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Il matrimonio di Rosa

Regia: Icíar Bollaín

INTERPRETI: Candela Peña, Sergi López, Nathalie Poza, Ramón Barea

SCENEGGIATURA: Icíar Bollaín, Alicia Luna

FOTOGRAFIA: Sergi Gallardo, Beatriz Sastre

MONTAGGIO Nacho Ruiz Capillas

DISTRIBUZIONE: Officine Ubu

NAZIONALITÀ: Spagna, 2020

DURATA: 97 min.

Rosa è una sarta che lavora nel cinema e vive a Valencia. Ha una figlia che ha avuto due gemelli e si è trasferita a Manchester ma non è propriamente felice. Suo fratello, che si sta separando dalla moglie, le affida tutte le volte che può i suoi figli mentre la sorella non ha tempo di occuparsi del loro anziano genitore che, tra l'altro, sta così bene con Rosa da voler lasciare la propria abitazione per andare a vivere insieme. Lei non regge più il carico e decide di lasciare la città per andare a riaprire il laboratorio di sartoria che fu di sua madre in una cittadina di provincia. Inoltre vuole sposarsi con la persona che ha deciso di amare di più.

Perché sarebbe stato più semplice proporre la tragicità quotidiana di una vita costantemente spesa a servizio degli altri che neanche più si accorgono di quanto stanno ricevendo ritenendolo ormai, se non 'dovuto', comunque normale. La sceneggiatura invece assume le connotazioni di una commedia in cui non manca l'acidità. Perché, a partire dall'incubo con cui inizia il film, ci ritroviamo dalla parte della protagonista in cui molti (e soprattutto molte) avranno modo di riconoscersi. Ma l'incubo si trasforma in breve in una narrazione che, grazie alle caratterizzazioni, dei fratelli e del padre di Rosa, ci ricorda come avesse ragione Oscar Wilde quando affermava: "Non fare agli altri quello che vorresti facessero a te. Potrebbero non avere i tuoi stessi gusti".

Perché dal momento in cui Rosa ha deciso che stare meglio con se stessa è l'unica opzione possibile per poi vivere gli altri (ivi compreso un parafidanzato) non come un peso ma come un'occasione di condivisione, gli 'altri' si mettono in moto per esserle di aiuto. Esattamente con le modalità che a lei non piacciono o di cui non ha bisogno.

Grazie ad attori che sanno come gestire i propri ruoli il film ruota intorno al baricentro della necessità di acquisire la consapevolezza della propria condizione esistenziale senza finzioni e senza scappatoie pericolose (la sorella beve per superare le frustrazioni e il fratello invece mangia). Solo così, amando se stessi con la giusta misura, si potrà poi amare il prossimo.

(www.mymovies.it)

A pensarci bene, ognuno di noi, o meglio ognuna di noi, perché qui è di una donna che si parla, è stata almeno una volta nella vita Rosa, la protagonista generosa e sempre di fretta de IL MATRIMONIO DI ROSA. Rosa siamo noi quando diamo di più del nostro compagno, quando accettiamo che nostro padre venga a vivere con noi, quando sacrifichiamo le nostre esigenze a quelle dei nostri fratelli, badando ai loro bambini o ascoltando all'infinito le loro lamentele. Rosa è la donna come la società, non soltanto occidentale, l'ha voluta per secoli, e cioè l'angelo del focolare, colei che si sacrifica ed è felice di farlo. Rosa, però, nella nuova fatica di Icíar Bollaín, che è un film di piccoli gesti, di personaggi e di vivace confusione, ha deciso di riprendersi la propria vita e di sposare… se stessa. Questo gesto dolcemente femminista che in Giappone è nato come occasione per essere principesse per un giorno e indossare un abito che ricorda una meringa, diventa, nel nostro caso, un importante gesto di empowerment, un dare la precedenza ai nostri bisogni più profondi, in primis emotivi.

Rosa ha 45 anni, un'età difficile per una donna, che non è più una ragazza ma nemmeno una vecchia signora, e a un certo punto capisce - e questo è il chiaro messaggio de Il matrimonio di Rosa - che per essere rispettata dagli altri deve rispettare se stessa, e che per avere amore deve amarsi. E infatti il solo wedding a cui invita amici e familiari non è mai buffo, sopra le righe, pacchiano o strambo. No, la grazia del personaggio, la sua bontà, il suo sogno di riaprire la vecchia sartoria della madre nel paesino di Bocassim gli conferiscono dignità, umanità e un'insicurezza che, per fortuna, cede pian piano il passo alla fiducia nel proprio intuito e nei propri desideri. La voglia di cambiare di Rosa è anche una protesta contro la confusione che regna nel nostro mondo, fatto di rumori, di caos metropolitano, di amici e parenti che parlano, parlano, parlano e non ascoltano. Ecco perché, specialmente all'inizio del film, le inquadrature sono piene di cose, personaggi e suoni, e questa rutilante gazzarra poi un po’ si stempera mentre la protagonista fa chiarezza dentro di sé, anche se Il matrimonio di Rosa resta pur sempre una commedia degli equivoci.

IL MATRIMONIO DI ROSA è infine una riflessione sulle famiglie disfunzionali. Quella della protagonista non fa eccezione, e però è bello che il fratello Armando e la sorella Violeta imparino a mettersi da parte e a provare, forse per la prima volta nella loro vita, empatia. E ciò la dice lunga su come siamo tutti diventati, e su quanto siamo a rischio di "ammalarci" di disturbo narcisistico della personalità. È un feel good movie IL MATRIMONIO DI ROSA? Un po’ sì, perché in effetti ci mette di buon umore, e un po’ no, perché possiamo davvero considerarlo l'anti rom-com per eccellenza, e non a caso ci si sposa in rosso e non in bianco. Gli attori (da Candela Peña a Sergi López a Nathalie Poza) sono in stato di grazia, e se non si ride quasi mai veramente di gusto (si sorride, piuttosto) è perché la ribellione è un cammino difficile, e la regista non manca mai di sottolinearlo, evitando con intelligenza di mettere al centro del suo film una donna che si piange addosso. Insomma, Rose di tutto il mondo, svegliatevi! Il momento di dire un bel no e di promettersi amore e devozione, in salute e in malattia e in ricchezza e povertà è proprio arrivato.

(www.comingsoon.it)

(…) Durante le prove degli abiti deve fare delle modifiche a un vestito da sposa, mentre lo adatta al corpo dell’attrice quest’ultima ripete le battute, i voti nuziali. Rosa inizia ad ascoltare un giuramento di fedeltà e rispetto, quelle parole le rammentano quanto lei non stia amando e rispettando se stessa. Tale epifania la porta a mettersi in viaggio, raggiunge un piccolo villaggio marittimo e riapre la vecchia sartoria della madre, ma soprattutto decide che ha bisogno di sancire questo nuovo percorso con una cerimonia, un matrimonio con se stessa di cui non rivelerà la natura agli invitati mettendo in moto una serie di eventi comici esilaranti che permetteranno alla protagonista di affrontare la sua paura più grande.

Le sequenze oniriche, le soggettive, i colori e gli spazi; tutto si muove al fine di dar vita a una messa in scena che evidenzi al meglio il senso di oppressione e smarrimento di Rosa. L’importanza del melodramma risiede proprio in questo, nella sua capacità di esprimere l’emozione in forme puramente oniriche e di rappresentare la quintessenza di ciò che definiamo drammatico.

I melodrammi portano in superfice i conflitti e le strutture della psiche, un’esteriorizzazione che avviene attraverso situazioni estreme al fine di generare una retorica etica su cui il dramma si basa. Al centro de IL MATRIMONIO DI ROSA vi è infatti un nemico che la protagonista deve affrontare, ma a differenza di quanto possiamo inizialmente presumere questo nemico è lei. La sua vita a disposizione degli altri l’ha resa infelice per molto tempo, il grande amore che prova per chi la circonda la sta dilaniando perché non ne rimane nulla per lei.

Icíar Bollaín racconta una storia di amore e indipendenza a partire dalla riscrittura di una cerimonia che nel corso dei secoli ha sempre sancito per la donna il prestarsi a servizio di un altro. Rosa distrugge tutto e decide di mettere in scena il suo desiderio, lo domanda e reclama, l’unico giuramento che pronuncia è per lei e lei soltanto.

Una sarta senza ditale cuce poco e cuce male: da bambina Rosa ricamò questa dolce frase insegnatale dalla madre su una scatola rivestita di tessuto contenente il suo primo materiale da cucito. È un monito buffo se non si è mai preso in mano ago e filo, ma nasconde in sé il cuore dell’opera. Un ditale è una barriera protettiva per creare qualcosa di bellissimo e che cos’è un gesto d’amore se non un atto di creazione.

(www.madmass.it)