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CODA - I segni del cuore

Regia: Sian Heder

ATTORI: Emilia Jones, Troy Kotsur, Daniel Durant, Marlee Matlin, Eugenio Derbez, Ferdia Walsh-Peelo, Lonnie Farmer, Kevin Chapman, Amy Forsyth
PAESE: USA
DURATA: 111 min
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
SCENEGGIATURA: Sian Heder
FOTOGRAFIA: Paula Huidobro
MONTAGGIO: Geraud Brisson
MUSICHE: Marius De Vries
PRODUZIONE: Vendome Pictures, Pathé Films, Picture Perfect Federation
 

Ruby, una ragazza diciassettenne, è l'unica persona udente di una famiglia di persone sorde. Ogni mattina, prima di andare in classe, dove viene ignorata e presa in giro dalle altre studentesse, aiuta i genitori e il fratello a gestire l'attività di pesca ed è lei il referente principale per contrattare la vendita del pesce. Al tempo stesso ha una grande passione per il canto ed entra nel coro della scuola diretto dal maestro Bernardo Villalobos che con lei è molto severo, la rimprovera spesso per i suoi ritardi ma riconosce che ha un grande talento e cerca così di prepararla per l'audizione a una prestigiosa scuola. Ruby si trova ora a un bivio: seguire i propri sogni o continuare ad aiutare la sua famiglia?

La voce della protagonista si sente sin dall'inizio del film: la ragazza sta infatti cantando 'Something's Got a Hold on Me' di Etta James e diventa l'elemento principale di comunicazione della sua famiglia con l'esterno. Ruby è sospesa tra due mondi: da una parte quello rassicurante ma isolato composto dai genitori e il fratello, dall'altro quello esterno che affronta con paura ma anche con determinazione e coraggio.

CODA (acronimo di Children of Deaf Adults), remake del francese La famiglia Bélier, è proprio un film sulla voce. La regista Sian Heder è particolarmente attenta alle variazioni, ai cambi di tono e al modo in cui le canzoni vengono cantate dal duetto con il compagno Miles di 'You're All I Need to Get By' fino all'esecuzione decisiva di 'Both Sides Now' di Joni Mitchell. Il merito va principalmente alla sorprendente interpretazione della protagonista Emilia Jones, l'attrice londinese che già ha mostrato il proprio talento nel western Brimstone e nell'horror La casa delle bambole - Ghostland nei panni della protagonista adolescente.

Ha già trionfato al Sundance Film Festival dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, Premio del Pubblico, Premio Speciale per il cast e Premio per la Miglior regia nella sezione Drama al Sundance 2021. Inoltre è un remake all'altezza dell'originale che parte in sordina, ma poi cresce alla distanza trovando l'equilibrio tra il realismo nel modo in cui viene mostrata la quotidianità della sua famiglia con sveglia alle tre del mattino (realmente interpretata da attori sordi dove spicca Marlee Matlin che aveva vinto l'Oscar come Miglior attrice per Figli di un Dio minore) e i momenti musicali.

Heder è sempre attenta alle inquietudini delle sue giovani protagoniste come si era già visto nel suo primo lungometraggio Tallulah, il film Netflix in cui Ellen Page sottrae il figlio a una madre irresponsabile e lo spaccia per suo. CODA però è un deciso passo in avanti. Dalla scena in cui Ruby canta di spalle con il compagno Miles a quella in cui canta di nuovo la canzone del saggio al padre che le afferra lievemente il collo per sentire le vibrazioni, il film prende per mano e trascina con sé con un crescendo simile a La musica del cuore, uno dei titoli più sottovalutati di Wes Craven. Non cerca scorciatoie strappalacrime, è diretto nel mostrare la famiglia come luogo di legami forti ma anche principale ostacolo per inseguire i propri desideri e diventa autenticamente emozionante e coinvolgente.

(www.mymovies.it)

(...) Coda – I segni del cuore scardina ogni convinzione con cui lo spettatore potrebbe approcciarsi alla pellicola, nonostante l’impianto del tipico e piacevole coming of age, che segue il percorso di una ragazzina di provincia talentuosa, che sogna di poter studiare in città. C’è un’insegnante burbero ma idealista, le prove del coro della scuola e un’audizione importante alle porte. E, naturalmente, una famiglia riluttante nei confronti delle ambizioni della figlia. Sia Heder sfrutta a proprio vantaggio un assetto narrativo convenzionale e confortevole per poterlo impreziosire tramite una cornice innovativa, dipinta a tutto tondo da un occhio registico preciso e puntuale. Coda – I segni del cuore è una piccola storia che scalda il cuore, che fa credere in un miracoloso umano, nella forza e importanza di un insegnamento vicendevole, suggerito da più punti di vista. L’eccezionale Emilia Jones riesce a tratteggiare perfettamente un carattere in via di formazione, plasmato da interazioni volte all’estensione e accumulo gestuale e corporeo, un linguaggio fisico che non è mai stato così comprensibile, caloroso e affascinante.

Consapevole di un cambiamento nel suo mondo interiore, portato avanti da una passione sovrastante, Ruby inizierà ad avvertire dubbi riguardo la sua canonica routine e il rapporto con i famigliari. Si è sempre messa in prima linea per loro, quando il mondo “parlante” diventava troppo crudele o denigratorio, senza però effettivamente costruirsi una propria autonomia. Ed è proprio quando iniziano a palesarsi stimoli dall’esterno (un insegnante di canto che nota il suo talento, la prima cotta…) che Ruby faticherà a trovare una propria dimensione. Centrale nella riappropriazione di un nuovo sé, aggiornato e veritiero, è per Ruby il confronto con forme di dialogo aliene al comune parlato, che trovano nella gestualità, negli sguardi e nella contemplazione di un silenzio fisico, malleabile, le proprie radici fondanti. La sordità, apparente o ricercata, è acquisibile o eludibile a seconda del punto di vista adottato, per reperire un canale di comunicazione rinnovato e autentico, raggiungibile solo attraverso un affetto sincero e dimostrabile tramite le passioni più pure.

 

La sordità intesa come mancanza di ascolto, soprattutto nei confronti di noi stessi e di chi ci sta attorno è fulcro narrativo della pellicola; antidoto a questa condizione disagevole diventa allora l’impiego di un nuovo codice, atto a rinsavire anime costrette all’interno di convinzioni falsate.  Il confutare la propria posizione all’interno di una comunità diventa spunto di riflessione non solo per la giovane Ruby, ma anche per gli adulti attorno a lei, che capiranno come non sempre ci sia una corrispondenza biunivoca tra i propri precetti e pregiudizi e il mondo esterno. L’acronimo Coda – I segni del cuore si configura come un titolo parlante, condotto da chi vuole manifestare il concetto di sordità in senso lato, consacrato dalla contemplazione di silenzi interiori assoluti, come nella notevole pellicola Sound of Metal.

L’isolazionismo di una famiglia chiusa per propria volontà all’interno di un sistema a loro congeniale, con un’unica apertura verso l’esterno (Ruby, per l’appunto) si trasforma in corso d’opera drasticamente, una volta che i Rossi capiscono che il desiderio di Ruby non è altro che comunicare. Ma non comunicare esternamente e in maniera proibitiva nei confronti di chi non può cogliere le sonorità, bensì architettare una nuova modalità di scambio di messaggi e di emozioni, rendendo la disabilità un veicolo di fondamentale importanza per poter carpire ciò che di più profondo si nasconde in un cuore animato dalla passione.

(https://www.cinefilos.it)
 

Nel 2021 CODA è stato presentato al Sundance Film Festival, dove è stato premiato come miglior film, e fu lì che si scatenò una vera e propria guerra di offerte per distribuirlo, vinta da Apple + (in America è uscito esclusivamente su questa piattaforma) per la bella cifra di 25 milioni di dollari. Il resto è storia: premi su premi, fino all'Oscar come miglior film, miglior attore non protagonista a Troy Kotsur e miglior sceneggiatura non originale alla regista Sian Heder. Un risultato straordinario per i produttori francesi de La famiglia Bélier, uscito nel 2014 in Italia dopo un enorme successo in Francia. Lungimirante, Philippe Rousselot assieme a Patrick Wachsberger ha contattato Sian Heder perché scrivesse e dirigesse un adattamento in lingua inglese della storia originale. Ora, fin da La famiglia Bélier, la cui frase di lancio era “un film che vi farà stare bene”, la storia faceva leva su sentimenti basilari: faceva ridere con la sua rappresentazione per una volta non lagnosa e ricattatoria delle persone sorde (termine ufficialmente accettato), che vengono mostrate in grado di amare, allevare una famiglia, gestire un'attività e tutto quello che può fare chi non ha questo handicap. Ovviamente con le opportune licenze poetiche: per fare da interprete in questioni legali o mediche (una delle scene più divertenti dei due film) è richiesto un traduttore ufficiale e non verrebbe mai permesso che a farlo fosse una ragazzina di 16 anni.

Cambia ovviamente l'ambientazione della storia e la professione della famiglia: da agricoltori in Normandia a pescatori nel Massachussets, così come le canzoni e il fatto che nel primo film la ragazza tiene nascosta a tutti fin che può la condizione dei suoi genitori, qua invece nota. La versione americana accentua il tema del bullismo subito fin da bambina dalla ragazza, ripete pari pari alcune riuscite sequenze dell'originale inclusa la scena cruciale in cui Ruby fa “ascoltare” al padre la sua voce mentre canta e quelle tra la ragazza e la madre, inclusa la più significativa, quando questa le racconta il disappunto alla sua nascita quando ha saputo che non era sorda come lei (il motivo lo capiremo poi). Rispetto agli attori, Eric Elmosnino ci era piaciuto di più nel ruolo del maestro di canto: un po' troppo macchiettistica ci è parsa l'interpretazione di Eugenio Derbez. Se nel film di Lartigau, poi, il padre si candidava addirittura a sindaco, nel caso di CODA, in modo più plausibile, l'uomo si batte per l'autonomia dei pescatori, dimostrando che anche chi si esprime solo con la lingua dei segni e non sente può far sentire la propria voce e rappresentare la comunità.

Per il resto i Rossi sono come i Bélier, si amano, sono sessualmente molto attivi, imbarazzanti come tutti i genitori per una figlia che porta a casa il primo fidanzatino. Anche il resto è identico, nella storia di una ragazza che è l'unica figlia udente della sua famiglia e per questo si sente in dovere (e i suoi lo danno per scontato) di condividere la vita e il lavoro dei suoi, finché non le si apre la possibilità di entrare in una scuola per coltivare la sua passione per il canto, che i genitori e il fratello in apparenza non possono condividere ma che riescono a “sentire” con la comprensione, l'amore e la lingua dei segni con cui Ruby traduce le parole della sua canzone. 

(https://www.comingsoon.it)