Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Il corsetto dell'imperatrice

Regia: Marie Kreutzer

INTERPRETI: Vicky Krieps, Colin Morgan, Finnegan Oldfield, Tamás Lengyel, Aaron Friesz, Jeanne Werner, Alma

Hasun, Florian Teichtmeister, Raphael von Bargen, Alexander Pschill, Ivana Urban, Manuel Rubey, Norman Hacker,

Katharina Lorenz, Regina Fritsch, Eva Spreitzhofer

SCENEGGIATURA: Marie Kreutzer

MONTAGGIO: Ulrike Kofler

DISTRIBUZIONE: BIM Distribuzione

PAESE: Australia, Lussemburgo, Germania, Francia

DURATA: 113 min.

Festival di Cannes 2022 - Premio Un Certain Regard: Migliore interpretazione a Vicky Krieps

PRESENTAZIONE E CRITICA

Da quando è apparsa dal nulla, recitando al fianco di Daniel Day-Lewis in Phantom Thread di Paul Thomas Anderson, Krieps è la persona di riferimento quando un regista ha bisogno di qualcuno che interpreti una musa misteriosa a cui gli uomini impediscono di sbocciare. Ma questa volta il personaggio che interpreta, l'imperatrice Elisabetta d'Austria, ha compiuto 40 anni e ne ha abbastanza degli uomini, o di chiunque altro, che le dicono cosa fare. È tempo di fare le cose a modo suo e di divertire se stessa, piuttosto che la popolazione in generale. Il titolo originale "Corsage" può far pensare che questo film parli di una donna vincolata dalla società, ma Kreutzer si diletta anche a mostrare come anche gli uomini dell'epoca siano similmente tenuti in ostaggio dalle regole sociali del tempo. L'aristocrazia deve comportarsi in un certo modo e suo marito, Francesco Giuseppe sente il peso del mondo sulle sue spalle. La situazione politica del paese e dell'Europa non è buona per chi è stato eletto alla nascita, ma il fatto che la moglie abbia le rughe e i capelli grigi è ciò che lo renderà lo zimbello della popolazione. Ha quindi bisogno di una donna più giovane con cui farsi vedere per dimostrare che è ancora virile e forte. Sissi ne ha così abbastanza di lui che si prende pure la responsabilità di trovargli un'amante.

Siamo in Austria nel 1897. Le donne hanno la fortuna di vivere fino al quinto decennio, ma quando lo fanno, agli uomini non piace. L'imperatrice è annoiata dalla vita reale, soprattutto ora che è lì solo per svolgere funzioni cerimoniali. Le sue conversazioni con il marito avvengono di solito ai capi opposti di lunghe tavolate. Kreutzer utilizza efficacemente la distanza e le dimensioni dell'inquadratura per esprimere la natura delle relazioni in tutta l'opera. Anche i suoi figli sono cresciuti dalla domestica. Elisabeth decide di lasciare Vienna per un po', dirigendosi prima nel Northumberland, in Inghilterra, e poi in Baviera, dove incontra vecchie fiamme e amici. Il figlio non gradisce le voci che la madre abbia una relazione. Gli echi della storia di Lady Di si riverberano in questo quadro, in ogni bella inquadratura e sguardo suggestivo.

Il tutto è raccontato con una sensibilità moderna, in contrasto con la famosa rappresentazione di Sissi come giovane monarca obbediente fatta da Romy Schneider nei tre film su di lei realizzati per la televisione tra il 1957 e il 1959. La regista Kreutzer sottolinea la prospettiva moderna attraverso scelte musicali ingegnose, dapprima inserendo nella colonna sonora canzoni moderne e poi utilizzando la musica appositamente creata da Camille come parte diegetica dell'azione.

Qualcuno dirà che è il figlio segreto e reale di Spencer di Pablo Larraín e di Maria Antonietta di Sofia Coppola, ma è meglio di entrambi. Questo film preciso, audace e intrigante ha sicuramente tutti i requisiti per partecipare al concorso. Kreutzer e Krieps hanno già lavorato insieme in We Used to Be Cool , su una giovane madre alle prese con la genitorialità, e qui possiamo trovare echi di quel film. Sarà il film preferito dagli hipster di Cannes, ed è difficile immaginare che quest'anno si vedranno film migliori su un matrimonio senza amore e sulla lotta di una donna per l'indipendenza.

(www.cineuropa.org)

                (…) I problemi psicologici ed emotivi di Elisabetta - conosciuta anche come Sissi, vezzeggiativo che però durante il film non sentiamo mai pronunciare - sono ben conosciuti dagli storici, e al di là della rappresentazione romantica che ne è spesso stata fatta dai media, l'Imperatrice d'Austria era una donna piena di fragilità, imprigionata in una vita che le stava stretta. Proprio a sottolineare questo malessere, nel film troviamo sequenze in cui le proporzioni tra Elisabetta e ciò che la circonda vengono completamente stravolte: lei è enorme, con la testa che si piega arrivando al soffitto, e l'arredamento viene rimpicciolito, rendendo così il palazzo reale ancor più una prigione che finisce per soffocarla. Questi escamotage visivi - insieme ad altri, di cui vi parleremo tra poco - contribuiscono a portare su schermo un ritratto particolarmente vivo ed incisivo di come la donna si sentiva intimamente, coinvolgendo lo spettatore in una storia che - a livello di trama - non ha nulla di particolarmente avvincente.

Elisabetta è arrivata al suo quarantesimo compleanno, il rapporto con il marito si è deteriorato e i due passano da momenti di una certa intimità alla freddezza più totale. Con i figli le cose sono un po' diverse: più legata alla minore - Maria Valeria - che ha potuto crescere, si sente distante da quello maggiore, Rudolf, l'erede al trono.

Elisabetta, pur avvicinandosi ad un'età che per una donna dell'epoca rasentava quasi l'anzianità (e le viene comunicato senza mezzi termini, ad un certo punto del film, dal medico reale) è ancora dotata di incredibile bellezza, caratteristica che coltiva con zelo maniacale: dalle strettissime restrizioni alimentari a un regime sportivo estenuante, che comprendeva esercizi in palestre personalizzate, corse a cavallo, passeggiare e sessioni di scherma. A prescindere da tutto questo, però, la donna è costretta a confrontarsi con l'inevitabile realtà: sta invecchiando, e non importa quanto il suo strettissimo corsetto possa ancora fasciarle l'esile bacino. Cosa succede, quindi, se l'unico valore che ci è mai stato dato nella vita - la bellezza - viene a mancare? Il film di Marie Kreutzer ci porta nella mente di una donna ossessionata da quella che ritiene essere la sua unica qualità (la bellezza) ed è, di conseguenza, spaventata dall'idea di perdere tutto. L'autrice ci conduce alla scoperta di Elisabetta con delicatezza, raccontandone il più intimo modo di essere, le paure e i desideri con consapevolezza, rendendola un personaggio per certi versi respingente ma al contempo affascinante nelle sue fragilità. Vicky Krieps dà vita ad Elisabetta con grande maestria, lasciandone trasparire il tormento interiore dai gesti e dallo sguardo, a volte lucido ed attento altre perso e appannato, dalla postura e dal modo di incedere, a tratti lento e misurato a tratti rigido e nervoso.

Marie Kreutzer si affida, come dicevamo, a diversi escamotage per rendere il suo ritratto di Elisabetta ancor più lucido e penetrante: le proporzioni che cambiano per raccontarne il senso di costrizione e soffocamento, ma anche la scelta di utilizzare location quasi fatiscenti, volutamente non "restaurate" perché sembrino appartenere a quell'epoca. Gli oggetti di arredamento, infatti, vengono collocati su muri crepati che si scrostano, vicino ad affreschi sbiaditi dal tempo. I personaggi vivono in magioni che mostrano sì una certa magnificenza, ma che risulta ormai appassita e deteriorata. Questo, a nostro parere, può essere sia indicativo dell'interiorità del personaggio, di come le aspettative che aveva sulla sua vita siano definitivamente crollate, ma anche del periodo storico in cui la vicenda è ambientata, che precede il decadimento dell'impero e la fine delle aristocrazie per come erano state fino a quel momento.

A colpire, avvicinandosi al finale del film, come l'autrice scelga di raccontare il cambiamento interiore della sua protagonista, arrivata ad un momento di svolta nella sua vita e desiderosa di altro. Soprattutto in certe sequenze, come quella in barca o il colloquio con l'amante del marito, l'impatto sullo spettatore è davvero forte, lasciando addosso, a visione ultimata, un grande senso di tenerezza per questo personaggio estremamente fragile ma con una sua forza particolare.

(www.movieplayer.it)