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Climbing Iran

Regia: Francesca Borghetti

INTERPRETI: Nasim Eshqi

FOTOGRAFIA: Davood Ashrafi, Corrado Measso, Federico Santini

MONTAGGIO: Aline Hervé, Ilario Monti

DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures

NAZIONALITÀ: Italia, 2020

DURATA: 53 min.

Fuori Concorso alla Festa del Cinema di Roma, Sezione Autonoma e parallela Alice Nella Città (2020)

Una rivoluzione silenziosa che parte dallo sport. Nasim ha un sogno diventato realtà: sfidare le altezze, arrampicarsi sulle rocce a strapiombo e, infine, conquistare la vetta. Scalare per Nasim non è solo ricerca di adrenalina, esercizio di abilità, come d’altronde non lo è quasi mai per chi pratica free climbing. Non lo è di certo per una giovane donna nata in un luogo ancora intriso di cultura patriarcale, dove praticare uno sport all’aperto è particolarmente difficoltoso per chi appartiene al genere femminile.

Perciò, arrampicarsi per Nasim è anche metafora, gesto simbolico: sfidare la montagna, per lei, vuol dire combattere i pregiudizi, affrontare i retaggi maschilisti. Ed è per questo che ciò che Nasim fa assume il significato di atto di ribellione, segno di emancipazione: “Non ha importanza se sei ricco o povero, bianco o nero, iraniano o italiano, uomo o donna. La gravità attira tutti verso il basso, con la stessa forza. E questo mi ha dato un grande senso di libertà e uguaglianza”.

Già, libertà e uguaglianza, diritti a essere se stessi rivendicati dalla nostra protagonista attraverso l’esempio e la dimostrazione: gestire le proprie forze, affrontare i pericoli, salire un passo alla volta, lentamente. Nasim sa che i grandi cambiamenti richiedono tempo, costanza, fatica. Esattamente come fa la montagna quando le offre una nuova via da percorrere, un’altra vetta da conquistare.

Nasim sa tutto questo ed è consapevole che nella società iraniana, grazie al contributo di persone come lei, le istanze di modernizzazione sono sempre più forti. Che la strada per per giungere alla piena parità uomo-donna, seppur ancora molto lunga, non è impossibile da percorrere.

Occorre perseveranza, abnegazione e, soprattutto, il coraggio di essere diversi: tutto ciò che non manca a questa giovane free climber, sostenuta da un’energia decisamente fuori dal comune, perché – come spiega un suo collega e amico – “noi usiamo la parola “nasim” per indicare un vento leggero, ma Nasim non è così. Lei è un uragano!”. Un uragano che, nonostante le difficoltà a viaggiare all’estero legate al suo Paese d’appartenenza, ha aperto nuove vie in Oman, Turchia, Georgia, Emirati Arabi, Armenia, India ed Europa.

E mentre apre vie per il mondo (a tal proposito, Climbing Iran documenta l’apertura da parte di Nasim della via Outside in sulle Alpi italiane, in Val di Sole, in compagnia di Gianni Trepin), lei rimuove a poco a poco quelle barriere culturali che, non solo in Iran, impediscono il pieno raggiungimento della parità di genere. Una rimozione lenta ma costante che spinge la protagonista di questo docufilm a far sempre ritorno nella terra natia a cui, nonostante le difficoltà, è legata da un rapporto profondo perché “alla fine è l’Iran che mi ha resa la donna che sono”.

Ed è lì che la lasciamo mentre insegna arrampicata a uomini e donne, ben consapevole che, così facendo, ai primi mostra come lì tra le rocce vi sia la riprova dell’insensatezza di ogni discriminazione di genere. E alle seconde trasmette la forza e il coraggio di essere se stesse e di non mollare mai.

(www.madmass.it)

 

 Nasim è nata in Iran. Da piccola era una bambina iperattiva in un paese in cui le bambine devono restare calme, silenziose e al proprio posto: lei però si divertiva di più con i giochi da ragazzini che con quelli da bambine. Il suo sogno, da piccola, era quello di essere maschio, perché voleva essere forte e libera. Ha capito che poteva esserlo anche come donna praticando sport: si è appassionata di arti marziali, soprattutto di kickboxing, finché nel 2005 è arrivata all’arrampicata.

CLIMBING IRAN si distingue per le sue riprese spettacolari realizzate anche con i droni e una bellissima fotografia. E’ enorme la differenza tra le riprese in Iran che, per ovvi motivi, sembrano delle immagini rubate e quelle completamente libere del girato in Italia. Il documentario, proprio come Nasim si muove in bilico tra tradizione e trasgressione.

Non è da vedere se non vi piace la natura, le storie di riscatto al femminile e se si è solo interessati alla questione “velo islamico”. Ecco questo è un argomento che si è deciso praticamente di non affrontare, proprio per preservare la tranquillità della protagonista, la sua vita e il suo lavoro in Iran. Quello che importa ai fini di CLIMBING IRAN è raccontare la storia di Nasim, per la quale il free climbing è espressione di libertà e la montagna è il suo destino.

La montagna da scalare infatti non è solo fisica, diventa metafora di barriere culturali: gli uomini più esperti non sono facilmente disponibili, se sono religiosi o sposati non vanno ad arrampicare con una donna, le ragazze, al momento, non sono esperte quanto lei. La montagna è il luogo in cui si compie l’azione, la fatica, la sfida fatale, diventa luogo di libertà. Una dimensione in cui non esistono né uomini né donne, perché tutti sono uguali di fronte alla gravità.

(https://darumaview.it)

 

Ha mani forti e unghie dipinte di smalto rosa shocking. Nasim Eshqi è l'unica donna free-climber professionista iraniana capace di aprire "vie" su roccia sulle montagne del suo paese. Una impresa riuscita nonostante le mille difficoltà di essere donna in Iran oggi. La sua storia è raccontata nel documentario CLIMBING IRAN di Francesca Borghetti, in anteprima mondiale alla Festa del Cinema nella sezione "Alice nella Città". Una storia in cui lo sport, come superamento delle barriere, si mescola con la sfida ai tabù culturali di un Paese nei confronti delle donne." Ho letto per la prima volta di Nasim su una rivista italiana - ha spiegato la regista, Francesca Borghetti - Le immagini di lei che scala la montagna senza velo hanno avuto un forte impatto su di me, quasi una folgorazione. Scalare una montagna impone la sfida di superare i propri limiti personali. E', in un certo senso, un atto altamente simbolico. Ma quello che mi ha colpito nel caso di Nasim e' che lei sia cresciuta e viva in Iran, dove il semplice movimento negli spazi pubblici puo' essere un problema per una donna". Nasim è una pioniera dell'arrampicata all'aperto in Iran, dove le donne dovrebbero allenarsi solo su pareti "indoor", durante orari prestabiliti, e solo tra donne. Dopo essere stata una giovane campionessa di diversi sport, dal karate al kickboxing, Nasim ha seguito il richiamo della natura costruendo la propria strada sulle montagne dell'Iran.Il film e' il ritratto di una donna determinata, impegnata a cambiare le cose poco a poco. Oggi Nasim vive a Teheran e insegna ad un piccolo gruppo di ragazze e ragazzi a "nuova via" sulle Alpi ed entrare a far parte dell'elite del climbing internazionale.

 (https://spettacoli.tiscali.it)

 

Dove può arrivare la determinazione di una donna? Fin dove riesce a spingere una passione? Ma soprattutto quale prezzo si è disposti a pagare per la libertà? Sembra racchiudere queste e ben altre miriadi di domande, il documentario di Francesca Borghetti presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, ad Alice nella città. Il film racconta la storia di Nasim Eshqi iraniana, arrampicatrice professionista, che fin da piccola si è sempre sentita più vicina all’essitenza maschile piuttosto che a quella femminile e che da sempre ha praticato sport in parte vietati, alle donne nel suo paese fino a trovate nell’arrampicata la sua totale dimensione.

Attraverso uno sguardo rispetto e parzialmente esterno, Francesca Borghetti lascia pieno spazio alle parole ed ai pensieri di Nasim, lasciandola libera di raccontare e mostrarci il suo straordinario rapporto con la natura e, in particolar modo con la montagna che è riuscita, a detta sua, anche a tirare fuori la sua parte più femminile, celata da sempre.

L’utilizzo di riprese mozzafiato dall’alto e di scenari mirabilmente fotografici, rendono la breve visione, il film dura poco meno di sessanta minuti, una goduria per gli occhi, di una piacevolezza tale, sia in ciò che si vede che in ciò che si racconta, quasi sussurra, che alla comparsa dei titoli di coda, se ne sente già la mancanza.

Pur trattando temi religiosi e propri dell’Ira, come può essere la considerazione della donna, tema importante e controverso da sempre, la Borghetti riesce a dare voce ad una realtà con rispetto, rendendo l’essenza femminile il fulcro dell’intera pellicola; a partire dalla locandina, totalmente rosa, che non solo richiama il colore dello smalto della protagonista, ma diventa il simbolo di appartenenza ad un genere che ancora oggi è messo spesso in disparte.

Tra politica, religione e natura, il documentario di Francesca Borghetti è un’opera delicata, capace di dare voce ad un desiderio forse fuori dagli schemi ma capace di racchiudere il senso comune del femminile di un intero paese.

(www.filmtv.it)