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Chi è senza peccato - The dry

Regia: Robert Connolly

INTERPRETI: Eric Bana, Martin Dingle Wall, Genevieve O'Reilly, Matt Nable, James Frecheville, Keir O'Donnell

SCENEGGIATURA: Robert Connolly, Harry Cripps

FOTOGRAFIA: Matteo Cocco

MONTAGGIO: Alexandre de Franceschi

DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures

NAZIONALITÀ: USA, Australia, 2021

DURATA: 117 min.

Dopo un'assenza di qualche anno, Eric Bana torna sul grande schermo (e dopo più di un decennio nella natia Australia), con il thriller CHI È SENZA PECCATO - THE DRY. Il suo ruolo è quello di Aaron Falk, un agente federale che, in seguito a un'orribile tragedia, viene chiamato a ritornare nella sua città natale, che aveva abbandonato vent'anni prima: il suo amico d'infanzia Luke è sospettato di aver assassinato moglie e figlio prima di togliersi la vita; i genitori di Luke, ancora increduli e distrutti dal dolore, chiedono ad Aaron di restare in città per affiancare nelle indagini la polizia locale e cercare di far luce sulla vicenda. L'uomo accetta, seppure con riluttanza, e mentre inizia così a immergersi nei segreti degli abitanti del posto, riemergono vecchi ricordi e antiche conoscenze che lo costringono a fare i conti con un altro drammatico evento, quello che tanti anni prima lo aveva costretto a lasciare quei luoghi senza farvi più ritorno.

CHI È SENZA PECCATO, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice Jane Harper, e diretto da Robert Connolly (tra i suoi precedenti lavori, Paper Planes – Ai confini del cielo, con Sam Worthington) è quindi un film che si muove tra passato e presente, un'alternanza in cui non sono solo i personaggi a crescere e cambiare, ma anche il paesaggio, che costituisce una parte importante della storia: la (fittizia) cittadina di Kiewarra è in preda alla siccità che ha causato danni, soprattutto economici, ai suoi abitanti e ha radicalmente modificato l'aspetto dell'area; di ciò che un tempo era rigoglioso e promettente, adesso rimane solo il ricordo, come uno spettro, con i fiumi e la vegetazione che hanno lasciato il posto a un suolo secco e arido, attraversato da lunghe crepe come cicatrici sulla terra.

È un thriller che non punta su scene d'azione dal ritmo concitato ma che racconta i suoi eventi con stile asciutto e meditativo e dai tempi dilatati, che oscilla fra passato e presente disponendo i propri segreti su più piani. Seguendo il protagonista nelle sue indagini lo vediamo non solo muoversi lungo le strade semideserte che attraversano gli spazi sconfinati, nelle abitazioni isolate che emanano un'aria cupa e lugubre anche in pieno giorno, ma anche scontrarsi con il clima di omertà tipico della piccola comunità in cui dominano diffidenza e pregiudizio, e che custodisce più di un segreto tra le sue mura; a questo si sovrappone un altro mistero, quello legato a una scomparsa ormai lontana, archiviata ma mai rimossa, e che ci viene mostrato nei flashback con i quattro amici ancora adolescenti, su cui incombe un senso di innocenza perduta e minaccia imminente: due tragedie che si specchiano l'una nell'altra (…)

(www.movietele.it)

Diceva Billy Wilder (citando Lubitsch: d'altronde Wilder teneva in bella vista nel suo ufficio un cartello con scritto "Cosa farebbe Lubitsch?", cui rivolgere lo sguardo nei momenti di dubbio) che bisognava lasciare che il pubblico facesse due più due, per conquistarlo. Ecco: in un mondo cinematografico, e purtroppo forse non solo, dove questa semplice ma fondamentale regola è trascurata sempre più spesso, un film in cui invece non si tratta lo spettatore come un cretino che ha bisogno gli venga spiegato proprio tutto tutto, e spiegato a parole, va accolto sempre con favore.

Questo non significa che CHI È SENZA PECCATO - THE DRY, che fondamentalmente è un thriller, una storia gialla costruita attorno a due eventi luttuosi - un presunto omicidio-suicidio nel presente, e un supposto annegamento nel passato - sia necessariamente difficile da interpretare dal punto di vista del classico whodunit (perlomeno per quanto riguarda una delle due vicende). Significa, però, che in un film che dove niente è banale, dove c'è attenzione a psicologie e stati d'animo, dove i personaggi sono ben caratterizzati e ancor meglio interpretati dai protagonisti, da Eric Bana in giù, il rispetto per l'intelligenza dello spettatore è una costante.

(…) Sullo schermo le 375 pagine del romanzo, edito in Italia da Bompiani, diventano un film capace di giustificare senza troppe insistenze i richiami biblici del suo titolo, lavorando più sui tormenti del protagonista e sui suoi sensi di colpa - aver abbandonato gli amici di un tempo, non essere riuscito a salvare la ragazza che amava, non aver chiuso come si deve i conti con la sua storia e con i luoghi da cui proviene - che non sulla vicenda gialla in sé. Quella di THE DRY (titolo che fa anche riferimento alla siccità devastante che tocca la città e la regione dove è ambientata) è una vicenda secca, aspra, che lascia la gola secca un gusto amaro da sciacquare via, o almeno provarci, con una birra fresca. Il gusto amaro dei segreti, piccoli e grandi, sconvolgenti e drammatici o figli di una banale vergogna, tutti umanissimi e che hanno tutti i personaggi del film, le cui bugie vengono spazzate dal vento caldo e dall'aria sabbiosa del tempo che passa, e che esige che i conti vengano pagati.

(www.comingsoon.it)

(…) Questione di cambiamenti climatici, con ogni probabilità, ma Connolly - che adatta un bestseller di Jane Harper - non si sofferma sul punto, scegliendo di lasciarlo come sfondo immanente, e simbolo di decadimento, di una sporca faccenda di delitti e bugie, di rancori e pregiudizi. Eric Bana incarna le certezze e i timori di Aaron lavorando di sottrazione: con poche espressioni ci fa comprendere le ragioni per cui è fuggito da Kiewarra e quelle per cui ora non riesce più ad andarsene. I fatti legati all'adolescenza di Aaron sono un revenant che lega passato e presente, uniti da un filo di rimpianti e disperazione. L'elemento giallo della storia, con la ricerca del colpevole, è dovuto all'insistenza di Aaron, che non accetta il fatto che Luke possa aver commesso un atto simile, riaprendo un caso già sigillato dai pregiudizi di Kiewarra. Rotto il vaso di Pandora, fuoriescono i segreti del villaggio e il puzzle si avvia verso una dolorosa ricomposizione.

Gli amanti del giallo sono avvertiti: non è certo nel whodunit che si celano le maggiori qualità di CHI È SENZA PECCATO - THE DRY. È essenzialmente lo sforzo congiunto dato da un'ambientazione suggestiva e dalla capacità di trasmetterne la peculiarità attraverso una storia a renderlo memorabile. Merito di un casting accorto e credibile (menzione d'onore per la tormentata Ellie di Bebe Bettencourt), di una regia sobria e composta e, soprattutto, di un deserto totalizzante e impenetrabile. Connolly sembra dirci che la rarefazione delle comunicazioni e delle relazioni umane non può che condurci nel peggiore dei luoghi, anche se per farlo si serve di un giallo non sempre convincente. Più che i fatti di sangue, a mettere i brividi dopo la visione di CHI È SENZA PECCATO - THE DRY è proprio questo pensiero, una riflessione su dove ci ha condotti l'incapacità di mettere d'accordo dimensione privata e pubblica nell'era del pregiudizio diffuso.

(www.mymovies.it)

Eccolo, il thriller che aspettavamo, quello che tiene incollati alla poltrona del cinema – perché un film come questo merita di essere visto sul grande schermo –, mentre proviamo anche noi a tessere i fili di un mistero incalzante che alterna un doloroso passato e uno sconvolgente presente. CHI È SENZA PECCATO – THE DRY, diretto da Robert Connolly e tratto dall’omonimo romanzo di Jane Harper (in Italia con Bompiani), ci porta nell’arida (e inventata) Kiewarra (nell’entroterra del Victoria), ossia un buco di città dell’Australia non molto lontana da Melbourne. Quattro case, un albergo, una scuola e una farmacia, tra distese di terra secca, invadenti conigli e torrenti prosciugati. (…) Non è facile per Aaron districarsi nell’universo ristretto del film, contrapposto alle ariose messe a fuoco nell’inquadrature che il regista dedica ad una cornice tanto affascinante quanto, a sua volta, inquietante. La narrazione è estremamente cinematografica – pensate, l’adattamento del romanzo della Harper è iniziato ben prima della sua pubblicazione –, esaltando una sceneggiatura tipicamente crime, capace di catturare e appassionare. Come se fosse un libro da divorare in una notte, CHI È SENZA PECCATO – THE DRY ci spinge a volere sapere cosa è accaduto e cosa accadrà, mettendo al centro dello show un grande Eric Bana, finalmente tornato protagonista. Il suo personaggio infatti ha un potenziale incredibile e, inserito in un thriller così evocativo, diventa il traino di una messa in scena profonda e sorprendente, che incastra alla perfezione le svolte e i colpi di scena, ramificati in un gioco di ricordi drammatici che schiacciano Aaron, esiliato per un crimine che non ha commesso. I suoi ricordi diventano viscerali e spietati, fondamentali per l’evoluzione del film: una terra prima verde e rigogliosa e ora martoriata dalla siccità e dalla rabbia. Così Aaron Falk, in camicia e jeans, si ritrova nel bel mezzo di una tempesta, deciso però ad affrontare la città e trovare la verità che avvolge entrambi i crimini. Connolly, seguendo questa direzione, costruisce un clima sia emotivo alterato; ampi e suggestivi sprazzi di terra e cielo, e l’aridità sottostante, sono una sorta di modello emozionale, in attesa dell’inevitabile scintilla distruttiva che apre un finale tutto da gustare.

(https://hotcorn.com)