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America night

Regia: Alessio Della Valle

INTEPRETI: Andra Day, Trevante Rhodes, Natasha Lyonne, Garrett Hedlund, Miss Lawrence, Rob Morgan, Da'Vine Joy Randolph, Evan Ross

SCENEGGIATURA: Alessio Della Valle, Allison Burnett

FOTOGRAFIA: Ben Nott

MONTAGGIO: Zach Staenberg

MUSICHE: Marco Beltrami

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

PAESE: Ialia, 2019

DURATA: 123 min.

Ai primi d’agosto del 1962 cominciai con le serigrafie. Volevo qualcosa di più forte, che comunicasse meglio l’effetto di un prodotto seriale. Con la serigrafia si prende una foto, la si sviluppa, la si trasferisce sulla seta mediante colla e poi la si inchiostra, cosicché i colori penetrano attraverso la trama salvo che nei punti dove c’è la colla. Ciò permette di ottenere più volte la stessa immagine, ma sempre con lievi differenze. Tutto così semplice, rapido, casuale: ero eccitatissimo. Poi Marilyn morì quello stesso mese, e mi venne l’idea di trarre delle serigrafie da quel suo bel viso, le mie prime Marilyn.“

La storia nel corso del suo tempo ci ha dimostrato come una semplice tela possa essere non solamente un mezzo della manifestazione tangibile della visione artistica e concettuale del suo esecutore, ma anche il riflesso dei processi culturali del periodo storico a cui appartiene. Sicuramente durante il XX secolo questo indissolubile legame tra l’arte e il tramandamento culturale è arrivato al culmine con la Pop art. Dalla Coca-Cola di Mario Schifano, al Just what is it that makes today’s home so different, so appealing? del suo pioniere Richard Hamilton, fino ad arrivare al suo punto di riferimento Andy Warhol, che forse più di tutti faceva della cultura di massa la sua matrice concettuale e stilistica. Un movimento che puntava il proprio sguardo tendenzialmente sulle evoluzioni culturali, si prefiggeva come uno dei suoi massimi obiettivi quello di scolpire e consacrare attraverso l’arte ciò che già di per sé era ed è sinonimo di iconicità. Forse l’esempio simbolo di tale visione è la serigrafia dedicata aMarylin Monroe di Warhol, capace di portare il volto iconico della tormentata attrice ad un’immortalità artistica quasi mai contemplata nella storia contemporanea. Infatti non solo una sua componente, ovvero Shot Sage Blue Marylin, recentemente è diventata l’opera del ‘900 con il prezzo più elevato ad essere mai stato battuto in un’asta d’arte, ma è anche l’elemento su cui ruota il neo noir diretto da Alessio Della Valle: American Night.

In una New York molto più tendente ad emulare una Gotham oscura e lercia piuttosto che ad una metropoli in progressiva ebollizione artistica, seguiamo la storia di John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers), un ex falsario d’arte in procinto di aprire la sua prima galleria d’esposizione malgrado, complice il suo losco passato, viva nella continua paura di perdere il poco che è riuscito a mantenere negli anni e di incombere nuovamente nel crimine. Purtroppo, per via di una fortuita occasione, entra in possesso della Marylin Monroe-Hot Pink di Warhol, un pezzo perduto della collezione del gangster Michael Rubino (Emile Hirsh), che farà di tutto pur di riaverla.

American Night è scolpito attraverso l’enorme calco del vasto cosmo delle immagini che hanno contraddistinto la cultura dell’audiovisivo Pop dello scorso secolo. Il mondo creato da Della Valle, alla sua prima regia, si basa essenzialmente nell’evocare i volti, le forme e i linguaggi di questo universo dal sapore nostalgico, ma dalla valenza artistica ed umana estremamente forte e riconoscibile. Si passa così dall’ambientazione DC e poi al bar dedicato alle rockstar decedute, dove puoi trovare i baristi mascherati da Kurt Cobain e Jimy Hendrix, fino al gangster Rubino, interamente costruito sulla figura e sulla contraddittoria psiche di Michael Corleone. Sembra che il regista fiorentino abbia voluto ricalcare le orme del movimento pop art, ovvero portare, anche attraverso una rivisitazione apertamente fasulla, ad un livello commemorativo d’immortalità i propri personaggi, come se fossero delle tele in movimento pregne di iconicità rielaborata.

Un criminale con la passione per la pittura; un mercante d'arte con un occhio speciale per individuare i falsi, "rockstar dell'arte contemporanea"; un corriere a cui viene affidato un compito molto delicato. Mondi all'apparenza distanti che si trovano a collidere nello sviluppo narrativo messo in piedi da Alessio Della Valle per il suo film d'esordio, una storia che nasce dall'incastro, l'intersezione e la sovrapposizione di tre capitoli: tutto ruota attorno all'American Night, il locale che le dà il titolo, una via di mezzo tra un night club e una galleria d'arte, e dà vita a un intreccio che si sviluppa attorno al furto della Pink Marilyn di Andy Warhol, dal quale scaturiscono eventi imprevisti e vicende che rischiano di sconvolgere le vite di tutte le figure coinvolte.

Con AMERICAN NIGHT siamo nell'ambito del thriller neo-noir, ma l'ispirazione primaria è evidente sin da subito, da determinati dettagli nelle location e nei dialoghi, nonché dall'impostazione della storia in parti e la struttura narrativa che affronta gli stessi eventi e il suo breve intervallo di tempo da punti di vista diversi. Parliamo ovviamente di Pulp Fiction e del percorso cinematografico che gli ha fatto seguito negli anni successivi: l'opera di Della Valle attinge a quell'immaginario, a quella voglia di mettere in scena l'azione, la violenza e i dialoghi con un sano gusto per l'eccesso, nonché a una scrittura che gioca con lo spettatore nello scoprire il suo quadro complessivo un pezzo per volta.

Non tutto è al posto giusto, ma siamo stati colpiti e coinvolti dall'opera prima del regista, curiosi di vedere dove lo porterà il suo cammino autoriale. Si apprezza anche il cast in questa folle corsa fatta di snodi sorprendenti e luci al neon, con una riflessione sul mondo dell'arte e sulla passione; interpreti bravi e ben diretti, da Emile Hirsch a Jonathan Rhys Meyers, passando per Fortunato Cerlino, Paz Vega e Michael Madsen (uno che con Tarantino è di casa e ci è sembrato naturale vedere anche qui): nomi importanti che confermano la bontà dell'operazione nel suo complesso, che hanno scelto di seguire il regista italiano in questo viaggio nel lato oscuro dell'arte, all'inseguimento di una bellezza di cui il nostro mondo ha assolutamente bisogno.

(https://movieplayer.it)

 

S’intitola AMERICAN NIGHT, come la canzone di Anastacia, scritta e interpretata dalla famosa cantante proprio per questo film. È l’opera prima di Alessio Della Valle, un noir ambientato nel mondo dell’arte contemporanea di New York, che è anche una storia d’amore. Presentato alla scorsa Mostra del cinema di Venezia questo film riflette sul valore dell’arte e della bellezza e tocca i temi del traffico delle opere d’arte e dei falsari.

Protagonisti sono Michael Rubino, capo della mafia di New York con il sogno di poter diventare un grande artista e John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers), un mercante d’arte disordinato e ombroso che è anche il migliore al mondo nell’individuazione dei falsi. Le loro strade si incontreranno con il furto della “Marylin” di Warhol.

“L’idea è nata perché da sempre le persone hanno creato qualcosa, dall’era delle caverne ad oggi. Creare è ciò che ci rende umani. Per cui nel film ci sono la pittura, la scultura, la videoarte, la musica, il body painting e l’action painting. Mi sono ispirato anche ad alcuni testi di iconologia. Mi interessava il tema del doppio e volevo indagare su cosa era iconico e cosa era pop. Nel mio film niente è ciò che sembra: ogni personaggio, ogni scelta, ogni momento viene presentato in un modo allo spettatore, per poi rivelare una verità ben diversa”, racconta il regista che in American Night omaggia la Pop-Art di Andy Warhol che trae ispirazione dal lavoro del maestro italiano, Mario Schifano, presente nel film con il suo “Propaganda” o meglio conosciuto come il “Coca Cola”.

“Uno dei temi del film è l’accettare sé stessi. Io non credo che le persone cambino. E il viaggio che compiranno questi protagonisti non li farà cambiare, ma li porterà ad accettare la loro natura. Mi interessavano anche i tormenti dell’animo umano. Sono partito dai personaggi del noir che sono l’antieroe, l’antagonista e la femme fatale e mi sono ispirato a film come Blade Runner, Prima della pioggia per la struttura circolare del racconto, Arancia Meccanica di Kubrick e poi ad alcuni quadri che ho visto alla Tate Modern”, prosegue. A parte Rubino-Hirsch, che è “l’antagonista”, e Kaplan-Meyers, nei panni dell’”anti eroe”, troviamo: Sarah Flores, una stimata restauratrice del Museo Panofsky; Katie  una ricettatrice di opere d’arte rubate che rappresenta la “femme fatale”; Shakey, un narcolettico che lavora come corriere internazionale di opere d’arte trafugate; Vincent, uno stuntman che soffre di vertigini e che rappresenta “l’innocente”.

Prodotto da Pegasus Entertainment e Martha Production, il film è ambientato a New York, ma le riprese sono state fatte negli studi della Bulgaria. Nella troupe figurano anche il montatore Zach Staenberg (premio Oscar per The Matrix) e la colonna sonora è stata realizzata da Marco Beltrami (candidato all’Oscar per The Hurt Locker e Un treno per Yuma).

Ma perché ha scelto di raccontare il mondo dell’arte? “A diciassette anni per una serie di incontri casuali, mi è stato chiesto di fare il ragazzo di bottega per un famoso pittore che stava per iniziare a fare un ciclo di affreschi sulla madonna, a Firenze, impiegando la stessa tecnica usata nel rinascimento. Ed è così che mi sono trovato ad inchiodare la sinopia della madonna sulle volte della chiesa, a passare il legno bruciato sui fori, a sistemare le luci, le impalcature che mi sorreggevano a trenta metri di altezza nella chiesa – è iniziato il mio incontro con l’arte”, conclude Alessio Della Valle, che già sta lavorando al suo prossimo film.

(www.cinematografo.it)