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Schede dei film

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C'mon C'mon

Regia: Mike Mills

INTERPRETI: Joaquin Phoenix, Woody Norman, Gaby Hoffmann, Jaboukie Young-White, Elaine Kagan, Scoot McNairy, Mary Passeri, Brandon Rush, Kate Adams, Molly Webster, Deborah Strang

SCENEGGIATURA: Mike Mills  

FOTOGRAFIA: Robbie Ryan

MONTAGGIO: Jennifer Vecchiarello

DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures in collaborazione con Medusa Film

PAESE: USA

DURATA: 108 min.

Selezione Ufficiale alle Festa del Cinema di Roma, 2021 

C'MON C'MON, film diretto da Mike Mills, racconta la storia dell'artista Johnny  un giornalista noto per i documentari e le interviste rilasciate in radio. L'uomo si sta occupando di un nuovo progetto, che lo vede intento a viaggiare per l'America per incontrare diversi bambini e intervistarli riguardo il futuro non proprio idilliaco del nostro pianeta.
Quando si ritrova costretto a prendersi cura del giovane nipote Jesse, mentre sua madre Viv bada al padre malato mentale. Dato che la faccenda richiede a Viv più tempo del previsto, Johnny decide di partire col piccolo in uno dei suoi viaggi, che li porterà da Los Angeles a New York e poi New Orleans. Durante l'itinerario, i due stringeranno un legame del tutto inaspettato, nonostante Jesse abbia un carattere molto difficile e suo zio non sia disposto a parlare di se stesso.

Essere figlio, fratello, genitore, amico. Fare i conti con il prevedibile e l'imprevedibile dell'esi stenza. Gestire emozioni e sentimenti, esprimerli. Fare esperienze e ricordarle. In una parola: vivere.
Di questo vuole parlare Mike Mills: con ambizione, certo, ma anche con la consueta umiltà di fronte alle cose e alle persone, con l'abituale cuore aperto per accogliere eventi e sentimenti. Con quel minimalismo dolce cui ha abituato col suo cinema precedente.
Lo schema è semplice e collaudato: l'incontro tra due personaggi, uno adulto uno bambini, che devono scoprirsi, impararsi, completarsi; la dinamica del viaggio; la crescita reciproca.
Da un lato Johnny, giornalista radiofonico sensibile e generoso, ma che vive un'impasse emotiva dopo la morte della madre e l'addio della donna che amava; dall'altro Jesse, suo nipote di otto anni, curioso e iperattivo come i bambini della sua età, gravato dalla sofferenza per un padre bipolare che vive lontano da lui. Attorno a loro, la mamma di Jesse e sorella di Johnny, donna che porta il fardello della maternità e di quel marito difficile, e le voci dei tanti ragazzi che Johnny registra, in tutta l'America, interrogandoli sui loro sentimenti, le loro paure, le loro aspirazioni.

Mills è uno bravo. Scrive e dirige i suoi film riuscendo a cogliere la natura intima dei suoi personaggi, ad acquarellare con delicatezza sentimenti e stati d'animo, ad ascoltare quello che la storia richiede, oltre che a imporre una direzione. È per questo che, alla fine della fiera, C’MON C’MON riesce a tenerti lì con lui, e perfino muoverti a una composta commozione nelle sue fasi finali.

(www.comingsoon.it)

Il confronto con l'esistenza, fra speranze, dubbi e timori, si conferma dunque un tema-cardine nel percorso del regista, così come il dialogo fra generazioni diverse, ma in grado comunque di trovare un canale comune e le modalità per esprimere un'intensa empatia. Rispetto alle strutture di racconto tradizionali, Mike Mills predilige una narrazione quasi 'diaristica', già sperimentata con risultati eccellenti ne Le donne della mia vita; e se lì era il quindicenne Lucas Jade Zumann ad incarnare l'oggetto delle attenzioni e delle premure delle varie co-protagoniste, qui è Woody Norman a conquistare la scena nei suoi scambi con Joaquin Phoenix, in virtù di una spontaneità irresistibile che accentua il senso di naturalismo del film stesso. Di contro, l'avvolgente bianco e nero di Robbie Ryan contribuisce a trasportare C'MON C'MON nei territori della memoria, più che della realtà tout court, con quei suggestivi paesaggi metropolitani che riportano alla mente l'incanto della Manhattan di Woody Allen e di Gordon Willis.

C’MON C’MON è una pellicola che, nella sua apparente semplicità, riesce a dipingere le innumerevoli sfumature dei rapporti familiari con un’accuratezza, una grazia e una capacità di immedesimazione davvero rare, e a tratti perfino toccanti.

(www.movieplayer.it)

C’MON C’MON racconta la storia di un individuo il più lontano possibile da un contesto visivo, ovvero quella di un intervistatore radiofonico, molto solitario al di fuori dell’ambiente lavorativo, Johnny che si ritrova a badare al figlio di sua sorella mentre questa è occupata a prendersi cura del marito, affetto da disturbi mentali. Dietro la facciata della relazione famigliare complicata e piena di imprevisti, il film nasconde un animo tenero e pacato, molto più interessato al dialogo tra generazioni e alla possibilità di dare voce a chi, solitamente, non ne ha (in questo caso, i bambini), che all’esasperazione emotiva delle vicende riguardanti un ristretto e intimo gruppo di persone. Accompagnato da una colonna sonora leggiadra e semplice, lo spettatore è portato a stazionare parecchio tempo sulla scena, in una staticità visiva che si sposa molto bene con l’atmosfera generale della pellicola. La macchina da presa scruta questi pochi personaggi simulacrali senza risultare invadente, quasi come se li stesse spiando durante veri momenti di vita quotidiana.

La scelta del bianco e nero esalta esattamente queste qualità, direzionando l’attenzione non solo sull’eccellente messa in scena, ma anche verso le suggestive interpretazioni, a partire da quella di Joaquin Phoenix, perfettamente calato nella parte di questa figura paterna improvvisata, eppure più genuina e veritiera di molte altre che hanno varcato i confini dello schermo cinematografico. Tuttavia, a rubargli la scena è proprio il giovanissimo Woody Norman, un uragano di espressività che riesce a ipnotizzare e a catapultare all’interno di questo mondo estremamente credibile. C’MON C’MON presenta una natura quasi documentaria, elemento ricorrente alla base del film, dato che Johnny è intento a viaggiare per tutto il territorio americano con lo scopo di intervistare giovani di ogni provenienza ed estrazione sociale in merito al futuro, il “loro futuro”. La forza del film sta proprio nel sottile e fragile filo conduttore della testimonianza e del ricordo catturato e impresso su un supporto fisico. Un numero infinitamente vasto di pellicole poggia le sue fondamenta su tale terreno, essendo parte integrante dell’essenza cinematografica quella della documentazione e dell’archiviazione.

Tuttavia, l’opera di Mike Mills non usa questi elementi solo per sostenersi, ma anche per caricare la pellicola di una rara forza emotiva, capace di dare risalto al “piccolo” pur parlando del “grande”; rendendo la storia di “uno” quella di “molti”. Tutto ciò senza dare nell’occhio, senza sottolineare il suo scopo in modo ossessivo; limitandosi, piuttosto, a registrare degli eventi apparentemente insignificanti, arricchendoli di una valenza espressiva totalizzante.

(www.madmass.it)