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Gli occhi di Tammy Faye

Regia: Michael Showalter  

 

INTERPRETI: Jessica Chastain, Andrew Garfield, Vincent D'Onofrio, Sam Jaeger, Cherry Jones, Fredric Lehne, Louis Cancelmi, Gabriel Olds

SCENEGGIATURA: Abe Sylvia

FOTOGRAFIA: Michael Gioulakis

MONTAGGIO: Mary Jo Markey, Andrew Weisblum

MUSICHE: Theodore Shapiro

PRODUZIONE: Fox Searchlight Pictures, Freckle Films, MWM Studios

DISTRIBUZIONE: The Walt Disney Company Italia

NAZIONALITA’: USA, Canada, 2021

DURATA: 126 min.

 

Tra gli anni Settanta e Ottanta, Tammy Faye e il marito Jim Bakker provano a lasciarsi alle spalle le loro umili origini per creare una grande emittente religiosa e un parco a tema. Venerata per i messaggi di amore, di accettazione e di prosperità che trasmette, Tammy Faye diventa in breve una leggenda grazie alle sue ciglia, al suo canto eccentrico e al suo desiderio di accogliere persone provenienti da ogni ceto sociale. Tuttavia, non passerà molto tempo prima che irregolarità finanziarie, rivalità e scandali ne distruggano l'impero che ha a poco a poco costruito.

Diretto da Michael Showalter e sceneggiato da Abe Sylvia, GLI OCCHI DI TOMMY FAYE ripercorre la vicenda della straordinaria ascesa al successo, caduta e redenzione, della telepredicatrice evangelista Tammy Faye Bakker. Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, Tammy e il marito Jim andarono ben oltre le loro umili origini creando il primo network televisivo e il primo parco a sfondo religioso del mondo. Nota per i messaggi di amore, accettazione e miglioramento che mandava, Tammy divenne un personaggio inconfondibile grazie alle sue indelebili ciglia, il modo di cantare molto personale e l'entusiasmo che aveva nell'accogliere persone appartenenti a ogni ceto sociale. Tuttavia, a causarne la repentina caduta furono le irregolarità finanziarie, le rivalità, gli intrighi e gli scandali, in grado con la loro potenza di mandare all'aria in pochissimo tempo quell'impero che faticosamente aveva costruito.

Con la direzione della fotografia di Michael Gioulakis, le scenografie di Laura Fox, i costumi di Mitchell Travers e le musiche di Theodore Shapiro, GLI OCCHI DI TOMMY FAYE trae spunto dall'omonimo documentario girato da Fenton Bailey e Randy Barbato, a cui si deve il merito di aver riportato in luce la figura di Tammy Faye e di averne restituito un'immagine inedita, lontana da quella che lei stessa aveva costruito trent'anni prima in televisione. Con un passato segnato da un look inconfondibile, una personalità travolgente e una presenza pressoché continua sui rotocalchi, Tammy Faye nel documentario lasciava trasparire una fede e un'integrità incrollabili, addossando alla misoginia imperante negli States e ai tabloid quasi tutte le colpe della sua pubblica umiliazione. Dopo aver visto il documentario, l'attrice e produttrice Jessica Chastain ne ha contattati i registi e ha espresso il desiderio di voler raccontare la storia di Tammy in un lungometraggio. Ha infatti dichiarato: "Il documentario ci ha permesso di capire cosa c'era dietro la facciata di Tammy. Finalmente, abbiamo potuto vederla così com'era, senza quel pregiudizio che la società le aveva cucito addosso. Traboccava amore nel raccontare la sua storia che, ricca e complessa, copre quasi tre decenni. Come mi suggerirono i registi, Tammy aveva lo spirito di una vera outsider e il coraggio di una drag queen. Tutti pensavamo che ciò che la stampa scriveva sul suo conto e su quello del marito fosse vero: in realtà, era così come appariva, gentile, premurosa, onesta, vera e diretta. La realtà dei fatti è molto più complessa di come i media di allora la raccontarono e non tutti agirono in maniera pulita con lei".

(www.filmtv.it)

 

Il film ha la struttura del classico biopic, si apre sul volto posticcio della protagonista e attraverso un flashback dà il via alla narrazione, inizia così a infilare uno dopo l'altro i fatti che portarono la coppia di Tammy Faye e Jim Bakker a diventare nel giro di poco tempo delle star a tutti gli effetti, predicatori itineranti a caccia di fedeli e icone del televangelismo. Un racconto che fa a pezzi il sogno americano, descrivendo la parabola di una donna cannibalizzata dai media e che aveva saldamente ancorato il suo messaggio di compassione, accettazione e prosperità alla propria immagine.

Dal 1994 a Palm Springs lo spettatore viene pochi secondi dopo catapultato in una chiesetta del Minnesota nel 1952, dove una Tammy Faye appena bambina già folgorata dall'amore di Dio, si accascia a terra in preda al rapimento estatico davanti ai fedeli increduli e alla madre Rachel, che accompagna la funzione religiosa suonando il piano. Il suo divorzio dal padre di Tammy le era costato l'emarginazione dalla comunità al punto da impedire alla piccola di prendere parte alle celebrazioni pur di riconquistare un posto ed essere finalmente accettata. Una donna ultraconservatrice la cui disapprovazione avrebbe influenzato profondamente la vita di Tammy.

Gli eventi de GLI OCCHI DI TAMMY FAYE si susseguono veloci e si arriva al primo incontro tra lei e Jim nel 1960 quando sono ancora due giovanissimi universitari fomentati dalle sacre scritture, un incrocio di sguardi e intenti al grido di "Dio ci vuole ricchi", il motto su cui costruiranno il loro impero. Cominciano a viaggiare in lungo e largo per gli Stati Uniti, lei canta e suona, lui predica, si sposano ed è l'inizio di un'ascesa inarrestabile: dal primo programma religioso di burattini per ragazzi in onda sul Christian Broadcasting Network di Pat Robertson, al successo di The 700 Club che fa di Jim Bakker il primo conduttore permanente, al PTL (Praise the Lord) Club, il programma di punta della rete PTL, fondata negli anni '70 dallo stesso Bakker e che genera più di 120 milioni all'anno.

Ad ogni apparizione di Tammy Faye arriva una valanga di donazioni: ne arrivano all'annuncio della nascita della primogenita, mentre risponde in diretta alle telefonate, quando predicando l'accoglienza per qualsiasi creatura di Dio intervistando Steven Pieters, il predicatore gay malato di AIDS, o dopo ogni esibizione canora, e persino quando travolta dagli scandali proverà insieme al marito a prendersela con la stampa attraverso un j'accuse pubblico con tanto di lacrime e mezze scuse. Il film ricostruisce tutto in maniera molto lineare fino all'epilogo tragico: l'opinione pubblica non avrebbe perdonato le truffe finanziarie della raccolta fondi, l'omosessualità repressa di lui, l'accusa di stupro, la depressione di lei. Gli stessi ambienti ultraconservatori di bianchi puritani che li avevano foraggiati per anni nell'America reaganiana che si scagliava contro gay e femministe, ne avrebbero decretato la fine.

(www.movieplayer.it)