospedale psichiatrico in cui la donna lavora. Lei in quell’ospedale è reclusa. Senza pensarci, Paul decide di aiutare la sua amata e di fuggire via insieme, inesorabilmente. Nella fuga senza mèta, immersi in una natura cangiante, i due hanno l’aspetto evanescente delle creature del bosco dei racconti di fate. Le loro ombre in controluce, merito anche dello straordinario lavoro fatto sulla pellicola di cui Du Welz è rigoroso cultore, li rende simili a fantasmi (…).

Ma con Du Welz non possiamo abbassare le difese: il suo non è un racconto normativo per “bambini buoni”, non vuole insegnare una morale, né ricordare con nostalgia la bellezza e la purezza dell’amore in quell’età aurea che è l’infanzia. Paul e Gloria sono gettati in un’avventura oscura, sotterranea, che ricorda più quella dell’Alice creata da Lewis Carroll o della sua “sorella” conclamata, la Lolita nabokoviana (…).

La forza del film è tutta qui, nell’ambivalenza conturbante di Gloria, col suo vestito rosso e gli occhi penetranti – che (non a caso?) ricordano quelli di Isabelle Adjani Possession di Zulawski – nel suo essere bambina e donna insieme, stabile e instabile, col suo continuo e consapevole sedurre noi spettatori attoniti che assieme a Paul non potremmo fare altro che adorarla, desiderarla e giustificare le sue azioni. Il Possesso, la Patologia, la Dipendenza nell’amore: ci sono tutti gli elementi che il cineasta aveva disseminato in questa trilogia costruita negli anni, ma in una versione un po’ meno incisiva. Perché per quanto lo si voglia stravolgere, forse è proprio l’abusato soggetto della fuga d’amore a generare l’inciampo. Col mettere la parola fine a questo viaggio, col ricondurre ad un ordine le pulsioni e i deliri, “l’incanto” è spezzato. Eppure ce l’aveva insegnato proprio lui, Fabrice Du Welz, «quand on est amoureux c’est marveilleux»… (Quando sei innamorato, è magnifico)…..

(www.sentieriselvaggi.it)