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Il signore delle formiche

Regia: Gianni Amelio

INTERPRETI: Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Sara Serraiocco, Leonardo Maltese, Anna Caterina Antonacci, Rita Bosello, Davide Vecchi, Maria Caleffi, Roberto Infurna

SCENEGGIATURA: Gianni Amelio, Edoardo Petti, Federico Fava

FOTOGRAFIA: Luan Amelio

MUSICHE: Nicola Piovani

MONTAGGIO: Simona Paggi

SCENOGRAFIA: Marta Maffucci

DISTRIBUZIONE: Bim

NAZIONALITÀ: Belgio, Francia, 2019

DURATA: 84 min.

Presentato in anteprima in Concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 2022

PRESENTAZIONE E CRITICA

Provincia di Piacenza, anni Sessanta. Aldo Braibanti è un intellettuale con un gran seguito tra i giovani, che frequentano la sua "factory" dove si recita, si creano installazioni artistiche, si scrivono poesie. Fra i suoi adepti c'è Riccardo, che sogna di essere apprezzato dal suo maestro ma che da lui riceve solo critiche. Un giorno Riccardo porta con sé il fratello Ettore, che ha scovato una di quelle formiche che Braibanti, anche mirmecologo, colleziona in una teca. E l'intellettuale dimostra subito gratitudine e stima verso quel ragazzo intelligente e gentile. Ma anche un'attrazione, presto reciprocata dal ragazzo, che gli costerà la libertà e la carriera: perché Braibanti è anche un omosessuale dichiarato.

È sintomatico che la parola omosessuale compaia ne IL SIGNORE DELLE FORMICHE solo dopo un'ora di racconto: un modo narrativamente appropriato per riprodurre il silenzio negazionista che ha circondato non solo il termine, ma l'esistenza stessa di una parte della popolazione italiana.

Contro Braibanti la madre di Ettore (nella realtà Giovanni Sanfratello, poiché questa storia è "liberamente ispirata a fatti avvenuti nell'Italia degli anni Sessanta") intenterà la prima (e unica) causa per plagio non su un'opera dell'ingegno ma su un essere umano. In realtà il processo, da parte della società italiana, era all'omosessualità, non rubricata come reato solo perché il codice italiano, scritto dal fascismo, non contemplava affatto la possibilità che un cittadino fosse men che virile. Per contro IL SIGNORE DELLE FORMICHE "fa causa" a quell'ipocrisia che ha costretto molti al silenzio e al sotterfugio, per non dire alla negazione della propria identità. E all'isolamento, alla "correzione" forzata: perché se a Braibanti è costata la gogna mediatica e la detenzione, a Sanfratello è valsa la chiusura in manicomio e una sfilza di elettroshock.

Gianni Amelio racconta questa storia scegliendo in parte la cifra del melodramma alla Douglas Sirk (basti notare la scelta musicale) contrastata dall'asciuttezza rigorosa delle interpretazioni dell'ottimo Luigi Lo Cascio e del sorprendente Leonardo Maltese, al suo esordio: come dire che mentre la società italiana si esibiva in un crescendo patetico e delirante da sceneggiata o da operetta, i due omosessuali protagonisti mantenevano quella sobrietà e quella dignità composta che caratterizzano chi sa di contrastare un'insensata ingiustizia.

Ed è fondamentalmente di quella ingiustizia che parla il film di Amelio, senza commettere l'errore di fare di Braibanti un santino (le scene in cui insegna ai suoi allievi lo dipingono come dispotico e arrogante, un Carmelo Bene prima maniera più che il Pasolini cui tanto assomiglia), e contestualizzando la sua battaglia all'interno di quella più grande anni Sessanta, della quale rivela anche le contraddizioni: un PCI più attento a conquistare seggi che a sposare le giuste cause, un immigrato dal sud omofobo e sciovinista, e così via.

Quello fra Aldo ed Ettore resta "uno scambio semplice e luminoso" attraverso le ombre dell'Italietta provinciale (nella testa più che nei luoghi), un piccolo mondo antico color seppia cui fa da cartina di tornasole anche la lotta benintenzionata di due personaggi di finzione, il giornalista dell'Unità Ennio (forse in omaggio a un altro provinciale lucido, Flaiano) e sua cugina Graziella, militante del movimento studentesco. A Braibanti invece interessa mettere chi lo ascolta in crisi, spingere a scegliere autonomamente cosa sia bello e giusto, aprire al dubbio.

Amelio ha scelto due attori che si assomigliano "come due gocce d'acqua" perché sono la prosecuzione di un'identità sempiterna, con buona pace di chi pensa che l'omosessualità sia un vezzo dell'epoca moderna e non ci sia invece sempre stata, come sia sempre destinata ad esistere: che piaccia o meno. Così come ci sarà sempre la "necessità storica" di nascondere la propria essenza perché "deviante" rispetto ad una norma imposta. Ed ecco allora gli echi del processo ad Oscar Wilde e del delitto Pasolini, le ipocrisie all'interno del Grande partito operaio, le dichiarazioni imbarazzanti della politica contemporanea.

(www.mymovies.it)

 

(…) Gianni Amelio confeziona un film che si pone a metà strada tra il racconto del reale e la finzione scenica, utilizzando molti espedienti narrativi per presentare il fatto processuale e allo stesso tempo la storia d’amore tra il protagonista e il suo giovane allievo Ettore. Cambiano anche gli scenari che dalle campagne del piacentino, animate dal fervore artistico del professore ma anche dalla chiusura mentale della provincia, passano ad una Roma che si presenta come libertina e bigotta allo stesso tempo. Amelio mostra così le contraddizioni di un Paese che ancora oggi si divide su molti argomenti, persino sull’amore – parola spesso abusata, utilizzata a sproposito come termine su cui poter imbastire un discorso politico. Braibanti invece fa dell’amore, ideale ma anche fisico, e della libertà di esercitarlo il suo cavallo di battaglia, il motivo per cui vale la pena lottare e persino essere privati della propria libertà.

(…) I protagonisti, tra i migliori interpreti del panorama italiano, pur avendo modi diversi di esprimere il rigetto verso l’ingiustizia di una legge che non era mai stata applicata prima (pochi anni più tardi venne abrogata e dichiarata incostituzionale), rappresentano il lato più istituzionale de IL SIGNORE DELLE FORMICHE. Lo Cascio interpreta un Braibanti che non strizza mai l’occhio al pubblico, ma rimane rigido e inflessibile nelle sue posizioni. Mai vicino ad un’idea di accondiscendenza e forte della sua innocenza, il Braibanti di Lo Cascio non è e non deve essere empatico e in questo sia l’interpretazione dell’attore che la scrittura del personaggio rappresentano uno dei punti fondamentali del film. Germano fa altrettanto, interpretando un giornalista sui generis, che somiglia ad un investigatore privato, ma che fa gli interessi di tutti, pubblicando le cronache processuali e definendo all’opinione di partito quali siano i valori per cui combattere. Come Braibanti lotta contro la supremazia del potere patriarcale, Ennio fa lo stesso, rompendo le regole di un partito altrettanto rigido e strutturato. IL SIGNORE DELLE FORMICHE (…) ha il pregio di attirare l’attenzione su un caso di cronaca che sembra lontanissimo nel tempo ma che, in realtà, tratta tematiche di spiazzante attualità.

(www.anonimacinefili.it)

“La tenerezza, tenerezza è detta, se tenerezza cose nuove dètta”. Sono versi di Sandro Penna, che Gianni Amelio citava per la seconda volta in un suo titolo. Il film era La tenerezza, del 2017. Sono trascorsi cinque anni, ma lo spirito e quel “cose nuove dètta” restano immutati. Oggi siamo arrivati a IL SIGNORE DELLE FORMICHE, passando dall’anima lacerata del nostro Paese, da Hammamet. Ma la prima domanda, fin da Colpire al cuore, è la stessa: che cosa faresti per amore? Amelio aveva risposto con il carabiniere di Il ladro di bambini, che si scopriva quasi padre nell'attraversare l’Italia con quelle due creature, o con Così ridevano, quando un ragazzo si sacrificava per non rivelare i delitti del fratello. Umanesimo, famiglia, accettazione, temi ricorrenti, necessari, che si riversano anche in IL SIGNORE DELLE FORMICHE. “Io non sono come gli altri, ma sono anche come gli altri”, dice il professor Aldo Braibanti al ragazzo che ama. E forse è questa affermazione che riassume il senso di un’opera bellissima, una delle vette del cinema del regista. L’Italia degli anni Sessanta, dei benpensanti, si specchia in quella di oggi. All’epoca si sostituiva la parola omosessualità con “plagio”, nel 2022 ci si mostra progressisti, ma poi si aggrediscono i ragazzi per le strade. Che cosa è cambiato? La superficie. Ma tutti hanno il diritto di amare chi vogliono, sostiene un Elio Germano infervorato, che presta il volto al cronista di un giornale di Partito che deve seguire il “caso Braibanti”.

(…) “Le proteste si fanno per il Vietnam, non per un invertito”, urla un giovane avvocato calabrese, un futuro principe del foro. Ed è proprio sul futuro che ci fa riflettere Amelio. Ci racconta del passato, lo porta nel presente, ma la spinta è verso il domani. Un cinema classico, potente, e allo stesso tempo modernissimo. Un film che parte da Quando volano le cicogne di Kalatozov e si chiude un’aria dell’Aida, un film che affronta più linguaggi, che unisce la macchina da presa al palcoscenico. E che trionfa nel suo intimismo, nei sentimenti trattenuti, nella tragedia dell’intolleranza, nel dolore di due madri dilaniate che non possono guardarsi negli occhi. A brillare sono anche gli attori. Germano e Lo Cascio fanno scintille, ma la vera scoperta è l’esordiente Leonardo Maltese. Ha già ipotecato il Mastroianni? Forse. Intanto IL SIGNORE DELLE FORMICHE emoziona, scava in profondità e sa toccare le corde giuste, di ieri e di oggi.

(www.cinematografo.it)