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Dune

Regia: Denis Villeneuve

INTERPRETI: Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Dave Bautista

SCENEGGIATURA: Eric Roth, Denis Villeneuve, Jon Spaihts

FOTOGRAFIA: Greig Fraser

MONTAGGIO: Joe Walker

DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Pictures

NAZIONALITÀ: USA, 2021

DURATA: 155 min.

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia

DUNE, film diretto da Denis Villeneuve, è ambientato in un lontano futuro, controllato da un impero interstellare, nel quale vige una sorta di feudalesimo e ogni feudo è governato da una casa nobiliare. Racconta la storia del giovane Paul, rampollo della casata degli Atreides, che si trasferisce sull'inospitale pianeta Arrakis, noto come Dune, insieme al padre, il Duca Leto, alla madre Lady Jessica e alcuni consiglieri. Leto ha preso in gestione il pianeta nella speranza di scovare un posto sicuro, adatto alla sua famiglia e alla sua comunità. Dune, però, è sotto il mirino di tutte le forze dell'universo, decise a ottenerne il suo dominio per una rarità che cresce solo sul suo suolo. Si tratta di una preziosa risorsa, esistente solo qui, che permette a chi la possiede di sbloccare il più grande potenziale umano; infatti, chi assume questa spezia può viaggiare nello spazio, ottenere capacità sovrumane e può vivere più a lungo. L'estrazione di questa materia prima, però, non è ostacolata soltanto dai vari nemici di Leto, che cercheranno di tendergli più di una trappola, ma anche da enormi vermi della sabbia e dai Fremen, popolo nativo di Dune, che abita i deserti più profondi del pianeta. Inoltre, il controllo esclusivo di questa materia prima scatenerà una vera e propria guerra, ma solo chi riuscirà a superare le proprie paure e a sopravvivere su Dune potrà ottenete la sostanza più ambita dell'universo. Il giovane Paul, ignaro del suo destino, si ritroverà al centro di questo scontro, nel corso del quale compirà grandi gesta.

(www.cominsoong.it)

DUNE, film del 2021 presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e che segna il ritorno dietro la macchina da presa del geniale Denis Villeneuve, è prima di tutto una scommessa rischiosissima. L’omonimo romanzo di Frank Herbert del 1965 da cui è tratto il film è infatti un vero capolavoro della fantascienza, che però con la sua complessità ha messo a dura prova qualunque regista abbia provato a misurarcisi. Un’opera letteraria profonda e corale ambientata in un universo incredibilmente complesso, che ancora non aveva trovato un adattamento cinematografico alla sua altezza. Almeno non finché il regista canadese non vi si è cimentato con la propria visione di spettacolarità autoriale.

DUNE di Denis Villeneuve, nelle sue 2 ore e 35 di durata, dà tutte le informazioni essenziali per capire le coordinate della storia che racconta, ma in modo intelligente evita di confondere eccessivamente lo spettatore con parte di quel contesto che caratterizza l’originale letterario e che, pur non indispensabile, qui ci torna utile per ragionare sul senso del film. Una delle peculiarità di DUNE infatti è che molta dell’iper-tecnologia che tradizionalmente caratterizza il genere fantascientifico è qui sostituita da potenziamenti biochimici dell’essere umano, tali da sembrare quasi mistici.

La premessa fondamentale per avere una visione più ampia del mondo in cui è ambientato DUNE ci porta infatti a millenni prima degli eventi raccontati nel film, quando una rivolta dell’umanità contro le macchine senzienti (il Jihad Butleriano) causò un bando delle intelligenze artificiali e un improvviso regresso dell’evoluzione tecnologica, rendendo anche impossibile il viaggio spaziale a velocità ultraluce, che richiedeva complessi calcoli artificiali.

La scoperta di una rarissima droga dalle proprietà miracolose (la Spezia Melange), derivato del ciclo vitale dei colossali Vermi delle Sabbie che vivono soltanto sul pianeta Arrakis (noto anche come Dune), permetterà però agli uomini di potenziare i propri cervelli fino ad avere poteri che permetteranno anche il ritorno al viaggio spaziale ultraluce (grazie all’immaginario Effetto Holtzman), ma al prezzo di orribili mutazioni genetiche. Sarà così che nascerà una potentissima corporazione politicamente neutrale che avrà il monopolio nello spostamento di risorse, uomini e denaro tra un sistema planetario e l’altro (la Gilda dei Navigatori).

I poteri della droga generata dai Vermi delle Sabbie svolgeranno un ruolo importante anche nella nascita di una sorta di massoneria femminile dedita all’eugenetica e tanto abile nello sviluppo delle abilità della mente da essere spesso scambiata per una congrega di streghe (la Sorellanza Bene Gesserit), che eserciterà nascostamente la propria influenza sulla galassia per perseguire i propri scopi segreti sfruttando la superstizione e la fede.

(www.anonimacinefili.it)

Anni dopo il “problematico” adattamento firmato da David Lynch, l’epica opera Dune è stata affidata nelle mani di un altro grande interprete della cinematografia mondiale, più acerbo del primo questo è vero, ma di certo carismatico a tal punto da vedersi affidare nei primi anni della sua carriera la regia di film quali Arrival, Sicario e Blade Runner 2049, non proprio tre favolette. Denis Villeneuve è considerato il futuro di Hollywood, e la regia di un film come DUNE non poteva che essere considerata per la sua carriera un vero e proprio spartiacque. Pertanto, adattare un’opera come quella di Frank Herbert per Denis Villeneuve non deve essere stato un lavoro facile, questo è certo. Come già anticipato in precedenza, infatti, Dune è da molti considerato il romanzo di fantascienza per antonomasia, l’opera letteraria che più ha contribuito ad influenzare scrittori, registi, sceneggiatori ed appassionati di genere, ed è per questo che il rischio di un terribile fallimento era dietro l’angolo… chiedere a David Lynch per averne conferma!

Fatta questa piccola considerazione, è lecito affermare che il lavoro di Villeneuve con DUNE, sotto molti punti di vista, risulta genuino, fedele all’opera a cui si ispira, ma soprattutto coscienzioso della grande responsabilità che pesa sulle spalle del suo regista. Senza stravolgere troppo l’opera originale, infatti, il regista imprime la sua impronta, ma lo fa con rispetto, mostrando nel contempo quel talento che in molti hanno già amato ed apprezzato nei film da lui diretti citati in precedenza. In DUNE si denota passione, risolutezza ed in certe occasioni grandezza, senza mai che il regista si spinga oltre quelli che sono i dettami narrativi ben sottolineati nell’opera di Herbert.

La narrazione è ben condensata nei suoi oltre 150 minuti di durata, con un ritmo sceneggiativo talvolta cadenzato, passivo, quasi come se a tenere alta l’attenzione del pubblico sia una pagina del romanzo originale più che una sequenza girata e destinata alla sala. A tal proposito, un plauso va fatto all’ottimo lavoro degli sceneggiatori Jon Spaihts e Eric Roth, bravi ad adattare con cura la maestosità delle parole di Herbert.

DUNE non è solo splendido contenuto narrativo. La fotografia di Greig Fraser esalta luci e colori di un futuro lontano, e lo fa accompagnando nel modo giusto le varie scenografie che fanno da contorno ad un lavoro grafico di prim’ordine. Siamo dinanzi ad un adattamento da oltre 160 milioni di dollari, pertanto parlare di effetti visivi straordinari in alcuni casi può essere considerato anche riduttivo. Hans Zimmer, inoltre, risulta l’arma in più nell’arco di Denis Villeneuve: il noto compositore, infatti, accompagna con grande impeto i momenti più iconici, ispirando immagini e contesti come solo lui sa fare. A nostro avviso, il regista Denis Villeneuve ha svolto un lavoro straordinario, non privo di difetti, ma straordinario. Il suo DUNE è infatti un adattamento fedele, ma soprattutto lontano anni luce da quei “fracassoni” hollywoodiani capaci di raccogliere elogi solo per la loro estetica. Aspettiamo la seconda parte del suo lavoro, a questo punto, con grande emozione, consci di avere dinanzi un’opera cinematografica di grande impatto.

(www.universalmovies.it)

Incredibile ma vero, una nuova saga cinematografica è realtà. Anche perché il regista Denis Villeneuve lo mette in chiaro fin dai titoli di testa, quando a quella scritta DUNE ormai così familiare - dopo averla vista troneggiare per anni su trailer e poster - aggiunge subito un "Parte prima" che è una dichiarazione di intenti ben precisa. Qui non si sta cercando di prendere uno dei più importanti (e complessi) romanzi di fantascienza di sempre e farne un "semplice" film, così come aveva provato a fare David Lynch negli anni '80. No, questa volta il progetto è ben più ambizioso, perché l'idea è effettivamente quella di rendere il più possibile giustizia all'universo creato da Frank Herbert.

DUNE un blockbuster non lo è, semmai un kolossal, visto il cast a disposizione e lo sforzo (e sfarzo) produttivo. Ma non per questo smette mai di essere fantascienza d'autore, con il lavoro di Frank Herbert che ha sempre e comunque il sopravvento anche sul buon lavoro di Villeneuve. Da parte sua il regista riesce a regalarci tante sequenze di grande effetto, in cui si uniscono eleganza e maestosità, nonché un lavoro sui personaggi e sugli attori che davvero riesce a rendere giustizia a (quasi) tutti i numerosi personaggi su schermo. In particolare alcune scelte di casting che già sulla carta sembrano davvero azzeccate si dimostrano davvero perfette, in particolare quella di Timothée Chalamet nel ruolo cult di Paul Atreides o Rebecca Ferguson in quello della madre di lui, Lady Jessica (…).

(www.movieplayer.it)