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Downton Abbey II - Una nuova era

Regia: Simon Curtis

INTEPRETI: Hugh Bonneville, Laura Carmichael, Jim Carter, Brendan Coyle, Michelle Dockery, Hugh Dancy, Kevin Doyle, Joanne Froggatt

SCENEGGIATURA: Julian Fellowes

FOTOGRAFIA: Andrew Dunn

MONTAGGIO: Adam Recht

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

PAESE: Gran Bretagna, 2022

DURATA: 125 min.

Non sono molti i franchise che, dal medium televisivo, hanno sconfinato in quello cinematografico (o viceversa), e che soprattutto l'abbiano fatto con efficacia (a tal proposito c'è da dire che in Italia abbiamo già un fulgido esempio, come dimostra L'Immortale). Quella che ha visto Downton Abbey proseguire con un film cinematografico dopo il finale di serie della sesta stagione è stata un'operazione evidentemente riuscita. Il viaggio della famiglia Crawley alle porte delle novità travolgenti del precedente millennio continua dunque in DOWNTON ABBEY II - UNA NUOVA ERA, una pellicola che surclassa di gran lunga la precedente e che, forse, riporta la saga britannica ai suoi antichi fasti.

C'è aria di grandi novità nelle campagne dello Yorkshire. Il secondo matrimonio di Tom è solo l'evento di apertura di un racconto che si prepara a stravolgere ogni aspettativa: la mancanza di fondi per ristrutturare la tenuta spinge la famiglia di Grantham ad accettare suo malgrado la proposta di un rinomato produttore cinematografico, ovvero sfruttare il lussureggiante scenario di Downton Abbey per girare un film (uno dei primi che, agli albori del grande cinema, sfruttò paesaggi reali piuttosto che le riprese negli studios).

Ma la vera bomba arriva dall'anziana Violet: lady Grantham ha infatti ricevuto in eredità una lussuosa villa situata sulle coste della Francia. A farle questo dono sarebbe, in apparenza, una sua vecchia fiamma degli anni di gioventù, deceduta lasciando la sua attuale moglie più agguerrita che mai. La famiglia di Downton si divide: Robert, Cora, Tom e parte della servitù si dirigono in Francia per negoziare l'acquisizione della splendente tenuta, mentre Mary rimane nello Yorkshire per supervisionare le riprese del film. Da una parte e dall'altra, le rispettive storyline non mancheranno di riservare sorprese e colpi di scena: da un lato, il viaggio di Robert svela succosi dettagli sul passato dell'enigmatica lady Violet, dall'altro l'arrivo di una produzione cinematografica scombussola i delicatissimi equilibri di Downton, ma innesca anche interessanti dinamiche tra gli abitanti della reggia e le star coinvolte nella realizzazione del lungometraggio.

 

La prima regola che muove i fili della sceneggiatura di DOWNTON ABBEY è: cambiamento. Vecchi e nuovi protagonisti si affacciano sulle novità di una nuova era, ed è il cinema stesso a farsi metafora delle trasformazioni che li traghettano verso il futuro. Il passaggio dal muto al sonoro, dai divi da fotoromanzi agli attori veri e propri, dal set ricostruito a quello realistico, DOWNTON ABBEY 2 racconta l'evoluzione tecnologica con piglio metatestuale, senza tuttavia dimenticare lo splendido processo di sviluppo dei propri personaggi e del proprio percorso narrativo. In pieno stile DOWNTON ABBEY non mancano i colpi di scena e gli scandali, ma questa volta gli spunti più bollenti o drammatici della storia vengono bilanciati con una piacevole comicità, dialoghi brillanti, una scrittura dal ritmo sostanzialmente perfetto. Se già nelle iterazioni precedenti, spesso e volentieri, l'umorismo permeava il racconto senza mai prenderne il sopravvento, questa volta il dipanarsi della trama poggia principalmente sulla leggerezza.

Ciò che di straordinario c'è in DOWNTON ABBEY 2 è che tale svolta narrativa non stravolge per nulla i toni del franchise, ma al contrario potenzia e rinfresca la sua formula. Una nuova era è, insomma, a tutti gli effetti un capitolo di grandi cambiamenti per la serie, una pellicola che comunque non dimentica il DNA storico della produzione: in DOWNTON ABBEY 2 si ride e si piange, ci si diverte e ci si emoziona, soprattutto su un epilogo che non potrà non devastare i cuori di tutti i fan storici.

(https://cinema.everyeye.it)

 

Fin dal titolo c'è una dichiarazione d'intenti in DOWNTON ABBEY II: UNA NUOVA ERA, il secondo film tratto dal serial inglese dal 28 aprile al cinema con Universal Pictures. Se già le ultime stagioni della serie originale non lo avessero reso abbastanza chiaro, e con loro il primo film, siamo di fronte a un'epoca di grandi evoluzioni, bisogna abbracciare la modernità e dire addio un pezzo alla volta non solo all'aristocrazia ma a tutto ciò che quella classe socio-economica rappresentava e si portava dietro.

C'è un grande discorso meta-narrativo in questo secondo capitolo cinematografico: a Downton arriva la settima arte quando un regista (la frizzante new entry Hugh Dancy) irrompe letteralmente nella tenuta per girare un film e quindi stravolgere la quiete e routine quotidiana dei suoi occupanti. Lord Grantham e la Contessa Madre sono poco interessati, mentre i più giovani di casa, oramai tenutari con a capo Lady Mary, pensano al guadagno in tempi di aristocrazia in decadenza e di ristrutturazioni da fare, mentre la servitù al piano di sotto è incuriosita ed elettrizzata all'idea di accudire e avere per casa le star che hanno visto finora solo sullo schermo. Ovviamente scoprire il dietro le quinte nella realizzazione di un film può anche far crollare l'immagine degli attori e delle attrici, e in generale l'intrattenimento cinematografico non è ben visto da Lady Violet - basti pensare alle sue battute al fulmicotone, che non perdono di certo smalto in questo sequel. Strizzando l'occhio a classici come Cantando sotto la pioggia, la troupe e gli inquilini si troveranno ad affrontare il passaggio dal muto al sonoro e il conseguente trauma e fine dei giochi per molti attori, perché potevano essere anche prestanti alla vista ma non possedevano magari la voce adatta. Un cambiamento nel cambiamento, che fa immediatamente pensare a quello tecnologico e social che stiamo vivendo oggi, in continua evoluzione, e alla grande capacità di adattamento che siamo chiamati a dimostrare. Perché altrimenti si rischia di rimanere indietro, ed è qualcosa che i protagonisti di questa saga in costume hanno sempre dimostrato di accogliere, in un modo o nell'altro.

Lo stesso matrimonio a Downton fra Branson e la cugina Lucy con cui inizia DOWNTON ABBEY II: UNA NUOVA ERA è un grande segnale di maturità e cambiamento da parte della famiglia, dati i trascorsi con la compianta Lady Sybil. È con il pretesto di un'eredità a sorpresa per Lady Violet, che i conti di Grantham insieme ai novelli sposi approfittano per un viaggio in Francia, per vedere una villa sulla Costa Azzurra e allontanarsi così dal trambusto dovuto alle riprese, e portandosi dietro anche il buon Carson, scandalizzato da ciò che il cinematografo potrebbe portare alla sua cara Downton. Se la penna di Julian Fellowes non perde un briciolo di sagacia e humour tipicamente britannico nel tornare ancora una volta dai suoi (e nostri) beniamini, la mano e l'occhio sulla macchina da presa della new entry Simon Curtis (nella realtà marito di Elizabeth McGovern) non tradisce quanto fatto in passato e valorizza le grandi vedute aree della tenuta britannica più famosa dell'ultimo decennio, così come della nuova suggestiva location francese. Location in cui abbiamo modo di conoscere un'altra famiglia, interpretata da Nathalie Baye e Jonathan Zaccaï.

Fellowes non si dimentica di nessuno: Matthew Goode, che infatti non appare nel poster e già in Downton Abbey aveva fatto solamente un cameo, ancora una volta è stato travolto dalla concomitanza di impegni ma la sua assenza permette a Lady Mary di fare un bilancio della propria vita. A proposito di eredità - tanto di classe sociale quanto cinematografica - dopo quella toccante scena alla fine del primo film fra Smith e Dockery, la Contessa Madre diventa centrale nello svelare alcuni segreti del passato familiare, strizzando l'occhio ad alcuni snodi narrativi dello show che per sei stagioni è riuscito ad appassionare tutto il mondo. Non solo: Fellowes cerca di dare a tutti i personaggi un happy ending - forse qualcuno di troppo - e un'evoluzione rispetto a quanto accaduto in precedenza, mettendo un tassello importante nella saga, ma proponendo una storia che può essere vista anche da chi non ha seguito assiduamente l'originale televisivo. Una saga che quando sbarcò sul grande schermo fece un successone al botteghino soprattutto all'estero (Italia compresa), andando controcorrente rispetto ad operazioni simili. Cosa lascia allora Downton Abbey non più solo alla tv ma anche al cinema? Una saga che, se dovesse continuare su questi livelli, ne vorremmo almeno altri tre capitoli per continuare ad ammirare il coraggio dei Crawley nell'abbracciare il cambiamento, piuttosto che temerlo.

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