Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Il male non esiste

Regia: Mohammad Rasoulof

Interpreti: Ehsan Mirhosseini, Kaveh Ahangar, Mohammad Seddighimehr, Mohammad Valizadegan, Baran Rasoulof, Shahi Jila, Darya Moghbeli, Shaghayegh Shoorian, Mahtab Servati, Alireza Zareparast

Distribuzione: Satine Film

Sceneggiatura: Mohammad Rasoulof

Fotografia: Ashkan Ashkani

Montaggio: Meysam Muini, Mohammea-Reza Muini

Musiche: Amir Molookpour

Paese: Germania, Iran, Repubblica Ceca, 2020

Durata: 150 min

Orso d’oro alla 70° Berlinale

IL MALE NON ESISTE, film diretto da Mohammad Rasoulof, racconta quattro storie, tutte incentrate sul dramma vissuto dal popolo iraniano, vessato da un regime dispotico che non gli permette di esprimere la propria libertà o di ribellarsi alle ingiustizie.
Quattro storie che passano da un genere all'altro, dal dramma familiare all'azione, attraversando il sentimentale fino a giungere al thriller. Tramite i suoi quattro protagonisti, il film diventa una raccolta di storie sulla pena capitale, legate tematicamente l’una all’altra e volte a rappresentare un paese in cui vengono messe a morte ogni anno oltre 500 persone.
Heshmat, marito e padre, cerca di non far mancare nulla alla sua famiglia; ogni giorno si alza per andare a lavorare e sbarcare il lunario. Ma qual è il suo lavoro?
A Pouya è stato affidato un duro compito: eliminare un essere umano. L'uomo non se la sente di essere colui che sceglie di interrompere una vita umana e si chiede come riuscire a evitarlo. Javad  è pronto a festeggiare il compleanno della sua fidanzata, chiedendola in sposa. Il giovane, però, in quel giorno felice dovrà fare i conti con qualcosa che ha sconvolto la sua amata.
Infine, c'è un medico, Bahram, che presta il servizio in una zona remota e decide di contattare sua nipote in Germania per vederla per la prima volta. L'incontro tra i due ha uno scopo: Bahram vuole rivelare alla giovane un segreto davvero importante.

(www.comingsoon.it)

 

ll film è composto da quattro storie, apparentemente indipendenti ma in realtà intimamente connesse. Heshmat è un marito e padre esemplare. Ma ogni mattina si alza molto presto. Dove va? Pouya è un militare che deve uccidere un altro uomo ma non vuole farlo. Javad raggiunge la ragazza che ama per il suo compleanno ma qualcosa lo tormenta. Bahram è un medico che vive da tempo in un luogo isolato nelle montagne e la visita di una nipote lo mette davanti a un episodio del passato che non può più nascondere.

Il segreto accomuna i quattro protagonisti ed è già evidente nell’inquadratura iniziale in un garage. Sono personaggi che nascondono qualcosa agli altri, che possono entrare in crisi proprio perché entra in gioco il contrasto tra la propria morale e il dovere. Ci si chiede fino a che punto può spingersi la libertà individuale sotto il regime. La pena di morte è affrontata direttamente in un cinema che non prende mai scorciatoie ma arriva sempre dritto al punto.

Cambiano gli scenari: la città, la montagna, una casa vicino al fiume, gli interni claustrofobici militari. C’è sempre una luce sinistra che contamina i luoghi. Il riferimento alle ombre del regime è fin troppo evidente. Al tempo stesso sono tutti spazi restrittivi, che non concedono vie di fuga. Lo si può vedere già nelle scene in mezzo al traffico della prima storia di Heshmat che rimanda per certi versi a Taxi Teheran di Panahi. O anche nella potente sequenza in cui Pouya accompagna il condannato a morte ed è legato a lui con le manette.

Sono vicende dure, di resistenza quelle di IL MALE NON ESISTE, dove gli epiloghi possono essere misteriosi, liberatori, devastanti e aperti. Ogni incontro ha un effetto. In alcuni casi c’è un sospetto di prevedibilità: la reazione di Bahram dopo che vede la foto dell’uomo di cui si sta per celebrare il funerale; l’espressione di Bahram mentre sta aspettando la nipote all’aeroporto. In realtà invece le storie sono lineari, limpide e potenti. Di ognuna colpisce il modo con cui Rasoulof le affronta e come lascia emergere i conflitti interiori. Dopo una continua sensazione di soffocamento, nel finale IL MALE NON ESISTE respira. In quel campo lungo da lontano alla Kiarostami c’è forse una speranza, un segno che il cinema di Rasoulof potrebbe ripartire.

(www.sentieriselvaggi.it)

"Attraverso quattro capitoli, ciascuno una storia a sé (...) Rasoulof esplora - e costruisce - diversi punti di vista, che sono altrettante risposte e attitudini, frammenti di una trama sociale in cui nessuno dei personaggi si conosce eppure finisce per incrociare i propri destini.(...) Il tempo è circolare, come in una sorta di ripetizione della «banalità del male» alla quale sembra facile adeguarsi, modellandovi il proprio essere al mondo contro chi invece non accetta, opponendo la linea delle proprie convinzioni. Nel suo racconto morale di cui si intuisce l' urgenza, e dove i sogni di ribellione sono affidati a 'Bella ciao' versione Milva, Rasoulof mette in gioco per primo se stesso, il ruolo dell' artista di fronte a quel sistema, che se fa della propria ricerca uno spazio di resistenza viene condannato all'isolamento.
"'Il male non esiste', titolo emblematico per un testo esemplare, strutturato in quattro episodi per altrettanti protagonisti chiamati a interrogarsi sulla responsabilità individuale davanti alla violazione della vita altrui. I quattro personaggi sono inquadrati in storie dal respiro narrativo e formale molto diverso tra loro: Heshmat, Pouya, Javad e Bharam incarnano differenti modi di esprimere il dramma etico di un Paese in primis prigioniero dei propri dogmi e di conseguenza incapace di comprendere a fondo le esigenze morali del singolo. Racconto cinematografico dotato della compostezza estetica e poetica ereditata dalla tradizione narrativa iraniana, Il male non esiste esplode in realtà come una bomba nella coscienza del pubblico, anch'esso interpellato sul senso profondo della libertà individuale nel mondo contemporaneo, e sulla capacità dello sguardo artistico di rivelarne le fragilità."

"Il film è molto bello, appassionante, con attori belli e credibili, paesaggi meravigliosi, una serie di improvvise rivelazioni da thriller.(...) La magia di Rasoulof è quella di rendere pacificante, rasserenante il film, assicurandoci che sempre più persone rifiutano leggi criminali imposte da un regime cieco come quello della Repubblica Islamica dell'Iran, dove la pena di morte è ancora largamente applicata.(...) 'Il male non esiste' dura 150 minuti, che scorrono veloci perché è composto da quattro piccoli film, quattro storie diverse, non dalla parte delle vittime della pena capitale, ma di chi è incaricato, obbligato a eseguirla, contro ogni suo principio e capacità, vittima a sua volta di un potere feroce (...)."

 (ww.cinematografo.it)

 

IL MALE NON ESISTE non vuole dare risposte consolatorie a tutti questi interrogativi, benché la posizione del regista, più volte condannato dalla corte di giustizia iraniana, appare più che evidente. L’intento di Rasoulof, infatti, è quello di ravvivare il dibattito intorno alla pena di morte, sondando le conseguenze traumatiche che tale bestiale pratica comporta a più livelli (esistenza del boia di turno compresa), in una tensione costante verso la libertà. È la stessa successione di ambientazioni e immagini nel film a riprodurre questo desiderio di libertà: si parte da una trafficata e opprimente città ad una claustrofobica prigione, giungendo verso una rigogliosa campagna e, infine, in un deserto sconfinato. La prospettiva si allarga progressivamente e, allo stesso tempo, la fotografia passa da tinte più fredde e desaturate a tonalità più calde e luminose. Un percorso emotivo e sensoriale che attraversa generi diversi, dal family drama al thriller, passando per la parentesi sentimentale, e mantiene in tutte le sue declinazioni una destabilizzante crudezza. Mai spettacolarizzazione del dolore, ma sapiente messa in scena di un disumano dramma morale.

 (www.spettacolo.eu)