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Il naso o la cospirazione degli anticonformisti

Regia: Andrey Khrzhanovskiy

SCENEGGIATURA: Yuri Arabov, Andrey Khrzhanovskiy

FOTOGRAFIA: Andrey Khrzhanovskiy, Igor Skidan-Bosin

MONTAGGIO: Taisiya Krugovikh

DISTRIBUZIONE: Double Line e Lo Scrittoio

PAESE: Russia, 2020

DURATA: 93 min.

L'animazione non è solo per bambini. Lo diciamo da sempre e non possiamo che ribadirlo nel caso di IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI, film del veterano Andrey Khrzhanovskiy, tratto da uno dei racconti più famosi della letteratura, Il naso di Nikolaj Gogol, e dall'omonima commedia buffa di Dmitrij Šostakovič, che arriva finalmente nelle sale dopo esser passato al Festival di Pesaro nel 2020. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani per come "riesce a cogliere il senso della Storia e la tragedia dell'umano", usando diverse tecniche d'animazione e brani di film sovietici "per raccontare la ciclica ricaduta nella repressione politico/ideologica in Russia".

Non ha un impianto narrativo vero e proprio IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI, ma procede per suggestioni, accostamenti e sovrapposizioni. Apre su un aereo, con attori in live action che guardano film diversi sui rispettivi monitor, spunto perfetto per introdurre e giustificare i diversi approcci visivi che lo spettatore si troverà ad ammirare, e prosegue con quella che il film stesso definisce una storia in tre sogni, che prende spunto dal racconto di Gogol in cui il protagonista si ritrova un giorno senza il naso. Un'opera visuale in cui la componente sensoriale è più importante nel veicolare il messaggio rispetto a uno sviluppo narrativo tradizionale, sposando tecniche di animazione diverse (dal disegno a mano al collage) ed estratti di film sovietici e materiali d'archivio per creare un tutto eterogeneo ma perfettamente coerente, che intrappola lo spettatore nella sua rete.

Una costruzione visiva e sonora che rappresenta una celebrazione, più che un racconto in senso stretto. Una celebrazione di tutti quegli anticonformisti, citati anche nel titolo completo italiano, che si opposero alle imposizioni culturali del regime staliniano e che, di conseguenza, ne subirono le persecuzioni. IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI è un'opera post-moderna che attinge alla cultura ed esperienza del suo autore, che la dedica a "quei pionieri dell'arte e della scienza che ebbero il coraggio di andare controcorrente." E controcorrente era andato Dmitrij Šostakovič già nel 1927 nell’iniziare a lavorare a un'opera lirica ispirata al racconto, ostacolata dal partito sovietico dei musicisti e concessa in esclusiva al regista Khrzhanovskiy per trarne un lavoro di natura diversa e visuale.

Un'opera ambiziosa e anarchica nella concezione, compiuta e coerente nella realizzazione, preziosa per come riesce a comunicare a quegli spettatori che siano disposti a perdersi nel fluire caotico, almeno in apparenza, delle sue suggestioni visive e sonore. Non un'opera di facile fruizione, ma attuale e profonda nel raccontare lo spaccato di un mondo e la ricerca di una propria identità, che arriva da noi con un novero di meritati riconoscimenti a livello internazionale che speriamo la facciano notare dal pubblico distratto e inondato di contenuti di questi ultimi tempi.

(www.movieplayer.it)

 

Un aereo decolla e i suoi importanti passeggeri (tra loro c'è anche Tonino Guerra) possono guardare sui monitor i film più diversi. Due di loro si trovano a parlare de "Il naso" di Gogol e da lì ha inizio "un viaggio in tre sogni" nella storia della Russia della prima metà del '900.

Ha più di 80 anni Andrey Khrzhanovskiy e lo si capisce dall'inesauribile susseguirsi di riferimenti ad arte e cultura della sua terra ma non lo si direbbe per la vitalità e l'originalità di una straordinaria animazione affidata ad un tema produttivo formato da giovani (che ogni tanto compaiono nel film).

"Il naso" di Gogol non è solo un racconto in cui, partendo dal fatto che un mattino l'assessore collegiale Kovaliòv si ritrova senza più il naso, si innescano vicende surreali. È anche un piccolo ma profondo trattato sulla ricerca della propria identità da parte dell'essere umano. Dmitrij Šostakovic ne colse l'importanza e, nel 1927 iniziò a lavorare ad un'opera lirica ispirata al racconto. Il suo lavoro venne stroncato come formalista dal partito sovietico dei musicisti ed è da qui che prende le mosse il film per descrivere, con grande ironia ma anche con profondo rispetto per le vittime, il terrore staliniano.

Lo fa mettendo in gioco una varietà di tecniche di animazione e di grafiche che lo trasformano in un caleidoscopio di invenzioni che sostengono sia la messa in scena dell'opera sia la presenza di uno Stalin costantemente teso a chiedere 'democraticamente' il parere dei suoi sottoposti. I quali ovviamente debbono uniformarlo al suo.

Khrzhanovskiy, che aveva 14 anni quando il dittatore morì, ha fatto in tempo a respirare quel clima di sottomissione culturale e ha quindi lo spirito giusto per rievocarlo (non dimenticando una frecciata a chi ora detiene da lungo tempo il potere in Russia). Quando un pamphlet per immagini riesce a provocare ad ogni cambio di scena lo stupore misto al ricordo di un testo, di un film, di un quadro significa che si è andati oltre al semplice assunto mostrando e dimostrando quanto sia ancora forte l'impatto che un cinema di animazione, liberato dagli stereotipi correnti, può avere su un pubblico adulto e colto.

(www.mymovies.it)

 

Come in un notturno di chopiniana memoria, nel finale di IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI, passato al #PesaroFF56, uno stormo di aerei si libra nel cielo intrisi di morte ed al contempo di speranza, alla stessa maniera delle note musicali del compositore polacco. Nelle fusoliere di questi mastodontici uccelli metallici sono infatti scritti i nomi dei “mavericks” russi, artisti silenziati in terra dal Potere ma il cui lascito poetico continua a cantare dall’alto, udibili/visibili per chi abbia ancora il coraggio di volare col corpo e con la fantasia. Andrey Khrzhanovskiy, veterano animatore che con questo suo ultimo lavoro fa un frego sulla carta d’identità da ottantenne con un’opera debordante anche per un giovanotto intriso di barocchismo e che esce a distanza di ben undici anni dal suo ultimo film, realizza quello che probabilmente potrebbe rappresentare il capolavoro di una vita. La sua, ovviamente, ma anche quella di tutti quei ribelli osteggiati dalla nomenclatura di potere russo degli ultimi due secoli che non hanno avuto modo di godere i frutti del loro lavoro.

IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI è il racconto della cospirazione che, a differenza di quello che può sembrare dal titolo, li vede non come soggetti ma come oggetti di repressione, autori da eliminare anche fisicamente per evitare che il loro messaggio, o spesso la sua assenza, intacchi le menti delle grandi masse zariste prima, comuniste dopo. Le purghe quindi, sia quelle dirette di Stalin che quelle indirette di Putin (che appare in una brevissima significativa scena a segnalare la contiguità, fatti salvi i formalismi pseudo-democratici di adesso) e che collegano l’inizio e la fine di questa Storia. Una storia, con la minuscola fieramente cosciente, che Andrey Khrzhanovskiy mette in scena senza nessuna pretesa esaustiva e che si serve piuttosto di una struttura evenemenziale per far sì che siano tre singoli momenti di questa lunga catena di catene ad assumere carattere esemplificativo. Il film parte dalla trasposizione di uno dei racconti più famosi della letteratura di ogni tempo, Il naso di Nikolaj Vasil’evič Gogol, portato a teatro come opera buffa in tre atti da Dmitri Šostakovič nel 1930, ed è diviso in “tre sogni” che vogliono dare contezza audiovisuale di “una combinazione di eventi storici, biografie e capolavori di artisti, compositori e scrittori dell’avanguardia russa e del totalitarismo”. In questi tre segmenti dalla struttura variabile Khrzhanovskiy utilizza senza nessuna forzatura autoriale svariate tecniche di ripresa che vanno appunto dall’animazione tradizionale, alla CGI, alla messa in scena di ritagli di modellini di carta, dal collage digitale ai colori a pastello e quelli a carboncino fino alle riprese dal vivo che con la loro intromissione servono a destabilizzare ulteriormente un impianto che non vuol cadere vittima della retorica. Perché il rischio, in un film che racconta eventi segnanti come la riproposizione in chiave metateatrale del capolavoro gogoliano in cui un uomo perde il suo naso e lo vede ascendere ad una carriera burocratica, la famosa lettera spedita a Stalin dal drammaturgo Michail Afanas’evič Bulgakov che lamentava l’impossibile circolazione delle sue opere e la parentesi del 1936 vissuta dallo stesso Šostakovič riguardo la stroncatura e censura da parte della Pravda del suo Lady Macbeth nel Distretto di Mcensk, era quello di cadere in una trita apologia della libertà di pensiero. Il film piuttosto nasconde sotto la superficie della propria cacofonia stilistica questo messaggio e fa sì che esso emerga a sprazzi – le ilari rappresentazioni dei concistori tenuti da Stalin dove egli premette di non avere obiezioni verso nessuna proposta, salvo cominciare con la propria e così indirizzare i suoi consiglieri – ma soprattutto deflagri nel potente finale. Come per Kovalèv, dopo varie vicissitudini il naso del gusto estetico può finalmente tornare al suo posto per noi millennials che abbiamo perduto sì il senso della Storia ma anche la sua coatta contingenza. E per questo dobbiamo ringraziare in grande parte questo ultimo film di Andrey Khrzhanovskiy.

(www.sentieriselvaggi.it)