Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

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Belfast

Regia: Kenneth Branagh

INTERPRETI: Jamie Dornan, Jude Hill, Caitriona Balfe, Judi Dench, Ciarán Hinds, Lara McDonnell, Gerard Horan, Turlough Convery, Conor MacNeill, Bríd Brennan, Gerard McCarthy, Sid Sagar, Zak Holland, Barnaby Chambers, Olive Tennant, Josie Walker

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

SCENEGGIATURA: Kenneth Branagh

FOTOGRAFIA: Haris Zambarloukos

MONTAGGIO: Úna Ní Dhonghaíle

MUSICHE: Van Morrison

NAZIONALITA': Gran Bretagna

DURATA: 107 min.

 

 

BELFAST racconta la storia di Buddy un bambino di 9 anni che vive con i genitori e i suoi nonni, due arzilli anziani, nel North Belfast. La sua famiglia appartiene alla working class, ma dove abita tutti si conoscono e questo fa sì che la famiglia di Buddy sia un po' in tutta Belfast. Il ragazzino trascorre le giornate nei pressi di un cinema o di fronte la TV a guardare film e programmi americani, che lo portano lontano, oltreoceano. Siamo verso la fine degli anni '60, quando la tranquillità respirata a Belfast viene soppiantata da un malcontento generale, che vede schierarsi cattolici contro protestanti. Iniziano rivolte e attacchi, finché tutta la città non diventa lo scenario di un conflitto che porterà inevitabilmente ai tumulti della guerra civile. L'infanzia di Buddy è segnata, la serenità vissuta fino a quel momento ha lasciato spazio a tante domande. Il bambino si sente come in uno dei suoi film, dove i cattivi e gli eroi si danno battaglia gli uni con gli altri. Vede sua madre cercare con fatica di proteggere la famiglia, mentre suo padre è in Inghilterra per lavoro. Buddy si chiede se sua madre sia disposta a sacrificare il suo passato per il bene dei suoi cari, se i suoi nonni ne usciranno illesi e, soprattutto, se il padre lontano sia quell'eroe di cui hanno bisogno per arrestare la guerra.

(www.comingsoon.it)

 

Il senso di questo (splendido) ‘memoir’, girato in un bianco e nero di forte impatto visivo (merito della fotografia di Harris Zambarloukos), sta tutto nella dedica finale: a quelli che sono rimasti, a quelli che se ne sono andati, a quelli che si sono persi. Kenneth Branagh mette in scena un inno alla città di Belfast, dove è vissuto fino a nove anni, e lo colloca nel 1969 all’epoca drammatica dei ‘troubles’. Decide di filtrare gli eventi attraverso il suo alter ego bambino. Ne scaturisce un racconto di formazione che prescinde dalla valutazione politica degli eventi storici. che funzionano solo da contorno, per focalizzarsi sulle vicende collaterali di una famiglia proletaria e tracciare un tenero omaggio a Belfast (dove Branagh è cresciuto). Si disegna così il quadro di un luogo (forse) unico al mondo. Il cast non avrebbe potuto essere scelto in modo più convincente. Accanto all’eccezionale Jude Hill (il bambino Buddy) spiccano le figure della madre, del padre e dei nonni. Tutt’intorno agisce un microcosmo sfaccettato, nel quale non manca il cattivo di turno. Almeno in due si candidano a una possibile ‘nomination’. All’interno del nucleo familiare messo al centro del racconto non circolano nomi, eccetto quello di Buddy. Si parla di persone, di stereotipi. In una storia vissuta e raccontata attraverso la visione dal basso di un bambino, c’è tempo e spazio anche per un sano citazionismo cinematografico d’epoca. Scene di vecchi film arricchiscono il plot. Quando possibile, sono girate a colori. Un espediente autoriale che ravviva la narrazione. Un'opera intensa e intima, che riscalda il cuore. Una fotografia perfetta. Una regia d’impatto, anche nei momenti in cui diventa platealmente teatrale. Un gruppo di attori di prim’ordine. La storia di questo quartiere irlandese abitato dalla classe operaia non è mai banale né falsamente accattivante o ipocrita.

(www.mymovies.it)

 

La carta vincente di BELFAST sta proprio nel raccontare attraverso lo sguardo del se stesso bambino all’età di 9 anni un periodo della vita felice per antonomasia, a prescindere da tutto il resto. Circondato dall’amore della sua famiglia, soprattutto dei nonni, e confuso dalle liti per problemi economici tra i genitori giovani, belli e carismatici ma soprattutto innamoratissimi, il piccolo Buddy del film da grande arriverà a comprendere, come molti altri irlandesi, costretti a lasciare il proprio paese per cercare una vita migliore e più pacifica in Inghilterra (vista come un paese razzista e lontano), che la strada in cui vive e le persone che ha conosciuto e amato nei suoi primi anni gli sono rimasti per sempre accanto, molto tempo dopo essersene andati.

Belfast è puro Branagh, nel bene e (per chi non lo ama) nel male. Vale a dire è un film realizzato con grande amore e perizia tecnica, entusiasmo e allegria: si percepisce anche nei suoi momenti più drammatici una gioia nella narrazione che avrà sicuramente contagiato gli attori e la troupe. A chi scrive, Branagh è sempre stato umanamente simpatico e ci piace come attore, anche se come regista non sempre ci ha convinto. Anche in Belfast qua e là si coglie, pur nella bellezza di un bianco e nero che ci riporta indietro nel tempo, qualche piccola furberia. Non mettiamo in dubbio (e ci commuoviamo anche un po', essendo più o meno coetanei del regista) che in casa Branagh si guardasse Star Trek in tv, e che al cinema ci si divertisse con Citty Citty Bang Bang e Un milione di anni fa con Raquel Welch. Ma che il piccolo Buddy leggesse i fumetti di Thor ci sembra più un pensiero retroattivo, una strizzata d'occhio per rendere chiaro al pubblico che sì, si parla proprio di lui.

 Con i suoi meravigliosi attori e la ricostruzione di un periodo storico davvero in bianco e nero, diviso in contrasti feroci, lacerato da guerre di religione (quanto poco sembra cambiato, da allora!) e di un ambiente che si concentra su una strada coi suoi abitanti e i suoi immediati dintorni, Kenneth Branagh firma una dichiarazione d'amore ad un paese, al cinema e soprattutto alla sua famiglia, a tutti coloro che non si sono arresi alla violenza e hanno avuto la fortuna di poter cercare altrove una vita migliore e pacifica. Se è un enorme piacere assistere agli affettuosi duetti tra i nonni, interpretati dal sempre ottimo Ciaràn Hinds (invecchiato per l'occasione, visto che ha quasi 20 anni meno della sua partner) e da Judi Dench, è perfetta anche la coppia rappresentata da Jamie Dornan (un attore bravissimo che torna qua ai suoi livelli migliori) e Catriona Balfe. Ma è soprattutto il piccolo Buddy, con quel sorriso e quello sguardo vivace, a farci innamorare di un film che è forse a tratti un po' lezioso, ma ha dalla sua una sincerità e un entusiasmo capaci, come si è già visto, di conquistare il pubblico di tutto il mondo.

(www.comingsoon.it)