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Schede dei film

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Caro Evan Hansen

Regia: Stephen Chbosky

INTEPRETI: Ben Platt, Kaitlyn Dever, Amandla Stenberg, Nik Dodani, Colton Ryan, Danny Pino, Julianne Moore, Amy Adams, DeMarius Copes, Liz Kate, Isaac Powell, Avery Bederman, Gerald Caesar, Tommy Kane, Marvin Leon, Mariana Alvarez, Swift Rice

SCENEGGIATURA: Steven Levenson

FOTOGRAFIA: Brandon Trost

MONTAGGIO: Anne McCabe

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

PAESE: USA, 2021

DURATA: 137 min.

CARO EVAN HANSEN, film diretto da Stephen Chbosky, racconta la storia di un liceale di nome Evan piuttosto solitario, che soffre di un grave disturbo di ansia sociale. Il ragazzo vorrebbe essere semplicemente compreso e sentirsi parte di qualcosa, ma risulta una cosa alquanto difficile quando ti ritrovi nel caotico mondo degli adolescenti, dove tutto si svolge sui social media, anche i legami o la costruzione di un'identità.
La svolta arriva con un tragico evento: quando un suo compagno di classe si suicida, Evan decide di intraprendere un percorso all'interno di se stesso. Questo viaggio metaforico dentro di sé lo porterà a scoprirsi, ma soprattutto a farsi conoscere dai suoi coetanei e a essere accettato da loro, provando a vivere quella vita che finora si è negato e che ha tanto desiderato...

 (www.comingsoon.it)

Ben Platt diventa Evan Hansen, un tutt'uno col personaggio, che già aveva interpretato sul palco a Broadway nel 2016, aggiudicandosi un Tony. Fin dai piccoli gesti incerti, dai continui tremolii nelle mani e nella voce, che la regia di Chbosky coglie attraverso i dettagli, soprattutto degli occhi, "specchio dell'anima" e della verità che i personaggi vorrebbero cantare. Il film è un musical che potremmo definire intimista, non sceglie grandi scenografie e numeri musicali spettacolari e colorati ma predilige performance meno eclatanti (ma non per questo meno sentite o che arrivano meno allo spettatore) e brani musicali quasi parlati. Lo stesso Evan Hansen canta i propri sentimenti e sensazioni che altrimenti non riuscirebbe a esprimere con le parole per la sua fobia sociale. L'attenzione di Chbosky è ancora una volta più per i giovani interpreti che per i "veterani", perché dato l'argomento è importante puntare il focus su di loro. Durante la prima performance la musica sembra addirittura quasi sovrastare le sue parole, proprio a rappresentare il suo non essere ascoltato, sentito, capito, compreso. Le tematiche adolescenziali vengono trattate con il massimo rispetto, con una buona dose di umorismo mai becero e con grande tatto e cuore. Tanto che una lacrimuccia o gli occhi lucidi non potranno scapparvi a fine visione. Ed è soprattutto importante che film come questi vengano mostrati nelle scuole e tra gli spettatori più giovani, perché in un modo o nell'altro va eliminato il tabù di determinati argomenti e l'essenzialità, il bisogno di discuterne apertamente, senza vergogna, di mostrare, di dire piuttosto che nascondere la polvere sotto il tappeto. Per Evan Hansen e per tutti noi. Concludiamo senza dirvi nulla sugli sviluppi della trama, che preferiamo scopriate da soli, ma assicurando che saprà arrivare al cuore degli spettatori, almeno quelli non allergici ai musical, e con protagonisti che sapranno conquistarvi se lo avevano già fatto quelli di Noi siamo infinito e Wonder. Un interprete in parte e un cast che lo accompagna in questa denuncia di un sistema scolastico e di una società che ancora si vergogna troppo di parlare di certi argomenti, e che preferisce girare la testa dall’altra parte piuttosto che semplicemente rimanere ad ascoltare.

(www.movieplayer.it)

Non è certamente da tutti saper riportare in forma musicale i problemi legati alla salute mentale e a tutte le insicurezze che da questa possono derivare. Il sentirsi esclusi, l'impossibilità di sapersi relazionare con gli altri, l'indossare una maschera di sorrisi e positività quando nel corso delle giornate si ingeriscono pasticche per l'umore per non finire direttamente dentro a un baratro.

Il potere dell'arte è però esattamente quello di alleviare un peso che tutti i giorni siamo costretti a portare sulle nostre spalle in questa ansia di dover sopravvivere ogni giorno. È un grandissimo merito quello che bisogna dare a CARO EVAN HANSEN, che sicuramente con la sua versione teatrale ha saputo smuovere un'empatia che non solo ci ha permesso di riconoscere le difficoltà dell'altro, ma di entrare prima di tutto in contatto con quei disagi che proviamo noi stessi.

(www.cinema.everyeye.it)

 

Trasferire un enorme successo da palcoscenico come CARO EVAN HANSEN al cinema non è mai semplice, soprattutto perché il paragone è dietro l’angolo. Le dinamiche di Broadway rispetto a quelle del mondo cinematografico sono totalmente differenti e, quindi, i due prodotti risultano inevitabilmente su due piani totalmente diversi. Le riflessioni in questa recensione ci soffermano esclusivamente sul film, quindi niente raffronti.

Per chi ama i musical, CARO EVAN HANSEN è perfetto, anche se non è una commedia musicale bensì un vero e proprio melodramma, che porta sullo schermo un problema molto delicato, ossia la depressione e il disturbo d’ansia nei giovani adolescenti. Il regista Stephen Chbosky e lo scrittore Steven Levenson presentano la malattia mentale adolescenziale come fulcro del loro film. Lo fanno con delicatezza ma allo stesso tempo senza aver paura di mostrare le vere fragilità di tutti i personaggi, figli e genitori.

Non c’è dubbio, poi, Ben Platt ha assolutamente il permesso di cantare a squarciagola e i compositori Justin Paul e Benj Pasek hanno sfornato una raccolta di brani assolutamente bella e molto orecchiabile, tra cui If I Could Tell Her”, “Anybody Have a Map?”, il pezzo centrale “You Will Be Found” e l’assolo di apertura Waving Through a Window.

Inoltre, il protagonista è accompagnato da un cast davvero sorprendente: in primis Amandla Stenberg nei panni della studentessa Alana Beck, che alcuni ricorderanno per il suo ruolo in Noi Siamo Tutto. La giovane attrice dimostra un carisma e una presenza incalzante nel film, nonostante il suo sia un personaggio secondario. Questi 134 minuti di film sono stati emozionanti, un viaggio emotivo nella vita di ragazzi che soffrono un disagio non indifferente. Non è un film facile da guardare, ma penso ne valga la pena. La scelta del musical per affrontare questi argomenti sarà per alcuni molto azzeccata, un modo diverso per parlare di un disagio adolescenziale e non che affligge molte persone, un messaggio di speranza per tutti quelli che pensano di non potercela fare.

(www.culturamente.it)