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Ghostbusters: Legacy

Regia:

INTERPRETI: Mckenna Grace, Finn Wolfhard, Carrie Coon, Bill Murray, Paul Rudd, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver, Bokeem Woodbine

SCENEGGIATURA: Gil Kenan, Jason Reitman

FOTOGRAFIA: Eric Steelberg

MONTAGGIO: Dana E. Glauberman, Nathan Orloff

DISTRIBUZIONE: Sony Pictures Italia / Warner Bros. Italia

NAZIONALITÀ: USA, 2021

DURATA: 124 min.

 

Gli Acchiappafantasmi sono tornati in un commovente ed esaltante viaggio tra passato, presente e un potenziale futuro: il GHOSTBUSTERS: LEGACY di Jason Reitman regala ai fan il film che volevano e dimostra come la formula del sequel, al contrario del formato reboot, sia ormai la scelta migliore per rilanciare un classico per una nuova generazione.

Dopo essere stati sfrattati dalla loro casa, una madre single e i suoi due figli sono costretti a trasferirsi in una fatiscente fattoria a Summerville, in Oklahoma, lasciata loro dal defunto nonno dei bambini. Sul posto si stanno verificando una serie di terremoti inspiegabili e nonostante non si trovi nessuna causa per il fenomeno, strane cose stanno accadendo in una vecchia miniera che un tempo apparteneva al presunto occultista Ivo Shandor. I bambini scoprono così la storia del nonno con i Ghostbusters originali, che da allora sono stati in gran parte dimenticati dal mondo al di là della loro base di fan. Quando i fenomeni sovrannaturali relativi al “Manhattan Crossrip del 1984” di New York si presentano e minacciano il mondo, i ragazzi, insieme alla loro famiglia e ai loro amici, devono usare l’attrezzatura dei Ghostbusters e diventare i loro successori per salvare la situazione.

Inutile nascondersi dietro a un dito, “Ghostbusters: Legacy” è figlio del deludente e sopravvalutato reboot al femminile di Paul Feig, operazione quella del regista de Le amiche della sposa che ha portato il franchise in una direzione, quella della parodia, che non era la formula del Ghostbusters originale. (…) Quando abbiamo sentito che Jason Reitman, regista molto apprezzato ma a digiuno di cinema fantastico, avrebbe portato avanti con un sequel l’eredità dei Ghostbusters creati dal padre Ivan Reitman, i fan si sono rincuorati e quando la vecchia Ecto-1 ha fatto la sua apparizione nel primo teaser trailer del film, l’entusiasmo come le aspettative sono salite a livelli stellari.

GHOSTBUSTERS: LEGACY, mai titolo italiano fu più azzeccato, è tutto incentrato sull’eredità degli Acchiappafantasmi, un vero e proprio lascito che la famiglia Reitman ha voluto regalare ai fan, e così come assistiamo al passaggio al timone del franchise di padre in figlio, anche sullo schermo vediamo nascere una nuova generazione di Acchiappafantasmi, ma l’intero film si presenta principalmente come un sentito e toccante omaggio a Harold Ramis e al suo Egon Spengler, un tributo che permea l’intera pellicola, e che a quanto pare durante una proiezione ha commosso fino alle lacrime Ivan Reitman.

Come accennato da Bill Murray, GHOSTBUSTERS: LEGACY è anche un film sulla famiglia e grazie ad un regista come Jason Reitman che ha diretto gioiellini come Juno e Tully, le dinamiche familiari e soprattutto la parte emotivamente più complessa del film è finita decisamente in buone mani. La cosa più rilevante per i fan di lunga data era invece mostrate la capacità di Reitman figlio e dello sceneggiatore Gil Kenan (Monster House, Poltergeist) di ricreare quel meraviglioso equilibrio tra dramma e commedia che il reboot ha completamente mancato, quel mix di sovrannaturale e risate che ha reso l’originale Ghostbusters qualcosa di unico. Anche da questo punto di vista GHOSTBUSTERS: LEGACY ha centrato l’obiettivo. Grazie ad una location rurale dalla qualità “atemporale” e alla capacità di Reitman di riutilizzare l’intera mitologia creata per il film originale, con GHOSTBUSTERS: LEGACY sembra di guardare un film degli anni ottanta con funzionali strizzatine d’occhio ai Goonies e Stranger Things, ma anche una colonna sonora puntuale che utilizza il tema musicale originale, creato dal compositore premio Oscar Elmer Bernstein per il film del 1984, che diventa un contrappunto musicale di grande atmosfera e nostalgia ben amalgamato con le nuove musiche di Rob Simonsen (Cercasi amore per la fine del mondo, Tully, Stargirl), per un ritorno emotivo di grande efficacia.

Un plauso anche al cast misurato e in parte, su cui spicca la bravissima Mckenna Grace, adorabile nipotina nerd di Egon, e il 52enne Paul Rudd nei panni di uno spassoso insegnante; l’attore che occupa il posto lasciato vacante da Rick Moranis, l’unico del cast dell’originale a mancare all’appello, ma che in realtà ha la peculiare funzione di rappresentare su schermo i fan di lunga data. Non per nulla abbiamo accennato all’età di Rudd che nel 1984 era uno dei tanti adolescenti che visse di prima mano la magia di Ghostbusters e quindi in grado di trasmettere quel tipo di entusiasmo difficilmente comprensibile al di fuori della cerchia dei fan e degli ex adolescenti degli anni ottanta; una divertente connessione tra il passato dei Ghostbusters e la nuova generazione che funziona e regala al film quel senso di “lascito” con cui l’intera operazione è stata congegnata. Jason Reitman qualche tempo fa affermò “restituiremo il film ai fan”, frase che scatenò una polemica rispetto al reboot di Paul Feig e che Reitman poi cercò di contestualizzare scusandosi; noi invece la prendiamo per buona così com’è schietta e diretta: GHOSTBUSTERS: LEGACY e Jason Reitman hanno di fatto restituito gli Acchiappafantasmi ai fan dimostrando che si può guardare a classici del passato senza stravolgerne l’identità e soprattutto mettendoci un po’ di cuore.

Attenzione! Il film presenta scene extra, l’ultima è visibile dopo la fine dei titoli di coda (fan avvisato…).

 

(www.cineblog.it)

 

(…) Come un vero autore, Jason Reitman crea un parallelo affascinante tra il proprio percorso e quello dei personaggi nel film. Così come lui si confronta col cinema di suo padre, facendo incontrare il suo immaginario intimista con quello del babbo, così la famiglia di GHOSTBUSTERS: LEGACY si confronta con un passato da riscoprire (che è anche il nostro). Il film diventa quindi un terreno di prova unico e speciale per una cosa che ci viene propinata con molta meno consapevolezza da anni: il revival nostalgico degli anni Ottanta. Jason e il suo cosceneggiatore Gil Kenan ci riflettono invece molto, e si vede. Così com'è accaduto nel reboot al femminile, anche qui non si sfugge al dover proporre nuovi protagonisti, ma Reitman sceglie un approccio meno diretto e meccanico: parte dal suo tipico racconto sulle famiglie che si sforzano di non essere disfunzionali, e si concentra su una protagonista femminile come ha sempre fatto (non crediamo proprio che glielo imponga la Hollywood attuale). La Phoebe interpretata con precisione e ironia da Mckenna Grace, una Spengler rediviva grazie a centrate battute distaccate, è alla testa di un cast di nuovi personaggi che ammiccano a quelli storici, ma

l' "assegnazione" dei vecchi ruoli solletica l'intelligenza degli spettatori. È un gioco affettuoso che il regista condivide con noi, un percorso non sfacciato. (…) GHOSTBUSTERS: LEGACY rimane un caso rarissimo di omaggio personale, finanche privato, assai sincero e scopertamente commosso, con un finale su cui ci sarebbe da discutere sul piano artistico, ma che ha un merito innegabile: ti lascia con la sensazione che le emozioni non siano quelle dei personaggi, ma proprio delle persone reali dietro a quelle maschere. Ricordandoci che il confine tra arte e vita è, nei casi più sentiti, molto labile.

 

(www.comingsoon.it)

 

(…) Le ragioni della riproposta del cult di Ivan Reitman alla generazione di Stranger Things affondano com'è ovvio nella sfera economica e in una complessa rete di previsioni a tanti zeri, ma ciò non ci impedisce di reagire da romantici e vedere in quest'operazione la salutare costruzione di un ponte tra generazioni, che si può percorrere in entrambi i sensi di marcia, dal classico del 1984 ad oggi oppure all'indietro, per andare a disseppellire un antico tesoro sepolto, intercettando vere e proprie apparizioni, fantasmatiche e sorprendenti. D'altronde GHOSTBUSTERS: LEGACY è anche questo: un passaggio di testimone da padre a figlio, in sede di regia, e un viaggio del secondo nel tempo del primo, attraverso un lavoro sulle fonti - le VHS, le clip incorporate da YouTube, col riposizionamento semantico che comporta - che entrano organicamente a far parte della materia del film, in uno scambio tra analogico e digitale che è presente in tutto il testo e nel sottotesto tematico, e si traduce visivamente in un'estetica steampunk, che combina anacronistico e contemporaneo.

Un ritorno ben giocato, dunque, perché presentato come un'esperienza nella quale scoperta e riscoperta convivono felicemente, per pubblici diversi, grazie anche alle giuste intuizioni di scrittura, che guardano a classici più recenti come Spiderwick (il trasferimento nella magione diroccata dovuto ai problemi di famiglia e in particolare alla latitanza della figura paterna) o anche Jumanji, citato nella scena del Walmart, per il ruolo degli oggetti che consentono la transizione e per il modo in cui gli elementi originari, pur rimanendo gli stessi (tornano infatti Gozer, il Mastro di Chiavi, il Guardia di Porta, ma anche Ivo Shandor e l'omino di Marshmallow), dimostrano di poter sopportare felicemente sempre nuove incarnazioni. Ogni generazione, insomma, può avere i suoi Ghostbusters, ci dice il film di Jason Reitman, perché il mondo ne avrà sempre bisogno.

(www.mymovies.it)