Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

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Anima bella

Regia: Dario Albertini

INTEPRETI: Madalina Di Fabio, Luciano Miele, Piera Degli Espositi, Enzo Casertano, Paola Lavini, Elisabetta Rocchetti, Antonio Noto, Alessandra Scirdi, Adelaide Di Fabio

SCENEGGIATURA: Dario Albertini, Simone Ranucci

FOTOGRAFIA: Giuseppe Maio

MONTAGGIO: Desideria Rayner

DISTRIBUZIONE: Cineteca di Bologna

PAESE: Italia

DURATA: 95 min.

ANIMA BELLA, film diretto da Dario Albertini, racconta la storia di Gioia, una giovane di 18 anni che vive in un paesino rurale del Centro Italia. Nel piccolo borgo la ragazza è apprezzata e benvoluta da tutta la comunità e trascorre le sue giornate facendo un lavoro che le piace.
Tutto nella su vita scorre tranquillo, finché una persona a lei molto cara non la obbligherà a stravolgere completamente la sua vita e, per amore di suo padre, Gioia - pur provando un forte dolore - deciderà di sacrificarsi.

(www.comingsoon.it)

ANIMA BELLA a momenti sembra parlare ad un mondo dimenticato. Soprattutto quando si tratta di ricreare l’atmosfera di una parrocchia di provincia, le processioni ed il senso di comunità. Lì è nata Gioia, e lì si sente felice, a portare le pecore al pascolo. E lì vive con il padre, rimasto vedovo e diventato vittima del gioco d’azzardo, il filo conduttore della trama. Il punto di vista scelto da Albertini è quello di rappresentare le conseguenze terribili del vizio sul nucleo familiare, l’incredibile sequela di bugie e tradimenti, un baratro nel quale ad un certo punto è impossibile non precipitare. Nel fare questo opera un ribaltamento dei ruoli, per investire Gioia di quella responsabilità di cui il padre è sprovvisto. Accertata la recidiva, ed il carattere di una situazione paragonabile ad una vera e propria malattia, padre e figlia decidono di affidarsi a mano più esperte e partono alla volta di Roma dove l’uomo sarà ospite di una struttura di recupero. Dopo il trasferimento nella misera stanza di un Hotel, lo schermo sembra rimpicciolire, e quelle mura logore diventano espressione di un problema che non lascia via d’uscita. Ai silenzi si sostituisce il rumore cittadino, così impersonale e distratto, ed il soffio del vento viene risucchiato dal trambusto della civiltà.

Il film quasi con nostalgia rievoca dei valori desueti utilizzando il connubio della fede con il perdono, l’acqua miracolosa di una fonte, il pastore di anime, salvo concludere nella constatazione di uno stato di impotenza in un mondo ormai secolarizzato. L’esibizione del peccato resta quasi interamente in fuori campo se si esclude il finale quando la mdp si posa sugli occhi sbarrati di un ragazzo distolto dalla vita per inseguire una cortina di fumo, accompagnato alla perdizione da una ridicola musichetta di sottofondo. Nel vuoto che ti annienta si percepisce tutto il significato della perdita, e lo sporco una macchia indelebile. Eppure gli occhi di Gioia sono ancora pieni di coraggio, la gioia è qualcosa che non si può nascondere. La testa bassa e gli occhi rivolti a terra del padre comunicano invece l’opposto, la vergogna, la sconfitta. L’idea di ANIMA BELLA  nasce da un documentario dello stesso Dario Albertini, Slot – Le intermittenti luci di Franco del 2013 ed è il secondo lungometraggio di finzione dopo Manuel. Il film è l’unico italiano in concorso ad Alice nella città.

 (www.sentieriselvaggi.it)

Dopo il successo con il lungometraggio di esordio Manuel, Dario Albertini torna al grande schermo con una maturità superiore, mettendo bene a frutto il suo passato di documentarista, e in particolare il primo lavoro, Slot - Le intermittenti luci di Franco, che seguiva la quotidianità di un giocatore d'azzardo compulsivo.  Questa volta però Albertini sceglie di mostrare le ricadute su chi sta vicino a un giocatore, e in qualche misura dipende da lui per la sua sopravvivenza. Con Gioia il regista e sceneggiatore (insieme a Simone Ranucci) disegna in punta di penna il ritratto di una ragazza solare fin dal nome a dispetto delle sue modeste circostanze, che si muove con leggerezza operosa all'interno di una comunità solidale mai raccontata con condiscendenza. Staccarsi da quella comunità per venire in aiuto del padre sarà per lei la parte più difficile in un processo di crescita che riguarda sia lei, più matura dei suoi anni, che l'adulto mai cresciuto che l'accompagna. L'approccio naturalistico di Albertini e la recitazione istintiva di Madalina Maria Jekal e Luciano Miele sono a totale servizio della credibilità della storia e dei ruoli di Gioia e di Bruno. Intorno a loro un cast misto di non attori e di professionisti poco visti al cinema, da Elisabetta Rocchetti a Yuri Casagrande Gori a Francesca Chillemi, più il cammeo di Piera Degli Esposti che ci fa rimpiangere ancora di più la sua scomparsa. La bella mano di regia di Albertini riesce a non essere mai impositiva o invadente e racconta con tenera partecipazione i sogni e le speranze di un'anima giovane e incontaminata, che consce la nobiltà del lavoro e riesce a frequentare squallidi motel senza sporcarsi, nonché ad usufruire delle nuove tecnologie senza lasciarsene fagocitare.

(www.mymovies.it)

 

ANIMA BELLA è un racconto estremamente intimista, introspettivo e personale, che si esprime attraverso le emozioni facciali e il silenzio diegetico. Una recitazione assolutamente delicata, realistica, sentimentale, che rappresenta un modo di approcciarsi all’attorialità dal punto di vista del pubblico, più che da quello professionistico. Un racconto per certi versi neorealista, che sa emozionare, nonostante la struttura davvero basilare su cui poggia le basi il racconto. La dimensione rurale e campagnola della provincia romana si mostra prepotentemente fin dalle primissime inquadrature, fungendo non solo da contorno ambientale e contesto della narrazione, ma ponendosi anche come una valorizzazione metaforica del territorio italiano, assumendo una connotazione naturalistica che molto ha del Neorealismo rosselliniano o visconteo.
Tale aderenza al naturalismo e alla rappresentazione di un’umanità spezzata e affranta dalla difficoltà della vita è data anche dalla spontaneità vibrante della recitazione della protagonista Gioia, interpretata dalla brillante Madalina Di Fabio attrice alla prima esperienza attoriale, ma che dimostra una pregnanza interpretativa così realistica da rimanere spiazzati dall’aderenza al suo personaggio da renderlo credibilissimo agli occhi dello spettatore. Il ricorrente simbolismo cristiano e religioso in ANIMA  BELLA  non è una componente casuale della narrazione: se in linea di massima assume un valore rurale, quasi popolare, avvalorando ancora di più la componente campagnola della narrazione, in quanto le piccole comunità solitamente hanno un’appartenenza religiosa molto forte, i ricorrenti simboli che si scardinano anche dall’ambiente ecclesiastico assumono un valore differente. Gioia viene spesso rappresentata come la Madonna, sia nelle vesti che dovrebbe ricoprire in una processione, sia nel vestiario: il cappuccio della felpa che molto spesso si cala sulla testa è sintomo di abnegazione, di lutto e di tutto il dolore che deve caricarsi per redimere e salvare il padre. Ma il suo sacrificio è inutile: Bruno non può essere salvato, deve immolarsi per permettere alla figlia di poter affrontare la sua vita da sola e con le sue forze.
Gioia per iniziare a vivere davvero deve liberarsi del fardello del padre, camminare verso un futuro tutto suo che la vita le ha strappato troppo presto.

(www.cinematographe.it)