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Il ragazzo e la tigre

Regia: Brando Quilici

INTERPRETI: Sunny Pawar, Claudia Gerini, Yoon C. Joyce, Amandeep Singh, Shi Yang Shi

DISTRIBUZIONE: Medusa Film 

SCENEGGIATURA: Rupert Thompson, Hugh Hudson

FOTOGRAFIA: Nicola Cattani  

NAZIONALITÀ: Italia

DURATA: 94 min.

Festa del Cinema di Roma, 2022

PRESENTAZIONE E CRITICA

IL RAGAZZO E LA TIGRE di Brando Quilici, interpretato dal piccolo Sunny Pawar e da Claudia Gerini: è la storia di un bambino, Balmani, che scappa da un orfanotrofio in Nepal, mentre ancora non accetta la perdita di sua madre. Sulla strada, diventa amico di una piccola tigre nella sua stessa situazione, e decide di far avverare una leggenda. Sulle sue tracce c'è Hannah (Gerini), la direttrice dell'orfanotrofio che non si dà pace per averlo perso

Parlando della genesi di IL RAGAZZO E LA TIGRE, il regista Brando Quilici ci racconta che l'idea ha preso forma a poco a poco, a partire da un incontro avuto con Reinhold Messner, mentre girava un documentario sull'Himalaya. È stato il grande scalatore a raccontargli della leggenda del Tiger's Nest, cioè il Monastero di Taktsang, sorto dove il guru Padmasambhava sarebbe arrivato in groppa a una tigre, meditando poi per tre mesi, nel corso dell'ottavo secolo. La leggenda ha trovato radici nella realtà quando del materiale della BBC ha dimostrato ciò che fino a quel momento non era sicuro: le tigri si spingono sul serio fino ai 4.000 metri. Nella mente di Quilici ha cominciato così a prender vita il film, che tra Nepal e Bhutan presenta luoghi, volti e situazioni che già avevano intercettato l'attivismo di Leonardo DiCaprio.

La stessa figura di Hannah, ci spiega Claudia Gerini che la porta sullo schermo, è ispirata a una persona reale: all'interno del Parco Nazionale di Chitwan nel Nepal c'è effettivamente un orfanotrofio, gestito da una donna del luogo in autosufficienza, "con autorità e dolcezza insieme". La troupe ha trascorso una settimana nella struttura all'interno del parco, dove peraltro vivono anche duecentosettanta tigri. Il terremoto che ha tolto la famiglia a Balmani nella finzione si suppone sia quello del 2015.

Sunny Pawar, il giovanissimo interprete di Balmani in  IL RAGAZZO E LA TIGRE, ci spiega di aver sostenuto diversi provini prima di ottenere il ruolo, ma di aver poi trovato sul set un'atmosfera familiare a tal punto da aver ribattezzato Brando Quilici "zio". Ha imparato come gestire le sette piccole tigri che nel film interpretano la sua cucciola, cibandole con pollo e latte. Ha una sua preferita, Dora, una "gattona" che al momento delle riprese aveva sette mesi e pesava 80 chili! Si è creata una simbiosi speciale, ci racconta Quilici, perché in una scena clou l'animale ha eseguito naturalmente delle azioni previste in sceneggiatura, vivendo sul serio il legame con Balmani / Sunny. Questo atteggiamento ha stupito gli stessi addestratori: le tigri di quell'età hanno già la capacità di ritrarre gli artigli, e Dora lo faceva ogni volta che Sunny le si avvicinava, in totale fiducia. Il bracconaggio, incarnato nel film dal cattivo della storia, è ultimamente un problema meno grave in Nepal, ci spiega Quilici, ma questo è solo il simbolo per la vera minaccia che grava su quelle tigri: l'espansione degli insediamenti umani a scapito del loro territorio, tanto che le autorità stanno pensando di collegare tra loro due parchi nazionali tramite un "corridoio" protetto, onde consentire gli accoppiamenti tra aree diverse e preservare meglio la specie.

La natura riemerge in Il ragazzo e la tigre anche in tanti altri modi, facendo leva sull'esperienza documentaristica di Quilici: la scena degli "honey hunters", gli uomini che raccolgono il miele dagli alveari sulle pendici delle montagne, è stata resa possibile tramite una lunga opera di convincimento dell'unico contatto con loro, dato che si temeva un'invasione di turisti, che disturberebbero questa suggestiva (e vertiginosa!) pratica.
Dagli autori di un racconto dedicato alla natura, e al rapporto degli esseri umani con flora e fauna, ci si aspetta una risposta alla fatidica domanda: "Chi salverà il pianeta?" Brando Quilici e Claudia Gerini non hanno dubbi: i bambini. Nello specifico, i bambini della cosiddetta "generazione alpha", quelli nati dopo il 2012, già nativi digitali, che godono di  tutte le possibilità che la tecnologia dà loro, e hanno il mondo in mano. Allo stesso tempo, Quilici ha realizzato il film soprattutto per loro, affinché sia da stimolo a cercare un rapporto con la Terra, per bilanciare l'immensità del virtuale nelle loro mani.

(www.comingsoon.it)

C’era una volta un leone.Ops, questa volta è una tigre. Il lapsus non è casuale perché la storia de Il ragazzo e la tigre ricorda tantissimo quella di un altro film: Mia e il leone bianco. Non è una critica, anzi, considerando che il film di Gilles de Maistre è stato campione di incassi in Francia nel 2019 la premessa, o meglio la somiglianza, fa ben sperare. I cattivi di questa nuova favola ecologica sono sempre loro: i bracconieri (di leoni al mondo ne restano pochissimi esemplari, idem di tigri: solo 3.900 al momento). I buoni ovviamente sono quelli che vogliono salvarli: la giovane Mia portava il suo leoncino in salvo dall’allevamento verso una riserva naturale, il giovane Balmani (Sunny Pawar) cerca di portare il suo cucciolo di tigre del Bengala via dai cacciatori che vogliono venderlo al mercato nero verso il famoso monastero Taksang, noto come Tana della Tigre, sotto la protezione dei monaci buddhisti himalayani.Cambia l’ambientazione: lì era il Sud Africa, qui è il Nepal e Kathmandu. Purtroppo non cambiano i problemi e la relativa denuncia dell’orribile status quo: due specie a rischio estinzione brutalmente cacciate. Per fortuna il lieto fine resta e come in ogni fiaba che si rispetti ovviamente l’happy end è assicurato.

Non solo l’importante tema della scomparsa delle tigri, al centro in generale l’ambiente con i suoi temibili cambiamenti dai terremoti (quello avvenuto in Nepal nel 2015) alle tempeste devastanti, nonché il rapporto tra l’uomo e la natura (bellissime le immagini nello scenario spettacolare e impervio dell’Alto Himalaya che ricordano un altro film francese, sempre sull’amicizia tra un bambino e un animale, questa volta un cane, ovvero Belle & Sébastien di Nicolas Vanier, girato sulle Alpi francesi, altro paesaggio strepitoso). E anche il legame materno.Il film trae spunto da una leggenda: secondo la quale il guru Rimpoche, volato dal Tibet sul dorso di una tigre atterrò in una caverna sotto il monastero Taksang. Non sarà una tigre, ma il delicato film di Quilici ci fa volare verso un mondo e un futuro migliori, che rispetta la madre di tutti: la nostra Terra.

(www.cinematografo.it)

Come fu per Il Mio Amico Nanuk, il nuovo film di Brando Quilici è anche un romanzo di formazione, capace di parlare ad un pubblico pronto ad emozionarsi. Una sfida produttiva non certo facile: “Nella giungla subtropicale del Nepal, le riprese sono state possibili solo dall’alto degli elefanti, per non disturbare le tigri. Questo ci ha permesso di avvicinarci senza disturbare il loro equilibrio”, ha dichiarato Quilici, “Per catturare il potere silenzioso dell’Himalaya, nell’antico regno del Mustang, abbiamo lavorato anche utilizzando i droni ed una troupe ridotta in modo da poter filmare luoghi altrimenti inaccessibili e lontani dai moderni comfort. È nato così un film che mette insieme le emozioni della fanciullezza e della crescita alle difficoltà di essere orfani”. Il resto, come vediamo già dal trailer, lo fanno gli scenari mozzafiato e la splendida amicizia tra un bambino e una tigre. Fratellanza e amicizia, e un’unione che ricorda quanto sia importante difendere la Terra, l’unica “casa” che abbiamo e che, necessariamente, dobbiamo rispettare, curare e amare.

(www.hotcorn.com)