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Doctor Strange nel multiverso della follia

Regia: Sam Raimi

INTEPRETI: Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen, Benedict Wong, Michael Stuhlbarg, Rachel McAdams, Chiwetel Ejiofor, Xochitl Gomez, Patrick Stewart, Bruce Campbell, Julian Hilliard

SCENEGGIATURA: Jade Halley Bartlett

FOTOGRAFIA: John Mathieson

MONTAGGIO: Bob Murawski, Tia Nolan

MUSICHE: Danny Elfman

DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios Motion Pictures

PAESE: USA

DURATA: 126 min.

 

DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA, il film diretto da Sam Raimi, vede il ritorno di Benedict Cumberbatch nei panni di Stephen Strange, il personaggio creato da Stan Lee e dal disegnatore Steve Ditko, comparso nell'Universo Marvel nel 1963. Il film vede Doctor Strange, il suo fidato amico Wong e Wanda, nota come Scarlet Witch, affrontare l'immensità del Multiverso, un concetto - a detta dello stesso Strange - di cui sanno ben poco. Grazie all'aiuto di alleati mistici, tra cui quelli già nominati e altri di nuova conoscenza, Dottor Strange questa volta affronterà le realtà alternative del Multiverso, che si riveleranno sia sconvolgenti che pericolose. Lo scopo di questa ardua missione è sconfiggere un misterioso nemico...

(…) Quanto fa bene riavere sul set di un cinecomic una forza della creatività come Sam Raimi: lo si nota tanto più se si paragona la resa coreografica di questo Doctor Strange 2 con il recente Spider-Man No Way Home, in regia assai più piatto (anche se in quel caso la forza del contenuto spazzava via ogni altro limite). Dove si respira davvero Raimi è nella sua sottile capacità di saper divertire non solo il pubblico, ma se stesso. Perché in un tripudio di possibilità assurde e visionarie che un film "multiforme" come questo mette a disposizione, un veterano con uno suo stile personale sguazza, avendo a disposizione i grandi studi di animazione ed effetti visivi come la Weta: non vi si affida umilmente come farebbe un regista con meno esperienza. Quello che c'è sullo schermo è un evidente lavoro parallelo di regista e artisti per rendere omogenee ripresa, fotografia, recitazione ed effetti digitali, per ricavarne il massimo risultato barocco: divertito, ironico, consapevole, scatenato. Ci voleva.

Dubitiamo però che si possa mai confondere DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA  con il cinecomic più umile e libero dei primi Duemila, per esempio con il nostro amato Spider-Man 2. Perché le nuove avventure di Stephen Strange sono nella sostanza anche un parto del Marvel Cinematic Universe attuale di Kevin Feige, con tutte le sue regole rispettate, in primis pretendendo dallo spettatore che sia aggiornato almeno sulla Fase 4 per non perdere la bussola in questo maremoto: in particolare, aiuta aver visto le serie WandaVision per tutto ciò che concerne la Scarlet Witch di Elizabeth Olsen, nonché Loki e alcuni episodi di What...If?, per digerire l'intero sistema del Multiverso. D'altronde la sceneggiatura di questo film è firmata proprio dal Michael Waldron showrunner di Loki, a suo agio nelle moltiplicazioni di universi e vite alternative di personaggi noti. È poi il tipico film dei Marvel Studios nella sua voluta incapacità di concludersi davvero drammaticamente, rilanciando sempre la storia fino all'ultima scena e - come è d'obbligo - anche oltre, nei titoli di coda come al solito con diverse sorprese. E alla fine chi vince, quindi? Sam o Kevin? A nostro modesto parere... nessuno dei due. Il regista grande autore che sa lavorare con gli studios e uno dei produttori più autoriali del momento rimangono in stallo, lasciandoci sballottolati in questo caleidoscopio un po' rintronante che nasce dallo scontro delle loro potenti magie. Chi è fan di uno o dell'altro (o di entrambi) troverà vagonate di fanservice, raimiano o marveliano, tanto da stampargli sul viso il sorriso che cercava: i trascorsi più avventurosi, dinamici e umoristici di Raimi vengono a galla, così come in uno degli universi i fan Marvel più nerdici troveranno un paio di omaggi che siamo sicuri scuoteranno la rete, e d'altronde sono creati a tavolino per suscitare quella reazione.

(www.comingsoon.it)

 

(…) Sam Raimi è uno dei pochi registi a cui si confà l’abusato appellativo “visionario” e l’impatto visivo di DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA è l’ennesima conferma; Raimi al contrario di un altro regista egualmente “visionario” come Tim Burton e il suo Alice in Wonderland, non si è lasciato irretire dal target di spettatori, ma ha adattato alla narrazione la sua impronta visiva, il suo umorismo cupo e i tratti horror che lo contraddistinguono, diluendo l’amato elemento orrorifico nel fantasy un po’ come fece, con un’operazione inversa, il regista Peter Jackson con Il signore degli anelli. Questo adattarsi senza annullarsi ha reso non solo DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA  in primis un film di Sam Raimi, ma anche tutta la materia prima da incubi che permea il film più facile da metabolizzare rispetto ad un pubblico trasversale; inoltre, cosa non da poco, Raimi aveva la fiducia incondizionata dello studio grazie all’esperienza maturata con la trilogia di Spider-Man, ma soprattutto in virtù del prequel Il grande e potente OZ, precedente collaborazione del regista con la Disney.

Sam Raimi mette in scena un rutilante otto volante che porta lo spettatore attraverso il Multiverso, narrandone il lato oscuro e l’apocalittica capacità distruttiva. Cumberbatch ormai padroneggia il suo Strange, miscelando una caratterizzazione che il pubblico ha ormai imparato ad apprezzare, un mix di burbero e sarcastico a cui si aggiunge in questo nuovo film un inedito lato “paterno” che aggiunge spessore all’amato stregone. Cumberbatch è una garanzia, ma la minacciosa e disperata Scarlett Witch di Elizabeth Olsen è il cuore del film, con la sua rabbiosa escalation che ricorda la Fenice degli X-Men.

(www.cineblog.it)

 

La rivoluzione narrativa e cinematografica della Marvel non accenna ad arrestarsi. Anzi, si eleva e sconfina verso territori spaziali e concettuali ancora inesplorati, evolvendosi in una nuova dimensione che, badate bene, non tradisce minimamente la sua preponderante identità. Che piaccia o no, come dimostra DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA , il viaggio è ancora lungo. Anzi, non si può nemmeno più parlare di viaggio, bensì di un’epopea mastodontica e ramificata che fa dei dettagli quell’arma vincente in grado – ancora una volta – di farci sobbalzare dalla poltrona del cinema. Perché sì, anche questo è cinema; cinema che si sofferma sull’impossibile, sull’estasi, sulla sorpresa. In fondo, ogni tassello dell’Universo Marvel è idealmente pianificato per contenerne altri cento.

E allora, il ritorno di Sam Raimi nel mondo dei cinecomics equivale allo stravolgimento del genere, qui mischiato con le venature creepy e le teorie psicoanalitiche riviste in chiave marcatamente spettacolare. Perché ormai è chiaro: il Multiverso ha scombussolato la narrativa dei Marvel Studios, e l’ambizione è tale da rendere l’intero assetto decisamente fluido. Così fluido che anche Stephen Strange, probabilmente il più anticonformista tra gli Avengers, si adatta ad una nuova poetica e ad un nuovo profilo. Fin dal principio la Saga ha messo al centro l’uomo e mai la maschera, e ora mutatis mutandis, fonde i due elementi in un unico fulcro

Non c’è mantello senza uomo, e non può esserci eroe senza una sua peculiarità. In questo senso, DOCTOR STRANGE NEL  MULTIVERSO DELLA FOLLIA  sfrutta la capacità visiva di Sam Raimi per farne un film quasi artigianale, che si riappropria di certe inflessioni che hanno fatto grande il cinema dell’assurdo e dell’inquieto. Sarebbe ingiusto addentrarci troppo nella trama del film – e non è un modo corretto di raccontare il cinema – ma è chiaro quanto la ferita spazio-temporale aperta in Spider-Man: No Way Home abbia lasciato degli strascichi sulla realtà e sugli incubi di Stephen Strange. Se il tempo è ingannevole e sfuggevole, il nemico che ne emerge è vicinissimo allo stesso Stregone, e potrebbe non bastare l’aiuto di Wong (Benedict Wong) per affrontare i pericoli del Multiverso, scatenati nientemeno da Scarlett Witch che, disperata, tiene ben lontana Wanda. Così, tra il sogno e la realtà, il destino dei Multiversi e delle stringhe quantistiche potrebbe essere affidato alle mani di America Chavez, una ragazza portoricana capace di muoversi attraverso le infinite dimensioni. È lei, infatti, l’elemento esplosivo di DOCTOR STRANGEL NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA  e finalmente la Marvel introduce nell’MCU una figura fondamentale, dalla forte valenza politica, sociale e culturale. America Chavez è editorialmente giovane, ma non è solo questo il punto: è la prima latino-americana LGBTQ+ a far parte di una collana a fumetti.

E poi diciamolo, ha un nome pazzesco e un appeal in grado di bucare sia la carta che la pellicola. Naturalmente, è attorno a Stephen che è costruito un film che sembra arrampicarsi su più piani e più livelli, e resta potente – dietro l’enormità degli VFX – la metafora che vuole una realtà incontrollabile, in balia del caos e dell’inaspettato. Sulla propria pelle, e affrontando diversi sé, lo Stregone Strange comprende quanto sia dannoso voler controllare tutto, finendo per scendere in un incubo che farà a pezzi il suo Ego. Ecco appunto: l’Ego. L’uomo e la maschera, dicevamo, se prima erano scissi ora si piazzano sullo stesso livello. Ennesimo step per la Marvel, ennesimo atto narrativo che ci fa riappropriare del mezzo cinematografico come assoluto paradigma di evasione e meraviglia.

 (www.hotcorn.com)