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Gagarine - Proteggi ciò che ami

Regia: Fanny Liatard, Jérémy Trouilh

INTEPRETI: Alseni Bathily, Lyna Khoudri, Jamil McCraven, Finnegan Oldfield, Farida Rahouadj, Denis Lavant

SCENEGGIATURA: Benjamin Charbit, Fanny Liatard, Jérémy Trouilh

MONTAGGIO: Daniel Darmon

MUSICHE:Amin Bouhafa, Evgueni Galperine, Sacha Galperine

DISTRIBUZIONE: Officine UBU

PAESE: Francia, 2020

DURATA: 97 min.

 

lla periferia sud di Parigi, l'enorme complesso residenziale Cité Gagarine, un tempo simbolo di modernità e progresso, sta per essere demolito dopo anni di degrado rampante. Tra le 370 famiglie in attesa di essere assegnate ad altre abitazioni c'è chi è più pronto di altri a dire addio a un luogo così significativo, ma su tutti è il sedicenne Youri, che lì è cresciuto, a non volersi rassegnare. Mentre gli appartamenti attorno a lui si svuotano, e mentre i cantieri e gli operai si moltiplicano, il ragazzo che porta il nome del primo uomo nello spazio mette il talento ingegneristico e una fantasia "cosmica" al servizio di un sogno.

Il "film di banlieue" è una categoria problematica, spesso riduttiva e a volte ghettizzante, eppure capace di emergere da un decennio all'altro con incredibile risonanza, certificando momenti importanti della storia francese.

In un'epoca di grande tumulto e trasformazione nella società d'oltralpe, puntuali sono emerse pellicole come I Miserabili del 2019, che mettono a fuoco tensioni sociali e razziali con energia documentaristica.

Bell'esordio dei registi Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, Gagarine è quasi contemporaneo al successo di Ladj Ly ma ne rappresenta la faccia opposta, con un approccio sognante e uno sguardo diretto alle stelle più che alle emergenze della strada. Favola urbana che si concede il lusso di enfatizzare il possibile e non il conflitto, la storia di Youri mostra uno sguardo non banale su cosa sia il senso di appartenenza a un luogo, e cosa comporti smantellare una comunità nel senso più concreto del termine.

Liatard e Trouilh aprono il film sui materiali d'archivio dell'inaugurazione della Cité Gagarine, con la visita dell'astronauta russo Jurij Gagarin in persona a celebrare una visione comunista anni sessanta del progresso urbanistico, fatto di costruzioni imponenti e conquista di nuovi spazi. Con altrettanta perizia i registi utilizzano poi le riprese effettuate sul luogo nel 2019, durante la reale demolizione dell'edificio.

È la straordinaria rappresentazione di un viaggio attraverso le conseguenze della Storia, ma è anche lo sfondo cinematograficamente ricco alle peripezie di Youri, adolescente timido però capace di sfidare gli ispettori del comune lampadina dopo lampadina, con l'obiettivo di ritardare la cancellazione del suo mondo.

Nella cronaca incessante di una diaspora invisibile, abbondano i personaggi sfumati al di là degli stereotipi così come i volti di attori subito memorabili, che siano quello nuovo del protagonista Alséni Bathily, quello già noto di Lyna Khoudri (fresca di un premio César come miglior promessa per Non conosci Papicha), o quelli della coppia Jamil McCraven - Finnegan Oldfield, che ritorna da un altro fondamentale film che esplora la gioventù francese di oggi (Nocturama di Bertrand Bonello).

Girato in toni freddo-cemento che i registi iniettano di rossi accesi - rispecchiando gli interventi con cui Youri cerca di rivitalizzare i muri che lo circondano - GAGARINE sa andare oltre la semplicità narrativa di un esordio promettente per innalzare un edificio al centro dell'universo, esponendo i retaggi umani e architettonici di cui non sappiamo cosa fare, e documentando con nostalgia e speranza come di essi ci si possa spogliare.

(www.mymovies.it)

 

GAGARINE – PROTEGGI CIÒ CHE AMI è stato incluso nella selezione ufficiale del Festival di Cannes del 2020, edizione che non si tenne a causa della pandemia. Fu mostrato alla stampa e all’industria cinematografica nella edizione online di Cannes Marché du Film nel giugno del 2020. Tuttavia, è riuscito ad arrivare al pubblico solo nel settembre dello stesso anno al Zurich Film Festival. Vincerà poi agli European Film Awards come miglior rivelazione, arrivando in sala cinematografica italiana il 19 maggio 2022.

Il sedicenne Youri ha sempre vissuto a Gagarine, un progetto abitativo nella periferia di Parigi. Dall’alto del suo appartamento, il ragazzo sogna di diventare un astronauta, ma quando i piani per la demolizione del quartiere vengono a galla, lui inizia una strenua resistenza. Con gli amici Diana e Houssam parte per la missione salvataggio di Gagarine, trasformando le abitazioni ormai in fase di distruzione nella propria navicella spaziale.

A dispetto di ciò che sembrerebbe, il Gagarine del titolo non è il celebre cosmonauta sovietico (dal quale però prende il nome), bensì un progetto residenziale fuori Parigi che si configura come un degradato e fatiscente complesso di edifici conosciuto come progetto abitativo Cité Gagarine, un enorme caseggiato in mattoni rossi che comprende trecentosettanta appartamenti costruito nei primi anni ’70 a Ivry-sur-Seine, uno dei comuni comunisti che formano la cosiddetta “cintura rossa” intorno a Parigi. ’architettura del tempo puntava molto sugli edifici alti, al fine di sgomberare le baraccopoli che si estendevano per tutta la periferia della capitale francese. Nel giugno 1963 si tenne l’inaugurazione del complesso abitativo dove partecipo proprio il primo uomo approdato nello spazio, Yuri Gagarin, da cui la struttura prende il proprio nome. Nel giro di qualche decennio, tuttavia, queste utopie collettive architettoniche tanto in voga, diventarono veri e propri quartieri, che non di rado furono stigmatizzati e rasi al suolo per fare posto a nuovi progetti di riqualificazione urbana. Nel 2014 fu presa la decisione di demolire anche Cité Gagarine. I residenti del complesso furono gradualmente ricollocati in altre abitazioni, lasciando Cité Gagarine spoglia e deserta, come un guscio vuoto. Il progetto abitativo Cité Gagarine è stato demolito nell’estate 2019 poco tempo dopo le riprese del film, il suo abbattimento è avvenuto in come accordo con i residenti a Ivry-sur-Seine.

Il film, debutto di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh parla proprio di questo e, così come nel loro precedente cortometraggio omonimo del 2015, prende in considerazione le storie vere degli abitanti di quel luogo (alcuni dei quali appaiono anche in alcune sequenze della pellicola). Quelle che vediamo sono le ultime immagini di un quartiere che negli anni Sessanta avrebbe dovuto prendere il volo e che invece ha visto una rovinosa fine. Ciò che più impressiona ed emoziona di questa storia è il fortissimo legame che unisce gli abitanti di Gagarine e il dolore che li distrugge così come le gru scavatrici distruggono le loro case. Questo grande sentimento di appartenenza è sublimato nella figura di Youri (Alseni Bathily), protagonista della storia che farà l’impossibile per non permettere la cancellazione definitiva di quella che è stata tutta la sua esistenza. Se da una parte la coppia di registi sceglie in modo sapiente di mostrare con profonda umanità e realismo le emozioni di Youri e dei suoi amici, dall’altra si lascia andare un po’ troppo spesso a espedienti pseudo fantastici che rovinano le delicate e genuine connessioni tra i personaggi. La testimonianza filmica dei due registi è comunque molto significativa e mostra come al di là degli edifici ci siano delle persone con i loro corpi e le loro anime. Le loro relazioni non potranno mai essere spezzate, così come niente e nessuno potrà mai demolire la bellezza e la complessità delle loro esistenze.

(www.locchiodelcineasta.com)

 

Proprio come il suo mito e omologo, Youri è unico e solo a vivere in quello spazio, una sorta di navicella spaziale. La struttura scheletrica, le viscere, le connessioni elettriche e meccaniche che tengono in piedi il gigantesco Gagarine, si riappropriano del loro valore e quel piccolo e oscuro grumo diventa nelle mani di Youri un luogo in cui sopravvivere, anelanti lui e il luogo stesso al decollo per entrare in un’altra orbita.

Liatard e Trouilh realizzano un film fantascientifico ed anche estremamente poetico e umanissimo, una sorta di racconto di formazione di un ragazzo che vive in un guscio, una grande nave madre; l’odissea di Youri è un percorso tra corridoio e corridoio, di casa in casa, una missione che mira alla salvezza della sua Casa e poi alla sua. L’opera nasce dalla necessità urgente di testimoniare la fine di un’era e insieme di andare oltre – il rapporto tra le storie di Youri e Jurij, i colori (il rosso, il bluastro) e i mondi ricostruiti dal ragazzo all’interno dell’edificio -, la storia respira grazie alle testimonianze degli abitanti del quartiere che hanno generato anche un documentario oltre che questo film. Di minuto in minuto quella del protagonista non è più un’idea assurda, una follia, non è l’ultima spiaggia di un disperato ma si fa possibilità, pensiero ribelle, pieno di speranza. La vita dentro una stanza squarciata è in bilico tra spazio onirico, fantasmagorico e realtà, e ognuno di questi piani si compenetra con l’altro. Youri e Jurij sono molto più simili e vicini, i loro mondi sono quasi gli stessi: l’astronauta si libra in assenza di gravità nell’abitacolo della navicella così fa il ragazzo che tenta di salvare il suo mondo, fasciato in una tuta spaziale, come il primo conosce ogni cosa del suo habitat così l’altro. Entrambi hanno una missione, entrambi fanno di tutto per portarla a termine.

(www.cinematographe.it)