Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

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Il grande giorno

Regia: Massimo Venier

INTERPRETI: Aldo, Giovanni, Giacomo, Antonella Attili, Elena Lietti, Lucia Mascino, Margherita Mannino, Giovanni Anzaldo, Pietro Ragusa, Francesco Brandi, Dina Braschi, Andrea Bruschi, Davide Calgaro, Marouane Zotti, Noemi Apuzzo,  Matilde Benedusi,  Jerry Mastrodomenico, Eleonora Romandini, Roberto Citran, Francesco Renga

SCENEGGIATURA: Davide Lantieri, Michele Pellegrini, Massimo Venier, Aldo, Giovanni, Giacomo

MUSICHE: Brunori Sas

DISTRIBUZIONE: Medusa Film

PAESE: Italia, 2022

DURATA: 100 min.

 

PRESENTAZIONE E CRITICA

 

Nella scena forse più bella de IL GRANDE GIORNO Aldo irrompe nella vita familiare di Giovanni e Giacomo, che stanno per diventare l’uno il cognato dell'altro, e, seduto al pianoforte, intona "Maledetta primavera" di Loretta Goggi, rendendo l'atmosfera generale romantica e colorata di un'azzurra/celeste nostalgia.

Ora, chi conosce il testo del brano arrivato secondo al Festival di Sanremo del 1981 sa che la canzone, con quel suo verso "Che fretta c'era, fa male solo a me", parla di un amore non corrisposto. E se 1+1 fa 2, allora risulta chiaro che nelle coppie del film di Massimo Venier c'è sempre uno sbilanciamento, una diversa intensità di sentimento, in altre parole uno che ama di più e uno che ama di meno o non ama più. Ma prima che arrivino il disincanto e la fine delle illusioni, e soprattutto prima che il segreto dei segreti venga svelato, il nuovo film del trio lombardo somiglia intenzionalmente alle più indiavolate wedding comedy anglosassoni, con tanto di fuochi d'artificio, villa con piscina, vino di inestimabile valore e il solito gaffeur che rischia di far finire in malora lo sposalizio. In questo caso il gaffeur è sempre Aldo, che strizza l'occhio al Peter Sellers di Hollywood Party, quando schiaccia un pulsante che non andava schiacciato, e che rappresenta la solarità e la spontaneità del terun di bassa estrazione sociale in antitesi al perbenismo, al conservatorismo e all'accidia della media borghesia brianzola, "imbruttita" come il milanese di Germano Lanzoni.

Ha dunque un ritmo allegro (ma mai forsennato), la prima mezz'ora o forse più de IL GRANDE GIORNO, nella quale chi ha innalzato davanti a sé un muro di ipocrisia si ritrova in mutande in mezzo alla strada, mentre chi crede di essere anestetizzato si accorge di non aver dimenticato mai un amore. Quest'ultimo inconveniente capita a Giovanni, che, anche per non fare brutta figura con i colleghi, non bada a spese per la giornata più memorabile della vita di sua figlia ed è autenticamente felice di imparentarsi con l'amico d'infanzia nonché socio. E Giacomo? Giacomo vive di paura e di "goccine" per calmare l'ansia, e ha l'espressione di chi sta percorrendo, con il capo chino, la strada più battuta e percorribile: quella dello stipendio a fine mese e di un matrimonio in stile Casa Vianello che però non fa ridere.

Ovviamente, nel momento in cui sopraggiungono la malinconia e la certezza che i sogni giovanili sono rimasti nel cassetto, Venier non dimentica di punteggiare il racconto di attimi di pura ilarità, affidata ora a battute spiritose e ora a situazioni farsesche o anche a personaggi secondari: un prete di campagna, un cardinale celiaco, una suocera con il mal di schiena. Poi c’è la tenerezza di tre uomini che in fondo non sono mai cresciuti, e due di loro non hanno imparato né ad ascoltare né a mettersi in discussione, mentre il terzo ha qualche problema di autostima. 

Se i protagonisti de IL GRANDE GIORNO a un certo punto evolvono, non è soltanto per merito del deus ex machina Aldo. La fluidità dei sentimenti e delle emozioni è molto legata anche alla scelta dell'unità di luogo e alla marcia in più delle donne del film, che sono una seconda moglie che sembra mite e remissiva ma ha grande coraggio, un'altra moglie che non ha paura del cambiamento e un'ex moglie soprannominata "la barbie vintage" che ha scelto la libertà e che ha gli occhi vivaci e la bellezza luminosa di Lucia Mascino. La quale Lucia Mascino era già fra gli interpreti di Odio l'estate, che potremmo considerare il film non gemello ma fratello de IL GRANDE GIORNO, dal momento che nel primo era ancora possibile venirsi incontro e riassaporare insieme le gioie dell'esistenza, mentre ora, almeno in alcuni casi, non resta che dichiarare l'ora del decesso e appendere un cartellino all’alluce del caro estinto.(…)

(…) Se è amaro e a tratti malinconico, IL GRANDE GIORNO non è triste, né pessimista o disfattista, perché insegna che l'uomo può rivoluzionare il proprio pensiero e modus vivendi anche a 60 anni, smettendo di farsi accudire da mogli-infermiere, di tenersi tutto dentro, di non accettare le proprie fragilità e imperfezioni, e di pensare solamente a "fatturare". Con un film che si regge su una solida sceneggiatura, un'ottima direzione di attori e un cast ben amalgamato, in questo Natale Aldo, Giovanni e Giacomo ci insegnano che non bisogna mai rinunciare ai desideri, che il dolore fa parte della vita e che siamo sempre in tempo per essere felici. Ci aspettano, insomma, insieme a un po’ di fortuna un'infinità di primavere.

 (www.comingsoon.it)

 

 La famiglia è al centro del nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo, una famiglia allargata, che si nasconde tante cose, come Giacomo che non sopporta l’entusiasmo di Giovanni, le sue invadenti dimostrazioni di affetto, il suo sperperare soldi per un matrimonio, ma è costretto a fare buon viso a cattivo gioco. O come il nuovo arrivato Aldo, molto diverso da loro, libero, esuberante, spontaneo, che proprio per questo motivo viene inviso dai due amici mentre riesce a conquistare tutti gli altri, dalla compagna Margherita, a Valentina, secondo moglie di Giovanni, e Lietta, moglie di Giacomo, fino ai due futuri sposi, che vedono in lui una genuinità che forse a loro manca. Come nella bella scena nella quale intona Maledetta primavera, trascinando gli altri in un momento liberatorio e felice.

Una commedia profondamente malinconica, sentimento al quale il trio ci ha abituati sin dal loro primo film, il successo Tre uomini e una gamba: dietro sketch esilaranti, comicità e situazioni surreali c’è sempre stata una profonda riflessione sulla vita, i rapporti, i sentimenti. E anche IL GRANDE GIORNO, ci parla di questo, delle cose anche più importanti che arrivano a una fine, un percorso obbligato per ognuno per ricominciare quando una storia o un’amicizia non funzionano più, quando un lavoro ci rende solo tristi. La lunga tradizione dei film sui matrimoni ci ha insegnato che non tutto va per il verso giusto in quello che dovrebbe essere il giorno più bello per gli sposi e i loro genitori, e qui tra i capricci dell’illustrissimo Cardinale Pineider, che regala tanti momenti comici, la saggezza spicciola di Don Francesco, uno dei migliori personaggi del film, e vari incidenti di percorso, alcuni rapporti solidi verranno messi in discussione rendendo le nozze un incubo, in particolare per Giovanni e Giacomo.

In questo clima agrodolce vediamo forse per la prima volta Aldo, Giovanni e Giacomo fare i conti con il tempo che passa, che modifica anche il loro modo di raccontare le cose, di far ridere. È un trio più contenuto, che non sembra più affiatato come prima, che non ha la verve trascinante che ha conquistato milioni di spettatori, capace di far ridere e di fissare nei loro film momenti che tutti, chi più chi meno, viviamo, film capaci di diventare “nostri” per sempre. Qui Giovanni e Giacomo si allontanano da Aldo, sono poche infatti le scene che condividono, segno che ormai hanno intrapreso strade diverse e che forse quella speciale magia che li contraddistingueva si è in parte esaurita, o semplicemente si è trasformata. Come quelle coppie “perfette” che finiscono per lasciarsi perché l’amore è finito ma il bene rimane, come nel finale de IL GRANDE GIORNO, si sta insieme in un modo diverso, ma la passione e la complicità sono un’altra cosa, così ci sembra che Aldo, Giovanni e Giacomo in questo film abbiano voluto finire di raccontarci la loro storia insieme (forse), senza rancore, con grande affetto e qualche risata.

(www.cinematographe.it)